Nazifascismo e Olocausto

Adolf Hitler converses with the Papal Nuncio, Archbishop Cesare Orsenigo

I crimini del nazifascismo sono inauditi e ancora assai poco valutati dagli storici.

Di solito ci si riferisce quasi esclusivamente a quelli commessi contro  gli  ebrei, ma nella valutazione della loro estensione e gravità occorre considerare lo spettro imperialista e colonialista da cui essi derivano e come lo sterminio sia la punta terminale, certamente la più virulenta ed estesa, di un itinerario che inizia, come in un lungo e penoso calvario, con l’ascesa di Mussolini al potere e in particolare con la sua pubblica polemica contro gli ebrei, avviata sulla stampa italiana, a partire dal 1928.

Essi possono essere enucleati non solo dalla sommatoria di singoli delitti, ma anche dalla pianificazione sistematica dello sterminio contro popolazioni inermi, in varie realtà del pianeta. Non solo del popolo ebraico, ma dell’Olocausto, della cancellazione, o del tentativo di eliminazione di vari popoli; della messa in opera, da parte del fascismo e del nazionalismo fascista, di veri e propri piani di sterminio perpetrati contro nazioni indifese, per lo più povere e prive di mezzi idonei a contenere l’irruenza di una guerra da loro non voluta, ma subita come un destino inesorabile.

Da questo atteggiamento deriva storicamente la legislazione antisemitica nazista nella Germania di Hitler, almeno a partire dal 1933 e via via in modo sempre più virulento fino al varo delle leggi antiebraiche di Norimberga (1935). In Italia l’antisemitismo va retrodatato al 1928, con l’avvio, nella stampa italiana, di uno scontro sempre più accentuato del fascismo contro gli ebrei e con lo sviluppo di una ideologia imperialistica e di conquista che avrà il suo epilogo nelle stragi durante la campagna di invasione dell’Etiopia (1935).

Mussolini e Hitler

Il nazifascismo ebbe il demerito di portare a termine, fino alle conseguenze della negazione dei valori umani più elementari e al rifiuto della vita e del diritto, il colonialismo ottocentesco in Eritrea, in Libia (1911) e in Etiopia e, negli anni della seconda guerra mondiale (1941-1943), nei Paesi della ex Jugoslavia, in Grecia e in Montenegro.

I suoi programmi furono sempre la snazionalizzazione dei popoli indigeni, la marginalizzazione degli ebrei, la costruzione di campi di deportazione (Slovenia, partigiani del maresciallo Tito, ecc.). Si registrano così  diverse forme di continuità con i campi di detenzione per oppositori in Eritrea (Nocra); con i processi sommari e le condanne capitali in Libia, per non contare l’impiego, durante le guerre di conquista di armi chimiche vietate dalla Convenzione di Genevra, di gas tossici micidiali come l’iprite che causò  diverse decine e forse centinaia di migliaia di civili uccisi. Su questa scia il fascismo proseguì il suo percorso di morte mediante la costruzione di oltre un centinaio di campi di concentramento per sloveni ai quali fu proibito di parlare la loro lingua.

Come era successo con la deportazione dei libici in Italia, l’abbandono nei campi di concentramento di donne, anziani e bambini fino alla loro morte, fu sistematico e così esteso che ancora oggi non si conosce il totale delle vittime  registrate negli oltre cento campi di internamento allestiti in Italia. Non pochi furono poi i fucilati senza alcuna

Etiopia storica

ragione. La crudeltà del fascismo nella sola Etiopia può essere ben rappresentata inoltre dalla strage di duemila preti e diaconi assassinati a Debra Libanòs a seguito di un attentato ad Addis Abeba  contro Rodolfo Graziani,  a seguito del quale furono massacrate circa 30.000 persone. Alla base di questo lungo percorso di morte della storia italiana, ancora assai poco conosciuto, non vi sono spiegazioni che tengano. Sono l’espressione della nuda e cruda follia. La stessa che porterà alla distruzione di sei milioni di ebreinei vari campi di sterminio allestiti in Europa: a Plascow con 80.000 morti, Stutthof 85.000, Gross Rosen 100.000, Sobibor 250.000, Chemno 330.000, Belzec 500.000, Treblinka 700.000, Auschwitz 4.000.000. Per non contare quelli dei numerosi altri campi di sterminio, Ravensburg, Neustadt e persino di un lager di bambini in Litzmannstadt.

In tutto 11.500 campi nazisti di concentramento. Per non contare quelli ormai dimenticati del fascismo italiano e quelli di “oggi con i fiorellini di plastica sotto il neon ‘Democrazia’”.

(GC)

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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