Morti di serie B

Memoria dimenticata

Questo articolo è stato modificato il 1 marzo alle ore 11,28

Apprendo solo ora che, a Partinico, in occasione dell’intitolazione della via Grata al carabiniere Vincenzo Miserendino, militare di Petralia Soprana ucciso dalla cosiddetta banda Giuliano nel 1946,  le  Forze dell’ordine hanno ritirato uno striscione col quale il partito della Rifondazione comunista della cittadina, ha voluto ricordare ai cittadini tutti, e soprattutto all’amministrazione comunale presente all’iniziativa, che le vittime di quella banda terroristica neofascista nel nostro paese, non sono poche e che tra queste figurano mio padre e Vincenzo Lo Iacono, dirigenti comunisti caduti il 22 giugno 1947, durante l’assalto alla Camera del Lavoro (allora anche sede del Partito comunista italiano di Palmiro Togliatti e di Umberto Terracini).

Giuseppe Casarrubea senior

La notizia se – come pare – è fondata, mi rattrista molto sia perchè dimostra che chi ci governa in questo paese continua ad ignorare questi suoi due figli, vittime pure loro di quella strana “banda”, martiri per la causa dei lavoratori e per la democrazia; sia anche perchè  rappresenta un brutto segno di rimozione selettiva della storia, di asservimento a una sottocultura dell’antimafia retorica e priva di senso. Direi, offensiva dello stesso buon senso del comune cittadino.

Mi rattrista ancora di più anche perchè istituzioni importanti dello Stato, come il Comune  e le Forze dell’ordine, dimostrano di avere, ancora dopo sessant’anni da quei fatti, un atteggiamento di chiusura e di ostilità che non ha mai avuto motivo di esistere. Indispone soprattutto che sembrano persistere le ragioni dello strapotere e dell’ignoramento morale, della scarsa capacità di recepire la memoria come valore, salvaguardia dell’identità di una comunità che, al contrario, viene deformata, misconosciuta.

Partinico è un paese che vive fuori dal mondo ebbe a scrivere un agente americano quando mise piede in questo paese. E’ lontano dalla comunicazione, dalla civiltà, persino dai comuni che lo circondano. E’ vero, la colpa è dei partinicesi. Ma io sono stato sempre convinto che la maggiore responsabilità è di coloro che avendo avuto in mano il potere per cambiare in una direzione opposta, non solo non l’hanno fatto ma hanno continuato a comportarsi come facevano, un tempo ormai remoto, gli spagnoli: ammansivano il popolo con feste farina e forca. Ma la forca era quella “per i puvureddi”, come recitava un antico detto.

*

Vincenzo Lo Iacono

Eppure alla notizia della strage avvenuta a Partinico il 22 giugno 1947, l’Italia intera si fermò per uno sciopero nazionale indetto dalla Cgil, in segno di solidarietà con i familiari delle vittime, per difendere la libertà dei lavoratori e i loro inviolabili diritti. L’Italia intera allora capì quello che alcuni nostri concittadini ancora stentano a capire.

Discriminare i morti per una stessa causa, quali furono mio padre, Vincenzo Lo Iacono e lo stesso Miserendino, è un atto di inciviltà di cui vergognarsi. Ignorarli è ucciderli un’altra volta.

(Giuseppe Casarrubea junior)

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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7 risposte a Morti di serie B

  1. Roberto Tagliavia ha detto:

    Caro Giuseppe, quando leggo certe cose non riesco a trattenere una stretta al cuore. Possibile, ancora dopo 63 anni, che si debbano registrare comportamenti così meschini e vergognosi?
    un caro saluto, Roberto

  2. baldassare carollo ha detto:

    Caro prof, se mai un giorno dovesse per assurdo capitare, come sarebbe giusto, che i poveri vadano al potere, allora la storia la riscriveremmo tutta. Non sarebbe più la storia della prepotenza e dei dittatori, delle guerre coloniali, delle multinazionali, della borghesia e del suo tepore narcisista, ipocritamente progressista. Sarebbe la storia anonima dei popoli, delle persone semplici e misconosciute che hanno vissuto con semplicità e coraggio, senza abiurare alla libertà e all’amore.
    Perchè non sono i potenti ma proprio loro che continuano – a loro stessa insaputa – a salvare il mondo dal male e sono loro che fanno la vera storia.
    Persone come suo padre, persone dolci che hanno creduto e crederanno alla verità.

    b.

  3. LUIGI FICARRA ha detto:

    E’ gravissimo e segno anche questo della deriva antidemocratica e parafascista dell’attuale regime di destra, egenonizzato dall’ideologia berlusconiana, che, in occasione dell’intitolazione, a Partinico, della via Grata al carabiniere Vincenzo Miserendino, ucciso dalla banda Giuliano nel 1946, le Forze dell’ordine abbiano osato ritirare lo striscione del PRC col quale veniva ricordato alla cittadinanza ed a tutte le forze politiche che fra le vittime di quella banda legata alla mafia e ad i neofascisti dell’epoca, ci furono in prima fila i sindacalisti della cgil e gli esponenti comunisti e socialisti, e fra questi Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Iacono, dirigenti comunisti caduti il 22 giugno 1947, durante l’assalto alla Camera del Lavoro.
    L’ordine certamente illegittimo dato dalle forze dell’ordine per il ritiro dello striscione del PRC, va denunciato con in esposto alla Magistratura e al Ministero degli interni, perché costituisce violazione dell’art. 21 della Costituzione, ed offesa grave agli eredi diretti di Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Iacono ed anche alle forze politiche e sindacali che ai suddetti eroici dirigenti ogi si richiamano.
    luigi ficarra

    • casarrubea ha detto:

      Ricevo dalla storica Alessandra Kersevan, studiosa dei campi di concentramento fascisti in Italia, il seguente giudizio: “Ma il commissario di Ps con quale scusa e in base a quale articolo di legge ha fatto rimuovere gli striscioni? Non si delinea un abuso di potere?”

  4. Renzo Di Trapani ha detto:

    Ho seguito la vicenda attraverso le tv locali ed ancora una volta, con molto rammarico, ho potuto constatare che in questo nostro paese c’è chi comanda e chi, invece, deve soltanto subire.
    Più che la sospensione della manifestazione dei giovani di Rifondazione mi ha colpito il maltrattamento mediatico a cui sono stati sottoposti dal berlusconi locale (cioè colui che è l’unico che può dire tutto ciò che vuole a chiunque senza che nessuno lo fermi).
    Condivido ciò che è stato detto da Lei, caro Prof. Casarrubea e ciò che è scritto nei post dei tanti amici che hanno scritto.
    Evidenzio che l’attuale amministrazione, a riprova della assoluta incapacità che la caratterizza, in questa pomposa intitolazione della vecchia via Grata è riuscita a collocare appena una sola indicazione del nome della strada, all’incrocio con il Corso dei Mille. Non esiste nessuna altra indicazione nelle tante intersecazioni della ex via Grata: anche in questo la giovane (?) amministrazione riesce a lasciare un segno!

  5. Gianluca Ricupati ha detto:

    Esprimo la mia gratitudine al prof. Casarrubea per questo suo intervento a proposito della vicenda che ha visto coinvolta la nostra organizzazione. Siamo onorati di aver ricordato, anche questa volta, suo padre e non solo. Purtroppo la memoria è, a tutti i livelli, sotto attacco. Privare di solide basi culturale questo nostro paese è il punto di partenza per la distruzione di una critica opinione pubblica e di una qualunque forma di coscienza civile.
    Mi viene in mente qualche ricordo di un libro che alle superiori la mia insegnante fece leggere, non a caso, all’intera classe: che si stia avvicinando il tempo in cui si darà la caccia ai libri e ai detentori della cultura? Saremo costretti, come nel romanzo Farhenheit 451 di Ray Bradbury, a scappare dalla società e costituire la memoria dell’umanità, trasmettendo l’un l’altro in modo elitario gli ultimi barlumi di una cultura in pericolo? Lotteremo oggi e domani affinché non sia questa la realtà che il futuro ci riserva.

    Gianluca Ricupati

    • casarrubea ha detto:

      Caro Gianluca,
      per fortuna non siamo ancora a questo livello, se non vogliamo esserci tra poco. La vera questione è che siamo in mano a quattro spregiudicati imbroglioni. Per non dire altro. Questi sono tempi di una nuova Resistenza: contro l’oscuramento dell’informazione, contro l’idiozia dilagante, contro il dominio dello stomaco sul cervello, della sete bestiale di potere sui valori umani e civili. Siamo su una parabola discendente della nostra civiltà.

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