Perchè il centro-sinistra perde

vignetta di sebino

Più li guardo più mi convinco che c’è qualcosa che non funziona. Mi succede indifferentemente se il mio sguardo è rivolto a destra o a sinistra. Ma sull’ascesa della destra all’olimpo politico italiano si è scritto molto e non mi va di aggiungere nulla. Gli italiani sanno più o meno tutto. E se c’è qualcuno che ancora non sa sono fatti suoi: non si può passare la vita a invecchiare come  quelli che col passare del tempo rimbambiscono ripetendo sempre le stesse cose. Magari subito dopo averle dette. Basta, non se ne può più. Mi rifiuto anche di pensare che esista un popolo bue che s’accoda ai carrozzoni che i vincitori sanno montare, con tanto di addobbi e musichette. Il popolo non è bue e magari sceglie per istinto, ma seguendo a naso o sulla sua pelle le cose che più lo convincono. Dobbiamo essere sinceri.

Mi preoccupa molto di più questo ventre molle dell’opposizione, questo centro sinistra che abbiamo con tutte le sue varie accezioni:

–  centro aperto a sinistra ed organicamente legato ad esso qual è il Pd, sintesi delle antiche velleità del popolo democratico e popolare, cattolico e socialcomunista, di fondare un’Italia nuova dopo la lotta di resistenza antifascista;

– sinistra che ha rotto con la sua storia per essere, un altro partito. Nuovo e sostanzialmente centrista, moderato, riformatore;

–  sinistra senza il centro, ma alla ricerca di un confronto e di un patto per costruire l’alternativa a quelli di centro-destra;

–  centro che vuole stare da solo con quelli che gli assomigliano con una direzione dettata da uomini di centro;

– schieramento aperto a tutte le formazioni alternative al centro-destra, un tempo materializzatesi nel simbolo agreste dell’ulivo;

– schieramento di centro e di sinistra in un sistema politico bipolare;

– schieramento di centro e di sinistra in un sistema proporzionale alla tedesca.

I maggiori ostacoli alla formazione di un unico centro-sinistra come blocco antagonista al centro-destra sono due: la perenne pregiudiziale dell’Udc a sinistra e la sua ostilità contro il bipolarismo; il conflitto perenne con quelli di Italia dei Valori, o, meglio, con il dipietrismo. Casini non ritiene un ostacolo alla formazione di un centro-sinistra alternativo la presenza del Pd, ma della sinistra di Vendola. Preferisce alla sinistra l’Adriana Poli Bortone, gli dà autonomia e garanzie e gli consente di giocare a destra e a sinistra col peso specifico dei risultati elettorali.

AVATAR

In ogni caso, quello dell’Udc è un discorso conseguente alla discriminante a sinistra dell’intera area centrista che impropriamente si definisce di centro-sinistra quando taglia i ponti con la storia dell’intera sinistra parlamentare. E’ dentro questa linea di demarcazione che si spiegano scelte come quella di attribuire a Massimo D’Alema la presidenza del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che dovrebbe vigilare sui servizi segreti italiani. Non sappiamo i reali motivi delle dimissioni del suo predecessore, Francesco Rutelli.  Ma sta di fatto che ci troviamo di fronte ad una giostra di strutture di potere affidate come contentini a certi leader dell’opposizione già addomesticati, supposto che ne avessero avuto bisogno. Tanto, si sa, la nostra Intelligence cammina da sola e nella sua storia ha sempre dimostrato di fare a meno dei politici, e  ancora di più del parlamento in particolare.

Il problema del centro-sinistra è semmai la ricerca della sua metà: della sua sinistra smarrita e del suo legame organico con il resto della democrazia di ispirazione centrista e democratica. Ecco perchè, mi pare, si possa definire un decalogo delle carenze che andrebbero colmate per il superamento dell’empasse in cui l’opposizione si trova:

1-     Difficoltà a definire la sua leadership e la sua capacità di giocare in squadra;

2-     scarsa coerenza con la sua memoria e sua attualizzazione;

3-     trasformismo;

4-     carenza della presenza femminile cui fa riscontro un elevato tasso di mascolinità nei posti del comando;

5-     provincialismo e lontananza dai problemi del mondo, con le conseguenze di certa litigiosità interna e con gli avversari politici;

6-     incidenza di una elevata politicizzazione (concezione totalizzante della politica) e distacco dai problemi del mondo del lavoro e dalla società;

7-     scarsa cura della propria immagine complessiva;

8-     assenza di personalità credibili, carismatiche;

9-     scarsa visibilità e attenzione alle reti della comunicazione orizzontale e alternativa;

10- immobilismo e disattivazione delle connessioni con il mondo culturale.

Se qualcuno pensa che questo sia un ricettario e non una sintesi della realtà dei fatti, vuol dire che non abbiamo più motivo neanche di sperare. (G.C.)

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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