Odalische nere

Tommaso David, il 'Nostromo'

Lo spionaggio nazifascista conta tra le sue fila molte donne. Non sono considerate al centro del consorzio civile, ma ausiliarie degli uomini. O, peggio, qualcosa d’altro.

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Il carattere subalterno della loro presenza nei ranghi del regime, le spinge ad essere un supporto, spesso molto valido, delle imprese maschili alle quali si devono sottoporre i soldati nei diversi campi della difesa della Rsi. Le donne  sono perciò brave casalinghe, contadine, madri devote e fedeli, aiutanti nei campi di battaglia, ottime spie, infermiere e badanti. Qualche volta anche segretarie e soldatesse.

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Il colonnello nazifascista Tommaso David, quasi settantenne, membro autorevole del controspionaggio della Rsi, le utilizza per missioni oltre le linee “nemiche” per sabotaggi e attentati. Ha aperto una sede a Roma e poi un’altra a Milano. Alla porta d’ingresso della sede milanese si legge: “Volpi argentate”. Ma nessuno si occupa di pellicce tra i loschi occupanti di questo edificio. Gli assidui frequentatori sono lui, vecchio arzillo, ex massacratore di comunisti in Dalmazia, qualche suo camerata, come il famigerato Pietro Koch, una caterva di torturatori, confidenti e malavitosi, nonchè ragazzine devote, pronte a farsi in quattro ad ogni suo cenno. Il compito di queste odalische nere nel fiore degli anni, è di individuare i fascisti passati dalla parte dei partigiani, o gli stessi partigiani che ignari cadono tra le loro grinfie . Avvenenti come sono, li avvicinano, entrano in relazione con loro e poi li tradiscono e li sacrificano come mantidi religiose.

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Queste ragazze, che avrebbero preferito frequentare i salotti accoglienti dell’aristocrazia, sono invece costrette a pericolose missioni nell’Italia liberata, oltre la linea gotica. Un compito difficile e delicato che le porta ad essere spesso carne da macello per i piani dei loro capi, privi di scrupoli, come è senz’altro Tommaso David, che Mussolini ama chiamare  il “Nostromo”.

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Qualcuna lo fa per amore del duce, essendo cresciuta nella cultura fascista, qualche altra per denaro. Ma nella fantasia di quanti sono portati ad essere romantici, queste donne sono semplicemente eroine, innamorate dei loro ideali e legate da un amore viscerale al nazifascismo. Ma non è così. Per ogni missione che sostengono, percepiscono un cospicuo compenso in denaro, direttamente dai servizi nazisti.

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Il servizio ausiliario femminile della Rsi (SAF)

Una di queste è Carla Costa, alias Teresa, detta anche Carla la Pazza. Sul suo nome, come su quello delle sue commilitone, c’è il più assoluto riserbo. Ha oltrepassato diverse volte le linee alleate, pare a piedi, per poi riferire al suo vecchio capo, David, appunto. All’interno del suo gruppo, è conosciuta anche come Ghero 103, un nome in codice che lo stesso colonnello assegna alle sue spie. Deriva, forse, da ‘ghiro’ e sta a significare che gli aderenti  se ne stanno in somno, come i ghiri, ma saltano in piedi ed entrano in azione appena chiamati all’attività.

Carla la Pazza è arrestata il 22 ottobre 1944 nei pressi di Pistoia mentre tenta di rientrare nella Rsi dopo una spericolata missione a Roma e in Umbria.

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Per la sua attività – scrivono gli americani che la interrogano a Firenze –  la Costa era stata dotata di “food pills” (pillole di concentrato alimentare), un coltello da tasca, denaro in grande quantità, pillole di destrosio (“energen dextro”), cioccolato tedesco, razioni di emergenza, “confetti tonici” dell’Azienda chimica emiliana di Bologna. In tasca ha alcune migliaia di lire, il residuo dell’anticipo delle oltre  20 mila lire che le erano state consegnate alla partenza da un ufficiale tedesco dell’SD.

Gli americani la definiscono “uno dei migliori agenti del servizio segreto tedesco e notevole per il suo coraggio e intelligenza come per il suo fanatico zelo fascista”.

E’ la stessa Carla Costa a svelare, nel settembre 1944 a Milano, che il fascista Giancarlo Ronzoni, ex membro del gruppo David finito nella rete degli Alleati nell’estate del 1944, ha cominciato a cantare come un canarino fornendo all’intelligence angloamericana i nomi dei membri del gruppo SA. Ecco perchè David nel gennaio 1945 ordina a Vito Laginestra di recarsi a Roma e di contattare Fra’ Diavolo (leader di una banda armata nazifascista nella zona di Monte Esperia) per eliminare Ronzoni. E’ questo un argomento che abbiamo ampiamente trattato in “Lupara nera” (Bompiani, 2009).

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Interrogata dal maggiore Stephen Spingarn (Cic, il controspionaggio militare Usa), la ragazza confessa tutto. Racconta come funziona lo spionaggio nazifascista nell’Italia liberata e denuncia le sue complici:

Miranda Serra, anni 27, del gruppo “Onore e Combattimento”;

Maria Vinciguerra, alias Gianna, 17 anni, gruppo SA;

Vincenza Vinciguerra, alias Luisa, 15 anni, gruppo SA;

Anna di Matto, alias Alma, 19 anni, gruppo SA;

Licia, 18 anni, non meglio precisata, gruppo SA;

Dobrilla Marusca, 23 anni, gruppo SA;

Anna Rettori, 34 anni, gruppo SA;

Franca Rettori, 16 anni, figlia di Anna Rettori;

Anna Spata,  gruppo SA.

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Anna Di Cecca, alias Amalia Divaino, Nara, Maryland, rg.226,s. 174,b. 108, f. 828

Altre ragazze, i cui nomi emergono da vari interrogatori della Costa, sono Giuliana Aleandri alias Serena, Marianna Sgabelloni, alias Astra, Tina Sgabelloni, alias Aurora, Giuseppina Di Cecca, alias Giuliana, Anna Di Cecca alias Amalia, e molte altre. (Rapporto definitivo su Carla Costa, agente nemico, a firma Arthur R. Blom, Cic, 8 nov. 1944, Kew Gardens, WO 204/11749).

Chissà quanti partigiani avevano fatto acciuffare queste ragazze o quanti ufficiali angloamericani avevano sedotto tra alcool e sesso per carpire loro informazioni.

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Di certo si sa che il 10 dicembre 1944 il Ministero dell’Interno del governo Bonomi, divulga un volantino della serie “Bollettino delle ricerche” chiedendo “a tutti i veri italiani di voler segnalare il delinquente inserito nel presente numero per eventuale punizione per i suoi delitti: David Tommaso, fu Giuseppe, nato nel 1875, responsabile di omicidio, rapina aggravata, tradimento ed altri delitti, alias ‘dott. De Santis, alias commendatore D’Amato’, nominato  ‘il Nostromo’ dal bagnasciuga [Mussolini]. Si qualifica caporeparto S.A. del servizio di spionaggio tedesco in Italia. Indirizo: Villa Hike, via Carlo Ravizza, 51, Milano. Connotati: altezza m. 1,83, corporatura grossa, capelli e occhi grigi, denti falsi”.

Questi i suoi capi di imputazione:

  1. “Colpevole di assassinio di Masin Lino, fucilato da un plotone di esecuzione. Il David lo inviò in una breve e sporca missione di spionaggio nel territorio dell’Italia liberata per conto dei suoi padroni tedeschi, che segretamente lo disprezzano.
  2. Colpevole di razzia nel settembre 1944 contro i partigiani di Chiaro Aldo, piazza sant’Ambrogio, Milano. In questo crimine, egli ha fatto uso di Di Matto Anna, alias Alma per tradire i partigiani, i quali ora gridano vendetta contro questo assassino.
  3. Ecco alcune dichiarazioni di ex  membri del gruppo David:

Giuseppina Di Cecca, alias Giuliana di Fazio, Nara, Maryland, rg 226, s. 174, b. 108, f. 828

Marianna Sgabelloni, 21 anni: ‘Venivo spesso invitata da David a recarmi nel suo ufficio. Egli mi faceva molti complimenti e una volta mi chiese di diventare la sua amante’.

Anna Spata, 32 anni: ‘David mi condusse in un’altra stanza, dove vidi due ragazze. Mi disse che era assolutamente vietato alle sue donne di parlare agli uomini che si trovavano nell’edificio’.

Carla Costa, 17 anni: ‘Verso il 21 settembre 1944, David mi portò sul lago di Garda per una gita di piacere. Soggiornammo presso l’albergo Milano di Maderno’.

Renato Pericone: ‘Le mie idee sono opposte a quelle di David, il quale recluta donne unicamente per motivi sessuali’ “.

Il volantino definisce infine  David, “un vecchio mandrillo”.

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Il 2 gennaio 1945 il Cic divulga una foto del ‘Nostromo’ in uniforme degli SA. Il documento è firmato dal colonnello americano Hill Dillon.

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Non sappiamo se  i sospetti sulle relazioni tra David e queste giovani abbiano come fondamento motivi sessuali. Certo è che egli vive giorno e notte  con loro, come se fosse il capo spirituale di uno strano convento pagano.

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In conclusione, le decine di documenti rintracciati a Washington e a Londra su Tommaso David e gli SA, ci confermano, senza ombra di dubbio, che il governo Bonomi ne aveva ordinato la cattura per omidicio, rapina aggravata e tradimento, nel dicembre 1944, facendo addirittura stampare un volantino in migliaia di copie in cui campeggiava la foto del ‘Nostrono’. Era dunque ricercato e i servizi alleati avevano espresso quest’altro giudizio nell’agosto 1945:

“Non nascondeva il suo odio per gli antifascisti e si diceva disposto ad infliggere ogni più duro castigo pur di stroncare tale movimento, con particolare riguardo verso l’attività comunista. […] Sospettoso di tutto, megalomane, visionario, si vantava di aver organizzato la corrispondenza, attraverso la linea di fuoco, dello “scugnizzo” e di farne propaganda al fine di tenere desta fra i giovani l’animosità contro gli angloamericani. […] si può definire, da quanto hanno riferito persone degne di fede che lo hanno avvicinato, un esaltato con tendenze mistiche dirette al male. […]”.

Il 13 marzo 1945 il capo dell’X2, James Angleton, scrive:

“Si vocifera che il colonnello David sia stato uno degli assassini di Matteotti, e sembra essere un ottimo amico di Mussolini”.

Come si spiega allora che ancora oggi il sito del Ministero della Difesa, Marina Militare (  http://www.marina.difesa.it/storia/movm/Parte06/MOVM6038.asp ) ospiti la biografia e l’encomio del David decorato con medaglia d’oro al valore militare? Leggiamo infatti  :

“Spinto da grande amor di patria, si arruolava volontario, sebbene sessantasettenne. Al comando di un gruppo di volontari da lui organizzato ed addestrato, operava in uno scacchiere particolarmente delicato. Durante un violento combattimento contro forti bande ribelli, infliggeva loro sensibili perdite e ne conteneva l’impeto offensivo. Successivamente conosciuta la fine gloriosa di un figlio combattente nello stesso scacchiere, rifiutava di lasciare il suo posto e dopo aver portato l’ultimo saluto al congiunto ritornava tra i volontari ed assumeva il comando di una formazione ragguardevole e complessa, continuando a combattere.

In una azione di grande rilievo, ferito al petto rifiutava ogni soccorso e rimaneva tra i suoi dipendenti fino al felice esito delle operazioni per guidarli prima ed organizzarli dopo. Fulgido esempio di romana virtù. (Zaton-Gospa-Srimska Balcania, 8 dicembre 1942 )”

Forse il Ministro Ignazio La Russa potrebbe aiutarci a capire meglio.

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Per leggere in formato Pdf un volantino degli Angloamericani sulle spie nazifasciste giustiziate clicca qui:Volantino Alleato sulle spie nazifasciste giustiziate

Per leggere un documento di Hill Dillon su Tommaso David clicca qui: Documento di Hill Dillon su Tommaso David (1945)

Tra i nomi forniti da Carla Costa negli interrogatori di fine ottobre e inizio novembre 1944, vi è anche quello di Giorgio Pisanò:

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Counter Intelligence Corps (CIC)

V Armata

Mittente: Stephen J. Spingarn

Destinatario: Comando della V Armata

Oggetto: Pisanò Giorgio, agente nemico

31 ottobre 1944

Segreto

The National Archives (Kew Gardens)

Coll. War Office 204/11749

Giorgio Pisanò

1. Si fa riferimento alla lettera spedita da questo Ufficio in data 29 ottobre 1944, con oggetto “Temi di immediato interesse del Controspionaggio desunti dall’interrogatorio di Costa Carla, agente nemico catturato”, ai paragrafi 2,3,4 e 5. Ecco le informazioni che concernono il soggetto [Pisanò]:

Pisanò Giorgio, descritto come paracadutista, membro della Decima Flottiglia Mas o della Divisione Nembo. Ha compiuto una missione nel territorio dell’Italia liberata gettandosi col paracadute. Visto per l’ultima volta a Crespellano mentre attendeva di essere inviato in missione a Bari, probabilmente non come paracadutista.

2. La seguente informazione proviene dal Memorandum del 6 ottobre 1944 (CIC) con oggetto: “Città di Pistoia”, p. 9. Vi è un individuo che porta il medesimo nome del soggetto:

Pisanò Giorgio, figlio del viceprefetto di Pistoia. Confidente UPI. Componente delle squadre d’azione Ettore Muti.  Ha partecipato ai rastrellamenti di partigiani. Si è arruolato nella Decima Flottiglia Mas. Si trova ora nell’Italia settentrionale”.

3. La seguente informazione proviene dal Memorandum CIC del 20 ottobre 1944 con oggetto “Comune di Pistoia”. Si dànno informazioni su un individuo che porta il medesimo nome del soggetto:

“Pisanò Giorgio di Luigi e di Cristani Iolanda, nato a Ferrara il 30 gennaio 1924, studente, abitava un tempo a Pistoia, in via Porta Lucchese 7 b. Figlio del viceprefetto di Pistoia. Si è arruolato nella Decima Flottiglia Mas nel novembre 1943, assieme a due suoi camerati; Degli Innocenti Maurizio […] e Manini Mafilas. […] I tre hanno frequentato la scuola allievi ufficiali di Firenze per poi tornare a Pistoia per lavorare in stretta collaborazione con il capo della provincia, Lorenzini Bruno, all’interno dell’Ufficio Politico della Federazione fascista. Pisanò e probabilmente anche gli altri due sono entrati nella squadra “Ettore Muti” e hanno preso parte alle ricerche dei prigionieri di guerra alleati che erano evasi. I tre facevano propaganda tra i gruppi studenteschi della città. Pisanò ha lasciato Pistoia nel marzo 1944, assieme alla famiglia per trasferirsi a Lodi, in provincia di Milano. Degli Innocenti è partito nel maggio 1944 e Manini nel gennaio 1944.

GC e MJC

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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12 risposte a Odalische nere

  1. Michele ha detto:

    Il link sul sito della Marina Militare è cambiato, adesso è il seguente: http://www.marina.difesa.it/storiacultura/storia/medaglie/Pagine/Davidtommaso.aspx

  2. Ma' Di Costanzo ha detto:

    La ringrazio per le informazioni date, sono un cittadino di Esperia con una certa parentela con Tommaso David. Fortunatamente posso usufruire ancora dei racconti di mio nonno e alcune lettere, sa dove posso trovare altri documenti delle sue gesta?
    La ringrazio.

  3. Franca Fiorentino ha detto:

    In quello che lei ha scritto ci sono moltissime imprecisioni ma ciò che più mi infastidisce è questo voler sempre considerare le donne delle “poco di buono” al di la del ruolo che esse ricoprono. Un ultima cosa: sarebbe giusto considerare le donne che hanno collaborato con i partigiani delle donnacce? Si vergogni!!!

    • casarrubea ha detto:

      Ha ragione lei: le donne che si prestavano, per la loro età e per motivi sessuali, a fare catturare e uccidere i partigiani non solo erano “poco di buono” ma qualcosa di molto peggio. Se le risulta che una sola partigiana abbia fatto la stessa cosa faccia il nome e se ne assuma la responsabilità.

  4. Aldo Lapace ha detto:

    Anche la cosiddetta “Repubblica di Salò” aveva un apparato spionistico militare anche se composto da pochi volontari di ambo i sessi ma pare alquanto maldestre spie, compresa qualche “Mata Hari”, oltretutto tutte beccate subito dagli americani una volta passate le linee. A distanza di oltre mezzo secolo dalla fine della 2^ Guerra Mondiale si sa ben poco di altre formazioni italiane nazifasciste segrete o meno dedite al controspionaggio anti alleato e antipartigiano sotto il comando degli occupanti tedeschi. A parte alcune più o meno famigerate formazioni del ministero degli interni della RSI come la “Banda Koch” altre come l’ Ispettorato Speciale Polizia Antipartigiana (operante nei capoluoghi con sede a Brescia poi a Monza presso il comando SS e con nuclei mobili a Milano e Torino) si sa ancora di meno. In un libro sulle Brigate nere pubblicato una trentina di anni fa si leggono centinaia di nomi di appartenenti e una breve storia di questo citato ISPA ma nessun nome e cognome. Quanti assurdi misteri.

  5. Aldo Lapace ha detto:

    L’ex spia nazifascista Giorgio Pisanò non rimase nell’ombra come gli altri ma divenne senatore del MSI per poi fondare un movimento neofascista che prese meno voti della “Lega dei pescatori padani”, anticipando il favore al futuro leader di AN, che già pensava di mandare in pensione quei “vecchi camerati” nostalgici, piuttosto scomodi per la sua immagine in vista di trasformazioni e nuove alleanze politiche. Il defunto Pisanò era “noto” per una serie di volumi sulla storia delle forze armate della RSI oggi ricercati solo per le fotografie in essi pubblicate.

  6. Aldo Lapace ha detto:

    Per la Sig.ra/na Franca: L’ ultra-femminismo militante con lo spionaggio politico-militare della repubblica nazifascista di Salò non c’entrava per nulla. Spero che non ce l’abbia anche con Ian Fleming (l’inventore di James Bond 007) perché nei suoi romanzi ci sono anche delle donne di facili costumi che fanno le spie killer del cattivo di turno.

  7. Roberto ha detto:

    Da “Il contributo delle donne alla lotta di liberazione” Consiglio Regionale del Piemonte, Savigliano 1974
    AGAZZI Maria, partigiana, caduta nel dicembre del 1943
    Incarichi: Cooperava con la squadra volante e con le sue informazioni permise la cattura di molti ufficiali e soldati delle brigate nere.
    FRUMENTO Maria Teresa, caduta per malattia contratta in servizio
    Incarichi: Informatrice in collegamento diretto col comando della brigata, con mansioni e “incarichi speciali”.
    GENOBLE Alda, del “plotone Volante”caduta il 4 Aprile 1945
    Incarichi: Servizio di informazioni ad Arona in collegamento con le altre zone.
    PECOLLO Margherita, caduta il 1 agosto 1944
    Incarichi: recavasi in zone occupate del nemico fornendo al comando preziose informazioni
    USSEGLIO Irene, caduta il 29/11/1944
    Incarichi: addetta al servizio di informazioni della brigata

    Con incarichi di “informatrice” (non solo di “staffetta”):
    ABELLO Angela Augusta, BERRONE Vittorina, CAPPELLO Lucia, CONTI Cesarina, GAZZIGNATO Eleonora, GIUDICE Giuseppina, GORLIER Maria Teresa, MADDALENO Irma, RONSIL Attilia, SPEZZAMONTE Angela
    Queste donne sono estrapolate solo tra quelle “cadute” nella lotta di Liberazione, sono escluse quelle sopravissute.
    Questo non per polemizzare ma per far vedere che lo “spionaggio” anche a fini di far catturare per far fucilare gli avversari era una pratica comune tra gli opposti schieramenti che usavano le donne per i loro scopi.

    Roberto

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