Sicilia. Indice dei libri proibiti

Mario Centorrino e il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo

Non sappiamo se la notizia ha avuto ulteriori sviluppi, ma abbiamo l’impressione che non ci siano state molte reazioni all’affermazione del neo assessore regionale alla formazione Mario Centorrino.

Parlando nientedimeno che agli “Stati generali dell’autonomia siciliana” ha affermato che sarebbe giunto il tempo di mettere da parte, almemo per un anno, Tomasi di Lampedusa, Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri. Il rivoluzionario convegno si è tenuto in casa del deputato Pdl Fabio Granata, e cioè a Siracusa, da dove non pare siano venuti particolari lumi su cosa debbano fare intanto tutti quelli che non hanno ancora letto questi tre importanti letterati.  Che lo facciano è proprio urgente necessità, visto che Tomasi di Lampedusa è una pietra miliare della cultura nazionale; Sciascia non è da meno e Camilleri ci somministra un libro al mese, pur essendo carico d’anni. Ma ricco di idee com’è, non merita l’affronto dell’assessore.

Forse dobbiamo aspettare un nuovo elenco di libri consigliati, o  sperare di ricevere dal governatore Lombardo più chiare e complete istruzioni su come ci dobbiamo comportare. Dobbiamo aspettarci una imminente legge quadro? Non lo sappiamo. La formazione dura tutta la vita e noi non possiamo stare troppo in attesa.

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Sala della Pallacorda (1789)

Questi “Stati generali” mi ricordano quelli della Moratti al tempo in cui era ministro della Pubblica Istruzione. La signora voleva legare più saldamente formazione e sviluppo. Alla fine tenne quella melanconica assemblea che tanto mi ricordò i convenuti della Pallacorda all’inizio della rivoluzione francese. Ma mentre i borghesi in Francia facevano sul serio,  i convegnisti della Moratti facevano una messinscena: un refrigerio per la mente, un pò di profumo spruzzato laddove la puzza era stagnante come nei locali chiusi perchè disabitati da secoli.

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Senza volerlo, Centorrino si comporta in modo analogo e suscita un vespaio. Persino Rudy Maira, capogruppo dell’Udc all’Ars, protesta. E non ha tutti i torti perchè  quella affermazione estemporanea, peggio ancora se premeditata, lascia molti punti oscuri.

Chi sono i destinatari dell’auspicio del neoassessore? I rappresentanti del terzo stato o  quelli delle classi privilegiate?

Il “laboratorio” Sicilia, espressione inventata tanto per dimostrare che si usa il cervello, ci induce a immaginare che l’accorato appello sia rivolto a  tutti gli italiani. Ci è difficile pensare che i siciliani possano essere considerati razza separata, corpo paranazionale con proprie caratteristiche etniche e genetiche. E’ vero che ci fu un tempo in cui qualcuno propose persino che alla Sicilia spettasse avere una propria milizia armata in funzione di pubblica sicurezza, ma poi, a pensarci meglio, si capì che quella già c’era dai tempi di Genco Russo e nessuno ne parlò più.

Inquisizione Index Librorum Prohibitorum (1564)

Forse adesso si è aggiunto pepe ai cavoli. La proposta, certamente insana, considera il siciliano un ammalato a cui certe cose non fanno bene. E siccome nessuno vede una Sicilia staccata culturalmente dall’Italia, c’è da ritenere che o Centorrino disprezzi la letteratura italiana o i siciliani abbiano bisogno di un novello tribunale della Santa Inquisizione con annesso Index librorum prohibitorum.

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Il primo a sancire lo stato comatoso della sicilianità, sotto un profilo genericamente antropologico, fu Giovanni Gentile, nel suo famoso “Tramonto della cultura siciliana”. Il libro del filosofo fascista uscì nel 1919 e fissò persino una data, il 1916, come termine di quell’evento, cioè la morte della cultura siciliana e la nascita di quella nazionale. Il noto pensatore, siciliano pure lui, stabilì uno spartiacque laddove invece doveva egli stesso fermarsi a riflettere. Perchè nessuna cultura nasce e muore da un giorno all’altro e nessuno può per appelli, bandi, proclami e aspirazioni, dichiararla defunta.

Nel nostro caso pare che un nuovo asse orienti, più o meno visibilmente, le scelte politiche verso un indefinibile federalismo siculo-padano.

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A dire il vero Centorrino, professore universitario di economia, membro autorevole del Pd, questa verità la dovrebbe sapere. Come la dovrebbe sapere il suo capo politico, Antonello Cracolici che appoggia il governo Lombardo ma sostiene al contempo che Centorrino pur essendo del Pd non è espressione del suo partito al governo regionale. Siamo così arrivati al parossismo pirandelliano. Ci guardiamo  la mattina allo specchio e ci diciamo: – ma questo chi è?  E restiamo lì a guardarci sapendoci che non saremo noi a dare una risposta..

Onestamente non riesco a trovare una bussola adatta a questa navigazione da piccolo cabotaggio.   Il neoassessore dichiara estinte tutte le ideologie; dice che destra e sinistra si possono mettere assieme e in ultimo invita a uno sciopero della lettura avendo di mira tre grandi della cultura nazionale.

Ma egregio assessore, abbia pazienza,  ci dica almeno chiaramente a quale modello di civiltà dobbiamo ispirarci, perchè qui abbiamo brutti ricordi che non possiamo rimuovere e che neanche al partito che lei rappresenta conviene buttare nella spazzatura. A meno che non siamo veramente tutti la stessa cosa. Cioè smemorati.

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Abbracciamoci nel fango

A parte il governo Milazzo che mise assieme il diavolo e l’acqua benedetta, i popolari e i fascisti, gli ex agrari e i democristiani, tutti accomunati dall’unico prodotto che ne venne fuori, cioè una bella marmellata siciliana, non si capisce il gran darsi da fare per rimuovere tutto. Si vuole fare un rogo? Lo si dica, specialmente dopo che abbiamo assistito, tempo addietro, alle picconate contro Garibaldi. Capiremo così meglio e avremo un futuro migliore.

Quello che sappiamo  è che le prime cose che contano nella formazione sono la storia e la memoria. Se non ci sono queste non c’è futuro. Ricordo i tempi del cardinale Ruffini. Ebbe la spudorataggine di divulgare nel 1964 una lettera pastorale e di affiggere un manifesto, con tanto di simbolo della sua arcidiocesi, per condannare oltre alla mafia, con la quale nei suoi ambienti si era andati a braccetto, anche un sant’uomo come Danilo Dolci, nonché proprio quel Tomasi di Lampedusa che oggi l’assessore vorrebbe velocemente togliersi dai piedi.

Allora i motivi addotti dal cardinale erano che la mafia e quei due diffamavano la Sicilia in tutto il mondo, mentre ai suoi occhi, l’isola era una terra mitica dove il male aveva gli stessi caratteri del male universale. Quindi per salvaguardarla bisognava radiare i diffamatori e pensare solo alle risorse che essa aveva da tempi immemorabili. L’eminenza non si poneva il problema di chi queste risorse aveva dilapidato e ancora ai suoi giorni le stava saccheggiando.

Ma a parte che le opere d’arte e la fatica altrui vanno rispettate al massimo in una democrazia, non vi pare che giocando a colpi di piccone e sbagliando gli oggetti da demolire,  i siciliani avranno la peggio?

(Giuseppe Casarrubea)

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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7 risposte a Sicilia. Indice dei libri proibiti

  1. Tommaso Aiello ha detto:

    Caro Giuseppe,mi fa piacere che ci sia qualcuno che si occupi di queste farneticazioni di Centorrino,La cosa sta passando forse sotto silenzio.Conviene a tutti.Mi mfa grande meraviglia che la sinistra siciliana stia cadendo tanto in basso(almeno ai vertici).Su facebook è nato un movimento spontaneo che conta gà qualche migliaio di fan e che vogliono che il PD non entri nel governo Lombardo e che non l’appoggi neanche dall’esterno.Ma ritornando al fatto principale,mi pare che da tempo,sia a livello nazionale che regionale,ci sia il tentativo di delegittimare ANCHE IL NOSTRO PENSIERO,di tacitare la nostra identità.Ma che professori universitari sono questi che ritengono che scrittori come Tomasi di Lampedusa ,Sciascia,Camilleri,Danilo Dolci,portino detrimento alla visione idilliaca della nostra Sicilia?Si vuole mettere a tacere forse le uniche voci che hanno avuto il coraggio di dire la verità?Sono tentato di richiamare alla memoria una frase latina:mala tempora currunt.Queste nuove generazioni di politici nostrani,ma anche nazionali,sono dotati di una voracità inaudibile in tutti i campi:Altro ch prima Repubblica.Complimenti per la tua attività e a presto.

  2. Orazio De Guilmi ha detto:

    Caro Giuseppe,
    se il professore di economia Centorrino fosse una persona colta si potrebbe mutuare ciò che ebbe a dire Luigi Pirandello:” Quanta ignoranza c’è fra questa gentre colta”.
    E’ probabile che il prof., troppo indaffarato con l’aritmetca, abbia litigato con la letteratura e… dà i numeri.
    Per fortuna persone come lui non fanno la storia, ma non riescono nemmeno a cambiarla.
    Con immutata stima e amicizia orazio

  3. tiziana campisi ha detto:

    Caro professore, ormai siamo veramente sull’orlo del precipizio…il vuoto,l’assurdo,la malafede imperano a tutti i livelli.Cos’altro dobbiamo aspettarci?

  4. Tommaso Serra ha detto:

    Caro Giuseppe, non so se stupirsi davanti alle affermazioni di Centorrino ,poss avere un senso. Sicuramente le farneticazioni neo-inquisitorie di Centorrino si inscrivono in un processo di rimozione della memoria storica collettiva. Pertanto sono affini ai vecchi e nuovi revisionismi con cui dei servi di regime tentano di forzare la storia e la coscienza della gente, per imporre modelli funzionali al pensiero unico ed alle sue applicazioni nella realtà sociale, economica e politica.
    Una volta per fagocitare la gente a votare per la DC, dicevano: “tanto i politici sono tutti gli stessi…”, pertanto alla fine proponevano di votare almeno per un “amico” che potesse ricambiare il consenso ricevuto, con favori vari.
    Del resto come Tu hai avuto modo di criticare lucidamente, uno storico ha pubblicato un libro di recente, in cui vorrebbe dimostrare che gli USA non avevano bisogno della mafia siciliana per sbarcare in Sicilia??!! Chissà perchè anni prima mandarono quel sottufficiale dei servizi, W. Scotten a studiare analiticamente la Sicilia, la mafia e i luoghi. Magia della visione democratica di quel massone di Charles Poletti che nominò e fece insediare come sindaci di molti comuni, capi mafiosi del calibro di Calogero Vizzini, Serafino Di Peri, G. Genco Russo ecc.
    Sai cosa penso con il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà gramsciani- che alla fin fine, seguendo il Tuo sprone e raccogliendo il Tuo esempio, dando visibilità a tale triste vicenda, l’imput di Centorrino diventerà così ridicolo per un docente di economia -che tra l’altro nel passato si è occupato di analisi del fenomeno mafioso- cfr. L’economia mafiosa, che tra alcuni giorni rinfrescato dalla brezza marina si autosmentirà dichiarando pubblicamente: ” Signori, abbiamo scherzato! Avete creduto veramente che vi invitassi a mettere da parte Pirandello, Sciascia e Tomasi di Lampedusa… Come dire la cultura e le radici della storia della Sicilia e dei siciliani…” Per concludere: non è successo niente! Anzi aumenteranno le vendite dei tascabili dei nostri grandi , alla faccia del pensiero unico e di tutti i revisionismi!

    • casarrubea ha detto:

      Caro Tommaso,
      oggi ricorre l’anniversario dell’uccisione del procuratore capo della Repubblica Gaetano Costa. Un uomo lasciato solo dai suoi stessi amici magistrati e da quanti avrebbero potuto fare molto per aiutarlo a essere la testa di un piccolo ma agguerrito esercito che lottava contro la mafia. Lo hanno lasciato solo ed è morto consapevole di essere solo. Non credo che nasceranno uomini del suo livello, ma noi dobbiamo additare a tutti, uomini come lui in questo tempo di disfacimento, senza bussole, e senza ideali. Centorrino è assorbito nella palude lombardiana. Non ci serve. Abbiamo bisogno di ideali e di una nuova resistenza.

  5. Tommaso Serra ha detto:

    Caro Giuseppe,
    sono grato per avermi fatto conoscere la vera biografia di un uomo coraggioso: il Procuratore capo della Repubblica di Palermo,
    Gaetano Costa, quando da partigiano combatteva per liberare l’Italia dalla barbarie nazi-fascista. Uomo che ha rifiutato la scorta
    al pari del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, cadendo da solo sotto il piombo di vigliacchi mafiosi. Egli ancora oggi è -senza retorica-
    un grande esempio di coerenza e di lotta contro i mafiosi e di tutte le connessioni con poteri occulti italiani e U.S.A. Dall’alto ci indica come
    come un’aquila, la strada da percorrere nella lotta per emanciparci veramente e liberarci da un sistema politico -mafioso, vecchio e
    antistorico.

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