Meno male che Tornielli c’è

Pio XII

Meno male che Tornielli c’è.

Se non ci fosse bisognerebbe inventarne uno. A sua immagine e somiglianza e con la sua poderosa cultura bibliografica.

Ecco cosa manca agli storici veri dell’universo mondo. Uno come lui, profondo conoscitore dei papi di Santa Romana Chiesa, vivi o morti che siano, santi o beati.

Sono state ore di ansia e di insonnia per noi, sconvolti dagli strali di questo illustre storico che è, a quanto pare, di casa nell’eccellente blog degli amici del papa tedesco.

Sì, perchè anche i papi hanno bisogno, come dell’aria che respirano al Palazzo Apostolico, di amici. Veri o presunti che siano.

Peccato che questo giovane storico non ci illumini su cose ben più scottanti, preferendo invece fare questioni di lana caprina.

Come i motivi del comportamento di Pacelli dinanzi a Osborne e a Tittmann, il 18 e il 19 ottobre 1943.

Peccato che il principe Pacelli non si sia precipitato in quelle ore terribili alla stazione Tiburtina per fermare la deportazione di oltre mille innocenti che avevano la sola colpa di essere ebrei. Come invece aveva fatto, giustamente, il 19 luglio 1943 nel quartiere romano di San Lorenzo, per portare conforto a una popolazione stremata dalla fame e dai bombardamenti americani.

Peccato, in ultimo, che lo storico non pronunci sillaba sull’incontro del 10 novembre 1944 tra Pacelli e Osborne, quando Pio XII osò deviare il discorso dal  genocidio ebraico in Ungheria – oltre 400.000 deportati nei vari campi di sterminio dell’Europa centrale, per ordine di Adolf Eichmann – per approdare  astutamente al “pericolo” della bolscevizzazione dell’Europa da parte dell’Armata rossa.

Il principe Pacelli, si sa, le idee  le aveva molto chiare.

Ce le racconta ad esempio von Weiszaecker, ambasciatore del Reich hitleriano presso la Santa Sede, che lo incontra nel dicembre 1943:

“Il Papa si augura che i nazisti mantengano le posizioni militari sul fronte russo e spera che la pace arrivi il prima possibile. In caso contrario, il comunismo sarà l’unico vincitore in grado di emergere dalla devastazione bellica. Egli sogna l’unione delle antiche nazioni civilizzate dell’Occidente per isolare il bolscevismo a oriente. Così come fece Papa Innocenzo XI, che unificò il continente [l’Europa] contro i Musulmani e liberò Budapest e Vienna.”

GC e MJC

Il giorno 1 febbraio 2010 abbiamo letto:

Falso scoop su Pio XII, se gli “storici” non leggono i libri…

di Andrea Tornielli

Sul Corriere della Sera e sulla Stampa di oggi viene dedicato ampissimo spazio a presunti nuovi documenti relativi al “silenzio” di Pio XII. Anche il Giornale (ahimé), s’è fidato – ma fortunatamente in tono molto, molto minore, relegando la notizia in una breve – di un’Ansa che domenica pomeriggio ha rilanciato le “rivelazioni” di due studiosi non nuovi a questi falsi scoop: si tratta di Giuseppe Casarrubea e Mario Cereghino.
I due hanno compiuto delle ricerche negli archivi inglesi e da qualche anno – supportati dall’Ansa, che continua a fidarsi – presentano le loro “scoperte” spacciandole come inedite. Ieri sono arrivati persino a consigliare sul loro blog, con tono sarcastico, al relatore della causa di beatificazione di Papa Pacelli, il gesuita Peter Gumpel, di leggersi bene le carte che loro pubblicano prima di procedere.
Così, tramite agenzia, prontamente ripresa a tutta pagina dai due grandi quotidiani, si è parlato del rapporto con cui l’incaricato di affari americano Harold Tittman riferiva al governo Usa di un colloquio avvenuto nell’ottobre 1943 con Pio XII, durante il quale il Papa aveva detto che i tedeschi fino a quel momento avevano rispettato la Santa Sede. Sapete quanto era “inedito” lo scoop di Casarrubea e Cereghino? Quel documento è pubblicato dal 1964.
Si trova infatti nella serie Foreign Relations of United States (FRUS), nel secondo dei volumi relativi al 1943, p. 950. Questo testo è uscito negli Usa l’anno in cui sono nato io, vale a dire 45 anni fa. Si dirà: gli studiosi Casarrubea e Cereghino come potevano sapere? Loro in fondo hanno “ricercato” negli archivi inglesi non americani (e quel documento si trova in copia negli archivi inglesi perché Tittman non aveva il rango di diplomatico ufficiale e quel rapporto venne inviato negli Usa tramite l’ambasciata britannica)…
Peccato che quello stesso documento fosse noto non da ieri anche in traduzione italiana: lo ha pubblicato infatti Ennio Di Nolfo nel suo libro Vaticano e Stati Uniti: dalle carte di Myron Taylor, Milano 1978, ripubblicato nel 2003. Quel documento “inedito” è stato presentato e discusso nelle biografie e in molti saggi su Pio XII. “Libri che, evidentemente – mi spiega il professor Matteo Luigi Napolitano, autore di vari saggi sull’argomento – Casarrubea e Cereghino, non si sono dati la pena di leggere, continuando a spacciare come ‘nuove’ e ‘inedite’ cose che gli storici, quelli seri, conoscono e discutono da anni”.

http://blog.ilgiornale.it/tornielli/2010/02/01/falso-scoop-su-pio-xii-se-gli-storici-non-leggono-i-libri/

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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24 risposte a Meno male che Tornielli c’è

  1. Daniele Mont ha detto:

    A parte l’ironia, caro Professore, non si capisce bene cosa risponde nel merito a Tornielli.
    Chi secondo Lei può definirsi storico? Se è storico chi pubblica libri di storia e fa ricerche in questo ambito, allora Tornielli è storico quanto e più di Lei. Se invece allude a un ruolo accademico, allora mi pare che nessuno dei due lo sia, con la dofferenza che il Dott. Tornielli lo ammette.

    • casarrubea ha detto:

      Caro lettore,
      converrà con noi che non sia cosa cristiana e corretta denigrare il lavoro altrui, o, peggio ancora, sputarci sopra, per il solo fatto che non si convividono certe verità.
      Il prof. Tornielli non si può permettere di dire impunemente che i documenti che riportiamo sono “presunti nuovi”, e non può lasciare intendere che li abbiamo falsificati o censurati a nostro piacimento. Nè io nè Mario J. Cereghino abbiamo affermato che sono nuovi. Saranno pure vecchi di mezzo secolo, ma ciò non significa che non debbano mai più essere utilizzati per la ragione che qualcuno li ebbe per le mani tanto tempo fa e per i motivi che nessuno vuole sapere. Naturalmenti ci riserviamo di intervenire per le vie che riterremo più opportune, ma non possiamo consentire a chicchessia di scrivere :”due studiosi non nuovi a questi falsi scoop: si tratta di Giuseppe Casarrubea e Mario Cereghino”. Questa definizione il signor Tornielli la può attribuire a qualche altro e non a due studiosi onesti quali ci sentiamo di essere, che da quindici anni, rimettendoci il proprio stipendio e la propria fatica, fanno ricerca seria in archivi di mezzo mondo, alla ricerca di quelle verità che la cultura ufficiale spesso nasconde o distorce a suo uso e consumo. Ci onoriamo inoltre, quando possiamo, di divulgare i risultanti delle nostre ricerche, senza contropartita alcuna.
      Quanto ai libri che il suggeritore ad orecchio del Tornielli, e cioè il prof. Napolitano, ci accusa di non aver letto, è noto che Cereghino ed io lavoriamo principalmente su documenti. Non andando a caccia di reperti inediti, ma per il semplice gusto di sapere gli errori che chi ci ha preceduto ha commesso. Perchè siano evitati, se possibile, domani.
      Almeno lei non se l’abbia a male,
      cordialità
      GC e MJC.

  2. Laico ha detto:

    Diffondete una notizia che è uno scoop finchè non si scopre che è falsa, dopodichè diventa questione di lana caprina?
    Mi sa che di caprino c’è solo la vostra professionalità.

    • casarrubea ha detto:

      Caro autore Laico,
      la prossima volta abbia almeno la bontà di firmarsi con nome e cognome.
      Per quanto riguarda le affermazioni di Tornielli, per il momento, ci limitiamo a porre a lei e ai nostri detrattori una sola domanda: per quale motivo il vaticanista del Il Giornale, non dice una sola parola sul documento del 10 novembre 1944 che affronta il tema dell’Olocausto ungherese?
      GC e MJC

  3. Iri ha detto:

    Come semplice lettrice e non addetta ai lavori, dopo diverse letture dei Suoi post e di quello di Andrea Tornielli su Pio XII e l’annosa questione del suo “silenzio”, mi permetto alcune riflessioni:

    Delle “cose scottanti” di cui Lei scrive nei suoi post, mi perdoni, sarà una mia mancanza, non riesco a trovarne traccia.
    Leggo: ” il Papa ha affermato di essere stato pressato a denunciare pubblicamente le violenze subìte dai polacchi e dalle popolazioni degli Stati baltici per mano dei russi. Egli non ha ancora preso una decisione in proposito e, in ogni modo, la sua condanna sarebbe anonima (come nel caso della disapprovazione delle atrocità tedesche, in passato).

    Io l’ho esortato a non condannare i russi in maniera esplicita, perché ciò avrebbe un effetto pessimo a Mosca e ripercussioni non meno sfavorevoli a Londra e, probabilmente, anche a Washington. Una denuncia aperta delle presunte atrocità russe sarebbe messa a raffronto con l’assenza di una condanna specifica dei crimini tedeschi contro le popolazioni dei Paesi occupati [dalla Germania nazista].”

    In questo scritto, io rilevo:

    una disapprovazione senza, però, riferimento esplicito, formulata dal Papa nei confronti dei tedeschi prima ancora che egli venga spinto a denunciare, sempre in forma anonima, i crimini russi;

    una sostanziale aderenza di pensiero tra Osborne e Pio XII, peraltro ribadita dallo stesso ambasciatore in altri passi del documento:”Tuttavia, sono certo che nulla di ciò che i russi potrebbero fare [sul fronte orientale] si avvicinerebbe alle atrocità commesse dai tedeschi in molti Paesi. Sua Santità non ha obiettato.” e “nella Storia non vi è nulla che possa essere paragonato alla condanna di massa emanata da Hitler con l’obiettivo di annientare la razza ebraica; oppure ai metodi – camere a gas, morte per inedia, eccetera – che erano (e sono ancora) utilizzati per attuare questo fine. Su questo, il Papa si è detto d’accordo.”.

    Quindi, se sia Osborne che Pio XII ritengono opportuno non esprimersi in maniera esplicita contro la Germania nazista, se le carte di Osborne mostrano un Papa che ha una visione dei fatti estremamente simile alla sua, si dovrebbe dedurre che per entrambi si debba parlare di silenzio e di scandalo o sono, al contrario, ambedue atteggiamenti di opportuna prudenza?

    Credo, infine, che l’amicizia di Tornielli con i Papi, qualora esista, e gli illustri storici che sono di casa nel suo blog siano fatti tutt’altro che biasimevoli.
    Egli, come giornalista (non ho letto mai pubblicamente, anche in questo caso potrebbe trattarsi di una mia mancanza, che si sia fregiato del titolo di storico), scrive e racconta di Papi e di Vaticano, non è un bene, dunque, che egli s’impegni nel conoscere in maniera approfondita ciò che descrive? Non è apprezzabile che si confronti o che ospiti pareri autorevoli sugli argomenti che nel suo blog egli esamina e offre al pubblico?
    Io penso di sì, e sono per di più convinta che ciò, al di là del giudizio che si voglia dare sul suo lavoro, gli consenta di incorrere un po’ meno di frequente negli errori in cui molti suoi colleghi, e non, spesso incappano.

    Grazie.

    • casarrubea ha detto:

      cara signora,
      prima di tutto vogliamo precisarLe che lo scopo del nostro blog, non è quello di sollevare polveroni e clamori popolari. E’ semmai quello di cercare la verità, negli archivi storici, anche a costo di grandi personali sacrifici. E da semplici cittadini.
      Ci avrebbe fatto piacere che Lei avesse iniziato la sua citazione senza omettere queste fondamentali righe di Osborne del 10 novembre 1944, che noi abbiamo riportato il 30 gennaio 2010 nel post “Beato lui”: “In relazione al maltrattamento degli ebrei in Ungheria – e al suggerimento contenuto nel tuo [di Anthony Eden] telegramma n. 468, secondo il quale egli [Pacelli] dovrebbe divulgare un appello sul tema – il Papa ha affermato…”.
      Cara signora, non le pare chiaro che da navigato diplomatico qual era, Pacelli, cambia improvvisamente discorso, mettendo di fatto sullo stesso piano le atrocità inaudite del nazismo e le operazioni militari dell’Armata Rossa sul fronte orientale? E’ possibuile che nemmeno dinanzi all’Olocausto ungherese il principe Pacelli abbia sentito la necessità di fare qualcosa per tentare di salvare la vita a 400.000 innocenti?

  4. livio poloniato ha detto:

    perché non vuoi considerare l’ebreo Pinchas Lapide e i suoi dati testimoniali?
    Chi sei tu che sproloquia senza conoscere le carte e le testimonianze? Hai forse bisogno di trovare soldi nella tua situazione di precario? Secondo legge nessuno te li può dare. Né la comunità scientifica per essere seguace del Luzzatto, inutile pseudo storico, figlio di genitori salvati da Pio XII.
    Integrità accademica, per favore!!!!!!!!!!

  5. livio poloniato ha detto:

    PS: il commento è stato inviato, come tutti gli altri, in diverse lingue, in altre siti. Integrità intellettuale, come è esigito dal protocollo professionale. Carrubea appartiene al metodo scientifico?

  6. Jorge Cortés ha detto:

    Copio e incollo un branno di un interesante articolo. Ma si puo leggere tutto qua: http://www.zenit.org/article-21236?l=italian

    “Come ha spiegato in un messaggio inviato a ZENIT il professor Ronald Rychlak, della University of Mississippi, autore di alcune ricerche su Pio XII, i ricercatori hanno commesso un gravissimo errore nella lettura della data.

    “Il messaggio trascritto a Washington da Harold Tittmann è datato 19 ottobre, ma c’è un errore. I resoconti vaticani mostrano che l’incontro tra Tittmann e il Papa ebbe luogo il 14 ottobre”, afferma.

    “’L’Osservatore Romano’ del 15 ottobre 1943 riportava infatti in prima pagina che Tittmann era stato ricevuto dal Papa in un’udienza privata il 14 ottobre 1943”, mentre la razzia contro la Comunità ebraica avvenne il 16 ottobre.

    “A quanto pare, un ’14’ è stato letto erroneamente come un ’19’”, osserva Rychlak. “Il Papa non menzionava la retata degli ebrei perché non era ancora avvenuta!”.

  7. Maria ha detto:

    Ho l’impressione che di Tornielli ce ne siano invece tanti!Quando si tratta di discutere l’operato di Pio XII nei confronti della Shoa,i cattolici italiani sono tutti concordi nel ritenere che questo Papa sia stato ingiustamente calunniato.A me questo atteggiamento fa venire in mente una cosa così scontata ed elementare che mi vergogno quasi a dirla:ma per caso costoro provano un po’di vergogna per essere stati così meschinamente rappresentati?Provano un po’ di orrore nel sapere che a Gerusalemme presso lo Yad Vashem esiste una didascalia sotto la foto di un rappresentante di Cristo in terra che dice:questo Papa non reagì all’olocausto con alcuna protesta,nè scritta,nè verbale.

  8. filippo pistelli ha detto:

    Mi sembra che pubblicare come inedito un documento già noto, sbagliare la data, e attribuire al solo weizsacker – le cui ricostruzioni gli storici seri hanno sempre guardato con molto sospetto, visto che cercava di presentare a Berlino una Vaticano “compiacente”, per evitare reazioni imprevedibilida parte di Hitler e dei suoi consiglieri siano errori di una portata tale da costituire un’enorme lesione della credibilità, soprattutto storica, di chi li compie. Specialmente se non è la prima volta che ciò accade. Capisco animosità e partito preso, ma qui si è ben oltre.

    • casarrubea ha detto:

      Caro lettore, non sappiamo a quale documento lei si riferisce. Se ce lo dice possiamo darle una risposta adeguata. Nel caso fosse quello di Tittmann del 19 ottobre 1943 le assicuriamo che l’incontro tra il Papa e l’incaricato d’Affari Usa si svolse la mattina del 19 ottobre 1943 che lei può visionare direttamente cliccando sul pdf nel post “Beato lui del 30 gennaio 2010. Ci teniamo poi a precisare che non abbiamio scritto che i documenti sono inediti. Possono essere divagazioni giornalistiche che non ci riguardano. In ogni modo, il documento di Tittmann è importante soprattutto per quello che il Papa non dice. Pacelli si preoccupa delle “bande comuniste” attorno a Roma e non certo delle truppe delle SS che hanno occupato la città un mese prima. Basta questo per tracciare una valutazione, anche se non ultimativa, del personaggio.

  9. Luca Fusi ha detto:

    1) La data del 19 ottobre che compare sul documento e’ con assoluta certezza sbagliata, si veda il commento di cui sopra (http://www.zenit.org/article-21236?l=italian). Questo cambia completamente la prospettiva e rende la “notizia” semplicemente una bufala
    2) Si veda http://vaticanfiles.splinder.com/ per un resoconto piu’ dettagliato su questa e altre bufale degli autori.

    • casarrubea ha detto:

      Caro lettore, lei probabilmente si riferisce al documento di Tittmann del 19 ottobre 1943. Checchè dicano quanti non sanno leggere, le assicuriamo che l’incontro tra il Papa e l’incaricato d’Affari Usa si svolse la mattina del 19 ottobre 1943, come lei stesso può verificare direttamente cliccando sul pdf nel post “Beato lui” del 30 gennaio 2010 di questo blog. Altri blog o presunti storici di parte, possono fare tutte le divagazioni giornalistiche che vogliono. A noi interessano solo i documenti e le possiamo assicurare che il nostro unico interesse è la ricerca della verità. In ogni modo, il documento di Tittmann è importante soprattutto per quello che il Papa non dice. Pacelli si preoccupa delle “bande comuniste” attorno a Roma e non certo delle truppe delle SS che hanno occupato la città un mese prima. Ciò non significa che siamo pro o contro Pio XII o qualsiasi altro papa o ecclesiastico. Vogliamo semplicemente essere critici e dare il nostro contributo magari facendo gli avvocati del diavolo. Ci possono essere santi senza avvocati del diavolo? Oppure i santi nascono perchè tutti gli avvocati sono dalla stessa parte? Come farebbe il Padreterno a giudicare?

  10. Luca Fusi ha detto:

    “L’Osservatore Romano’ del 15 ottobre 1943 riportava infatti in prima pagina che Tittmann era stato ricevuto dal Papa in un’udienza privata il 14 ottobre 1943”, mentre la razzia contro la Comunità ebraica avvenne il 16 ottobre”

    Questo e’ un fatto, verificabile da chiunque. La data che compare sul documento e’ sbagliata: il fatto che su una lettera qualcuno dica che un tale fatto e’ avvenuto il tal giorno non vuol dire che la data sia esatta, e in effetti in questo caso l’interessato d’affari semplicemente scrive un numero anziche’ un altro.

    Un errore va riconosciuto, e’ questione di avere un minimo di onesta’ intellettuale

    • casarrubea ha detto:

      Caro lettore, a quanto pare per lei l’Osservatore Romano è la fonte della verità. Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro. Tuttavia mi consenta di farle presente che il fatto che due persone si incontrino in un certo giorno non esclude affatto che non si possano incontrare nei giorni successivi. Può daresi chedetti incontri si siano avuti anche a settembre o ad agosto e chissà in quali altri mesi. Il vero problema è però che il 19 ottobre quell’incontro avvenne. Dubitare del contrario, checchè ne pensino alcuni luminari della scienza, significa non dimostrare assolutamente nulla, ma creare cortine fumogene, per nascondere quello che è realmente accaduto. La data di un documento è vera fino a prova contraria di errore materiale. Nel nostro caso è lo stesso estensore del telegramma a dirci che l’incontro avviene CERTAMENTE il 19 ottobre, tant’è che egli precisa la circostanza che l’ultima volta che aveva visto il Papa era stato il lunedì precedente. Se lei ha la bontà di andare a controllare il calendario del 1943, al mese di ottobre del giorno 19, potrà riscontrare che il lunedì precedente al 19 era il 18 ottobre, essendo il 19 un martedì. Quindi, in ogni caso, le deportazioni degli ebrei erano già avvenute.

  11. Gabriele Grillo ha detto:

    Basta leggere il documento citato per rendersi conto che il 19 e’ la data di invio del telegramma! Non c’e’ assolutamente scritto che l’incontro abbia avuto luogo quel giorno. I fatti rimangono questi, nonostante i suoi CERTAMENTE in lettere maiuscole.

    Inoltre le udienze di un Papa a un ambasciatore sono rare. E’ privo di senso che lo stesso ambasciatore abbia due udienze a distanza di un giorno, come da lei asserito, e neanche di una settimana. In effetti l’originale del documento, che e’ noto (vd. commento in un altro post: incredibile dictu, si passa per nuova la citazione da parte di altri di un documento noto in originale) parla del fatto che l’ambasciatore non vedeva il Papa da un anno. Vi e’ stato quindi un unico incontro, nella data pubblicata dall’Osservatore Romano, giornale che pubblica questi fatti come atto di routine e che non aveva alcun interesse a inventarsi una data diversa da quella reale (si noti che la pubblicazione e’ precedente alla data da lei asserita).

    Come gia’ altri hanno detto, occorrerebbe un minimo di onesta’ intellettuale quando, forse in buona fede, si commette un evidente errore.

    • casarrubea ha detto:

      Caro Gabriele,
      io non la conosco, ma i monaci benedettini che mi hanno educato per molti anni, quand’ero ragazzo, mi hanno insegnato che l’onestà intellettuale va riconosciuta a chi lavora, pregiudizialmente. Io non ho nessun preconcetto contro Pio XII e le confesso che ho sempre amato alcuni papi, molto meno altri. Per mia formazione sono stato educato anche a interrogarmi su tutto, specialmente quando si ha a che fare con un papa che considerava la Germania di Hitler una roccaforte contro i comunisti. Quindi anche contro i cosiddetti comunisti italiani, anche dopo la nascita del partito nuovo di Togliatti. Li vedeva come i tori vedono il rosso nell’arena. E ciò spiega quanto scrive la Commissione stragi nei suoi atti. Se non li conosce se li vada a leggere.
      Credo che la data del 19 indicata nel telegramma sia quella dell’incontro. Per un semplice motivo: chi scrive non può comunicare con cinque giorni di ritardo, ma ricorrendo a un telegramma (presunta data di spedizione) un evento che aveva avuto una sua notevole importanza. Le questioni affrontate nel colloquio di Pio XII non erano di poco conto. Le pare normale che per un incontro che avviene il 14 se ne dia notizia nelle sedi opportune, con tanto ritardo? Almeno, per essere intellettualmente onesti, bisogna concedere a qualsiasi ricercatore il beneficio del dubbio. Ma per una ragione in più: non è immaginabile che i servizi segreti vaticani ( i più potenti del mondo) che avevano assidui rapporti col mondo nazista non sapessero almeno con un qualche anticipo cosa si stava preparando per il popolo ebreo. E anche dopo che le retate e le deportazioni erano avvenute i documenti non ci dànno altra immagine di Pio XII che quella di un politico ( e non di un capo religioso) molto preoccupato dell’avanzata sovietica e della sua forza, in un momento in cui l’Urss era alleata degli angloamericani. Gli ebrei non appaiono come la questione primaria in quel momento, per lui.
      Tiri le conclusioni che vuole. Credo che lei e tutti i suoi amici siate delle brave persone, in buona fede. Se vi ho dato l’impressione di esservi ostile, chiedo venia.
      Quanto alla data di pubblicazione dell’incontro da parte dell’Osservatore Romano, lei converrà con me che non perchè una cosa è scritta su un giornale è realmente avvenuta.
      Comunque, caro lettore, se vuole si tenga pure le sue idee.
      Un’ultima cosa che valga per tutti quelli che volessero continuare su questo terreno. Non ho intenzione di farlo.

      • Gabriele Grillo ha detto:

        “Comunque, caro lettore, se vuole si tenga pure le sue idee”.

        Senza dubbio, anche se non e’ esattamente una frase adatta a una discussione su un fatto storico.

        Pero’ devo notare almeno una cosa circa la sua risposta, della quale comunque la ringrazio. Nel post precedente lei afferma “l’incontro avviene CERTAMENTE il 19 ottobre”. Ora afferma che “Credo che la data del 19 indicata nel telegramma sia quella dell’incontro”. Non e’ una faccenda di poco conto: su tale data si fonda gran parte del suo argomento, almeno per quanto riguarda la documentazione storica delle sue opinioni. Tolto questo, rimangono delle pure e semplici congetture, quali quelle da lei fatte nella sua risposta, e le sue opinioni, che non voglio discutere ma che sono appunto opinioni. Il suo testo aveva un intento chiaro: DIMOSTRARE con un testo originale che il Papa, a deportazioni gia’ avvenute, se ne faceva un baffo e pensava a tutt’altro. La dimostrazione e’ fallace, perche’ come da lei stesso ammesso non c’e’ certezza sulla data dell’incontro che, a mio parere e in totale onesta’ intellettuale, ritengo essere con evidenza diversa da quella da lei indicata. Questo mi basta. Sul resto la penso diversamente da lei, ma non insistero’ perche’ si esce dal terreno storico e si va a parlare di altro.

        E’ vero che la pubblicazione della data di un incontro su un giornale non prova la veridicita’ della stessa, ma occorre allora dare prova di falso, o almeno un motivo plausibile per il falso stesso. Occorre in particolare spiegare perche’ un giornale che pubblica (ancora oggi!), come notizie di routine, gli incontri del Papa con personalita’ di rilievo dovrebbe inventarsi il 15 del mese la notizia di un incontro che, invece, avverra’ (secondo lei) quattro giorni dopo.

        La storia si fa sui fatti. Le opinioni sono rispettabili ma vanno discusse come tali, senza presentarle come provate se non lo sono.

      • casarrubea ha detto:

        Ecco qual è il suo problema. Per lei credere significa dubitare. Per me significa essere certi.
        Le voglio bene
        Cordialità
        Giuseppe Casarrubea

      • Gabriele Grillo ha detto:

        Il senso di quel che mi dice sfugge: chiedero’ lumi magari ai “servizi segreti vaticani ( i più potenti del mondo)”. I fatti stanno comunque, nel frattempo, sempre li’, ostinati, e tra questi segnalo con dispiacere che, riassumendo, ha fatto passare per inedita la copia di un documento noto in originale, che tale documento e’ diverso da quello originale in un dettagliio essenziale, che la data da lei indicata CERTAMENTE come quella dell’incontro e’ invece CERTAMENTE quella dell’invio di un telegramma, e che il resto sono congetture e opinioni: rispettabili, per carita’, ma sempre congetture e opinioni, fatte pero’ passare per fatti.

        Penso la discussione si possa con questo dichiarare chiusa.

        La ringrazio con l’attenzione e ricambio la cordialita’.

      • casarrubea ha detto:

        Il cieco non è chi non ci vede ma chi non vuole vedere. Specialmente quando si aggiunge alla patologia il salame negli occhi. Che vuole? Le posso fare i miei migliori auguri. Non c’è proprio nulla da discutere. Ritengo la discusssione completamente chiusa e le confesso che sono anche contento di aveLa conosciuta. GC

  12. Roberto ha detto:

    Buongiorno,

    Una domanda ed una richiesta “tecnica”: dove si possono consultare i documenti citati (anche in versione PDF) da Voi, dal Prof. Napolitano e da altri ?

    Data la delicatezza delle questioni, in questi casi (ma a dir la verità anche i tutti gli altri) occorre il documento “originale”, quanto meno la sua immagine fotografica, per farsi un’idea più precisa degli avvenimenti.

    Certo, andare a cercarseli sugli scaffali (quando va bene) é già un’impresa meritoria, ma se gentilmente, dopo averli trovati – ed il merito, almeno quello, rimane di sicuro ad imperituro onore a chi ha fatto la scoperta, li mette a disposizione del pubblico, si compie un’azione di grande valore civile.

    Un’ultima cosa. Per favore, il Blog é interessante, ma data la sua ufficialità e la pretesa – legittima, per carità – di dare un contributo sostanziale a certe discussioni, sarebbe gradita una pagina non dico con le foto degli autori, ma almeno una loro presentazione con l’indicazione delle loro referenze.

    Io, per carità (e purtroppo), non ho alcun curriculum da vantare, per cui non mi meraviglio di quello degli altri: lo dico solo perché lo trovo professionalmente più corretto.

    Grazie per la pazienza…

    • casarrubea ha detto:

      Caro lettore,
      se Lei avrà la bontà di cliccare sulla voce Casarrubea delle categorie del blog potrà verificare curriculum e altro che Lei volesse richiedere. In ogni caso molti documenti in copia degli originali sono nel blog, basta una ricerca nell’apposita casella dell’home page. Quanto prima tutto l’archivio che si compone di oltre 20.000 documenti sarà messo progressivamente on line. Penso a partire da maggio-giugno. Cordialità
      Giuseppe Casarrubea

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