Reato di solidarietà

Emigranti italiani degli anni '50Faccio mio l’appello pervenutomi tramite il mio amico Renato Sarti, autore di “Mai Morti” e dirigente del Teatro della Cooperativa di Milano.

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In Italia non esiste ancora il “reato di solidarietà”. Giù le mani da Padre Carlo D’Antoni!

Quasi due settimane sono passate da quel 9 febbraio in cui padre Carlo D’Antoni, parroco della Chiesa di Bosco Minniti (SR) insieme ad altre otto persone è stato posto agli arresti domiciliari, accusato dal Gip del Tribunale di Catania di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’illecita permanenza, falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale.

E’ a nostro parere un pesante segnale che viene inviato a tutti coloro che – come padre Carlo fa in prima persona da anni – continuano concretamente a fornire assistenza ed accoglienza a quei migranti che hanno come unica colpa il non avere un documento, o il non averlo ancora perfettamente a posto. Quanti sanno che per fare domanda di asilo il richiedente deve eleggere domicilio? Ma come può una persona appena arrivata, che non conosce nessuno, che non parla la lingua, dimostrare di avere un alloggio a disposizione? Ecco allora che centri di accoglienza, centri sociali e parrocchie come quella di Boscominniti si attivano per offrire un tetto, un pasto caldo, e una dichiarazione di ospitalità, primo passo indispensabile per poter accedere alla procedura. Passato il primo periodo, la persona prova a rendersi autonoma, e magari si sposta per cercare lavoro: mantiene però un contatto con la parrocchia, con il centro che l’ha accolto e ospitato, punto di riferimento sul territorio, che consente di diminuire il fenomeno dell’irreperibilità dei richiedenti asilo.

padre Carlo D'Antoni

Ecco quindi i pericolosi reati di cui è indagato padre Carlo, e che lo costringono ai domiciliari da due settimane, come un pericoloso criminale: aver dichiarato l’ospitalità per chi – in fuga da guerre e persecuzioni – ha trovato nella parrocchia di Boscominniti un rifugio, e aver rifocillato e accolto molti di loro, aiutandoli a districarsi nelle pratiche burocratiche.

Sappiamo che il soccorso e l’assistenza umanitaria senza scopo di lucro degli immigrati anche in situazioni di irregolarità non sono ancora reato in questo paese, neppure dopo il pacchetto sicurezza. Chiediamo quindi che padre Carlo sia liberato, che la sua situazione sia chiarita al più presto e che possa tornare a svolgere la sua preziosa opera di solidarietà presso la sua parrocchia!

Per adesioni: senzaconfine@libero.it

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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Una risposta a Reato di solidarietà

  1. Tommaso Aiello ha detto:

    Non c’è pace su questa terra.Le notizie che sono come pugni nello stomaco si susseguono di continuo.Ormai la carità cristiana che un tempo era uno dei capisaldi del nostro modo di vivere ,non è più tenuta in considerazione,anzi da quando si è instaurato questo nefando duopolio tra Berlusconi e Bossi,non ci sono più valori di solidarietà che tengano.Tutto mira a salvaguardare l’0pulenta borghesia del Nord.E purtroppo il nostro imbelle Governo regionale non è in grado di far sentire la sua voce come non lo sono i nostri deputati e senatori al Parlamento.Quali speranze abbiamo?Sarà forse l’età,ma non riesco per il momento a vedre soluzioni che possano far cambiare le cose.Non ci resta che dimostrare la nostra solidarietà per i tanti chee lottano in silenzio perchè si realizzi su questa terra la giustizia dell’uomo per non parlare di quella di Dio.

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