Lo stomaco dei partinicesi

ipermercatoLa civiltà di un popolo un tempo si misurava con i livelli reali di acculturazione, con l’inesistenza di forme di analfabetismo (le più svariate: dall’incapacità di leggere criticamente ciò che accade in un giornale, in un libro o nella realtà di tutti i giorni al non sapere leggere e scrivere o far di conto), e con altri indici di valutazione che, nel loro insieme, ci davano un contesto vivibile di società.

Era la padronanza delle tecnologie a stabilirne poi la qualità, non disgiunta da un certo grado di socializzazione tra  vari gruppi e persone di una comunità: locale, regionale o nazionale.

Con la globalizzazione le cose sono cominciate a cambiare e al cervello si è sostituito lo stomaco. Nonostante le apparenze e le tecnologie sempre più sofisticate. Siamo nell’era del digitale, dei computer, delle macchine automatizzate, dei nuovi linguaggi. Ma anche della sovrabbondanza di cibo, del superfluo e dell’inquinamento ambientale. Consumiamo ed eliminiamo in una circolarità sempre più vorticosa ed autodistruttiva.

A una vita fondata sul movimento e sul lavoro abbiamo sostituito uno stile sedentario. Ci muoviamo molto di meno e forsennatamente ingoiamo qualunque cosa e a tutte le velocità. A casa e nei McDonald’s, sempre correndo. Siamo così arrivati a un McWorld globalizzato in cui troviamo tutto pronto da consumare, dal panino all’elicottero personale. Ma in questo mondo aumentano sempre più quelli che possono permettersi solo il panino e diminuiscono sempre più quelli che possono viaggiare con l’elicottero privato. Tuttavia anche mangiando patate e pasta ingrassiamo e siamo obesi.

Non c’è paese al mondo che oggi, ai diversi gradi, non porti il segno di queste continue trasformazioni dei modi di essere e di conoscere. E il processo ancora continua con i cinesi che si sono messi a fare concorrenza al vecchio capitalismo in crisi, l’India e il Brasile che marciano a gonfie vele verso traguardi economici mai visti prima, le crisi di disoccupazione che derivano dallo sfascio che il capitalismo ha lasciato e dalle speculazioni incontrollate e spregiudicate di pochi potenti che hanno fatto un patto di solidarietà tra di loro con lo scopo di arricchirsi sempre di più.

*

Partinico non è fuori dal mondo e, anzi, può essere assunto a misura di ciò che accade sotto i nostri occhi. E’ un medio centro che conta poco più di trentamila abitanti. La gente è per lo più laboriosa, lavora onestamente e ama mettersi la coscienza a posto con i riti liturgici domenicali e festivi, o i santi sacramenti.  Ma ci sono pure i criminali. Ogni tanto si ammazza qualcuno, si incendia qualche macchina, si scopre un arsenale di mafia e qualcuno va in galera.

Da un punto di vista più generale è un paese di vento e campane a morto. Deprimente. La popolazione ha qualche problema. Se fosse sana, basterebbero tre o quattro medici, una farmacia, un ospedale per il day hospital, e qualche area di parcheggio. Ci sarebbero molte palestre, piste ciclabili e poche macchine in giro. La gente si muoverebbe di più e lo sport sarebbe al primo posto nell’ordine delle priorità che un’amministrazione comunale saggia privilegerebbe nei suoi bilanci.

Al contrario abbiamo una popolazione ammalata, con una distilleria tra le più grandi d’Europa che rientra tra i fattori di inquinamento di prima classe. I partinicesi, bontà loro, la sopportano da oltre cinquant’anni. Ne respirano le emissioni atmosferiche micidiali e tranne che abbandonarsi a qualche rara protesta, sono disposti a tollerare tutto.  Più che Pio XII meritano loro una causa di beatificazione, anche se talvolta si lasciano trascinare dal nervosismo.

Hanno, inoltre, una costa senza pesci, un’aria irrespirabile quando il vento tira verso la montagna, scuole inadeguate e senza attrezzature, un campo sportivo mal ridotto e una popolazione dove il numero degli analfabeti è tra il più alto d’Italia. C’è poi gente che non sa mettere il proprio nome e cognome su un pezzo di carta, che non sa leggere un giornale, o che legge e non capisce. C’è anche chi ascolta la televisione o le canzonette ad alto volume ed è contento che gli rintronino i timpani. Specie se rinchiuso dentro una macchina attraversa come un santo in processione le strade facendone vibrare al massimo le casse acustiche.

Il termine “ascolta” è improprio. Dovrei dire segue. Canzonissima e le telenovele, i film d’amore e d’avventura, il calcio e quant’altro possa servire alle tifoserie e allo svago o ad attaccarsi a sceneggiati ad elevato numero di puntate, tanto per restare legati al nulla. E forse è anche bene che sia così. La gente si tranquillizza e vive senza porsi tanti problemi. Beati pauperes perchè sono loro ad ereditare il regno dei cieli. Solo che il sacro testo non si riferisce ai maleducati, agli incivili e agli ignoranti, ma ai poveri in spirito. Il che fa la differenza.

*

La misura della riduzione a questo livello d’insufficienza civile la ottengo se penso che Partinico, che è poi il mio paese, è ormai un concentrato di supermercati e di ipermercati. A casa mia ogni giorno, contro la mia stessa volontà, si scaricano decine di fogli e opuscoli di propaganda dei più disparati generi di consumo. Sono un’aggiunta ai tassi di inquinamento che il paese tollerava già in precedenza, frutto di una mortale concorrenza tra i soggetti primari di questo nuovo fenomeno: i supermercati. Si moltiplicano a dismisura a vista d’occhio. Ho fatto il conto di avere in un solo mese circa kg.5 di carta. La cassetta della posta è intasata a tal punto che il postino ha difficoltà a introdurvi la corrispondenza; le porte, alle quali sfortunatamente ho fatto applicare  i battenti sono perennemente deturpate dalla presenza di carte di tutti i colori. Mi tengono aggiornato, a ritmi costanti e quotidiani sui prezzi di Coca cola, mortadelle, salumi, carne, pasta, detersivi, frigoriferi, scaffali, scarpe, biancheria, televisori, cellulari, aranciate, e persino frutta e verdura. Sono cartacce inutili e dannose che provengono da: Centro Commerciale La Fontana; Conad Superstore, l’ultimo ad arrivare; Mio Mercato; Sisa, i supermercati italiani; Famila; Le Mille idee per il tuo risparmio; Simply Market Sma; Despar; Eurostar; Interspar; Magazzini Gea; Euronics; Ard Discount; Supermercati DR; Eurospin; Ingroshop; Sma gruppo Arancio; Standa; Casella e chi più ne ha più ne metta.

Ad essi si devono aggiungere, poi, Brico Family, EP Roccella, il Centro Affari per calzature, le varie pizzerie, sale banchetti, ristoranti  e trattorie, In&Out, e tutti i vari negozi di altri paesi che giustamente vengono a Partinico a propagandare le loro belle offerte, come Arredi L’Idea di Alcamo, l’Expert, gruppo Papino di Palermo, e tutte quelle agenzie che offrono gite e visite-pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo, Pietralcina, Sorrento, Napoli e  via di seguito. Come se i partinicesi avessero con tutta questa grazia che gli si offre stomaci grandi quanto le botti di un tempo, e dovessero passare tutta la vita a mangiare, usare detersivi, comprare ogni ben di Dio, non avendo di meglio da fare che buttare nei cessi quei quattro soldi che guadagnano. E, infine, per ringraziare i santi fare un bel pellegrinaggio a Padre Pio che solo perchè è un santo fraticello non ha preso tutti a legnate.

Ora direi a questi signori neoinquinatori di Partinico: perchè non spendete tutti questi soldi che sprecate nel farvi propaganda tramite le tv private? Non inquinereste, vi costerebbe meno e la vostra pubblicità sarebbe più efficace. E al sindaco direi: perchè non emana un’ordinanza che per il rispetto delle norme contro l’inquinamento ( misconosciuta legge Ronchi in primis) impedisca a tutti questi importuni di continuare imperterriti a fare quello che vogliono? Dove sta scritto che ogni famiglia deve subire l’angheria di ricevere ogni giorno ciò che non vuole ricevere? E se ogni cittadino lasciasse per strada quello che non gli appartiene, di quante tonnellate di spazzatura aumenterebbe il lavoro dei netturbini che già non si vedono più, come non si vedono più i contenitori dei rifiuti?

Mi sbaglio. I contenitori ci sono. Basta guardarsi bene attorno.

(GC)

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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5 risposte a Lo stomaco dei partinicesi

  1. Tommaso Aiello ha detto:

    Caro Giuseppe è un’analisi spietata ma che corrisponde al vero.Consentimi di fare un’osservazione sul fatto che la gente ormai mangia smodatamente,non si muove e quindi ingrassa.Ebbene prpoprio stasera ho avuto la possibilità di parlare con Enzo Provenzano,primario del reparto di diabetologia,il quale mi diceva che la situazione dell’obesità giovanile sta diventando un fatto gravissimo,in quanto porta come conseguenza :cardiopatie,infarti,neuroplasie anche in età giovanile,per cui la vita invece di allungarsi,riceverà una frenata perchè ci sarà un aumento della mortalità giovanile.La causa di tutto ciò consiste appunto nel mangiare troppo e nel muoversi sempre meno.I nostri ragazzi stanno ormai davanti al televisore o al P.C. una media di 5 ore,non vanno in palestra,non fanno nemmeno quelle salutari passeggiate della nostra giovinezza.I mass media completano poi il quadro,come tu hai giustamente rilevato,
    bombardandoci con le loro continue offerte che sembrano irripetibili e irrinunciabili.Cosa fare?La nostra protesta diventa sterile nella misura in cui il mondo ormai gira attorno ai facili guadagni e il dio denaro è diventato il dio di tutti.Stammi bene e alla prossima.

  2. Salvo Vitale ha detto:

    C aro Beppe, quella cui tu accenni è solo una parte di un enorme ventre molle disposto a fagocitare tutto: ci sono una decina di pizzerie usa e getta, cioè disposte a farti una pizza e a fartela recapitare a casa in pochi minuti, ci sono una ventina di bar sempre occupati da sfaccendati, un numero incredibile di forni che nei loro furgoncini stipano di tutto, dai biscotti ai calzoni allo sfincionello, altri che si fanno trovare davanti ai cancelli delle scuole all’ora di ricreazione. Sembra un residuo d’altri tempi il tizio che si fa trovare in un angolo a vendere mazzetti di cicoria o finocchietto.
    A parte il mangiare ci sono molte altre cose che ingoiamo con disinvoltura, come se si trattasse di cose che appena ci sfiorano, e non parlo solo della “monnezza pubblicitaria, ma di tutto il resto di altri sacchetti buttati in mezzo alla strada o accanto ai contenitori della raccolta differenziata. Da quando abito in questo paese ho giornalmente la coscienza che il partinicese è “ngrasciatu”, che non ha alcuna coscienza civica, che usa quello che è pubblico, quindi di tutti, come fosse solo sua proprietà privata. Si potrebbe continuare all’infinito, con l’ingestione di volti di politici che in campagna elettorale imbrattano ogni angolo del paese e ti costringono a guardare queste facce che abbozzano un sorriso o che riproducono foto di dieci anni prima.. Mi fermo con una battuta: “a curpa unn’è d’u partinicotu, ma d’a munnizza ch’è luorda”. Ciao

    • casarrubea ha detto:

      Lo so bene che questa è una catena di Sant’Antonio, che potremmo continuare con le pizzerie, i bar e via di seguito. Ma quella dei supermercati è proprio la discesa agli inferi. E poi penso che i cittadini siano continuamente vessati da un eccessivo, quotidiano e intollerabile riempimento delle loro casette postali di vario materiale di pubblicità. Facendo un discorso raso terra, c’è l’assalto, il Far West. E’ o non è una molestia dover svuotare tutti i santi giorni la propria cassetta postale perchè altrimenti il postino non può farti recapitare la posta? Ora io mi chiedo: si applica la Tarsu (tassa per l’immondizia) ai supermercati o no? E se i cittadini decidessero di non ricevere più questo mare di carta che arriva nelle loro case, non avremmo un paese con strade ricoperte di immonzia? Non sarebbe bene che il sindaco regolasse questa forma di ineducazione dei proprietari dei supermercati, con dei divieti?

  3. Patrocini ha detto:

    E le continue telefonate da parte dei call center ?N on inquinano l’ambiente ,ma stressano il cervello .E’ urgente una legge che protegga il cittadino dalle molestie da qualunque parte provengano e in qualunque modo siano perpetrate.

  4. ctp partinico ha detto:

    Proprio ora abbiamo letto ad alta voce le sue esternazioni e non possiamo che essere d’accordo. Abbiamo sorriso un pò per il suo solito stile ironico che ben conosciamo. Apprezziamo la sua iniziativa di denunciare queste situazioni perchè ciò permette la riflessione di molti. Angelo suggerisce di portare la carta raccolta nelle scuole. Visti i tempi di magra, potrebbe sempre servire!!Saluti dallo”staff” del CTP di Partinico

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