Beato lui!

Presentiamo tre documenti sull’atteggiamento di Pio XII rispetto al “problema ebraico”.

Sir D'Arcy Osborne

Il primo è un telegramma originale del 18 ottobre 1943 di cui abbiamo avuto modo di parlare in questo blog in occasione di una nostra trascrizione oggetto di un lancio Ansa a cura del giornalista Paolo Cucchiarelli (ottobre 2008). Racconta l’udienza concessa da Eugenio Pacelli all’ambasciatore britannico Osborne.

Il secondo documento, da noi ritrovato a Londra poche settimane fa, è del giorno successivo e descrive l’incontro avvenuto tra il papa e l’incaricato d’Affari statunitense presso la Santa Sede, Harold Tittmann.

Invece di indignarsi per la deportazione degli oltre mille ebrei romani, avvenuta il giorno prima dalla stazione Tiburtina, il principe Pacelli è in forte ansia per “le bande comuniste che stazionano nei dintorni di Roma”. Beato lui che in quei giorni neri si sente protetto soltanto dal Padreterno e dalle truppe delle SS che hanno occupato Roma un mese prima.

Aggiunge, infatti, che fino a quel momento i tedeschi hanno rispettato la Santa Sede. L’armistizio è stato firmato qualche settimana prima e quelle “ bande comuniste” che gli turbano il sonno, altro non sono che i primi nuclei di Resistenza contro il nazifascismo, costituiti da ampi settori del nuovo esercito italiano che ha giurato fedeltà al maresciallo Badoglio.

Pio XII

L’ultimo documento, di gran lunga il più importante, illustra un altro colloquio tra Pacelli e Osborne, avvenuto la mattina del 10 novembre 1944 nella biblioteca del Palazzo Apostolico. In quelle settimane le truppe delle SS, al comando di Adolf Eichmann stanno letteralmente massacrando oltre 400.000 ebrei ungheresi. Vale la pena riportare un brano del documento in questione:

*

“DA SIR D’ARCY OSBORNE (AMBASCIATORE BRITANNICO PRESSO LA SANTA SEDE, ROMA) A SIR ANTHONY EDEN (MINISTRO DEGLI ESTERI BRITANNICO, FOREIGN OFFICE, LONDRA), TELEGRAMMA N. 136, 10 NOVEMBRE 1944, FO 371/44213.

Oggi sono stato ricevuto in udienza dal Papa. […] Abbiamo sostenuto una lunga discussione sulla Russia. In relazione al maltrattamento degli ebrei in Ungheria – e al suggerimento contenuto nel tuo telegramma n. 468, secondo il quale egli dovrebbe divulgare un appello sul tema  – il Papa ha affermato di essere stato pressato a denunciare pubblicamente le violenze subìte dai polacchi e dalle popolazioni degli Stati baltici per mano dei russi. Egli non ha ancora preso una decisione in proposito e, in ogni modo, la sua condanna sarebbe anonima (come nel caso della disapprovazione delle atrocità tedesche, in passato).

Io l’ho esortato a non condannare i russi in maniera esplicita, perché ciò avrebbe un effetto pessimo a Mosca e ripercussioni non meno sfavorevoli a Londra e, probabilmente, anche a Washington. Una denuncia aperta delle presunte atrocità russe sarebbe messa a raffronto con l’assenza di una condanna specifica dei crimini tedeschi contro le popolazioni dei Paesi occupati [dalla Germania nazista].

A questo punto, Sua Santità è intervenuta per dire che in nessun modo il riferimento ai russi sarebbe esplicito. Io ho poi aggiunto di non avere informazioni sulla condotta dei russi nell’Europa dell’Est. Tuttavia, sono certo che nulla di ciò che i russi potrebbero fare [sul fronte orientale] si avvicinerebbe alle atrocità commesse dai tedeschi in molti Paesi. Sua Santità non ha obiettato. Un esempio per tutti: nella Storia non vi è nulla che possa essere paragonato alla condanna di massa emanata da Hitler con l’obiettivo di annientare la razza ebraica; oppure ai metodi – camere a gas, morte per inedia, eccetera – che erano (e sono ancora) utilizzati per attuare questo fine. Su questo, il Papa si è detto d’accordo. […]”.

Ancora una volta le carte del Foreign Office dimostrano che Pacelli non ebbe la volontà di condannare apertamente il regime hitleriano, nemmeno dinanzi all’inaudito olocausto ungherese dell’autunno ’44.

In conclusione, a padre Gumpel (compagnia di Gesù) vogliamo dire che prima di pensare alle santificazioni farebbe bene a leggere con attenzione almeno questi tre documenti, se proprio non vuol far la fatica di studiare più a fondo le carte vaticane conservate  negli archivi nazionali di Londra e Washington. Sarebbe un suo obbligo professionale, questo, visto che è anche un suo compito pensare ai peccati e ai peccatori, oltre che alle anime pie.

GC e MJC

Per leggere, in formato Pdf, i tre documenti in originale, clicca qui sotto:

Pio XII 18 ott. ’43

Pio XII 19 ott. ’43

Ungheria 10 nov ’44

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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3 risposte a Beato lui!

  1. Germano Bonora ha detto:

    Dai due documenti si riscontra la diplomazia del principe Pacelli che contrasta non poco con il suo ministero di vicario di Cristo.
    La sua incarnazione odierna è il cardinale Ruini, al quale Paolo Farinella ha recentemente indirizzato una lettera aperta a seguito dell’invito a cena del premier Berlusconi e del sottosegretario Letta, che il sacerdote genovese giudica alla stregua di Richelieu, una sorta di mezzano fra il presidente del consiglio e il Vaticano.

  2. Bastardlurker ha detto:

    Il testo del telegramma che avete trovato negli archivi inglesi non coincide con quello pubblicato a pag.950 del secondo volume relativo al 1943 del Foreign Relations of United States (FRUS).

    Versione FRUS

    [VATICAN CITY,] October 19, 1943.
    No. 198. I had audience today with the Pope whom I had not seen since LAST YEAR.

    Versione originale telegramma archivi inglesi

    I had audience today with the Pope whom I had not seen since MONDAY.

    E’ abbastanza irrealistico che l’incaricato di affari americano non incontrasse PIO XII dal 1942(LAST YEAR)

    Il testo del telegramma pubblicato dal FRUS è SBAGLIATO.

    Archivio
    http://klerikate.blogspot.com/2010/02/archivio.html

  3. Carmelo Incorvaia ha detto:

    Sarebbe utile confrontare i documenti con quanto si trova nell’archivio vaticano, ma a tutt’oggi il fondo è inaccessibile.

    E non serve purtroppo chiedere a papa Ratzinger una botta di coraggio e di assunzione di responsabilità storica.

    La vicenda Boffo insegna quale sia ancora l’atteggiamento della gerarchia, e della segreteria di stato.

    La Chiesa dei credenti, in quegli ambienti, ha poca voce.

    Carmelo Incorvaia

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