Borghese e i Servizi Usa

Junio Valerio Borghese

Presentiamo un raro documento rintracciato negli Archivi nazionali di College Park, nel Maryland. Si tratta dell’interrogatorio preliminare di Junio Valerio Borghese, realizzato il 28 maggio 1945, nel campo di prigionia di Cinecittà a Roma.

Borghese è stato prelevato a Milano il 10 maggio da James J. Angleton in persona, il capo dell’X-2 americano. Il comandante della Decima Mas era infatti in contatto con i Servizi Usa e italiani fin dalla primavera del 1944, come attestano molti documenti desecretati dopo il 2000.

A questo interrogatorio ne seguiranno altri due molto più corposi, datati rispettivamente 23 settembre e 17 ottobre 1945. Entrambi saranno prossimamente pubblicati in questo blog.

Borghese è essenziale alle strategie antidemocratiche degli Usa in Italia. In una famosa lettera di quell’estate ai suoi superiori, Angleton scrive, infatti, che il comandante della Decima serve “per operazioni di lungo periodo”.

CG e MJC

*

Segretissimo

Oggetto: Interrogatorio preliminare del principe Valerio Borghese

Data: 28 maggio 1945

Circostanze che hanno portato all’interrogatorio

Il soggetto è stato trasferito da Milano a Roma, dopo essere stato contattato da due agenti di questa unità in un periodo precedente all’offensiva alleata.

Borghese è stato allontanato dalla città di Milano per evitare il sorgere di una situazione insostenibile con i partigiani, e tradotto a Roma per essere sottoposto ad un minuzioso interrogatorio. Il soggetto è a disposizione del Csdic e di questa unità.

Rapporti tra la Decima Mas ed il servizio segreto germanico

Borghese 1

Fino all’autunno del 1943, l’unità di Borghese dipendeva totalmente dai servizi di intelligenza germanici. Nel gennaio del 1944 i primi elementi della Decima entrarono nel servizio segreto tedesco e si unirono all’organizzazione di Thun Von Hohenstein. Attraverso una serie di rapporti e osservazioni personali, il soggetto arrivò alla conclusione che la situazione si dimostrava svantaggiosa per gli italiani: i tedeschi non si curavano della sicurezza personale dei suoi uomini, non li addestravano alle missioni in maniera adeguata e lo stesso Borghese non riceveva alcun rapporto sui risultati ottenuti.

Proteste con il generale Harster

Nell’agosto del 1944 Borghese affrontò l’argomento con il generale Harster. Si arrivò ad un accordo: nessun elemento della Decima Mas sarebbe più stato utilizzato dai tedeschi senza l’autorizzazione del comandante. Le richieste dovevano arrivare da Harster e soprattutto, come ricorda il soggetto, dall’ufficiale di collegamento Koehler. Nei mesi seguenti il trattamento riservato ai suoi uomini dai tedeschi continuò a peggiorare, soprattutto dopo che Borghese compì un’ispezione (tra settembre e ottobre) dell’organizzazione “Cypresse” a Campalto, agli ordini del maggiore Begus. Dopo l’ispezione, il soggetto si recò da Harster per informarlo che non avrebbe più fornito uomini ai tedeschi e che, da quel momento, avrebbe lavorato da solo secondo le direttive impartite dal servizio segreto germanico per lo spionaggio e il sabotaggio. Harster rispose che ne avrebbe parlato con i suoi subordinati, Huegel e Begus. Borghese non ne parlò più con Harster ed iniziò ad operare in maniera indipendente, limitandosi a redigere rapporti mensili per il generale.

Creazione del battaglione Vega

Borghese 2

In seguito al colloquio con Harster, a ottobre Borghese istituì il battaglione Vega per collocarlo al comando del tenente di vascello Rossi. L’obiettivo era quello di disporre tutti gli elementi legati allo spionaggio o al sabotaggio sotto la direzione di un’unica unità. In linea con tale proposito, le unità dei Nuotatori – Paracadutisti (che fino ad allora obbedivano al servizio segreto tedesco) vennero inglobate dal battaglione Vega. Lo stesso Buttazzoni venne rimosso da tutte le attività di sabotaggio e spionaggio e i suoi uomini convertiti in forze di fanteria.

Il battaglione Vega venne concepito per:

raccogliere informazioni nelle zone occupate dagli Alleati;

commettere atti di sabotaggio nelle zone occupate dagli Alleati;

predisporre attività di spionaggio e di sabotaggio nelle principali città dell’Italia settentrionale all’indomani dell’occupazione alleata.

Rossi venne incaricato di organizzare tali attività e di redigere periodici rapporti, destinati a Borghese, sui progressi compiuti.

Preparazione dei gruppi di sabotaggio della Decima Mas

Il soggetto sostiene che le attività del battaglione Vega si svilupparono parallelamente a quelle del servizio segreto germanico, del servizio segreto agli ordini di Pavolini e, probabilmente, del Mgir (Movimento giovani italiani repubblicani). A detta di Borghese, tali gruppi lavoravano separatamente. Tra il novembre e il dicembre del 1944, Rossi preparò un piano per la costituzione di cinque gruppi della Decima Mas da attivare, in seguito all’occupazione alleata, a Milano, Torino, Genova, Bologna e Venezia. Il gruppo veneziano faceva base in città ma operava in tutto il Veneto. Ogni gruppo era composto da almeno sei uomini e, in tutto, gli agenti del Vega raggiunsero la cifra di settanta elementi. Ogni gruppo era dotato di una radio ricetrasmittente portatile, di armi e di esplosivi. In ogni città dovevano essere attivate diverse forme di copertura commerciale. Secondo Borghese, gli obiettivi dei vari gruppi erano strettamente militari: dovevano cioè operare nel corso di operazioni belliche. Soltanto Rossi era al corrente di tutti i dettagli del piano. Nel corso dell’inverno 1944 – 1945, questi si recava ogni due settimane a Milano per riferire sui progressi compiuti e per ricevere finanziamenti extra. I rapporti redatti da Rossi si trovano nell’archivio della Decima Mas, a Castello di Lonato. Anche Uxa e Morbelli erano più o meno al corrente del piano. Quest’ultimo era il capo della segreteria di Borghese e, di conseguenza, riceveva tutti i rapporti di Rossi. Il suo compito consisteva nel custodirli e archiviarli.

Dislocamento e ultime notizie dei gruppi di sabotaggio

Borghese 3

I vari componenti dei gruppi Vega vennero schierati tra il febbraio e il marzo 1945. Secondo il piano, i gruppi dovevano tenersi in comunicazione radio con Borghese, la cui base doveva essere fissata prima a Milano e poi in un luogo segreto o tra le montagne del “ridotto” germanico. Secondo Borghese, tutto il piano era basato sulla tesi che la liberazione dell’Italia settentrionale sarebbe avvenuta gradualmente e che, di conseguenza, sarebbe stato possibile ritirarsi in altre roccaforti durante l’avanzata alleata. I gruppi non ricevettero istruzioni a proposito di un eventuale armistizio. Borghese considera questo punto un suo madornale errore, ma ritiene che nessun commando Vega sarebbe stato in grado di continuare a operare dopo la fine delle ostilità. Borghese vide per l’ultima volta Rossi alla fine di marzo o all’inizio di aprile, ma solo per pochi minuti. Gli venne anche riferito che Lo Cascio (è lo stesso menzionato durante l’interrogatorio di Locatelli) era stato catturato dai partigiani. Da questo momento Borghese non ricevette più alcun rapporto. Non ha più visto Rossi e, di conseguenza, è all’oscuro delle decisioni sull’operatività dei gruppi. Ma ribadisce che nessun commando del battaglione Vega sarebbe stato in grado di continuare le operazioni, giacchè i loro obiettivi erano strettamente militari. Le varianti postbelliche non erano previste.

Personalità dei gruppi di sabotaggio

Borghese 4

A proposito della fase in cui Rossi ebbe la responsabilità del battaglione Vega e dei gruppi di sabotaggio, Borghese sostiene di ricordare solo alcuni nomi degli elementi coinvolti nel piano. Egli ha sentito nominare Rino Grasso. Secondo il soggetto, Uxa (uno dei comandanti della Decima Mas), era al corrente di tutte le operazioni. Il battaglione Vega finì quindi sotto la sua responsabilità. Ma Borghese afferma che Uxa era totalmente all’oscuro dei piani dei vari gruppi di sabotaggio da attivare dopo la disfatta.

Borghese sostiene che la signora Fede Arnaud Pocek, responsabile delle truppe ausiliari femminili della Decima Mas, non aveva niente a che fare con i suddetti piani di sabotaggio.

Come ufficiale pagatore della Decima Mas, il sottotenente Giuseppe Gozzi potrebbe essere al corrente di altri dettagli, giacchè lavorava a stretto contatto con Rossi. Borghese ricorda che forti somme di denaro vennero consegnate a Gozzi perché le distribuisse ai vari gruppi di sabotaggio. Sia Gozzi che Rossi vennero nominati da Borghese responsabili di tutti i finanziamenti a disposizione. Il soggetto ricorda che il sottotenente Giovanni Del Camperio era uno dei membri dei gruppi di sabotaggio e che il sottotenente Elio Cucchiari, un esperto sabotatore con varie missioni a suo carico nell’Italia occupata dagli Alleati, faceva parte dei commandos clandestini.

Tuttavia, Borghese sostiene di non ricordare i nomi degli altri membri del Vega, nè i dettagli delle coperture commerciali attivate in ogni città. In seguito al dislocamento dei vari gruppi clandestini, gli elementi eccedenti (circa 140) vennero assegnati ad altre unità. Lo stesso battaglione Vega venne dissolto nel marzo 1945.

Commento dell’interrogante

Il soggetto ha dato chiari segnali di voler cooperare ed ha insistito molto sui precisi obiettivi dei gruppi di sabotaggio della Decima Mas. Secondo lui, nulla indica che a tali gruppi siano state affidate missioni da compiersi all’indomani della disfatta. In sintesi, per Borghese sarebbe stato difficile attivare tali piani: egli era ormai totalmente integrato nei servizi di intelligenza e negli apparati germanici. Di conseguenza, sapeva benissimo che tutti i membri delle unità al suo comando sarebbero stati rimossi dai servizi di informazione alleati o italiani.

Raccomandazioni

Il soggetto sostiene che, su precisi ordini suoi, Mario Rossi potrebbe all’occorrenza far arrestare tutti i membri della rete clandestina di sabotaggio ed individuare le armi e gli esplosivi nascosti. Verranno emanate nuove disposizioni in materia in seguito all’interrogatorio preliminare di Mario Rossi

L’interrogatorio e il rapporto sono stati curati di Raymond G. Rocca, agente di questa unità.

James J. Angleton (Sci)

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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