Berlusconi: Knocked down

di Giuseppe Casarrubea

L’impero dell’ipocrisia

Massimo Tartaglia

Potete dirmi qualunque cosa. Ma quest’attentato a Berlusconi non mi convince. Per almeno tre motivi.

Il primo: la destra ci ha fatto fare un salto indietro di sessant’anni, riportandoci al clima della caccia alle streghe quando un neofascista come Antonio Pallante, ancora oggi vivo e vegeto, si poteva permettere di andarsene da Randazzo (Catania) a Roma, con una pistola in tasca, per attentare alla vita di Palmiro Togliatti, capo dei comunisti italiani. E quel governo, presieduto da De Gasperi, si poteva consentire anche di ignorare l’episodio e l’esistenza di mandanti, come era accaduto con la strage di Portella della Ginestra, l’anno prima, e di tirare avanti dritto per la sua strada.

Il secondo: a differenza di Togliatti, l’attentato a Berlusconi  trasforma il premier in una vittima, lo umanizza, lo fa scendere a livello degli esseri impastati non solo col denaro ma anche con carne e ossa, nervi e sangue. Avevamo immaginato “l’unto dal Signore” come un semidio immortale che tendeva a ringiovanire, e ce lo troviamo invece sensibile al dolore, come siamo tutti noi, comuni mortali. Una vittima straordinaria, ma di fatto messa al livello del popolo sofferente. Il che, per un verso lo aiuta molto, politicamente, per un altro non è da escludere che la circostanza possa essere letta come il segnale che a qualcuno il personaggio sembra ormai troppo dozzinale e lo abbia dichiarato knocked out, fuori combattimento, nonostante quello che potrà continuare a fare.

Il terzo motivo è che due giorni dopo il governo decide di votare in aula la finanziaria con la fiducia. Non ce ne sarebbe stato bisogno visto che all’ordine del giorno c’erano pochi emendamenti e che la leadership ex forzista avrebbe potuto dare prova di una sua trasparenza democratica. Che non ha dato. Segno involutivo veramente grave se persino Fini ha stigmatizzato questo comportamento.

Assistendo in ultimo ai discorsi pronunciati da Cicchitto, la destra sembra prepararsi a un nuovo attacco anche se si ha l’impressione che il “pugno chiodato” subito dal premier sotto un’improvvisa azione commessa da qualcuno che forse non ne poteva più, sia stato provvidenziale alle logiche aberranti di chi comunque una lezione voleva veramente darla alla tronfietà e pericolosità del premier. Che non si sia trattato di un avvertimento? E’ improbabile, considerato che l’artefice del misfatto è stato immediatamente identificato per pazzo.

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Fabrizio Cicchitto

Siamo di fronte a un restringimento delle libertà democratiche che corre parallelo al trionfo di consensi dello staff di cui Berlusconi è il capo indiscutibile. I toni della maggioranza contro l’opposizione si fanno parossistici e chi più, chi meno fa a gara per attaccare i leader dei partiti che non la pensano come il coro dei pappagalli, abituati ormai a recitare sempre la solita solfa. Chi la pensa diversamente è un ostrogoto, un barbaro. Questo a una democrazia moderna, occidentale, capace di guardare al futuro con tutti i suoi problemi aperti, può non piacere.

L’ipocrisia impera. Si mancano quasi sempre i bersagli giusti. Gli italiani sono ormai dentro un macinacaffè. Non solo gli anni di Portella e di Piazza Fontana sono un ricordo vago, ma anche quelli di Moro e delle altre stragi sono piombati nel dimenticatoio. Appena nato, il popolo viola e delle agende rosse è quasi tramontato e l’attualità è ora un’altra. Ma non è detto che sia quella pensata da questa destra antiproduttiva e sempre forcaiola.

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Tutti dicono che Massimo Tartaglia  sia un pazzo; un pazzo che ragiona, però,  senza tessere di partito in tasca e senza collegamenti apparenti con chicchessia. L’alone che ha creato attorno a sè  a seguito dell’“incidente” che ha provocato, mi sembra cosa più complessa del semplice gesto di un folle. Gli effetti dell’immaturità di questo governo si stanno vedendo. Dal banco degli imputati berlusconiani non si salvano neppure Rosy Bindi e Antonio Di Pietro che nessuno accuserebbe di essere sobillatori e sovversivi.  Si manifesta il problema che ci si aspettava. Basta dissentire per essere dalla parte dell’aggressore. Un signore uscito dall’oscurità, uno psicolabile, uno che alla faccia di Basaglia circola liberamente come un cittadino normale, quando invece dovrebbe essere in una struttura adeguata., cosa ha fatto? Ha dimostrato che un bersaglio si può colpire quando si vuole e che gli effetti di questa azione sono  il dato sperimentale di ciò che un “incidente” ha l’obiettivo di raggiungere.

Insomma Tartaglia è l’occasione per molte verifiche. Anche per tappare molte bocche che prima godevano della libertà di agire.  Ad esempio il popolo “facinoroso” di Facebook che aizza alla violenza e organizza il clima morale che determina le aggressioni, a partire dal giorno del “No B day” del 5 dicembre.  Cosa che dà fastidio a chi governa. Maroni è esplicito. Alcuni siti dovranno chiudere.

Ma un ministro dell’Interno può risolvere il problema della credibilità di questo governo, anche a un livello internazionale, demonizzando la sinistra e la democrazia? E come dimenticare gli attacchi leghisti contro “Roma ladrona”, l’odio contro gli immigrati,  i cappi esposti dagli scranni in Parlamento , l’aggressione ai simboli dello Stato? Chi ha aizzato gli animi? Le piazze pacifiche, i giornalisti, i magistrati o Berlusconi  e i suoi accoliti quando hanno usato toni guerrafondai? Sono stati pacificatori Gasparri e La Russa quando hanno accusato la sinistra di essere sinonimo di mafia?

La verità dei fatti è che siamo in un’Italia capovolta. Il nostro Bel Paese non piace più al consesso delle Nazioni civili.

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Temo che se così stanno le cose,  e se non dovessero cambiare, dovremo aspettarci ancora il peggio. Il clima che si respira da un pò di anni a questa parte non è proprio dei migliori. Per capirlo, interpretarlo, bisogna fare lo sforzo di una lettura a freddo. La storia insegna e ammonisce. Dietro gli attentatori psicolabili si è sempre nascosto qualcosa di oscuro.

I pazzi

Non c’è modo migliore di liquidare un problema che definire chi lo ha provocato pazzo.

Non era certo normale Antonio Pallante quando sparò al segretario nazionale del Pci, lasciandolo miracolosamente in vita. Nonostante appartenesse ai gruppi neofascisti del catanese, forse non aveva mai sparato un colpo. Davanti a Togliatti, gli tremò la mano. Ma il gesto, fatto passare per un caso isolato, fu gravissimo. Un segnale che ebbe effetti per molto tempo. E qui si misuri la differenza degli atteggiamenti. Politici, quelli dell’ex ministro della giustizia che due anni prima dell’attentato aveva concesso l’amnistia ai fascisti; vuoti e privi di senso della cosa pubblica quelli di Cicchitto, Gasparri, La Russa e company. Togliatti fu il primo a calmare gli animi, a esprimersi contro i tumulti di piazza, a pacificare gli italiani, a disporre che non si rispondesse alla provocazione. Al contrario la destra oggi cerca il colpevole in posti sbagliati, strumentalizza gli avversari, attacca Di Pietro e Bindi, Travaglio e Santoro che con la violenza c’entrano come i cavoli a merenda. E sarà sempre peggio, fino alla rottura, fino a che l’attuale maggioranza non avrà carta bianca per consentire al solo governo di “lavorare per l’Italia”. Con i magistrati all’angolo, il parlamento ridotto a una farsa, la Costituzione scombussolata.

Lee Harvey Oswald

Un altro pazzo fu Lee Oswald che il 22 novembre 1963 uccise il presidente degli Usa J. F. Kennedy, e due giorni dopo fu a sua volta ucciso da un altro squilibrato Jack Ruby, collegato alla mafia. E si potrebbero aggiungere parecchi altri casi. Ma l’assassinio di Kennedy è l’esempio più eclatante di come, facendo ricadere la colpa su uno squilibrato, per sedare gli animi e mettere una pietra tombale su un “incidente”, si possa eliminare una persona deviando su una comparsa le responsabilità dell’accaduto.

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Chi uccise Kennedy non poteva avere sparato dal posto in cui si trovava Lee Oswald, come è ormai spiegato in molta letteratura anche cinematografica, Si pensi, ad esempio, al film denuncia di Oliver Stone JFK. Un caso ancora aperto (1991). Anche qui si applica il Manuale di intelligence per la propaganda occulta – di cui parliamo in questo nostro blog –. Sempre secondo lo stesso cliché. Si fanno comparire sulla scena dei falsi attori, ma gli attori veri sono altrove.

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Disorientamento dell’obiettivo

Il premier appena colpito è stato pervaso dal terrore. L’abbiamo letto nei fotogrammi dei filmati che abbiamo visto, in quegli occhi sbarrati e lucidi incapaci di guardare in un preciso punto, smarriti nel vuoto e nella folla sbigottita. Non se l’aspettava e tutti abbiamo colto in diretta le sequenze del suo istintivo comportamento. Pochi secondi. Sanguinante vacilla, lo mettono subito in macchina, ma la macchina non parte. La vittima a questo punto esce di nuovo fuori ed ergendosi sul predellino al di sopra di tutti guarda la folla, non sa cosa dire, certamente non riesce a parlare per la sofferenza, torna ad esporsi. Non se ne capisce la ragione. La spiegazione data è che volesse farsi vedere dal pubblico per rassicurarlo. Personalmente ho qualche dubbio che sia così. Qualcuno alza con una giacca una specie di sipario sulla sua testa, poi  è di nuovo dentro, in macchina.

Le guardie del corpo, i servizi segreti, i suoi bodyguard personali, sono in tutto una trentina di uomini. Hanno il compito di circondare l’obiettivo da difendere. Non ci sono riusciti. Questo è il fatto. Ma il ministro Maroni non ha sensi di colpa. Va avanti tranquillo, con la sua solita faccia di bronzo. Ma come è possibile che nessuno si sia accorto che a quattro passi dal bersaglio designato c’era un uomo con un’arma impropria in mano? Come è possibile che si metta a disposizione del capo del governo una macchina che in caso di emergenza doveva scattare velocemente fuori da quel contesto e invece non parte? E’ normale?

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E’ legittimo forse avere il sospetto che Tartaglia, con la sua malattia, sia solo uno strumento inconsapevole. Dietro di lui non c’è un grande vecchio, un manovratore generale. Tanto meno ci possono essere Di Pietro, il parlamentare  meno scaltrito che ci sia sulla piazza italiana, o la Bindi. Per il momento c’è solo la sequenza dei fotogrammi del film che abbiamo visto. Uno strano individuo che gesticola e si muove in modo anomalo, chissà per quanto tempo, a quattro passi dal premier; un gran numero di agenti dei servizi di sicurezza che non si accorgono di nulla e lasciano che quella mano che stringe un pesante oggetto che si agita al di sopra della folla, abbia il tempo e il modo di calibrare tiro, direzione e bersaglio; un gruppo di persone che finalmente l’acciuffano consegnandolo agli agenti.  Questo è quanto si è potuto capire dal filmato. Non mi pare normale il quadro. Ci si pone, ad esempio, la domanda: cosa ci stavano a fare tutte quelle persone attorno a un individuo che ha potuto agire così liberamente perchè nessuno di quelli che lo circondavano ha sentito il dovere di intervenire prima che fosse troppo tardi?

Mi pare che si stia sviando l’opinione pubblica dalle vere responsabilità del gesto che al momento sono sì quelle di un pazzo, ma riguardano anche quanti avrebbero dovuto prevenire, se è vero che da tempo si annusa nell’aria un “incidente” del genere.

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Invece la maggioranza gongola sulle presunte responsabilità dell’opposizione e la butta su un versante che non ha nulla a che fare con il fatto in sè. E’ tronfia prima contro la piazza e la sinistra, disincentiva  poi il dialogo, pur a fronte di un tessuto sociale lacerato e sempre più devastato dalle contrapposizioni, dalle chiusure, dal pregiudizio. Siamo in un Paese dove si stenta a rintracciare le motivazioni, le radici della politica, dei partiti, quasi tutti cambiati e quasi tutti precipitati rispetto a un passato, quello della cosiddetta prima Repubblica, che aveva con tutti i suoi limiti, le sue fondamenta ideologiche, sociali, ideali, costituzionali. Le sue prospettive di ricostruzione e di sviluppo. Nel bene e nel male.

Ma detto questo all’analisi mancano molti tasselli.

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Emotività e controllo istituzionale

In un ipotetico manuale della propaganda occulta, la psicologia di massa e la costruzione del consenso hanno un posto preminente. Secondo il Memorandum che lo fonda per la prima volta (1946) sappiamo che l’incipit emotivo è dato da un falso incidente. L’ “incidente” provoca una reazione e a questa segue una controreazione. Se si dovesse votare domani mattina, la percentuale dei consensi a Berlusconi sarebbe plebiscitaria. Il rapporto obiettivo/incidente è stretto e immediato. Provoca situazioni inesistenti prima, tali da giustificare il consenso agli atti di un governo autoritario. Si parla già di limitare le manifestazioni di piazza e di “oscurare (sic) i siti che incitano alla violenza” (Maroni, 15 dicembre 2009). Naturalmente i criteri di valutazione e i valutatori sarebbero tutti della maggioranza, e qui la discrezionalità soggettiva o di gruppo la farebbe da padrona.

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Delitto a scena aperta

Chi è l’aggressore? Un pazzo, uno psicololabile, un beneficiario della legge Basaglia che fece uscire i pazzi dal manicomio sostenendo che la follia non esiste, perchè le sue cause sono sociali. E forse aveva ragione Basaglia, che non era il barone filantropo Pisani che a Palermo aveva costruito un manicomio che tutti in Europa ci invidiavano. Qui il pazzo è in un altro manicomio a più reparti, meno confortevole di quello paradisiaco del barone palermitano: l’ala destra di questo edificio parla una lingua, quella che sta a sinistra un’altra. Così il pazzo diventa visionario e schizofrenico.

Andrea Ronchi evidentemente ha sbagliato tutta l’analisi. Chiedendosi se per caso Tartaglia sia il prodotto di Facebook e delle influenze negative determinate da internet sul suo cervello, chiede di oscurare internet. Come Maroni fa finta di non capire. Solo così, facendo i finti tonti, si può sviluppare la caccia alle streghe.

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Facciamo seguire tre video che documentano quale sia stato l’atteggiamento del centro-destra nei confronti di Berlusconi, e quale sia stato l’espresso invito di alcune delle forze che lo compongono a evitare ogni forma di violenza.

Vedi, poi, in questo stesso blog  il post : Morte a Togliatti

Per sentire la viva voce di Cicchitto clicca qui:

Discorso di Cicchitto

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Il doveroso dubbio

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Per sentire la viva voce di Pallante clicca qui:

Parla L\’ultraottentenne Antonio Pallante

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Per ascoltare le parole di Bossi e altri clicca qui:

Quandoil centro-destra incitava alla violenza

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Sul caso Mangano:

Sul caso Mangano

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Il parere di uno specialista:

Il parere di un dentista sul trauma subito da Berlusconi

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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4 risposte a Berlusconi: Knocked down

  1. Anch’io ho molti dubbi e oggi li ho esternati. Penso che debba essere consentito avere dubbi, è con i dubbi che si sono svelati molti misteri anche se in ritardo. Oggi vogliono far passare per eversivi quelli che si soffermano a guardare quelle immagini, ma a guardarle bene c’è qualcosa che non quadra e a me non va di assistere in silenzio alla nascita di un ennesimo mistero irrisolto.

  2. Lu Agnello ha detto:

    Concordo in pieno con Maria Adele. Molte delle circostanze intorno a questa vicenda restano oscure.
    Molto più chiaramente ne intravedo le “conseguenze”.

    Nel frattempo un interrogativo si è fatto strada tra le mie “tenebre” : “Quale cavaliere migliore di un cavaliere templare, pronto al martirio per la sua “giusta causa?”

  3. casarrubea ha detto:

    Ecco. Inizia una nuova crociata.

  4. Francesca Scoleri ha detto:

    Giuseppe…ben scritto ! Il mio modestissimo parere è che i dubbi sull’episodio che sta monopolizzando l’attenzione nel Paese siano obbligatori ! Da settimane questo martire ( il peggiore degli ultimi 150 anni ) attacca attacca attacca tutto ciò che sa di costituzione e di democrazia…auspicava “filtri” in rete col suo governo vergogna e ora come per magia…tali propositi vengono ripuliti dal marciume fascista che li ha generati e vengono piazzati a priori con facce d’angelo che li sostengono ad onor del buon senso ! Cari italiani i dubbi fateveli venire che è meglio ! Ignorare le potenzialità di chi ci prende in giro da vent’anni è la cosa più stupida che si possa fare !

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