Desaparecidos: gli inglesi sapevano

Jorge Rafael Videla

Jorge Rafael Videla

Sanno tutto. In pochi mesi hanno scoperto rapimenti, torture, esecuzioni, campi di concentramento clandestini. Un meccanismo di morte svelato nei suoi dettagli più spaventosi.

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Nel ‘77, le spie di Sua Maestà britannica scrivono vari rapporti secret e confidential su una delle tragedie più cupe della storia argentina del Novecento, la Guerra sucia, “la sporca guerra contro la sovversione”.

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Un incubo per un’intera nazione che in sette anni avrebbe portato al massacro di trentamila persone, i “desaparecidos”, le vittime degli squadroni della morte del generale Jorge Rafael Videla. Lo rivelano i fascicoli del Foreign and Commonwealth Office, il ministero degli Esteri britannico. Decine di memorandum, lettere, dossier, telegrammi resi pubblici all’inizio del 2009, conservati negli scaffali del Public Record Office, gli archivi nazionali di Kew Gardens, e ora consultabili in parte presso il nostro Archivio.

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Tra i primi a parlare dei metodi criminali messi in campo dalla giunta golpista è un alto funzionario dell’ambasciata di Sua Maestà a Buenos Aires. Il rapporto è intitolato “Diritti umani e  sovversione” (Fco 7/3276) e porta la data del 31 marzo ’77. “Il sistema repressivo è stato perfezionato nel corso dell’ultimo anno – scrive il diplomatico – . Il sospettato è arrestato in maniera illegale. Diventa cioè uno ‘scomparso’ per il periodo in cui viene sottoposto a interrogatorio, che non sempre prevede la tortura fisica. In base ai risultati, o per altri motivi, il prigioniero è successivamente rilasciato. Viene cioè ‘riportato in superficie’ in un luogo di detenzione legale, oppure nuovamente recluso in un luogo segreto. Evento, quest’ultimo, che spesso conduce alla sua esecuzione senza un regolare processo. Ma le persone ‘spariscono’ anche in altri modi atroci. E’ un metodo che autorizza il governo a negare di essere al corrente delle scomparse e delle morti, o di esserne il responsabile. Memore dell’esperienza cilena, i militari argentini sembrano essere arrivati alla conclusione che le ‘sparizioni’ sono preferibili agli arresti eseguiti legalmente.”

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L’intelligence decide di indagare a fondo. La missione è affidata a Hugh Bicheno, un agente dell’MI6, il controspionaggio britannico. “Arrivai a Buenos Aires alla vigilia della morte di Peròn [luglio ’74] con il compito di capire se l’Argentina avrebbe attaccato le  isole Falkland – ha raccontato alla rivista Don’t panic nel maggio 2009 – . Ma in breve la ‘Alianza Anticomunista Argentina’, la ‘Triple A’, iniziò a sequestrare e a uccidere. Venne poi il regime militare e la gente cominciò a sparire.”

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Il 7 ottobre ‘77, da Buenos Aires, la spia invia a Londra un rapporto segreto di tre pagine, “Informazioni sulla guerra contro la sovversione” (Fco 7/3276). “Sono solo delle stime”, precisa, anche se coincidono “con i dati in possesso dell’ambasciata degli Stati Uniti d’America”.

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Bicheno riferisce che “secondo fonti attendibili, il ministero dell’Interno [argentino] è in possesso di uno schedario dei desaparecidos, comprendente oltre 5.000 nominativi. […] Ma non è irragionevole il calcolo che siano sparite fino a 15.000 persone. E’ la metà della stima avanzata dall’organizzazione per i diritti umani dei Montoneros [i guerriglieri peronisti]. E anche se attribuissimo ad un’azione volontaria la scomparsa di un terzo di questa cifra (sono persone che entrano in clandestinità, che si nascondono o che scelgono un esilio anonimo), rimangono ancora 10.000 persone. E’ probabile che queste abbiano trovato la morte in seguito a torture per mano delle forze di sicurezza. I loro cadaveri sono stati verosimilmente bruciati, sepolti o gettati nell’oceano. Ciò porterebbe ad una media di venti morti al giorno in tutto il Paese, a partire dal colpo di Stato [del marzo ‘76]”.

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Il documento si conclude con una riflessione amara: “Le forze di sicurezza si attengono al principio che considera una persona ‘colpevole fino a prova contraria’. Risulta quindi inevitabile che un numero significativo di innocenti finisca per andarci di mezzo.”

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“E’ roba da far rizzare i capelli in testa” commenta Londra.

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Qualche giorno dopo, Hugh Carless – l’incaricato di affari dell’ambasciata di Buenos Aires – osserva che “il quadro è ora più chiaro e raccapricciante. Fino a quando il governo argentino non rilascerà cifre credibili, la stima di 10.000 desaparecidos non è insensata”.

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Chi è la source di Bicheno? Il rapporto non lo dice. Sappiamo solo che lo 007 è in ottimi rapporti con Rolando Fernandez Pondal, detto “Rolo”, un giornalista che dirige il bollettino “Ultima clave”. “Rolo” è vicino agli ambienti della Marina militare argentina e frequenta l’ammiraglio Emilio Eduardo Massera, un membro influente della giunta di governo. Il 5 agosto ’77, il giornalista viene rapito in una strada del centro di Buenos Aires e scompare per sempre. Nel suo libro “Razor’s edge. The unofficial history of the Falklands war” (2006), Bicheno avanza l’ipotesi che “Rolo” sia stato eliminato perché sapeva troppo sui patti segreti siglati a Roma tra Massera, iscritto alla loggia P2, e Mario Firmenich, il capo dei Montoneros. Accordi che avrebbero portato l’ammiraglio a prendere il posto di Videla con la mediazione occulta di Licio Gelli.

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Ma è assai probabile che sia proprio “Rolo” la fonte numero uno  dello spionaggio inglese. All’epoca, la “Escuela Mecanica de la Armada” (Esma) è il principale centro di detenzione e tortura dei desaparecidos nella Capitale, gestito direttamente dalla Marina argentina. E solo chi era prossimo a questi ambienti avrebbe potuto fornire dati così puntuali come quelli riportati da Bicheno.

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Altre novità emergono da un rapporto confidenziale del maggio ’78. Monsignor Achille Silvestrini – segretario di Stato vicario della Santa Sede – confida a un diplomatico britannico che “il governo argentino non è in grado di fornire risposte circostanziate [sulla questione dei diritti umani]. Si è limitato a pubblicare le liste delle persone che – si ammette – si trovano in prigione o che sono scomparse”. E rivela un fatto inedito: “La Santa Sede è convinta che il vescovo argentino Angelelli sia stato assassinato. La sua automobile si è scontrata con un camion quando tornava dai funerali di tre sacerdoti uccisi dalla polizia.” Accusato dalla dittatura di essere un vescovo “guerrigliero e marxista”, monsignor Enrique Angelelli aveva perso la vita nell’agosto ’76, nella lontana regione de La Rioja.

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Le informazioni raccolte dall’intelligence service sono ormai sufficienti a scatenare una campagna internazionale sui diritti umani in Argentina, per esigere a gran voce il ritorno alla democrazia.  Tanto più che Jimmy Carter siede ora alla Casa Bianca, un presidente che ha fatto della difesa dei diritti umani il suo cavallo di battaglia.

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Ma da Londra qualcuno frena. Prevale la ragion di Stato. Cinicamente.

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Nel giugno ’77, il ministero degli Esteri britannico prepara un dossier ad uso interno, “Violenza e diritti umani in Argentina” (Fco 7/3276), una sorta di manuale per le sedi diplomatiche sparse in tutta l’America Latina. “La situazione deve essere affrontata con razionalità – scrive D. S. Keeling, il responsabile del Dipartimento per il Sud America – . Il nostro obiettivo consiste nell’osteggiare le richieste provenienti dagli oppositori del regime e dalle lobby dei diritti umani. Costoro ci chiedono di condannare pubblicamente il governo argentino. Tuttavia, tale azione andrebbe contro i nostri interessi, nel senso che potrebbe danneggiare i futuri negoziati sulle Falkland (e la cosa potrebbe rivolgersi contro gli isolani). Infine, una simile mossa finirebbe per colpire i nostri interessi commerciali.”

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Sono anni che Londra è in trattative con Buenos Aires per risolvere la questione della sovranità delle Falkland/Malvinas. Nel ’68, i ministri degli Esteri Michael Stewart e Nicanor Costa Mendez hanno concordato un memorandum in cui si afferma che “nell’interesse degli abitanti delle isole, il governo del Regno Unito di Gran Bretagna riconoscerà la sovranità argentina in data da stabilirsi”. Su proposta di Stewart, i negoziati includeranno gli altri dominions di Sua Maestà nell’Atlantico meridionale: le isole South Georgia, South Shetland, South Orkney e South Sandwich.

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Il governo laburista di Callaghan non ha nessuna voglia di mettere in difficoltà la giunta di Videla. Soprattutto ora che è sul punto di disfarsi di quelle lontane colonie che costano decine di milioni di sterline all’erario britannico. Nei mesi successivi, i rapporti dell’ambasciata si fanno sempre più teneri nei confronti del regime golpista. E non è un caso. Videla è ormai l’uomo della Provvidenza.

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Nel maggio ’78, Carless rileva che “il governo ha ottime chances di incrementare le libertà civili”. Due mesi dopo, all’indomani della vittoria della nazionale argentina ai mondiali di calcio, scrive che “Videla e il suo moderatismo si sono rafforzati. Vi è la ragionevole speranza che la fiducia che ora pervade l’Argentina e il suo attuale governo, contribuirà a migliorare la situazione dei diritti umani”. Nell’agosto ‘78 le sue analisi diventano sconcertanti. “Il quadro è nettamente migliorato” – racconta – perché “le vittime potenziali sono diminuite”. Si osserva poi “un certo controllo sui ranghi inferiori delle forze di sicurezza e un desiderio genuino di ridurre la repressione, dopo tante sofferenze. Di conseguenza, l’uomo della strada è probabilmente più sicuro ora che nel marzo ‘76. Sempre e quando non appartenga ad alcuna organizzazione sovversiva.”

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La posizione del governo inglese continua ad essere in linea con la “Dottrina della sicurezza nazionale”, un punto chiave della strategia di Henry Kissinger per bloccare l’espansione sovietica in America Latina. La “sovversione marxista” va fermata con ogni mezzo, costi quel che costi. “Se vi sono cose da fare, agite in fretta. Ma altrettanto in fretta tornate alla normalità.” Sono queste le parole che il segretario di Stato Usa pronuncia a Washington dinanzi all’ammiraglio Cesar Guzzetti, ministro degli Esteri della giunta golpista argentina. E’ il giugno ’76 e Videla ha preso il potere da appena tre mesi.

G. Casarrubea e Mario J. Cereghino

I documenti inediti

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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