La Russa e la Decima Mas

Ignazio La Russa

Che gli italiani abbiano perduto la memoria è grave, ma è ancora più grave che l’inconveniente capiti a un ministro della Repubblica che, dimenticando di vivere in uno Stato democratico nato dalle guerre e dalle lotte contro il nazifascismo, pensa, forse senza accorgersene, di essere nella Repubblica di Salò.

Il nostro ministro della Difesa non è la prima volta che si lascia sfuggire, non sappiamo se per una genesi freudiana o per estrema consapevolezza provocatoria, frasi offensive per il popolo italiano. Sta di fatto che il 23 dicembre 2009, pronunciando un discorso augurale alle Forze Armate  della Brigata Folgore, a Livorno, presenti alla caserma Vannucci, ha pronunciato queste testuali parole:

“…Tra i reparti schierati in questo piazzale c’è l’élite delle nostre Forze Armate, come il Comsubin della Marina [ndr: Comando Subacquei ed Incursori], erede della non dimenticata Decima Mas”.

Siccome siamo convinti che  rinfrescare la memoria del ministro (e di quanti come lui fingono che la storia dell’Italia debba essere scritta chissà da quali altri versanti), gli fa sempre bene, gli ricordiamo, con questa breve raccolta di documenti approntata come dono augurale per la ricorrenza del Natale, che le guerre e la lotta di Resistenza per cacciare i nazifascisti dall’Italia e dall’Europa, è costata milioni di vite umane.

Decima Mas

Non è proprio un bel ricordo richiamarsi a formazioni, militari e paramilitari, specializzate in atti di sabotaggio e terrorismo, che avevano un capo come il principe nero Junio Valerio Borghese protagonista di vari tentatitivi di colpi di Stato e, prima ancora, strumento docile nelle mani dei generali nazisti.

Che La Russa abbia, almeno, il senso della moderazione!

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Un’inchiesta giornalistica sul golpe Borghese del 1970:

La notte dell\’Immacolata 1

La notte dell\’Immacolata 2

La notte dell\’Immacolata 3

La notte dell\’Immacolata 4

La notte dell\’Immacolata 5

La notte dell\’Immacolata 6

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SEGRETISSIMO

TITOLO: Attività dei servizi di intelligenza nemici in Italia

16 luglio 1944

Coll.. rg 226, s. 174, b. 4, f. 39

“[…] L’Abwehr: […] La Decima Flottiglia Mas, che comprende elementi del reggimento S. Marco, continua ad essere il maggior bacino per il reclutamento di sabotatori, e Iesolo il centro di addestramento più importante. Da qui, i sabotatori partono per integrare il Kommando 212. Il capo di questa unità è il maggiore Thun Von Hohenstein, a Roma fino al mese di maggio. […] A Roma operava l’organizzazione del colonnello David, denominata ‘Gruppo segreto attentatori fascisti repubblicani’ o ‘Gruppo sabotatori attentatori’. Riteniamo che il colonnello David abbia messo a disposizione dell’Abwehr numerosi gruppi di sabotatori. Il Gruppo David ha il compito di fornire all’Abwehr giovani italiani esaltati affinché compiano brevi missioni oltre le linee. […] Cinque sabotatori della Decima Mas sono stati catturati nel settore polacco: la loro missione consisteva nell’attendere l’arrivo delle truppe alleate per dare inizio ad azioni di sabotaggio. […].”

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SEGRETO

TITOLO: Quinto Gruppo “Agostini” (SD)

11 settembre 1944

[…] Arnaud Fede (del “Servizio ausiliario femminile” della Decima Mas, ndr) collaborava con l’Upi a Roma. […] Era solita operare presso il Vaticano, a stretto contatto con monsignor Montini (Segreteria di Stato). […] Firmato: Charles Siragusa (Cic).

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SEGRETO

TITOLO: Agenti nemici

24 ottobre 1944

Coll.: rg 226, s. 174, b. 241, f. 35

“[…] Bertucci, Aldo. 27 anni, ufficiale della Decima Mas noto per essere un agente dei tedeschi. Lavora con Ceccacci. […] Ceccacci, Rodolfo. Ufficiale della Decima Mas, lavora a stretto contatto dei servizi di intelligenza germanici. […].” Firmato: colonnello Hill Dillon (Cic). […].”

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SEGRETO

TITOLO: Interrogatorio di Dionisio Francesco, agente dell’SD

12 novembre 1944

Coll.: rg 226, s. 174, b. 33, f. 238

“[…] Personalità citate: […] Sapienza, Giuseppe. Italiano, 25 anni circa, alto 1 metro e 65, pesa 70 chili, corporatura normale, pelle olivastra, capelli neri, volto ovale. E’ un sabotatore della Decima Flottiglia Mas. […].”

“[…] In data 17 luglio 1944, il soggetto è stato reclutato nell’organizzazione dello SD germanico per ordine del capitano Wolff. Il soggetto era di stanza presso il battaglione guastatori San Marco della Decima Mas, a La Spezia. Dopo aver completato un corso di addestramento al sabotaggio presso la scuola di Campalto, Verona, il soggetto si è presentato dal maggiore Schelotto. Il 31 ottobre 1944 il soggetto ha ricevuto 30.000 lire per recarsi a Firenze. La sua missione consisteva nell’ infiltrarsi tra i servizi di intelligenza alleati per appurare quali agenti fossero in procinto di entrare nella Rsi. Il 4 novembre 1944 il soggetto è stato arrestato dagli agenti del Cic nei pressi di Monzuno (nell’Appennino tosco – emiliano, ndr). […] Francesco Dionisio è nato a Catania il 13 febbraio 1923. […] Paracadutisti italiani citati nell’interrogatorio: […] Rossi, 22 anni. Altezza: 1 metro e 60 centimetri. Peso: 70 chilogrammi. Corporatura media, carnagione scura, volto ovale. Sabotatore della Decima Flottiglia Mas (nella lista, troviamo ancora una volta anche il nome di Giuseppe Sapienza, ndr). […]. Firmato: Robinson C. Bellin, capitano dell’aeronautica militare statunitense. […].”

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SEGRETISSIMO

TITOLO: Sicherheitsdienst (SD, il controspionaggio tedesco, ndr): organizzazione e rete

Data: manca (circa inizio 1945)

Coll.: rg 226, s. 174, b. 10, fascicoli 88 e 89

“[…] Lo SD opera anche a Verona. […] Il dott. Otto Ragen opera sotto il nome di Begus (altri nomi utilizzati: Igel, Begel, Beck e Benck). […] Con la caduta di Roma e la dispersione dell’organizzazione di Kappler, i centri SD in tutto il nord Italia hanno immediatamente assunto una enorme importanza. Dall’interrogatorio di Biondi, abbiamo appreso che si è quindi verificata una radicale riorganizzazione del controspionaggio tedesco. Fin dall’inizio, Firenze è stata considerata insicura. Di conseguenza, dalla caduta di Roma, le attività dell’SD sono gravitate attorno a Verona. […] Sempre secondo Biondi, tutti sanno che il centro nevralgico delle attività delle SS e dello SD è Verona. […] La scuola di sabotaggio è stata istituita nel luglio del 1944 a sud di Verona, presso Villa Grazzani di Campalto. La scuola è stata affidata al comando del maggiore Begus, elemento proveniente da Atene, dove ha soggiornato tra il marzo 1943 e il maggio 1944 al comando dell’Abt VI F (rete tedesca di spionaggio). Nella capitale greca, Begus ha organizzato la rete di resistenza da attivare dopo l’occupazione alleata, rete nota come ‘Gruppo Bertram’. Ad Atene, Begus si faceva chiamare dott. Ragus. […] Da Atene, Begus ha portato con se a Verona un certo numero di italiani arruolati in un primo tempo per la rete greca (Giuseppe Sapienza fa parte di questo gruppo, ndr). […] La scuola di sabotaggio di Campalto è stata istituita in luglio con gli elementi provenienti dalla Grecia. Le lezioni sono iniziate a metà ottobre. […] All’inizio di settembre 1944, un gruppo di studenti è stato inviato all’isola di Sant’Andrea (Lido di Venezia) per avviare una seconda scuola di sabotaggio (dall’isola di Sant’Andrea provengono i 20 uomini della Decima Mas che ricevono la totale immunità, nell’estate del 1945, per le azioni commesse nella Rsi tra il 1943 e il 1945, ndr). […] Secondo informazioni recenti, Begus ha esteso gli arruolamenti alla Decima Mas, alle Brigate Nere (Verona e dintorni), al ministero della propaganda fascista repubblicana e al Movimento giovani italiani repubblicani (Mgir, sorto a Firenze, ndr) […] L’SD di Verona è un centro specializzato: (a) nella preparazione e nell’invio di sabotatori oltre le linee; (b) nella penetrazione dei servizi di intelligenza alleati e nello spionaggio politico. […] Reclutatori. […] Milano: capitano Del Massa, albergo Continentale. […].”

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SEGRETO

TITOLO: Appunti sull’organizzazione informativa tedesca in Italia

data: manca (inizio 1945)

[…] Decima Flottiglia Mas: sembra che la Decima Mas sia stata recentemente assorbita dal servizio informativo germanico, mentre precedentemente era una organizzazione prettamente italiana. Qualche reparto della Decima Mas, ad esempio il battaglione Nuotatori – Paracadutisti (NP) e il “Vega”, dislocati a Montorfano (Como), prima collaboravano con l’Abwehr e poi con lo SD, fornendo agenti. […] Questa organizzazione presenta vivo interesse perché i tedeschi vi hanno trovato una ricca miniera di reclutamento di persone atte a compiere missioni di spionaggio – sabotaggio in maniera occulta.

Gruppo segreto Sabotatori – Attentatori (S. A.): organizzazione del tenente colonnello David. Questa organizzazione ha fornito al servizio informativo germanico un considerevole numero di agenti, in parte giovani donne.

Centuria del Fascio Crociato: creata dal tenente colonnello David e dalla quale i tedeschi reclutavano un gran numero di agenti. David è stato poi sostituito dal vice comandante capitano Perricone, verso la fine del 1943. La Centuria venne riconosciuta ufficialmente da Pavolini e poi anche da Mussolini. Il reclutamento per la maggior parte veniva effettuato tra i giovani di 20 anni della Decima Flottiglia Mas.

Movimento dei Giovani Italiani Repubblicani (Mgir): […] Risulta che il movimento ha avuto contatti con il dott. Alwens, esponente della propaganda germanica segreta in Italia. Ciò fa supporre che il movimento stesso abbia l’appoggio del governo hitleriano ufficiale. La riprova è data dal fatto che, mentre i primi contatti avuti dal movimento con l’Abwehr fallirono, si conclusero poi per una comune azione informativa con lo SD. […].

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SEGRETISSIMO

TITOLO: Mgir

Data: manca (inizio 1945)

Coll.: rg 226, s. 174, b. 10, f. 88

[…] All’indomani dell’8 settembre 1943, Renato Calvani, Luigi Riondino e Argante Beccocci si recarono da Pavolini che, in base alle nuove leggi della Rsi sulla libertà di parola e di stampa, acconsentì a ridare vita al movimento. Il quartier generale del movimento era situato a Firenze e constava dei seguenti elementi: Stefani Gino (capo del movimento), Adami (segretario), Beccocci Argante (collegamento), Riondino Luigi (addetto stampa). […].

Contatti con i servizi di intelligenza germanici: naturalmente, i servizi segreti germanici si sono accorti ben presto di una fonte così ricca di potenziali agenti. […] Qualunque sia il movente patriottico dei leader del Mgir, è certo che in passato essi hanno consapevolmente fornito uomini ai servizi tedeschi per missioni si sabotaggio e di spionaggio. (Nel 1944, Beccocci, Natalini e Stefani forniscono decine di agenti al dott. Alwens e a Thun Von Hohenstein, ndr) […].

Il tenente Domenico Ferrari, ex membro della Decima Mas, garantisce i collegamenti tra l’Mgir e il servizio segreto germanico. […]

Alla fine di ottobre del 1944, Ferrari condusse Eugenio Cesario, che era in contatto con l’Mgir a Firenze,  presso il quartier generale dello SD a Verona. Ferrari disse al maggiore Begus di “essere d’accordo con il maggiore Huegel” e gli consegnò una lettera del maggiore Huegel. Begus riuscì a spedire Cesario oltre le linee (Cesario viene catturato il 23 novembre 1944 sull’Appennino, assieme a padre Biondi, ndr). […].

Cesario afferma che l’Mgir è appoggiato da Buttazzoni, Vercesi, Zarotti e Chicca della Decima Mas e che il movimento ha un largo seguito tra gli uomini di questo corpo militare. […].

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SEGRETO

TITOLO: Note sul controspionaggio in Italia n. 6

8 febbraio 1945

[…] Uno dei più interessanti casi a cui abbiamo lavorato recentemente è quello del religioso Biondi, che ha attraversato le linee in compagnia di un altro agente. Mentre il suo compare ha subito confessato di essere un agente nemico, Biondi è invece riuscito a persuaderci che il suo unico obiettivo nell’Italia liberata era quello di consegnare importanti lettere e una somma di denaro a vari prelati romani. La sua storia è stata creduta, al punto che è stato accompagnato sotto scorta presso la sede del suo ordine religioso, a Roma. Qui, le sue lettere sono state esaminate. Sono poi state impartite disposizioni perché il soggetto rimanesse a Roma fino alla fine della guerra. Tuttavia, Biondi si è nuovamente dileguato riuscendo a raggiungere Siena, dove è stato nuovamente arrestato. Nel frattempo, il suo compare ha confessato alcuni dettagli che gettavano forti sospetti sul religioso. Alla fine, Biondi ha confessato che il suo ingresso nell’Italia liberata era stato propiziato dallo SD (il controspionaggio del Partito nazista, ndr), ribadendo però che l’obiettivo della sua missione era quello esposto in precedenza. Tuttavia, ha ammesso che doveva riferire allo SD sugli sviluppi del comunismo nell’Italia liberata. Abbiamo quindi iniziato a interrogarlo in maniera intensiva, appurando che Biondi era implicato in una importante missione di spionaggio politico. Doveva infatti ottenere delle risposte a un lungo questionario politico, che avrebbe fornito allo SD informazioni preziose al progetto di separare la Gran Bretagna e gli Stati Uniti dalla Russia (si tratta del celebre piano nazista del 1944 per istituire una alleanza tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania nazista contro la Russia di Stalin, ndr).

[…] Abwehr Kommando 212: […] Trupp 257, al comando del sottotenente [Tommaso] Hubert Pfannenstiel. Località: Dosson, presso Treviso. Le reclute provengono dagli NP della Decima Mas, al comando del sottotenente Rodolfo Ceccacci. […] Scuole: […] isola di Sant’Andrea, Venezia. Qui funziona la scuola del Trupp 257. Periodo: agosto – ottobre 1944. Riteniamo sia ancora in funzione. […] Obiettivi: sabotaggio ai danni di depositi di carburante, magazzini, fabbriche di munizioni, ponti, trasporti, aeroporti. Mezzi utilizzati: tutti i tipi di esplosivo. Lezioni: su tutti i tipi di esplosivo e detonatori. […]

Personalità dei servizi di intelligenza germanici: […] dott. Otto Ragen, alias Begus dello SD di Verona. Altri pseudonimi: Beng, Beck, Benke, Igel, Gerbel. […] Ad Atene, era il capo del controspionaggio nazista. Qui ha iniziato l’organizzazione dei gruppi di sabotaggio e di resistenza. Vi sono prove che si trovi attualmente nell’Italia settentrionale e che invii agenti oltre le linee. […] Nativo di Posen, il dott. Begus ha 46 anni. […] Dopo la prima guerra mondiale si è laureato in Legge a Innsbruck ed ha esercitato la professione di avvocato.  Nel 1933 è diventato uno dei primi membri del Partito nazista austriaco e, poco prima dell’annessione dell’Austria alla Germania (1938, ndr), è stato imprigionato con l’accusa di essere un agente nazista. […] Nel febbraio del 1943 ricevette l’ordine di tornare ad Atene (vi era già stato nel 1941, ndr) per organizzare lo spionaggio nazista sia nella capitale che a Salonicco. […] La sua organizzazione in Grecia era divisa in due sezioni. Begus era al comando di circa 100 sabotatori, soprattutto nell’area di Atene, mentre era alle sue direttive anche un gruppo di resistenza di 150 uomini (Giuseppe Sapienza è ad Atene con Begus, ndr). A questi andavano sommati altri 3000 elementi appartenenti ad una organizzazione filonazista greca che, in collaborazione con la Gestapo, si batteva contro ‘il bolscevismo e il capitalismo anglo – giudaico’ in Grecia. […]  Un tedesco di nome August Ludwig, alias Bertram, dirigeva l’addestramento di entrambi i gruppi. Aveva a disposizione una  radio ricetrasmittente e quattro marconisti (1 greco e 3 italiani). Bertram non era in contatto diretto con questi, ma comunicava con loro attraverso dei messaggeri. Disponeva inoltre di 6 o 7 valigie piene di esplosivo destinate ai 20 uomini del suo comando. I membri più importanti dei 2 gruppi sono stati successivamente arrestati. Lo stesso August Ludwig è stato catturato. […] Nel giugno 1944 Begus fu richiamato in Germania e, in luglio, inviato a dirigere una nuova scuola di sabotaggio dello SD a villa Grazzana di Campalto, nei pressi di Verona. Riteniamo sia il capo dello SD in Italia. Riteniamo inoltre stia costituendo una Quinta Colonna nell’Italia settentrionale e che invii sabotatori nell’Italia liberata. […] Negli ultimi 6 mesi, circa 200 agenti nemici o sabotatori sono stati arrestati dagli Alleati. […] Condannati a morte: […] Magistrelli. […].

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SEGRETO

TITOLO: Locatelli, Gino (agente nemico)

10 marzo 1945

Coll.: rg 226, s. 174, b. 42, f. 348

Nell’abitazione di un certo Fiore Alfredo, in via Kerbaker 138, alle ore 21.00 del 9 marzo 1945, gli agenti del Sim di Napoli hanno arrestato l’agente nemico Locatelli Luigi, di Giuseppe e di Granata Giovanna, nato a Milano il 5 settembre 1923, celibe, impiegato, residente in via Calabria 16, Milano. Il soggetto si è lanciato con il paracadute il 30 gennaio 1945, alle ore 5.00 del mattino, in località Cervo (comune di Capaccio, Salerno). […] Il soggetto, un milite della Decima Flottiglia Mas, operava agli ordini dello SD di Verona e doveva organizzare attività di sabotaggio a Napoli. Era in possesso di un milione di lire. […] Durante la sua prima missione a Napoli (estate 1944, assieme all’agente Bartolo Gallitto della Decima Mas, ndr), l’agente era in contatto con Ioele Rosario (nome di copertura: “Enotrio”), il leader del movimento fascista nell’Italia meridionale. La nuova missione di Locatelli consisteva nell’organizzare e promuovere il movimento fascista al sud. […] Firmato: Camillo Pecorella, maggiore dei carabinieri (Sim).

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SEGRETO

TITOLO: Locatelli, Luigi (Gino, agente nemico)

2 aprile 1945

[…] Nel novembre 1943, il soggetto presta giuramento alla Decima Mas e viene assegnato alla prima compagnia degli NP, al comando del tenente Rodolfo Ceccacci.  […] Il 2 marzo 1944, il soggetto è assegnato alla squadra del tenente Gallitto Bartolo, a Iesolo. […] Alla fine del maggio 1944, le squadre sono composte nel seguente modo:

Prima squadra: tenente Ferri, Padovan, Marinelli, Bucarelli, Padovan, Squarilli, Piredda, Antonini, Perrone, Trifoli;

Seconda squadra: tenente Gallitto Bartolo, Mucio, Locatelli, Re, Mora, Maschio, Erra, Bellet, Ferretti, Bechelli, Scicchi;

Terza squadra: tenente Pia, Boschetto, Dani, Gasparetti, Buratti, Montanari;

Quarta squadra: tenente Serri Anassagora, De Bortoli, Cannamela, Magistrelli, Console Giuseppe, Console Giovanni. […]

A Roma, il 5 giugno 1944 (il giorno dopo la liberazione di Roma, ndr), il soggetto e Gallitto decidono di partire in missione per Napoli. […] A Napoli, in luglio, il soggetto affitta una stanza presso la famiglia di un impiegato, Fiore Alfredo, in via Kerbaker 138  […] In agosto, in compagnia di un professore universitario di Napoli, Gallitto raggiunge in automobile la Sicilia per rendere visita alla sua famiglia (Floridia, Siracusa). Torna a Napoli il 10 settembre 1944, in compagnia di Misiano Antonio, ex paracadutista del battaglione San Marco, incontrato in Calabria. […] Verso la fine di ottobre, Gallitto comunica al soggetto di aver finalmente contattato un rappresentante del movimento fascista napoletano. […] Verso il 10 novembre, i due incontrano il leader del fascismo clandestino napoletano: “Enotrio”. […] Il 20 novembre, Gallitto decide di inviare il soggetto nella Rsi. […] Il 19 novembre, Gallitto e Locatelli incontrano “Enotrio”, il quale chiede a Locatelli di riferire ad Alessandro Pavolini le seguenti informazioni: il movimento clandestino fascista sta risorgendo in tutta l’Italia meridionale; i finanziamenti scarseggiano; in Campania il movimento procede bene; in Calabria, il movimento è più forte; in Puglia, il movimento si sta diffondendo; il movimento è composto da giovani e da studenti; il principe Valerio Pignatelli è stato arrestato. […] Varcate le linee il 30 novembre,  il soggetto chiede al comando tedesco di essere messo a contatto con il capitano Nino Buttazzoni, della Decima Mas. […] A Verona, il soggetto chiede al maresciallo De Luca un operatore radio da portare nell’Italia liberata. De Luca risponde che gliene avrebbe fornito uno che stava completando un corso a Verona. […] Dopo aver ottenuto una licenza, il soggetto si reca a trovare la famiglia a Milano e poi a Montorfano, dove incontra il comandante Mario Rossi.[…] Il Rossi informa il soggetto che il “Vega” collabora ora con lo Sd e che desidera presentarlo al maggiore “Cypresse” (il noto maggiore Otto Ragen, alias Begus, capo dell’organizzazione Unternehmen Cypresse), capo dello Sd a Verona. […] A Montorfano, il soggetto incontra anche gli ufficiali della Decima Mas Lo Cascio, Sessa e Mambelli e, nei giorni seguenti, anche Puccio Pucci. […] Il 5 gennaio 1945, il soggetto raggiunge Verona in compagnia di Lo Cascio. Non trovando nessuno nella sede dello Sd (in corso Vittorio Emanuele 11, ex Palazzo delle Assicurazioni), i due si recano a San Martino Buonalbergo, dove, in una villa occupata da tedeschi e da italiani (villa Grezzana di Campalto, ndr), incontrano un tenente dello Sd. Nel pomeriggio, Lo Cascio e il soggetto tornano a Verona, dove hanno un primo colloquio con il maggiore Begus e il capitano Von Thunn. […] Begus comunica al soggetto che, d’ora in poi, avrebbe lavorato per lo Sd e che il capitano Von Thunn avrebbe organizzato il suo (di Locatelli, ndr) ritorno nell’Italia liberata. […] La Decima Mas avrebbe finanziato la missione, mentre lo Sd avrebbe fornito gli esplosivi necessari. I membri del commando sono i seguenti: Lo Cascio (capo della missione), Sessa, Locatelli, Mazzuccato e Gallitto, che si trova già a Napoli. La missione ha i seguenti obiettivi: raccogliere informazioni sull’Italia liberata; organizzare sabotaggi; entrare in contatto con “Enotrio” e utilizzare la sua organizzazione fascista. […] A Montorfano, il 15 gennaio, ha luogo una seconda riunione alla presenza di Mario Rossi. […]  Tra il 17 e il 20 gennaio, Sessa e Lo Cascio frequentano un corso di sabotaggio a villa Grezzana. […] Il 30 gennaio, di notte, il soggetto viene paracadutato nei pressi di Salerno. A Napoli, il soggetto raggiunge Gallitto in via Francesco Saverio 70.  […] In data 8 febbraio 1945, “Enotrio” raggiunge il soggetto in via Kerbaker 138. Il soggetto riferisce a Rosario Ioele (“Enotrio”) di non essere stato in grado di contattare Pavolini, assente da Milano, ma che altri agenti sarebbero arrivati a Napoli in breve. […] Tra il 10 e il 15 febbraio 1945, il soggetto incontra in via Kerbaker un certo Sidari Pasquale, parà, sergente del battaglione Vega della Decima Mas. Il soggetto aveva conosciuto il Sidari a Tarquinia nel 1941 e lo aveva poi rivisto nel marzo del 1944, a Milano. Il soggetto era al corrente del fatto che il Sidari era stato paracadutato in Puglia cinque mesi prima, ma da tre mesi il comando della Decima Mas non riceveva più notizie del Sidari. Con l’obiettivo di attraversare le linee e raggiungere la Rsi, il Sidari si è fermato a Napoli: è infatti al corrente che in città si trova in missione il Gallitto e intende incontrarlo. […] Sidari racconta al soggetto di aver incontrato in Sicilia Console Giuseppe, con il quale ha mantenuto rapporti.  Il Console era in compagnia del sottocapo Magistrelli Dante. Tali notizie sorprendono il soggetto: non comprende infatti come mai Console Giuseppe e il Magistrelli si trovino in Sicilia. Il comando della Decima Mas aveva infatti perso le tracce di Serri, De Bortoli, Console Giovanni e degli altri componenti della squadra. Sidari replica che il Magistrelli si era allontanato nell’estate del 1944 con l’obiettivo di attraversare le linee e raggiungere così l’Italia liberata. […] Il Sidari suggerisce quindi che il soggetto entri in contatto con Giuseppe Console, nel caso il soggetto decida di recarsi in missione in Sicilia: il Console, infatti, potrebbe metterlo in contatto con la banda Giuliani. La banda risulta essere ben armata […] Il soggetto incontra successivamente “Enotrio” e gli comunica che un agente, Sidari, in viaggio verso il nord, si trova attualmente a Napoli. Il soggetto intende quindi utilizzarlo per inviare in Sicilia esplosivi e altri agenti. […]  Interrogato dal soggetto su Giuliani, “Enotrio” risponde che la banda opera in Sicilia, è armata molto bene e dispone di armi automatiche e di automezzi  in quantità. Ma “Enotrio” non è in grado di sapere se Giuliani sia in possesso di una radio ricetrasmittente. Il soggetto comunica quindi a “Enotrio” che intende chiedere a Lo Cascio l’autorizzazione a recarsi in Sicilia per entrare in contatto con la banda Giuliani. […] Aggiunge poi che, dopo aver messo a punto le azioni di sabotaggio nella zona di Napoli, è sua intenzione entrare in contatto con il movimento fascista della Calabria, raggiungere la Sicilia in loro compagnia e contattare Giuliani. Console Giuseppe li avrebbe aiutati. La missione consiste nel verificare l’organizzazione del movimento fascista in Calabria e nell’avvicinare la banda Giuliani, per comprendere quali siano i suoi reali obiettivi e lo stato del suo armamento. […] Commento del centro per il controspionaggio: […] è interessante che il Sidari comunichi al soggetto che agenti nemici sono in contatto con la banda Giuliani in Sicilia. Il centro per il controspionaggio di Catania (Sim) dovrà indagare sul tema. […] Firmato: maggiore dei carabinieri Camillo Pecorella (Sim).

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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22 risposte a La Russa e la Decima Mas

  1. Enrico ha detto:

    Per questo la sinistra italiana non governerà mai!!!
    Il Paese è alla rovina e questi parlano ancora del fascismo e della resistenza. IL FASCISMO E’ FI NI TO, NON ESISTE PIU’, ve lo volete mettere in testa una volta per tutte? E poi, parliamoci chiaramente: il fascismo ci ha fatto pure comodo per decenni, abbiamo fatto centinaia di campagne elettorali portando come argomentazioni un fantomatico antifascismo trascurando i problemi reali del Paese!! Ricordo che cantare l’inno nazionale era proibito e se lo si faceva, si veniva accusati di fascismo. Anche in una banale discussione, se qualcuno, come è normale e naturale che accada, alzava un po’ il tono della voce, veniva immediatamente chiamato FASCISTA. Per ciò che riguarda la x mas, se la avessero avuta altri paesi, ci avrebbero fatto centinaia di film e questo, indipendentemente dallo schieramento politico perchè, ammettiamolo, sono stati degli eroi che sono entrati nella leggenda. E’ come dire: non faccio film o scrivo libri sull’inquisizione perchè ha commesso atrocità!! Ma per favore, non siamo ridicoli!! Il fascismo, con tutte le sue brutture, appartiene alla storia come la x mas. SVEGLIATEVI E PENSATE ALLE COSE SERIE.

    • casarrubea ha detto:

      Grazie, ci mancavano proprio, e tanto, i suoi preziosi suggerimenti! Non ci eravamo accorti delle numerose verità che lei saggiamente evidenzia!!!

    • fabrizio ha detto:

      la Decima Mas non rispondeva neanche a Mussolini e al fascismo!!!!, fosse per me la ricostituirei ora come ora

      • casarrubea ha detto:

        Caro Fabrizio, la storia non torna mai indietro e farlo non ci aiuterebbe affatto a costruire un’Italia migliore di quella che abbiamo avuto.

    • frankdd ha detto:

      Decima Mas eroi???? A me risulta che fossero solo sporchi assassini prima mercenari della RSI e poi mercenari della NATO. I documenti che il signor Casarrubea (e che lei, o per pigrizia mentale o per faziosità, ignora) ha raccolto lo mostrano egregiamente.

    • Aldo Lapace ha detto:

      Anche l’ex missino poi ministro La Russa pensa a cose più serie che non commemorare una famigerata/famosa formazione della defunta “repubblica di Salò”: Il tipo di auto e il colore della cravatta.

  2. Enrico ha detto:

    Prego. Anzi, se vuole le posto pure i documenti che parlano del grande TOGLIATTI che si augura che i suoi connazionali, ITALIANI, vengano massacrati, ignorando però che erano solo dei soldati che eseguivano degli ordini!!
    E adesso non pubblicatelo pure.
    Saluti

  3. Enrico ha detto:

    Le assicuro che da parte mia non vi è la minima ombra polemica, tuttavia, volevo solo esprimere il mio dissenso su di un certo accanimento politico riguardante fatti che ormai appartengono alla storia. La storia, come lei mi insegna, viene sempre scritta dai vincitori ma, nonostante ciò, non si possono negare, nè stravolgere alcune verità, anche perchè, in questo caso, si tratta di storia recentissima. I giudizi andrebbero sempre espressi con lucidità, senza filtrarli con l’emotività. Certo, si possono sempre discutere ma i fatti, resteranno sempre tali. Un mio caro amico anni fa ha visto la propria figlia morire investita da un’auto guidata da extracomunitari ubriachi e, se non fosse una persona equilibrata, sarebbe portato ad odiare tutti gli extracomunitari. Le vittime del fascismo odiano i fascisti così come le vittime della “resistenza” odiano i comunisti. Non le sembra che in questo modo entriamo in una spirale senza fine in un paese già diviso di suo?? La resistenza ci ha dato la libertà ma dobbiamo anche ammettere che il fascismo ha anche fatto cose buone e questo, lasciando da parte tutti gli episodi che ci riguardano personalmente.
    Saluti

    • casarrubea ha detto:

      Caro signore,
      la storia non è un cortile e, di solito,dovrebbe insegnarci a evitare gli errori del passato. La storia non fa polemiche, è quella che è così come è stata, e solo i documenti e la loro confutazione possono darci le indicazioni necessarie a capire. Il fatto è che oggi gli italiani hanno perduto la memoria e sono come quegli smemorati che, usciti di casa, non sanno più nè dove andare nè da dove sono usciti.
      Neanch’io ce l’ho con lei che sarà certo una brava persona.

  4. hscic ha detto:

    …resta il fatto incontrovertibile che il COMSUBIN è l’erede della X MAS…piaccia o non piaccia. Hanno la stessa sede della Decima, sono sabotatori e fanno parte della Marina. Il Ministro LA Russa ha solo detto la verità.

  5. Federico Maistrello - Treviso ha detto:

    Credo che la migliore risposta al revisionismo storico strisciante praticato da personaggi come il ministro Ignazio La Russa sia quella di controbattere con documenti incontestabili, come Lei sta facendo. Complimenti!
    Le scrivo da Treviso e rilevo che tra i documenti da Lei utilizzati c’è quello intitolato: “Note sul controspionaggio in Italia n.6” in cui si parla dell’Abwehr Kommando 212 (…) Trupp 257, al comando del sottotenente Hubert Pfannenstiel: un reparto, come poi precisato, composto da uomini del Btg. “N.P.” comandato da Ceccacci. La dislocazione a Dosson, nella periferia di Treviso, presso Villa Pace, mi era nota, perché me ne avevano parlato anni fa dei partigiani locali, ma nulla sapevo di più. Potrebbe gentilmente confermarmi da quale documento è tratta la notizia, dal momento che prima del testo non vedo indicata la collocazione?
    La ringrazio anticipatamente, conscio che la mia richiesta richiede una perdita di tempo. In ogni caso la ringrazio di tutto.
    Federico Maistrello
    ricercatore ISTRESCO Treviso

    • casarrubea ha detto:

      Siamo in fase di sistemazione dei materiali d’archivio. Potremmo farLe avere al più presto quanto da Lei richiesto, ma dovrebbe essere così gentile da chiedere all’assessore alla P.I. Bartolo Parrino di Partinico (telefonando al Comune), la data in cui il servizio potrà essere erogato, visto che abbiamo sottoscritto la cessione dell’archivio al Comune.

  6. Anon ha detto:

    La Xa M.A.S. esisteva già prima dell’ armistizio, quindi associarla alla sola R.S.I è abbastanza pretestuoso.
    E, sì, i Com.Sub.In sono gli eredi degli Arditi Incursori che sono a loro volta gli eredi della Xa M.A.S. ( e guarda caso il raggruppamento è alla memoria di Teseo Tesei, caduto nel 1941 e che della Decima faceva parte )
    E ancora, l’ importanza militare della Xa M.A.S. è stata riconosciuta da un pò tutti, soprattutto dagli gli ex nemici che a fine della guerra hanno fatto a gara per accaparrarsi la loro tecnologia ed il loro addestramento.
    Strano che con tutte le fonti a disposizione si sia dimenticato qualche dettaglio di così ( non ) poco conto.

    • casarrubea ha detto:

      Lo so che la Decima Mas esisteva prima dell’armistizio del 3 settembre 1943. Ma mi consenta, allora, dire che il ministro avrebbe dovuto specificare se si riferiva alla Decima Mas badogliana o a quella che faceva capo al principe Borghese e, in particolare, agli NP di Buttazzoni. O, al contrario, alla Decima degli anni precedenti.

      • Anon ha detto:

        Non mi sembra il caso durante un discorso ufficiale mettersi a snocciolare l’ albero genealogico di una unità militare, se non altro per questioni di tempo. Resta il fatto che nel discorso il riferimento alla Xa è vero e quindi non ci vedo nulla di preoccupante ( soprattutto visto che NON ha citato Borghese o altri ).
        “Decima Mas badogliana” è un ossimoro visto che, presumendo che con “badogliana” ci si rifersica all’ esercito del Sud, la parte quello che rimase nel R.E.I. della Xa dopo l’ armistizio cambiò anche denominazione ( “mariassalto” ).
        Saluti

  7. Antonello ha detto:

    Dubito che il ministro (avete fatto bene a scriverlo in minuscolo) sappia la differenza tra le due situazioni. Ci tengo però a sottolineare che il principe Borghese era comandante del sommergibile Sciré, nel quale venivano coordinate le azioni durante la II Guerra Mondiale dei reparti assaltatori della Marina (SLT e Barchini). In realtà, lui non fu mai componente della X Flottiglia MAS, per quanto ne so fu un buon Ufficiale di Marina, fino a quando non tradì il Re e la Patria aderendo a quel ammasso di criminali fascisti sotto la Repubblica di Salò e che gli diede il nome di Decima Mas, dentro la quale non aderirono nemmeno uno dei principali marinai che facevano parte della X Flottiglia Mas e di cui diversi di loro insigniti della medaglia d’oro al valore militare come De La Penne e Birindelli. Se fosse rimasta la Monarchia Borghese sarebbe stato condannato a morte ed invece, grazie alla Repubblica Italiana, all’Amnistia di Togliatti (che li facevano comodo i fascisti di Salò perchè erano di fede repubblicana in vista del Referendum del 2 Giugno), Borghese si fece giusto qualche anno di galera e poi arrivò negli Anni Sessanta a ricoprire la massima carica nei servizi segreti e visto che ancora non era appagato, trovò anche il tempo di organizzare un colpo di stato.
    Saluti

  8. Federico Maistrello - Treviso ha detto:

    Quando si cita la X MAS senza accennare neppure a una della precisazioni indicate dal prof. Casarrubea, si finisce per parlare della formazione di Borghese, cosa che il ministro La Russa non può non sapere. Qualsiasi ulteriore dissertazione, per quanto corretta, appartiene solo a chi ha fatto studi approfonditi al riguardo, ma non certo al grande pubblico, destinatario di un messaggio ben diverso attraverso i giornali e le televisioni che riferiscono le parole del ministro.
    Sarebbe meglio, invece, che della X MAS non si parlasse più senza fare le dovute distinzioni, dato che ad essa si collegano i ricordi delle rappresaglie, dei sequestri, delle impiccagioni, delle fucilazioni, delle torture, delle deportazioni ecc. che hanno contrassegnato la sua presenza in Liguria, Toscana, Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli tra il 1944 e il 1945. L’elenco delle brutalità e dei soprusi commessi da quei marò purtroppo è incontestabile e molto lungo, e non è certo questa la sede per soffermarcisi. Come unico esempio, ricordo che la popolazione di Conegliano Veneto nell’inverno 1944/1945 denominò “Castello delle urla strazianti” la torre cittadina in cui si era insediato l’Ufficio “I” della X MAS diretto dal tenente Umberto Bertozzi, il quale faceva seviziare i prigionieri con sadismo allo scopo di strappare loro le notizia utili all’antiguerriglia praticata dai Battaglioni combattenti dei fanti di marina del principe Borghese ai danni dei partigiani e dei patrioti.
    Cordiali saluti.

    • casarrubea ha detto:

      Egr. signor Federico,
      le Sue precisazioni sono preziose e di grande rilievo. La ringrazio per questo Suo contributo.

    • Aldo Lapace ha detto:

      Mi sembra di aver letto qualcosa e visto uno spettacolo interpretato da un comico milanese di “Mai dire Gol” (noto per il personaggio del “Il Conte Uguccione da Firenze” e del leghista bergamasco urlatore Alfio Muschio). La Decima Mas era una formazione “autonoma” (di tipo militare ma in realtà fu una “compagnia di sventura nera” anche per gli appartenenti, Borghese compreso) dipendente dalle forze armate tedesche d’occupazione e come le altre eseguiva gli ordini dei nazisti (combattere gli angloamericani e i partigiani). Non mi stupisco dell’esistenza di questo “ufficio torture” e di questo Ten. Bertozzi (a sentire quel comico era anche un gay sadico) anche se era composta da migliaia di persone (tutti come quello? Quelli ancora in vita all’epoca facevano al massimo la guardia al bidone di benzina). Alcuni noti o meno ex appartenenti alla Decima per la vergogna di esser stati collaborazionisti diventarono addirittura comunisti ma la maggior parte preferì restare nell’anonimato a parte Borghese e qualche reduce nostalgico dell’ultimo fascismo, magari pure masochista. Secondo me erano molti di più i nostalgici dell’ “Armiamoci e partite! = Partite voi in guerra!”.

      • Federico Maistrello ha detto:

        Il signor La Pace, correttamente, osserva che non tutti gli appartenenti alla X MAS erano torturatori o fucilatori. Aggiungo “per fortuna”, perché se così non fosse, invece di pochi forsennati ce ne sarebbero stati circa 20.000 (tanti erano i fanti di marina della Divisione Decima) e non oso immaginare cosa sarebbe successo. Anche la XX Brigata Nera di Treviso, per esempio, contava un organico di circa 300 militi, mentre quelli che uccidevano e torturavano erano non più di quaranta, ma ciò non impedì che lasciassero dietro di sé una interminabile scia di lutti e sofferenze.
        Dunque alle volte non sono i numeri a dare il quadro, ma i comportamenti dei singoli, tanto più se noti e dunque tollerati dai superiori (non dimentichiamo che Bertozzi fu l’uomo di fiducia di Borghese, quello che “gli risolveva i problemi”).
        Del resto non dico una cosa nuova affermando che la violenza nella R.S.I. era istituzionalizzata, tanto che le Brigate Nere, create da Mussolini a partire dal 1° luglio 1944, avevano come compito principale quello di combattere e distruggere le formazioni partigiane. Ordini analoghi venivano anche dai tedeschi. Tuttavia gli eccessi non furono generalizzati, a significare che c’era modo e modo di eseguire quei compiti e quegli ordini.
        L’Ufficio “I” del tenente Bertozzi, inizialmente (Toscana, Liguria, Piemonte, contava un reparto operativo (Compagnia “O”) di 120 uomini autocarrati, con i quali entrava in azione di rastrellamento. Successivamente, nel Veneto e in Friuli-Venezia Giulia, agli aspetti operativi provvidero i fanti di marina dei Battaglioni (anche Bertozzi però sovente “scendeva in campo”), mentre il tenente con i suoi dipendenti (circa 20/30) procedevano con gli interrogatori di coloro che venivano catturati nelle sedi dell’Ufficio “I” e Conegliano Veneto e a Maniago (PN) e poi a Gorizia. Interrogatori brutali perché attuati con sevizie e torture (dalla corrente elettrica, al morso dei cani, alle frustate con nervo di bue, alle incisioni con i pugnali sul petto, alle bruciature con le sigarette, alla benzina versata sui fianchi e data alle fiamme, a una catenella stretta alla testa fino a far scricchiolare il cranio; il maresciallo Banchieri, coimputato di Bertozzi nel processo svoltosi a Vicenza nel dopoguerra, si vantava di aver inventato una tortura nuova: faceva sdraiare a terra la vittima e le passava un cordone elettrico attorno al collo, poi, tenendo fermo al suolo con un piede un capo del cordone, tirava l’altro verso l’alto, fino a soffocare il prigioniero). Naturalmente cito solo alcuni esempi ma non è questa la sede per dissertarne più a lungo.
        Nella seconda metà di marzo 1945, tuttavia, lo stesso Borghese fu costretto a intervenire trasferendo l’Ufficio “I” a Milano per averlo sotto controllo, perché troppe erano le denunce che piovevano sul suo tavolo (e su quello del comandante della Divisione Decima generale di Brigata Giuseppe Corrado) circa le malefatte compiute da Bertozzi. Alcune erano firmate anche da amministratori fascisti e dagli stessi colleghi di Bertozzi. Da quel momento dell’Ufficio “I” non si sentì più parlare. Per chi fosse interessato a un approfondimento, la sentenza pronunciata nel 1947 a Vicenza è riportata integralmente in Internet nel sito “Sentenza del Tribunale di Vicenza – ANPI Versilia”.
        L’attività dellUfficio “I”, tuttavia non esaurisce le responsabilità della X MAS.
        I fanti di marina dei Battaglioni di stanza in provincia di Treviso, torturavano al pari dei camerati dell’Ufficio “I” (esistevano infatti degli Uffici “I” di reparto con analoghi compiti di strappare ai prigionieri in qualsiasi modo tutte le informazione possibili sugli avversari), inoltre fucilavano, effettuavano sequestri (eufemismo, perché si trattava in realtà di rapine a mano armata), rastrellavano “quotidianamente”, arrestavano ostaggi, insomma combattevano i partigiani e vessavano la popolazione. Un esempio e poi chiudo, 11 gennaio 1945 a Vittorio Veneto (TV) si svolgono le esequie di un sergente del Battaglione “Valanga”, caduto il giorno precedente in uno scontro con i “ribelli”. La popolazione è “invitata” a partecipare in massa. Il Liceo Classico M. Flaminio, però, invia solo una classe in rappresentanza con un gagliardetto. Il giorno dopo tutti gli studenti delle ultime classi del liceo vengono convocati nella caserma del “Valanga” per essere puniti per il disinteresse dimostrato. Qui, dopo essere stati minacciati, insultati, derisi, rapati a zero, vengono messi in maniche di camicia e sono obbligati a correre a lungo nel cortile centrale sotto la neve che cade fitta. Poi vengono inquadrati, portati nella piazza centrale della città e infine rimessi in libertà, non prima di aver gridato in coro “Evviva il Valanga”.
        Certo, tuttavia, come dice il signor La Pace, moltissimi erano quelli che facevano la guardia al bidone di benzina o che esclamavano “armiamoci e partite”.

  9. Aldo Lapace ha detto:

    Se la Decima Mas era un reparto militare speciale poi impiegato per volere degli occupanti tedeschi per altri scopi di polizia politica (questo ed altri reparti militari della RSI probabilmente dal punto di vista militare offrivano ben poco ai tedeschi, per loro impiegarle nelle retrovie lontano dalla linea del fronte, contro le avanzanti e molto più numerose armate angloamericane molti marò si sarebbero arresi subito o avrebbero disertato) le più famigerate Brigate Nere vennero create solo per intensificare la controguerriglia anti-partigiana quando la resistenza armata contro i nazifascisti divenne un fenomeno esteso in tutto il territorio occupato. Quei reparti attraevano molti più elementi fanatici e dei criminali senza scrupoli, facilmente arruolati data la mancanza di volontari. In un libro di Pansa pubblicato nel 1991 (“Il Gladio e l’Alloro – L’ Esercito di Salò”) basato su documenti repubblichini provenienti da un archivio storico, si leggono numerosi episodi di esecuzioni sommarie commessi da questi reparti. In uno un brigatista nero uccise sul posto un civile estraneo al movimento partigiano perché non lo aveva “salutato romanamente” dopo essere stato fermato a un posto di blocco (motivo vero: Un ciondolo d’oro e altri oggetti personali di valore). In altre province, nonostante la scarsa o nulla presenza di antifascisti armati, molti elementi in camicia nera si dedicavano all’arresto del presunto partigiano solo per derubare i malcapitati (oltre che a picchiarli e torturarli) anche se a loro il vitto, l’alloggio e un ottimo stipendio mensile non mancava, oltre ai beni vari requisiti durante i rastrellamenti e i premi in denaro dei tedeschi per le spiate e gli arresti di persone da deportare in Germania. Questi fattacci avvennero fino alla fine della RSI. Non mi stupisco se appena finita la guerra si scatenò la vendetta dei partigiani e della popolazione contro questi vinti di Salò. Quando si instaurarono le nuove autorità democratiche molti di questi criminali di guerra collaborazionisti (pochi rimasero a fare la guardia al bidone di benzina mentre la maggior parte di loro scappò via dopo aver buttato via tutto e cambiò bandiera più di una volta) se la cavarono con qualche mese di galera dato che vennero tutti rimessi in libertà grazie alle amnistie politiche emanate dai loro ex nemici di pochi mesi fa. Chi rimase fascista magari pure nostalgico di quel tragico periodo probabilmente all’epoca non era tanto consapevole di quello che accadeva.

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