Altri documenti su Pio XII

Pio XII in preghiera

PACELLI, I NAZISTI E GLI EBREI NEGLI ANNI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

“Il Papa ha infine affrontato il tema del pericolo bolscevico su scala mondiale, lasciando intendere che, fino a questo momento, soltanto il nazionalsocialismo ha rappresentato una roccaforte contro il bolscevismo”.

(dal Rapporto “La posizione del Papa in relazione all’attuale situazione bellica e allo Stato nazionalsocialista”,  16 dicembre 1943, segreto, in The National Archives, Kew Gardens, GB, GFM 33/403, inviato da E. Kaltenbrunner, capo della Sipo e dell’SD, Berlino, a J. von Ribbentrop, ministro degli Esteri, Berlino).

*

Desideriamo ringraziare  Matteo Luigi Napolitano,  esimio professore di storia delle Relazioni internazionali, per l’ illuminante articolo “Pio XII e i falsi scoop” pubblicato  il 2 febbraio 2010  nel sito http://www.vaticanfiles.splinder.com

Ci sorprende tuttavia che un intellettuale di tale levatura ignori l’esistenza del fascicolo confidenziale “Sir D. Osborne’s audience with the Pope on 10th november 1944”, reperibile ai National Archives di Kew Gardens (GB), ai segni FO 371/44213, da noi riportato nel Pdf allegato al post “Beato lui”, in data 30 gennaio 2010, nel nostro sito www.casarrubea.wordpress.com.

Ci sorprende altresì che nel citare tale documento Napolitano abbia omesso la frase che introduce e spiega la natura della discussione tra Sir Osborne e il principe Pacelli:

“Abbiamo sostenuto – scrive Osborne al punto n. 3 del rapporto inviato a Sir Anthony Eden, ministro degli Esteri britannico – una lunga discussione sulla Russia. In relazione al maltrattamento degli Ebrei in Ungheria – e al suggerimento contenuto nel Tuo telegramma n. 468, secondo il quale Egli [Pacelli] dovrebbe divulgare un appello sul tema – il Papa ha affermato di essere stato pressato a denunciare pubblicamente le violenze subìte dai Polacchi e dalle popolazioni degli Stati Baltici, per mano dei Russi…”. Per la lettura integrale del documento, vedi il post già menzionato “Beato lui”.

Come risulta in maniera cristallina, Pio XII è in forte imbarazzo per la richiesta di Osborne, proveniente direttamente dal Foreign Office di Londra. Da diplomatico navigato qual è, Pacelli preferisce glissare sui “crimini” dell’Armata Rossa sul fronte orientale.

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Ma le carte inglesi dicono anche altro:

1- DA SIR D’ARCY OSBORNE (AMBASCIATORE BRITANNICO PRESSO LA SANTA SEDE, ROMA) AL FOREIGN OFFICE (LONDRA), TELEGRAMMA N. 290, 29 DICEMBRE 1942, FO 371/37538.

bambini ebrei nei lager

Il Papa mi ha ricevuto stamane, in udienza privata, per gli auguri di buon anno. […] Io mi sono espresso secondo le direttive contenute nel telegramma n. 193 [del Foreign Office] e il Papa ha promesso che farà tutto il possibile per aiutare gli ebrei. Dubito però che vi sia una pubblica dichiarazione in proposito dal momento che un passaggio del suo messaggio radiofonico, a Natale, ha già fatto un chiaro riferimento alla persecuzione degli ebrei. Ho poi sottolineato che lo sterminio promosso da Hitler è un crimine senza precedenti nella Storia […] e che la sconfitta della Germania è necessaria per poter liberare l’Europa. In maniera inevitabile, l’Italia deve essere considerata complice – dai popoli oppressi e ridotti in schiavitù – dei crimini hitleriani e deve soffrirne le conseguenze militari. […] Tuttavia, nel corso del colloquio, mi sono trovato in dissenso in rapporto alle vedute [del Papa], opinioni che ho già descritto nel telegramma n. 283. L’ho fatto presente al Papa ed egli non ha obiettato. […].

2- DA SIR D’ARCY OSBORNE (AMBASCIATORE BRITANNICO PRESSO LA SANTA SEDE, ROMA) A D. F. HOWARD (FOREIGN OFFICE, LONDRA), 31 DICEMBRE 1942, FO 371/37538.

L’ambasciatore britannico torna a commentare l’udienza papale di due giorni prima.

Winston Churchill ed Anthony Eden

[…] Il Papa è convinto che il suo messaggio radiofonico [del Natale 1942] abbia soddisfatto tutte le richieste di stigmatizzazione dei crimini nazisti nei Paesi occupati. In tal senso, la reazione di alcuni miei colleghi [diplomatici] è stata decisamente euforica. Per quanto mi riguarda, erano così tante le cose da dire che ho dimenticato di accennare al messaggio natalizio. E’ stato il Papa a menzionarlo. A mio parere, tuttavia, egli si è limitato ad affermare di aver condannato la persecuzione degli ebrei. Non ho potuto dargli torto, anche se la sua condanna è stata inferente e non specifica, ed è arrivata alla fine di una lunga dissertazione sui problemi sociali. […].

3- DA SIR ALEX CADOGAN (FOREIGN OFFICE, LONDRA) A SIR ORME SARGENT (FOREIGN OFFICE, LONDRA), 10 FEBBRAIO 1943, FO 371/37538.

Cadogan riferisce sull’iniziativa promossa da uno dei responsabili dello Special Operations Executive (Soe), i commandos britannici creati nel luglio del 1940 per aiutare la resistenza nei Paesi occupati dalla Germania nazista. Il Soe ha anche importanti funzioni di intelligence.

Allego una breve nota redatta da Sir Charles Hambro (te ne  accennavo ieri) sulla possibilità di esercitare pressioni sulla Santa Sede, con l’obiettivo di incoraggiarla ad essere più esplicita nella condanna del nazismo.

Sir Hambro mi ha comunicato che vi è la possibilità di stabilire un contatto di “alto livello” con il Vaticano, anche se non ha indicato la natura di questo approccio.

Sono estremamente scettico sulla possibilità di fare qualcosa di concreto in tal senso, un pensiero che ho già comunicato a Sir Hambro. Ed ho aggiunto che, in ogni modo, sarebbe inopportuno mettere in campo un’iniziativa del genere senza prima consultare Sir D’Arcy Osborne. […].

Due giorni dopo, P. Dixon (Foreign Office) così commenta la nota di Cadogan:

Fin dall’inizio della guerra, sono stati compiuti molti tentativi per indurre il Vaticano a condannare il nazismo. Prima che l’Italia entrasse in guerra, qualcosa era stato detto in maniera occasionale. Tuttavia, da quando l’Italia è scesa in campo a fianco della Germania, i nostri tentativi non hanno avuto alcun successo. E finché l’Italia sarà un Paese belligerante, è improbabile che riusciremo nell’impresa. A mio parere, è questo il fattore che regola l’atteggiamento del Vaticano nei confronti della Germania, non certo la situazione militare dei tedeschi. […].

Sulla questione, interviene un altro funzionario del Foreign Office, J. K. Roberts, il 13 febbraio 1943:

Cyril Watney, a destra, membro dello Special Operations Executive (SOE) nel 1943

Di recente, abbiamo effettuato pressioni sul Papa affinché spingesse i vescovi tedeschi – e quelli dei Paesi satelliti [della Germania] – a mitigare gli eccessi del nemico [la Germania], dove per “eccessi” s’intende la persecuzione degli ebrei. Ma non abbiamo ricevuto risposte chiare e, in verità, non ce le aspettavamo affatto. […]. In tali circostanze, sono molto scettico sul contatto dello Special Operations Executive con il Vaticano. Di recente, la Santa Sede ha dato segni di essere angosciata dalle vittorie sovietiche, non certo dal comportamento della Germania.

Segue il documento “Note sulla cooperazione con il Vaticano”, top secret, redatto da Sir Charles Hambro (29 gennaio 1943):

Dall’inizio della guerra, è sempre risultato chiaro dai discorsi del Papa – discorsi equivoci e spesso ambigui – che egli era ansioso di giocare sul fattore tempo, evitando così di schierare la Chiesa da una parte o dall’altra [delle potenze belligeranti]. Tuttavia, ora che la vittoria degli Alleati è più certa, è probabile che il Papa sia propenso ad assumere un atteggiamento più positivo.

Avrebbe certamente un grande effetto sui contadini superstiziosi dell’Austria e di altri Paesi – e sarebbe un importante contributo al sovvertimento del Terzo Reich – se Sua Santità fosse persuasa a ordinare a un certo numero di importanti cardinali e vescovi di denunciare il regime tedesco dal pulpito delle chiese austriache e tedesche.

Ciò, ovviamente, potrebbe scatenare gravi rappresaglie. Ma i tedeschi non sono forti come un tempo. Inoltre, è ampiamente noto ai cattolici tedeschi che la Germania nazista è alla ricerca di un canale per negoziare una pace di compromesso.

Di conseguenza, le perdite non sarebbero così forti da fermare il Papa, soprattutto ora che egli si starebbe sempre più convincendo dell’essenziale giustezza della nostra causa.

A nostro avviso, un certo livello di martirio sarebbe politicamente utile alla Chiesa cattolica, se ciò servisse a riconquistare la fiducia di Paesi come la Polonia. […].

[Per leggere il documento in formato Pdf clicca qui: Nota di Sir Hambro]

Una nota del Foreign Office (9 febbraio 1943) aggiunge che “se si individuasse un canale soddisfacente per influenzare il Papa nella giusta direzione”, le denunce dal pulpito dovrebbero essere dirette contro:  1) le atrocità [il genocidio nei campi di sterminio]; 2) l’“eutanasia” [l’eliminazione dei disabili psichici e fisici]; 3) le sterilizzazioni; 4) la teoria della razza superiore. [ leggi il doc. in pdf:

4- DA SIR D’ARCY OSBORNE (AMBASCIATORE BRITANNICO PRESSO LA SANTA SEDE, ROMA) A SIR ALEX CADOGAN (FOREIGN OFFICE, LONDRA), TELEGRAMMA N. 49, 18 FEBBRAIO 1943, FO 371/37538.

Sir D'Arcy Osborne

Non ritengo che vi sia le benché minima possibilità di indurre il Papa ad abbracciare la suddetta iniziativa. Ciò implicherebbe l’abbandono del principio della neutralità della Santa Sede, un principio sempre gelosamente preservato. Si tratterebbe di una mossa non molto credibile, messa in campo all’ultimo minuto per giunta.

Occorre poi considerare che, in tal modo, si arriverebbe alla violazione della cautela e della passività del Pontefice, che in lui sono congenite. E ciò comprometterebbe le sue beneamate speranze di mediazione [tra le potenze belligeranti]. Fino ad ora, il Papa si è sempre rifiutato di condannare i crimini nazisti, sulla base del fatto che ciò provocherebbe ulteriori difficoltà e sofferenze ai cattolici tedeschi. E non vi sono motivi per supporre che egli possa cedere ora.

Inoltre – incurante dei sentimenti dei cattolici tedeschi verso il regime nazista – vi sono buoni motivi per credere che il Papa non desideri che questi soffrano rappresaglie per aver contribuito al crollo della Germania. A causa delle sconfitte tedesche in Russia, il Vaticano vede il demone del bolscevismo come una minaccia crescente. Il Papa, tuttavia, si è sempre rifiutato di cedere a coloro che lo spingevano a  proclamare che la guerra di Hitler fosse una crociata contro il bolscevismo. E certamente egli non si assumerebbe la responsabilità di affermare che la guerra contro il nazismo – in cui la Russia gioca un ruolo preminente – sia giusta agli occhi del Vaticano. […].

[Per leggere il telegramma di Osborne in formato Pdf, clicca qui: Osborne, 18 febbraio 1943]

Qualche giorno dopo il Foreign Office decide di accantonare il piano del SOE.

*

I documenti sopra menzionati, rintracciati a Kew Gardens nelle scorse settimane assieme a centinaia di altre carte sul Vaticano nella Seconda guerra mondiale, provano ancora una volta le difficoltà incontrate dalla diplomazia britannica in rapporto alla cosiddetta “questione ebraica”. Sir Charles Hambro precisa che i discorsi del papa sono sempre stati “equivoci e spesso ambigui”, mentre Sir Osborne aggiunge, con una certa rassegnazione, che “il Papa si è sempre rifiutato di condannare i crimini nazisti, sulla base del fatto che ciò provocherebbe ulteriori difficoltà e sofferenze ai cattolici tedeschi. E non vi sono motivi per supporre che egli possa cedere ora”.

Risulta evidente che, per Pacelli, la Germania nazista è un elemento fondamentale della strategia mondiale anticomunista. E’ lo stesso von Weiszaecker, ambasciatore tedesco presso il Vaticano, a raccontarcelo nel dicembre 1943:

13 dicembre 1943

segreto

Mittente: Office of Strategic Services (Oss) – Washington D.C.

Destinatari: presidente degli Stati Uniti d’America (due copie), Dipartimento di Stato, Counter Intelligence Corps (Cic) – Washington D.C.

Titolo: Eventi in Vaticano

Collocazione: National Archives and Records Administration (Nara, College Park, Maryland, Usa), Record group 226, entry 210, box 440, Boston series, n. 10.

Presentiamo di seguito un riassunto delle opinioni di Weiszaecker, ambasciatore tedesco presso il Vaticano, sulla situazione nella Santa Sede al 13 dicembre 1943.

Quest’anno il Papa ha rinviato la decisione di divulgare il suo messaggio natalizio ma, alla fine, ha deciso di diffonderne uno.

Il Papa si augura che i nazisti mantengano le posizioni militari sul fronte russo e spera che la pace arrivi il prima possibile. In caso contrario, il comunismo sarà l’unico vincitore in grado di emergere dalla devastazione bellica. Egli sogna l’unione delle antiche nazioni civilizzate dell’occidente per isolare il bolscevismo a Oriente. Così come fece Papa Innocenzo XI, che unificò il continente [l’Europa] contro i musulmani e liberò Budapest e Vienna. […]

Ma non è tutto. Anzi. Le decine di fascicoli del Ministero degli Esteri tedesco da noi rintracciati l’anno scorso a Kew Gardens e pubblicati nel nostro sito nel maggio 2009, offrono un panorama decisamente cupo. Risulta evidente che per il Pontefice la questione vitale è l’assoluta precedenza del piano strategico antibolscevico su scala mondiale. Adolf Hitler rappresenta per lui l’elemento decisivo del trionfo delle forze anticomuniste, in Europa e nel mondo. Ecco perchè la “questione ebraica”, pur essendo tenuta presente dal principe romano nella sua drammaticità e delicatezza, passa, obtorto collo, in secondo piano. Tragicamente.

*

Quelli che presentiamo di seguito sono solo alcuni brani dei rapporti del Reich tedesco sopra menzionati.

NA/UK, GFM 33/360, SEGRETO.

TELEGRAMMA INVIATO DA VON BERGEN (AMBASCIATORE TEDESCO PRESSO LA SANTA SEDE, ROMA) AL MINISTERO DEGLI ESTERI TEDESCO (BERLINO).

24 GIUGNO 1941

Adolf Hitler

STANDO ALLE INFORMAZIONI COMUNICATEMI DA UN ATTENDIBILE CONFIDENTE – OPINIONI PROVENIENTI DA UNA PERSONALITA’ DI SPICCO DELLA SEGRETERIA DI STATO – L’INVASIONE TEDESCA DELLA RUSSIA NON HA MERAVIGLIATO IL VATICANO.

LE SEGUENTI OSSERVAZIONI RISULTANO INDICATIVE DELL’ATTEGGIAMENTO DELLA SANTA SEDE:

L’ALLARGAMENTO DELLA GUERRA ALLA RUSSIA DOVREBBE CONTRIBUIRE IN MANIERA DETERMINANTE A CHIARIRE IL NUOVO ASSETTO DELL’EUROPA. SI E’ TEMUTO CHE IL BOLSCEVISMO EMERGESSE COME POTENZA EUROPEA E CHE, ANZI, RIMANESSE INCOLUME A LIVELLO PLANETARIO FINO ALLA FINE DEL CONFLITTO. […] CON LA SCONFITTA DELLA RUSSIA, RISULTEREBBE QUANTOMENO INEVITABILE UN FORTE INDEBOLIMENTO DELL’INFLUENZA BOLSCEVICA NEL MONDO. […].

*

NA/UK, GFM 33/436.

INFORMATIVA INVIATA DA PICOT (MINISTERO DEGLI ESTERI TEDESCO, BERLINO) ALL’AMBASCIATA TEDESCA PRESSO LA SANTA SEDE (ROMA).

10 DICEMBRE 1942

L’UFFICIO ESTERI RICEVE LA SEGUENTE NOTA CONFIDENZIALE:

L’INVIATO STRAORDINARIO DI ROOSEVELT PRESSO IL PAPA, MYRON TAYLOR, HA DICHIARATO AL PAPA CHE L’AMERICA SAREBBE PRONTA AD AVVIARE UNA TRATTATIVA DI PACE [CON LA GERMANIA], NEL CASO IN CUI  L’OFFENSIVA MILITARE PREVISTA PER LA PROSSIMA PRIMAVERA [DEL 1943] SU TUTTI I FRONTI DI GUERRA NON CONDUCESSE ALLA VITTORIA DEGLI ALLEATI [USA, GB E URSS]. FINO A QUEL MOMENTO, SAREBBE QUINDI NECESSARIO ESERCITARE UN CONTROLLO SULLA MINACCIA COMUNISTA. QUESTA E’ LA RISPOSTA FORNITA AL PAPA, IL QUALE INSISTEVA AFFINCHE’ LA GUERRA AVESSE IMMEDIATAMENTE TERMINE. IL PAPA HA AFFERMATO CHE OCCORRE CERCARE UN ACCORDO DI BASE CON LA GERMANIA, E CIO’ NELL’EVENTUALITA’ CHE L’INGHILTERRA E L’AMERICA LASCINO MANO LIBERA ALLA GERMANIA SUL FRONTE RUSSO. IL PAPA HA AGGIUNTO CHE L’OCCIDENTE E’ FORTEMENTE MINACCIATO DAL BOLSCEVISMO E DALL’ESTREMO ORIENTE. DI CONSEGUENZA, E’ NECESSARIO CHE IL CONFLITTO ABBIA TERMINE.

DA AMBIENTI VICINI AL VATICANO, E’ STATO RIFERITO CHE LA VISITA DI MYRON TAYLOR AL PAPA E’ DA RICONDURRE AL FATTO CHE IL PAPA, TEMPO ADDIETRO, AVEVA VIBRATAMENTE  PROTESTATO CON I GOVERNI DI STATI UNITI E GRAN BRETAGNA IN RAPPORTO AL PERICOLO DEL BOLSCEVISMO. SECONDO IL PAPA, QUESTI  GOVERNI NON SAREBBERO IN GRADO GIA’ ADESSO DI OPPORSI SUFFICIENTEMENTE ALLA PRESSIONE DEI PARTITI COMUNISTI. IN MANIERA INEVITABILE, UN’ULTERIORE ESPANSIONE DEL BOLSCEVISMO IN INGHILTERRA E IN AMERICA PORTEREBBE IL VATICANO AD AVVICINARSI ALLE POTENZE DELL’ASSE, CHE DIVERREBBERO UN BASTIONE CONTRO IL BOLSCEVISMO E CON LE QUALI LA CHIESA POTREBBE SICURAMENTE  STABILIRE UN’INTESA DOPO LA GUERRA.

*

NA/UK, GFM 33/436.

INFORMATIVA SPEDITA DALL’UFFICIO ESTERI TEDESCO DI BRUXELLES (VON BARGEN) AL MINISTERO DEGLI ESTERI TEDESCO (BERLINO).

23 FEBBRAIO 1943

UN CONFIDENTE – CHE IN PIU’ OCCASIONI HA TRASMESSO INFORMAZIONI ATTENDIBILI – MI HA RIFERITO LE DICHIARAZIONI RILASCIATE DAL PAPA AL CARDINALE FRANCESE SUCHARD, CHE HA SOGGIORNATO A ROMA QUALCHE SETTIMANA FA. […].

IL PAPA HA RIVELATO AL CARDINALE DI ESSERE PREOCCUPATO PER LA SITUAZIONE INTERNA ITALIANA,  CHE E’ MOLTO TESA. L’OPINIONE PUBBLICA E’ STANCA DELLA GUERRA E DEL FASCISMO. E’ NECESSARIO, QUINDI, RIMANERE ALL’ERTA SULLE CONSEGUENZE EFFETTIVE CHE POTREBBERO DERIVARNE. SE LA GUERRA NON DOVESSE CONCLUDERSI IN TEMPI RAPIDI CON UN ARMISTIZIO, IL REGIME FASCISTA RISCHIEREBBE DI COLLASSARE. DI CONSEGUENZA, EMERGEREBBERO PROBLEMI PER L’ORDINE PUBBLICO E, ADDIRITTURA, L’AFFERMARSI DEL COMUNISMO. IL PAPA E’ TURBATO DAI SUCCESSI MILITARI DEI RUSSI E DALLA POSSIBILITA’ DI UN CROLLO DELLA GERMANIA, CHE APRIREBBE LA STRADA AL BOLSCEVISMO IN EUROPA. […] IL PAPA E’ ANGOSCIATO INNANZITUTTO DALLA MINACCIA BOLSCEVICA. […].

*

NA/UK, GFM 33/436.

RAPPORTO INVIATO DA ERDMANNSDORFF (AMBASCIATA TEDESCA PRESSO LA SANTA SEDE) AL MINISTERO DEGLI ESTERI TEDESCO (BERLINO).

7  MARZO 1943

[…] 1. IN PIU’ OCCASIONI, [IL CARDINALE AMERICANO] SPELLMAN HA RILEVATO CHE IL PERICOLO BOLSCEVICO E’ SOSTANZIALMENTE IL PRODOTTO DELLA FANTASIA E DELLA PROPAGANDA DELLA GERMANIA, ELEMENTI CHE MIRANO A  RAFFORZARE IL FRONTE INTERNO [TEDESCO]. L’ITALIA NON HA NIENTE DA TEMERE PERCHE’ GLI AMERICANI LA CONQUISTEREBBERO E LA TUTELEREBBERO. DA CIO’ SI EVINCE CHE SPELLMAN SI E’ SFORZATO APERTAMENTE DI FUGARE LE PREOCCUPAZIONI VATICANE IN RAPPORTO AL  BOLSCEVISMO – O QUANTOMENO DI MITIGARLE – E CHE EGLI, COME GIA’ MYRON TAYLOR, HA RICEVUTO DA ROOSEVELT L’INCARICO PRIMARIO DI TRANQUILLIZZARE IL PAPA SUL FATTO CHE IL GOVERNO SOVIETICO NON MIRA A BOLSCEVIZZARE L’EUROPA.  SI TRATTA DI NOTIZIE A ME GIUNTE TRAMITE FONTI BENE INFORMATE. TUTTAVIA, GLI AMBIENTI VATICANI PIU’ INFLUENTI RITENGONO, COME IN PASSATO, CHE LA RUSSIA NON HA RINUNCIATO AI SUOI PIANI DI BOLSCEVIZZAZIONE DEL MONDO. […].

4. NEI SUOI COLLOQUI, SPELLMAN HA PIU’ VOLTE SOTTOLINEATO CHE PER I NUMEROSI PROFUGHI EBREI DOVREBBE ESSERE CREATA UNA NUOVA PATRIA, DOVE SIA LORO POSSIBILE VIVERE. IN TAL SENSO, EGLI DEVE AVER INDICATO NON SOLO LA PALESTINA, IL MEDITERRANEO E LA LIBIA. MA, SECONDO SPELLMAN, E’ DA ESCLUDERE CHE IL PAPA ADERISCA A EVENTUALI PROPOSTE DI QUESTO GENERE. E’ NOTO CHE LA SANTA SEDE SI E’ SEMPRE OPPOSTA AI PIANI INGLESI PER LA COSTITUZIONE DI UNO STATO EBRAICO IN PALESTINA. […].

*

NA/UK, GFM 33/433.

INFORMATIVA INVIATA DA VON WEISZAECKER (AMBASCIATORE TEDESCO PRESSO LA SANTA SEDE, ROMA) AL MINISTERO DEGLI ESTERI (BERLINO).

5 LUGLIO 1943

[…] 3. SITUAZIONE GENERALE. IL TEMA MI HA FORNITO L’OCCASIONE DI METTERE IN OPPORTUNA EVIDENZA L’IMPEGNO TEDESCO CONTRO IL BOLSCEVISMO. IL PAPA MI HA PARLATO DELLE SUE  ESPERIENZE CON I COMUNISTI A MONACO,  NEL 1919. EGLI HA CONDANNATO LA FORMULA DELLA “RESA INCONDIZIONATA” AVANZATA [NEI CONFRONTI DELLA GERMANIA] DAI NOSTRI NEMICI [USA, GB E URSS]. EGLI HA PARIMENTI RILEVATO CHE, AL MOMENTO, NON VI E’ ALCUN SEGNALE CONCRETO IN GRADO DI CONDURRE ALLA PACE. IO HO REPLICATO CHE QUESTA E’ ANCHE LA CONVINZIONE DEL NOSTRO GOVERNO. IL COLLOQUIO, CHE E’ DURATO MEZZ’ORA, E’ STATO SOSTENUTO DAL PAPA IN MANIERA APPARENTEMENTE PACATA. MA IL SUO FERVORE SPIRITUALE SI E’ INFIAMMATO QUANDO E’ STATA AFFRONTATA LA QUESTIONE DELLA LOTTA CONTRO IL BOLSCEVISMO, RICONOSCENDO CHE,  SU QUESTO TEMA, GLI INTERESSI SONO COMUNI [ALLA SANTA SEDE E ALLA GERMANIA]. […].

*

NA/UK, GFM 33/433.

INFORMATIVA INVIATA DA VON WEISZAECKER (AMBASCIATORE TEDESCO PRESSO LA SANTA SEDE, ROMA) AL MINISTERO DEGLI ESTERI (BERLINO).

3 SETTEMBRE 1943

HO LE PROVE CHE IL VATICANO E’ CONTRARIATO DALLE POLITICHE ANGLOAMERICANE. SI RILEVA CHE I PRINCIPALI ESPONENTI [DELLE POTENZE ALLEATE] STANNO APRENDO LA STRADA AL BOLSCEVISMO. L’ANGOSCIA DEL VATICANO PER IL DESTINO DELL’ITALIA – E ANCHE PER QUELLO DELLA GERMANIA – AUMENTA. IERI, UN DIPLOMATICO CHE INTRATTIENE FREQUENTI RAPPORTI CON IL VATICANO MI HA ASSICURATO CHE IL PAPA GIUDICA SEVERAMENTE TUTTI I PIANI CHE MIRANO AD INDEBOLIRE IL REICH. UN VESCOVO DELLA CURIA MI HA CONFIDATO CHE, SECONDO IL PAPA, PER IL FUTURO DELLA CHIESA CATTOLICA E’ ASSOLUTAMENTE NECESSARIO UN REICH TEDESCO FORTE. DA UNA TRASCRIZIONE ATTENDIBILE DI UN COLLOQUIO SOSTENUTO DA UN PUBBLICISTA POLITICO ITALIANO CON IL PAPA, APPRENDO CHE QUESTI, AD UNA DOMANDA SUL POPOLO TEDESCO, HA COSI’ RISPOSTO: “E’ UN GRANDE POPOLO. NELLA  LOTTA CONTRO IL BOLSCEVISMO, HA VERSATO IL SUO SANGUE NON SOLO A BENEFICIO DEI SUOI ALLEATI [ITALIA, GIAPPONE, BULGARIA, ROMANIA, UNGHERIA, SPAGNA] MA ANCHE DEI SUOI ATTUALI NEMICI [USA E GB]. IO NON POSSO PENSARE CHE IL FRONTE RUSSO FINISCA PER ESSERE TRAVOLTO”.

Giuseppe Casarrubea  e Mario José Cereghino

P.S.: Tutti i documenti menzionati in questo post sono conservati, in copia cartacea degli originali, presso il nostro Archivio di Partinico, in provincia di Palermo.

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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3 risposte a Altri documenti su Pio XII

  1. Irene ha detto:

    Gentile dott. Casarrubea,

    Volevo ringraziarLa, in primis, per la Sua risposta al mio precedente commento.

    Come ho già avuto modo di scriverLe, i documenti di matrice tedesca destano in me alcune perplessità.

    Noto, per esempio, che, mentre Sir Osborne, in risposta alla proposta (a mio modo di vedere, per lo meno bizzarra) di Sir Hambro, parla del principio di neutralità della Santa Sede come di “un principio sempre gelosamente conservato”, nella nota inviata da Picot all’ambasciata tedesca presso la Santa Sede si legge che “Secondo il Papa (…) un’ulteriore espansione del bolscevismo in Inghilterra e in America porterebbe il Vaticano ad avvicinarsi alle potenze dell’Asse”.
    Tale genere di affermazioni mi sembra si scontri in modo deciso con l’atteggiamento che della Santa Sede ci riporta Osborne.

    Mi pare di non cadere in errore nel dire che Von Weiszaecker, nel suo incarico di ambasciatore tedesco presso il Vaticano, tendesse a presentare versioni “edulcorate” dei fatti nei suoi rapporti a Berlino e, oltre a questo, tralasciando gli innumerevoli e sempre presenti “Qualcuno mi ha detto che…”, mi stupisce un evento in particolare: Von Weiszaecker racconta di un pubblicista politico italiano a colloquio con Pio XII.
    Ecco, a me pare quantomeno singolare, fatto, forse, più unico che raro, che il Papa riceva a colloquio un giornalista (a maggior ragione pubblicista) e che a questi affidi pareri così limpidi e precisi.
    “Io non posso pensare che il fronte russo possa essere travolto”, una dichiarazione così pregnante, dalla bocca del Papa, in mano ad un giornalista, sarebbe diventata nel giro di poche ore uno scoop senza pari. Ma si hanno notizie di un’intervista di tale genere? O, se non altro, dell’esistenza della trascrizione da cui l’ambasciatore tedesco dice di aver attinto tale affermazione?
    Mi chiedo e Le chiedo questo, perchè, onestamente, mi sembra inverosimile che un giornalista, a colloquio con il Papa, non pubblichi un’intervista di tale spessore, per dirarmarne, poi, a terzi, la trascrizione.

    Grazie,

    Irene M.

    • casarrubea ha detto:

      Cara Irene,
      noi pubblichiamo documenti e possiamo anche esprimere il nostro punto di vista. Rispettiamo anche gli altri punti di vista. Ha provato a rintracciare quanto esiste in questo nlog su Pio XII?

  2. Giancarlo Fochesato ha detto:

    Blog interessante. Trovo anch’io, come la lettrice Irene M., che nei rapporti di Weiszaecker le fonti innominate abbondino …un pò troppo!
    Non conosco l’esatto termine tedesco utilizzato da Weiszaker nell’originale del suo dispaccio per designare il non meglio ‘pubblicista politico italiano’ suo informatore. Ma non credo che il diplomatico tedesco volesse o sapesse distinguere tra giornalisti e pubblicisti (una distinzione squisitamemte italica!).
    Chiamiamolo ‘notista politico’ e secondo me è meglio così.
    Trovo anche implausibile un Papa Pacelli che concede un intervista alla stampa e si lascia andare ad esternare su guerra in Russia e bolscevismo, in toni così netti.
    Osservo, peraltro, che nel dispaccio Weiszacker non si parla di intervista, ma di un semplice colloquio. Un colloquio che il notista politico ammesso alla confidenza del Pontefice avrebbe trascritto e la cui trascrizione avrebbe passato al diplomatico..
    Un notista politico italiano che nel 1943 godeva della piena fiducia e confidenza del Sostituto Segretario di Stato (ma in patica il vero Segrerario di Stato) Montini e -forse- della fiducia e confidenza di Papa Pacelli, in misura sufficiente per essere intrattenuto in udienza privata su temi di primaria importanza ?
    Viene in mente un nome : Guido Gonella, l’influente estensore degli (anonimi) ‘Acta Diurna’ sull’Osservatore Romano, uno dei fondatori della DC. Solo che Gonella non era filotedesco (nemmeno nella declinazione ‘vaticana’ del termine) e non credo si prestasse a far filtrare fuori delle mura vaticane il contenuto dei suoi colloqui riservati con le alte gerarchie. Il personaggio, come è noto, ebbe in quello stesso 1943 una parte di rilievo nei tentativi imbastiti da Maria Josè di Savoia di trovare tramite Vaticano un contatto con gli Alleati. (Tentativi, in verità, alquanto velleitari e raffazzonati, in linea con la personalità dispersiva ed inconsistente della principessa, e subito abortiti.) Ma questa è un’altra storia.

    Giancarlo Fochesato

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