I fantasmi del Palazzo Apostolico

Luciani e Ratzinger nel 1978

Luciani e Ratzinger nel 1978

Ciascuno è preda del suo stesso carattere. Vittima della sua natura, buona o cattiva che sia. Poco conta l’appartenenza ideologica o politica. L’importante è che traspaia la sua personalità, la parte debole di ciò che veramente è. Che, magari, gli altri, non gradiscono. Poco conta che sia papa, re o contadino. Ciò che importa è che, anche senza volerlo, manifesti il suo modo di essere, le sue inclinazioni, il suo potenziale pericolo per gli altri. Quelli che spesso se ne stanno a guardare, a tramare, a studiare le mosse, per prevenire passi sbagliati o pericolosi.

Questa regola è ricorrente nei rapporti sociali. Lo è di più nei piani alti del potere. Soprattutto nel caso di Santa Romana Chiesa e del suo Stato temporale, il più antico del mondo. Il più attrezzato in fatto di intelligence e di intrighi.

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Con la scomparsa di Giovanni Battista Montini, nell’agosto ’78,  si chiude un lungo periodo della storia della Chiesa che dagli anni ’30 lo aveva visto protagonista della diplomazia vaticana e spesso al centro di questioni di natura sociale. Passato dalla cultura politica  ed ecclesiale di Eugenio Pacelli a quella conciliare di Giovanni XXIII,  era pervenuto ai nodi della realtà contemporanea sopratutto con l’enciclica Populorum Progressio (1968).

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Non è ancora morto, comunque, e gli inglesi gli fanno già il funerale. Il 13 aprile ‘78 Cafferty, dell’ambasciata britannica presso la Santa Sede, scrive a Londra:La possibilità che sia eletto un papa non italiano è ora maggiore rispetto al passato, persino in rapporto ai secoli scorsi. Tuttavia, in alcuni circoli [ecclesiastici] stranieri, vi è l’impressione che un papa italiano offra il vantaggio di essere generalmente più gradito e capace di governare la Curia”.  Ma Londra si chiede anche quali requisiti necessitano al nuovo pontefice: “1) essere italiano; 2) avere tra i 62 e i 67 anni; 3) avere esperienza pastorale come vescovo diocesano; 4) far parte della Curia; 5) parlare fluentemente l’inglese, il francese e lo spagnolo”.

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Il 25 agosto, alla vigilia del conclave che dovrà eleggere il successore di Paolo VI, il Ministero degli Esteri inglese avanza un pronostico che si rivelerà azzeccato. Il nuovo papa potrebbe essere il patriarca di Venezia Albino Luciani, “una personalità forte e cordiale”. In quei giorni, anche il marchese Montezemolo, ambasciatore italiano presso la Santa Sede, confida ai diplomatici di Sua Maestà che il cardinale Luciani potrebbe diventare “il candidato del centrodestra”. L’alto prelato, rappresenta, dunque, nella consapevolezza degli ambienti politici internazionali, una linea di continuità con il papato di Montini.

Paolo VI, contrariamente alla vulgata sul suo preteso progressismo, negli anni ’70  è fortemente contrario al compromesso storico e all’eurocomunismo di Berlinguer.

Lo confessa lo stesso Montini al primo ministro inglese Callaghan, nell’ottobre ’77, durante un’udienza privata in Vaticano.

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Luciani è eletto papa con il nome di Giovanni Paolo I, a fine agosto ‘78. Commenta l’ambasciatore Crossley, scrivendo ai suoi superiori:

“Tutta la sua esperienza si limita all’Italia nord-orientale. E’ descritto come conservatore, tradizionalista, fautore dell’immutabilità dell’interpretazione della teologia cattolica, comprensivo nei confronti degli uomini e persino dei peccatori ma estremamente rigoroso in materia di fede e di ideologia. Luciani consigliò a Paolo VI di non opporsi alla pillola contraccettiva. Tuttavia, al momento della pubblicazione della Humanae Vitae, difese l’enciclica con vigore. Una delle sue caratteristiche consisteva nell’essere assolutamente leale al papa. […] Sul divorzio, Luciani assunse una linea intransigente. Da un punto di vista politico, si è sempre schierato con forza contro i partiti della sinistra e i sindacati, convinto com’è che la Chiesa possiede le risposte giuste al problema della povertà. Al contempo, si dice certo che i cattolici italiani debbano votare per i partiti che godono del placet della Chiesa. Il mio collega tedesco, che lo ha incontrato a Venezia lo scorso giugno, mi ha raccontato che Luciani considera la Dc “il suo partito”, aggiungendo però che l’Italia avrebbe bisogno di un partito socialdemocratico forte come quello tedesco. Durante il colloquio, si è detto fortemente contrario a ogni compromesso con il Pci ma ha accennato alle tendenze interne a questo partito (moderati e radicali). Luciani è rimasto fedele alle sue povere origini, nel senso che vive e mangia con frugalità. E’ una persona umile. Qualche volta, da vescovo, si muoveva in bicicletta, incurante del protocollo imperante al patriarcato di Venezia. Si è sempre prodigato con ogni mezzo per aiutare i poveri. Parla molto bene il latino e il tedesco. Il suo francese è buono e sta imparando l’inglese. Ha un sorriso coinvolgente ma, stranamente, parla in falsetto”.

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Un papa forse troppo onesto per muoversi in mezzo a persone e ambienti che di cristiano avevano ben poco.

Un mese dopo la sua elezione, a fine settembre, è trovato morto nella sua stanza da letto, al Palazzo apostolico. E’ sempre Crossley ad informarci su quelle strane giornate dell’estate romana:

“Giovanni Paolo I è morto improvvisamente per un attacco cardiaco, alle ore 23.00 circa di giovedì 28 settembre. Era solo e il suo decesso è stato scoperto verso le 5.30 del mattino successivo, quando il suo segretario, sorpreso di non vederlo alla messa mattutina, ha deciso di indagare. Sebbene non particolarmente robusto, il papa godeva di una salute regolare e, per quanto se ne sa, non aveva mai sofferto di problemi cardiaci. Il pontificato di Giovanni Paolo I è stato così breve che risulta difficile avanzare una valutazione sul suo significato. Di certo, egli ha avuto poco tempo per comprendere gli intricati meccanismi della Curia, ancor meno tempo per assumerne il controllo e influenzarne le politiche. Sembra tuttavia che, pur presentandosi come un innovatore, Luciani sarebbe stato un conservatore nella sostanza. Agiva di testa sua e poteva diventare molto ostinato”.

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Abbiamo pochi elementi per valutare. Ma si possono cominciare a mettere in fila alcuni tasselli che lo stesso Crossley ci suggerisce tra le righe. Il primo è che Luciani non aveva mai manifestato problemi cardiocircolatori. Il secondo  è che il carattere deciso e l’intransigente moralità del nuovo papa, lo avrebbero certamente messo in rotta di collisione con elementi di spicco della Curia e con i suoi “intricati meccanismi”. Infine, aspetti non indifferenti riguardano la circostanza che egli non si era ancora impadronito di tali meccanismi e pertanto non era ancora in grado di influenzarli. La chiosa è molto eloquente per chi ha orecchie per sentire: “Agiva di testa sua e poteva diventare molto ostinato”.

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Considerato il carattere del personaggio, la sua integrità e intransigenza, occorre in ultimo chiedersi per quale motivo sia stato eletto alla cattedra di Pietro. Racconta l’ambasciatore: “E’ troppo presto per avanzare una valutazione sul nuovo papa. La sua elezione ha colto tutti di sorpresa. […] Trovo strano che sia stato eletto e che abbia raggiunto così rapidamente i voti necessari. Un gruppo di cardinali stranieri aveva comunicato ai cardinali italiani di essere favorevole all’elezione di un papa italiano, a patto che non provenisse dalle fila della Curia e che fosse un arcivescovo dotato di autentica esperienza pastorale. Circolano anche voci secondo le quali il cardinal Benelli avrebbe appoggiato totalmente Luciani. A detta di alcuni, egli sperava così di attirare voti per sé, per vie traverse. Altre versioni riferiscono che Benelli puntava a un papa senza esperienza nella Curia, nella speranza di poter diventare segretario di Stato. Il nuovo papa non ha mai fatto parte della Curia e non ha mai ricoperto alcun incarico diplomatico”.

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Tre, dunque, le ipotesi che emergono sulla elezione di Luciani: la prima riguarda le pressioni sulla Curia dei cardinali stranieri per l’elezione di un papa fuori dalla mischia e dagli intrighi di palazzo; la seconda si lega alle strategie interne al Conclave agostano, che vede il cardinale di Firenze Benelli impegnato a concentrare su di sè il controllo dei voti per la sua elezione attraverso il buon Luciani. La terza è che un gruppo non meglio identificato di cardinali lavori per un futuro papa, facilmente manovrabile. Anche in relazione ai giochi finanziari dell’Istituto per le Opere Religiose (Ior) di Paul Marcinkus, del Banco Ambrosiano di Guido Calvi e degli affari di Michele Sindona. I loro interessi sono  strenuamente difesi dalla componente più spregiudicata della Santa Sede. Ma le cose non vanno come previsto. Giovanni Paolo I si rivela da subito un osso duro. E’ una sorpresa per tutti.

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Ma chi era Albino Luciani? Gli inglesi lo conoscevano bene. Nel ’76 erano andati a trovarlo due volte a Venezia. Ecco i resoconti redatti ad aprile e a novembre, rispettivamente da Dugald Malcolm, ambasciatore britannico presso la Santa Sede e da M. R. Morland, un alto funzionario della Legazione di Sua Maestà a Roma.

“La scorsa settimana ho reso visita al patriarca di Venezia, cardinale Albino Luciani. […] Devo ammettere che l’incontro si è rivelato interessante e, persino, alquanto sorprendente. Con franchezza, il patriarca sembra avere assunto una posizione incline alla catastrofe. […] Era disponibile al dialogo, sebbene l’argomento trattato finiva sempre per essere uno solo: l’avanzata del Pci. […] A Venezia, a suo dire, non potrà esserci sul lungo periodo una amministrazione comunale che inglobi sia i cattolici sia i comunisti. Questi ultimi continuano a vincere e, dalle sue parole, si capisce che continueranno a farlo. […] Ha respinto con forza l’idea che la Chiesa continui ad essere un’entità puramente spirituale: andare in chiesa per due ore alla settimana e frequentare l’ora di religione a scuola non sono fattori che denotano una vita cristiana. La chiesa ha il dovere di occuparsi delle questioni della vita quotidiana. Non è possibile essere al contempo cristiani e marxisti. A questo proposito sono sorti dei problemi con alcuni sacerdoti della sua diocesi. Per mantenere i necessari contatti con i fedeli (posto che questi siano comunisti), alcuni preti si sentono in obbligo di convertirsi al comunismo. Il patriarca mi ha congedato affermando che siamo nelle mani di Dio, che sono comunque buone mani” (9 aprile 1976).

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“Il Patriarca Albino Luciani (che è evidentemente un tradizionalista, ma sembra un uomo ragionevole) si è lamentato dei problemi sorti con una trentina di preti, a Mestre (tra questi, vi sono dei preti operai). Questi sacerdoti hanno contestato l’autorità del vescovo, divulgando la dottrina cattolica al di fuori delle chiese. Il Patriarca ignora se il Pci li abbia finanziati con fini caritatevoli, ma è sicuro che li abbia incoraggiati. Si è poi dilungato sul tema dell’infiltrazione comunista (anche a livello nazionale) nelle Acli e nell’azione cattolica. Luciani non distingue tra Pci e gruppi dell’estrema sinistra e mi ha raccontato un episodio triste: in un’isola della laguna, un gruppo di scout ha sostituito il crocifisso con una foto del presidente Mao. Con vigore, il Patriarca afferma che il Pci è contrario alla religione, anche se molti elettori comunisti sono soliti andare in chiesa. […] La tattica del Pci è quella di infiltrarsi ovunque e di fingersi amico di tutti. […] A suo dire, Berlinguer sarà allontanato non appena il Pci prenderà il potere (è la linea anticomunista di sempre, ma forse Luciani ha ragione). […] Il Patriarca si interessa alla Dc, ma senza entusiasmo. […] Sul piano nazionale, la Dc non esercita una guida morale e pesca voti in prevalenza tra i cattolici. […] Secondo il Patriarca, sia a livello giuridico che parlamentare, la battaglia sull’interruzione delle nascite è ormai perduta. La Dc dovrebbe gettare la spugna. Tuttavia, il partito deve evitare di confondere le acque con il sostenere che,  a volte, l’aborto può diventare moralmente accettabile. […] Luciani ammette che “Comunione e Liberazione” offre qualche speranza per il futuro: i vescovi italiani ne discutono di continuo ma non hanno ancora approvato il movimento: le sue credenziali sono ancora troppo vaghe. Tuttavia, se il suo orientamento si rivelasse sostanzialmente politico, per la chiesa sarebbe un errore concedere un sostegno esplicito a “Cl”. Almeno da un punto di vista formale, politica e religione devono rimanere separate” (5 novembre 1976).

Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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2 risposte a I fantasmi del Palazzo Apostolico

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  2. Mauro Nicolosi ha detto:

    Le fonti inglesi, seppure ‘diplomatiche’, non sono informate circa le usanze ‘non scritte’ degli ambienti vaticani.

    1. Non fa meraviglia alcuna che Luciani venga eletto in un lasso di tempo così breve. Dopo la morte del Papa, i cardinali vengono convocati a Roma è hanno almeno 9-10 giorni (durante i novendiali) per consultarsi. Ma ancor prima della morte del Papa – e soprattutto nel caso di Paolo VI la cui malattia e il cui impedimento fisico non furono certamente brevi – vi sono delle consultazioni informali nella consapevolezza che non è possibile – e conveniente – celebrare un conclave eccessivamente lungo. La medesima cosa è avvenuta dopo la morte di Giovanni Paolo II e la elezione del successore.

    2. Luciani (ne ho contezza personale per averlo frequentato molto proprio nei giorni precedenti l’ingresso in Conclave) aveva una tempra interiore molto forte, ma una condizione di salute estremamente fragile. che peraltro egli non nascondeva.

    Mauro Giuseppe Nicolosi

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