Il potere è sempre altrove

Anna Politkovskaya

“La professione di fede di Truman, ossia ‘i popoli liberi del mondo si attendono di essere aiutati da noi a difendere la loro libertà’, fu attuata nei fatti. Il fascismo era ormai un problema secondario e si esprimeva soprattutto con rumorose attività bombarole, come quelle che portarono a conoscerci, io funzionario di polizia e lei bombarolo. Il comunismo, invece, rappresentava la minaccia concreta, immediata”.

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Così si esprimeva Umberto Federico D’Amato, capo dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno in una intervista del 12 luglio 1987 resa a Mario Tedeschi, missino e direttore della rivista Il Borghese. Tedeschi era stato anche, nel 1944-’48, confidente del Cic, il controspionaggio militare Usa.

Il colloquio si riferisce al 1946-’47, anni in cui si affermano, per la prima volta nella storia repubblicana, le Sam, i Far, e l’Eca. Cioè le formazioni paramilitari anticomuniste più agguerrite. Veri e propri squadroni della morte al servizio di menti diaboliche come James Jesus Angleton, il capo in Italia dell’X-2 americana.

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E’ il tempo dei primi governi De Gasperi, delle riunioni segrete e inconfessabili nei palazzi romani tra polizia, servizi di intelligence nostrani e americani, ministri della neonata Repubblica italiana. Riunioni a cui partecipano anche i capi del clandestinismo fascista: Augusto Turati, Carlo Scorza, Pino Romualdi e altri elementi ufficialmente ricercati per i crimini di guerra commessi durante la Rsi. E’ anche il tempo in cui si sviluppa l’attacco contro gli schieramenti antifascisti. La strategia della tensione durerà per molti decenni ancora, fino alla strage di piazza Fontana e agli anni meglio conosciuti come anni di piombo. Una strategia terroristica che persiste anche al giorno d’oggi.

La crisi drammatica in cui si dibatte la Repubblica nata dalla Resistenza, nell’anno di grazia che sta per finire, è analoga per il livello dello scontro alla lotta all’ultimo sangue del primo trentennio della nostra democrazia.

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Nei giorni scorsi, il Presidente del Consiglio ha reiterato in modo virulento la sua intenzione di cambiare la Costituzione, con o senza l’apporto dell’opposizione. A colpi di voti di fiducia e svuotando la funzione del Parlamento nazionale.

Il Capo dello Stato e il Presidente della Camera, si sono sentiti in dovere di intervenire per una legittima questione di obbligo istituzionale. A Bonn infatti, dinanzi ai rappresentanti del Partito Popolare Europeo, Berlusconi ha affrontato il tema nel modo peggiore possibile. Cioè con parolacce, offese e barzellette.

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Per capire cosa sta veramente accadendo nel nostro Paese, occorre rifarsi alle tesi da noi esposte nel libro Lupara Nera (Bompiani, 2009). Ovvero: la storia d’Italia, a partire dal 1943, si spiega con la Santissima Trinità. Quella che il bandito Gaspare Pisciotta, agli inizi degli anni ’50, identificava in mafia, banditi e polizia. Un modo elementare per dire che la storia degli anni di cui questo personaggio oscuro del mondo terroristico del dopoguerra era testimone, si poteva riassumere nell’intreccio tra neonazifascismo, servizi segreti dell’incipiente atlantismo della Nato e i poteri forti (Vaticano/massoneria/criminalità organizzata).

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E’ un archetipo che continua a governare il Bel Paese. Cambiano solo gli attori, ma la scuola che li ha formati è sempre valida e, ormai, impera a livello globale.

Dunque, un vertice del triangolo è costituito dall’orda nera, che presenta effetti visibili su scala planetaria e si manifesta attraverso i media, la ricerca del consenso edonistico, movimenti di opinione e partiti politici su scala mondiale. Sono i veri eredi di Adolf Hitler.

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Il secondo vertice è composto dai servizi di intelligence angloamericani, che continuano a determinare le sorti del mondo. Sotto Truman ma anche sotto Obama.

Il terzo vertice è costituito – ancora oggi, agli inizi del XXI secolo, per quanto riguarda l’Italia – dai poteri forti. Sono il Vaticano, la massoneria, la criminalità organizzata. Ovvero i centri che controllano il mondo della grande finanza. Ma è proprio qui, tra le zone oscure della Cosa nostra siciliana – il soggetto prevalente della criminalità organizzata (di cui fanno anche parte la ‘ndrangheta, la camorra, la stidda e la Sacra corona unita) – che stiamo assistendo a un vero e proprio terremoto.

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Allo stato delle cose, i messaggi che i media ci inviano inducono a pensare che il potere politico, rappresentato dal cosiddetto Popolo delle libertà, stia debellando il potere mafioso. Basta sentire le affermazioni trionfalistiche del ministro dell’Interno Maroni.

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Ma non è così.

La materia è troppo vicina a noi e in piena evoluzione, tanto da rendere difficoltosa una valutazione a freddo. Ma è doveroso avanzare delle ipotesi sul sisma che sta sconvolgendo il nuovo sistema retto dai boss e nato nel quinquennio 1943-1947, con l’apporto strategico di Vito Genovese e di Lucky Luciano, cioè i fondatori del narcotraffico internazionale.

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Il giudice Giovanni Falcone, che di questo sistema trinitario è stato una vittima illustre assieme a Paolo Borsellino e tanti altri, aveva ben chiari i termini della questione.

Diceva, ad esempio, che la mafia è un fenomeno “unico e unitario” la cui genesi si presenta con lo sviluppo coerente del suo Dna, monolitico e piramidale. E’ certo, dunque, che questa organizzazione, garante dell’ordine attraverso il terrorismo, non è geneticamente mutata rispetto al passato. Ha mantenuto intatti i suoi codici: l’uso sistematico della violenza, il rapporto con i livelli istituzionali, il senso deviato dell’onore, l’ubbidienza ottusa al capo, ecc.

Falcone affermava anche che il pericolo peggiore che l’Italia potesse correre era l’attacco alla Costituzione e alla democrazia, che sono assolutamente incompatibili con Cosa nostra. Diceva anche che la mafia è fenomeno umano e che, come tutti i fenomeni umani, ha avuto un inizio e avrà una fine.

Siamo forse giunti a questo traguardo?

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In questa fase non possiamo fare altro che formulare due ipotesi.

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Ipotesi 1- La mafia siculo-americana, come è storicamente dimostrato, non è mai stata un corpo separato o, come si usa dire, l’anti-Stato. Al contrario, ha sempre rappresentato una sua spinta costante verso le istituzioni per condizionarle. Le ha cercate divenendone l’elemento carsico. Ha considerato la sfera politica e amministrativa come essenziale ai suoi progetti di conquista del territorio. Da don Vito Genovese, “interprete” di Charles Poletti, capo del Governo militare alleato all’epoca dello sbarco in Sicilia, fino ai giorni nostri. Ma forse ora le cose sono cambiate. La mafia, finalmente, grazie anche ai pentiti, è venuta in gran parte alla luce del sole. Cosa emerge di nuovo? L’eliminazione sistematica di molti boss di livello alto: Raccuglia, Lo Piccolo, Fidanzati e, forse, a breve, anche Messina Denaro. Certamente è mutato il rapporto dei livelli istituzionali alti nei confronti di questo fenomeno secolare. E’ troppo evidente il trionfalismo  che si registra negli ambienti governativi. Forse è finalmente arrivato il momento in cui  la politica può prescindere da una mafia bombarola e regionale, di fatto un anacronismo fastidioso.

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Ipotesi 2- L’agonia di Cosa nostra potrebbe essere il risultato dell’emergere di mafie più aggressive e moderne, capaci non solo di controllare il narcotraffico, cosa che avviene tramite gli Stati dell’Asia centrale, ma soprattutto le risorse energetiche di gas e petrolio. Questo è il vero salto di qualità criminale che vede la Russia di Putin e Mevdevev, assurgere a nuovo modello degli Stati controllati da menti criminali di primo livello. Come aveva capito e dimostrato l’eroica giornalista Anna Politkovskaya.

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Insomma, il potere oggi, come aveva profeticamente detto Leonardo Sciascia in una intervista concessa alla Rai e ritrasmessa qualche giorno fa, è sempre altrove.

Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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3 risposte a Il potere è sempre altrove

  1. Gian Maria ha detto:

    Caro Giuseppe,
    vorrei chiederti di articolare un po’ di più alcuni punti del tuo interessantissimo post.
    1.Scrivi: ” Forse è finalmente arrivato il momento in cui la politica può prescindere da una mafia bombarola e regionale, di fatto un anacronismo fastidioso”. Perché?
    2. “La Russia di Putin e Mevdevev, assurgere a nuovo modello degli Stati controllati da menti criminali di primo livello”. E’ un’affermazione vera ma terribile. Che scenario immagini? Continueremo a farci affari bellamente?
    3. “Il potere è sempre altrove”. Che significa?
    Grazie.

    • casarrubea ha detto:

      Ti do il mio personale e breve punto di vista, trattandosi, come puoi aver capito, di argomenti che necessitano di essere approfonditi nelle opportune sedi di ricerca e di conoscenza.
      Io non so se da Spatuzza a Matteo Messina Denaro ci sarà una veloce corsa degli inquirenti e delle forze dell’ordine. Siamo a metà strada. E’ il tracciato di una vecchia via percorsa da Totò Riina che ragiona solo a colpi di tritolo e mitra; di Provenzano che inventa i pizzini e dimostra, come tutti gli altri che gli vanno dietro, di essere rimasto fermo al vecchio alfabeto Morse per comunicare o che, ridotto ad essere, come ci hanno fatto capire, un pecoraio che vive tra Vecchio Testamento e cicorie varie, ama il sudiciume e la ricotta. Spatuzza è un killer che si pente. Sa solo ubbidire ai Graviano che lo rinnegano di fatto. Qualcuno gioca. O sta verificando. Messina Denaro è a un livello più avanzato, ma fa parte, forse, dei pellegrini che camminano sulla stessa via vecchia costituita dal sistema delle regie trazzere di un tempo.
      Nel mondo oggi è un altro il ritmo. Predomina una criminalaità ‘alta’, quella cioè che sa pensare e leggere ciò che accade, o che sa prevedere i suoi piani strategici in questo XXI secolo, rispetto agli Stati, ai vari livelli istituzionali. Può darsi che abbia deciso di liquidare qualche zavorra disturbante e pericolosa. Insomma, prima si diceva che avevamo una mafia dei feudi; poi abbiamo saputo che era arrivata una mafia capace di urbanizzarsi. Non ti pare che sia arrivato il momento di una criminalità, molto più raffinata, capace di gestire le cose da un livello più alto?
      Il potere dunque, non è dove può sembrare che sia. E’ altrove. Il fatto è che è sempre stato così, anche se al popolo dei buontemponi che sono gli italiani hanno fatto credere altre verità e altre storie. Dal bandito Giuliano in poi.

  2. Gian Maria ha detto:

    Grazie. Mi piacerebbe conoscere le mappe di transumanza o di migrazione del potere un giorno… non è che mi siano del tutto chiare.

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