I modi del passato

Intervista di Gero La Rocca, direttore responsabile della rivista mensile “3T magazine” a

Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea

1)Nel suo blog su internet compare la frase “occorre conoscere il passato per dare risposte al futuro”, sembrerebbe scontato, ma vuole chiarire perchè è così importante conoscere il passato?

R.: Il passato non è un tempo uniforme, omogeneo. Specialmente nella lingua italiana, si presenta piuttosto articolato, con una sua funzionalità  più o meno esplicita che oggi andrebbe forse recuperata.

Siamo nel tempo in cui le vacche sono tutte nere,  e i fatti e le vicende umane ci appaiono come un insieme confuso e indistinto. Perciò occorre prima di tutto che ci rendiamo conto di questo dato, di questo fenomeno presente e drammatico. La tendenza generale dell’epoca in cui viviamo è quella di cancellare i fatti accaduti, di farli smarrire sfumandone i contorni e le sequenze, di evitare di cogliere i nessi che legano le cause agli effetti. La tendenza è di vivere, oggi e qui, la materialità del particolare, dell’azione singola. Questa è una condizione sociale ed etica che nega valore alle azioni e alle loro cause. Si pensi, appunto, alla lingua italiana. Il passato può essere: prossimo, remoto, trapassato prossimo, trapassato remoto, imperfetto.  Ma oggi non è più così. Ogni azione ha un senso rispetto non a ciò che non esiste più, ma a ciò che è il presente. Nella nostra lingua e nel nostro codice genetico l’articolazione del passato è funzionale a ciò che siamo nel presente. Se questi legami sono interrotti, persino il valore della nostra esistenza subisce un rovesciamento irrimediabile. Dunque, anche la lingua insegna: ai valori del tempo passato di una volta e alle sue differenze, subentra oggi, appunto, una sorta di sonno della ragione, l’indistinto di ciò che abbiamo fatto. In questa notte, non hanno più senso i partiti mentre tutto tende a uniformarsi. Marciamo verso una cultura dicotomica, fatta di buoni da una parte e cattivi dall’altra; di bianco e di nero, di odio e di amore. In realtà tutto si rovescia in un modo che priva le cose di senso.

COTTA CONTINUA

2)Gli eventi a ridosso dello sbarco Alleato in Sicilia fino agli anni ’50 inoltrati sono saturi di vicende cruciali per la storia non solo della nostra regione ma direi per l’intera nazione. Molti passaggi di quegli anni rimangono coperti da una coltre di disinformazione a favore di versioni ufficiali più accomodanti. Vuole accennare grosso modo alle vicende siciliane che reputa più importanti e irrisolte in quel clima?

R.: I fatti più salienti sono sostanzialmente tre. Il primo: nasce e si consolida lo schema di dominio trinitario  in cui Cosa Nostra, poteri istituzionali e poteri finanziari ed economici, gettano le basi della loro organica funzione storica rispetto alla politica, alla cultura e alla società. La garanzia di questo potere territoriale è assicurata dall’ingerenza Usa nel nostro Paese, in quanto solo a questo livello, già in passato, poteva essere garantita la costruzione del modello occidentalista della nostra vita nazionale. Il secondo: l’Italia entra in una condizione di sudditanza internazionale e la politica subisce il condizionamento della sovranità limitata. La Sicilia, in modo particolare, con il suo notevole spostamento a sinistra avvenuto nel 1947, diventa campo sperimentale della reazione antidemocratica, e dell’azione concreta di gruppi neofascisti che utilizzano il terrorismo come mezzo di lotta politica. Il terzo fatto è il tentativo di mantenere l’eterno equivoco autonimistico a vantaggio di una sorta di nichilismo dei valori della politica e della supremazia dei rapporti personalizzati. Cioè l’eterna scissura tra chi comanda e il popolo dei comuni mortali.

3)Lei è riconosciuto come il maggiore esperto dei fatti legati alla strage di Portella della Ginestra. Secondo le tesi ufficiali fu messa in atto dalla banda di Salvatore Giuliano, una delle figure più controverse della storia italiana e per altro attorno alla quale ci sono tanti punti che sono stati ovviamente mistificati. Dalla strage di Portella alla morte del bandito e poi del suo luogotenente Pisciotta, quali sono, secondo lei, le cose che non tornano? E quali le ipotesi che lei propone?

R.: Le cose che non tornano sono molte, e tutte abbastanza evidenti. Ad esempio è improponibile che dei giovanotti abituati a fare i pecorai, per lo più analfabeti, abbiano potuto concepire una strage di quelle proporzioni, sparando con armi da guerra su una massa indifesa di donne e bambini, lavoratori inermi che assistevano alla festa del primo maggio. L’uso di granate durante la sparatoria, come dimostrano diverse cartelle cliniche di feriti, ci dice inoltre che si trattò di un agguato terroristico di estrema precisione, condotto a termine con una tecnica di tipo paramilitare. Non convince, ancora, che durante il processo la mafia sia stata, di fatto, tenuta fuori dalle accuse, anche se qualcuno in una prima fase ebbe ad indicarla tra gli esecutori materiali della strage. Inoltre è ben strano che molti testimoni siano stati eliminati durante la fase istruttoria e poi a processo avviato. Si può calcolare che i morti per mantenere l’omertà su quanto accaduto siano almeno il doppio delle vittime di quel primo maggio. E’ ormai dimostrato che l’uccisione di Ferreri, il confidente dell’ispettore di polizia che si trovava quel giorno tra i roccioni del Pelavet a sparare sulla folla, non avvenne nei termini in cui ne tratta il rapporto giudiziario ufficiale. Che la morte di Giuliano non avvenne nei termini descritti dal capitano dei CC Antonio Perenze, e che la stessa morte di Pisciotta sia inficiata da elementi di falsità troppo macroscopici per passare inosservati. Ci troviamo di fronte a falsi che solo ora cominciano a trovare delle spiegazioni.

4)E’ accettabile secondo lei dire che con gli intrecci della Sicilia del dopoguerra (ma anche di qualche anno prima), probabilmente si gettava il seme che qualche decennio dopo avrebbe insanguinato l’Italia con la cosiddetta strategia della tensione? Perchè?

R.:Se è vero, come è vero, che la strage di Portella e gli attentati contro le Camere del lavoro e contro le organizzazioni della sinistra negli anni 1946-’48, sono l’atto di nascita del terrorismo nero in Italia, in funzione antidemocratica, è anche vero che la strategia di cui l’eversione neofascista si è servita trova il suo battesimo di piombo in quegli anni che sono determinanti per la nostra Repubblica. E’ in quegli anni, infatti, che si rompe l’unità nazionale delle forze antifasciste che avevano prodotto la lotta di Resistenza, e si avvia un lungo e doloroso percorso di attacco alle istituzioni, alla democrazia e alla stessa Costituzione. Il neofascismo si componeva in nuove forme avendo come obiettivo la rottura del patto antifascista e la lotta contro il cosiddetto comunismo. Atteggiamenti questi ultimi che sembrano arrivati oggi ai traguardi di una loro completa maturazione.

5)Le sue ricerche storiche si fondano su documenti di varia origine, alcuni anche provenienti dagli archivi dei servizi segreti americani. L’archivio “Giuseppe Casarrubea”, intitolato alla memoria di suo padre, è una preziosa miniera di fonti uniche frutto del suo sacrificio di storico. Sul suo blog si legge che c’è un progetto particolare per affidare ad un ente pubblico questo archivio, di cosa si tratta?

R.: In circa quindi anni di ricerca abbiamo raccolto più o meno ventimila documenti provenienti dagli archivi più disparati del mondo. Per lo più si tratta di copie di documenti originali consegnate dal National Archives and Record Administration (Maryland, Usa), dagli archivi nazionali britannici di Kew Gardens, dall’archivio centrale dello Stato italiano, da archivi nazionali di altri paesi stranieri come La Slovenia e l’Ungheria. Vi sono anche materiali provenienti anche da Archivi privati come le carte dell’avvocato Loriedo, e quelle del Procuratore della Repubblica Gaetano Costa, assassinato dalla mafia nel 1982.

Si tratta di materiali che le scarse forze che abbiamo non ci consentono di gestire attivamente e che per altro andrebbero sempre aggiornati a mano a mano che viene decretata la desecretazione. Fatto che per gli Usa e la Gran Bretagna avviene in modo sistematico, quasi ogni anno. Noi abbiamo bisogno di acquisire questi nuovi documenti, digitalizzarli e metterli a disposizione del pubblico degli studiosi e del mondo universitario, senza lucro alcuno. Abbiamo bisogno di attrezzature e materiali di cancelleria, di computer adeguati e scanner, di effettuare ricerche e quant’altro possa essere utile a conoscere meglio il passato del nostro Paese e di altre Nazioni. Perciò siamo grati all’Amministrazione comunale di Partinico se vorrà metterci a disposizione dei locali e delle strutture per un lavoro che ha il solo scopo della migliore formazione delle nuove generazioni.

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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2 risposte a I modi del passato

  1. Ermisio Mazzocchi ha detto:

    Utilissima queste documentazioni. Per un mio lavoro di ricerce NON riesco a trovare la nota che il 23 gennaio 1978 Michaele E. Pike, funzionario dell’ambasciata brittanicsa a Woshington invia al ministero degli Esteri di Sua maestà a riguardo dell’eventualità dell’ingresso del PCI nel governo. La notizia è apparsa su “L’Unità” del 12 novembre 2009 a firma di Filippo Ceccareli. L’articolo è stato ripreso da parte mia perché in questi giorni lavoro per una mia pubblicazione su questo argomento. Grazie della cortese disponibilità. E. Mazzocchi

  2. Ermisio Mazzocchi ha detto:

    Utilissima queste documentazioni. Per un mio lavoro di ricerce NON riesco a trovare la nota che il 23 gennaio 1978 Michaele E. Pike, funzionario dell’ambasciata brittanicsa a Woshington invia al ministero degli Esteri di Sua maestà a riguardo dell’eventualità dell’ingresso del PCI nel governo. La notizia è apparsa su “L’Unità” del 12 novembre 2009 a firma di Filippo Ceccareli. L’articolo è statUtilissima queste documentazioni. Per un mio lavoro di ricerce NON riesco a trovare la nota che il 23 gennaio 1978 Michaele E. Pike, funzionario dell’ambasciata brittanicsa a Woshington invia al ministero degli Esteri di Sua Maesta. E. Mazzocchi

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