Pace giusta in Palestina!

Palestina- bandiera

Il 14-15 maggio è la ricorrenza della nascita dello Stato di Israele. Una data che segna una svolta epocale. Si chiude un lungo cammino di ricerca di una patria da parte del popolo ebraico e se ne apre un altro basato sulla necessità di difenderla. Che sia la “terra promessa” sta scritto nei testi sacri, anche se la verità della storia e degli uomini che la fanno, è molto diversa. All’inizio, nella preistoria di questa nascita, c’è una organizzazione scrupolosa e precisa. Il suo scopo è fare espatriare da vari Paesi del mondo gli ebrei in Palestina.

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Una terra occupata dagli arabi, un popolo da combattere con una guerra santa. Una guerra che chi sta a casa propria non vuole. E’ lei, invece, l’effetto di una spinta costruttiva e distruttiva allo stesso tempo, dalle proporzioni secolari come durata e paragonabili all’olocausto come conseguenza della barbarie. Un inferno che si abbatte su entrambe le parti, ma che vede la sfida del più forte contro il più debole, della ricchezza contro la povertà, della forza militare contro la disperazione. Una guerra prima sottaciuta, preparata e poi terribilmente esplosa con le armi della più sofisticata tecnologia  occidentale.

Negli anni Venti il formicaio ipogeo prende il nome di Haganah. I suoi soldati combattono con l’Esercito britannico; acquisiscono capacità notevoli di guerriglia. Si formano poi gruppi come l’Irgun Zwei Leumi e il Lehi. Il loro scopo è il sabotaggio.

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Gli anni che vanno dal 1943 al ‘46 sono decisivi per la formazione di bande sioniste in grado di trasferire in Palestina, da diverse parti del mondo, l’esperienza della guerriglia. Prova ne siano i vari documenti che abbiamo rintracciato negli Archivi nazionali di Kew Gardens che ci raccontano, in modo esplicito e senza reticenze, di come gli Usa favorissero nei territori da loro occupati, le esercitazioni paramilitari di gruppi sionisti bene armati per applicare la guerriglia contro gli arabi in terra di Palestina. In questo periodo questi gruppi attivano la loro campagna di terrore per colpire i britannici, accusati di essere filo-arabi. Luoghi strategici di questo scontro geopolitico tra superpotenze, che si svolge tra Mediterraneo e Medio Oriente, sono soprattutto la Sicilia e lo Stato di Israele, che nasce il 14 maggio ’48, divenendo operativo l’indomani con la partenza dell’Esercito britannico.

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Stato di Israele

E’ in questo periodo che l’Italia diventa base operativa di primo livello dei flussi migratori ebraici che dall’Europa si riversano verso le coste della Palestina britannica. Operano nella nostra penisola gruppi di “terroristi ebraici” – come scrive l’Intelligence di Londra – che fanno capo a organizzazioni paramilitari come l’Irgum, la banda Stern e l’Haganah. Il tutto sotto l’ombrello protettivo dei servizi Segreti americani, guidati a Roma da James Jesus Angleton e da Philip J. Corso, e la complicità del capo del governo italiano Alcide De Gasperi. Il consenso di De Gasperi si rende necessario in quanto l’Italia dopo il 25 aprile 1945 non è più in guerra, e la Liberazione del nostro Paese è già un dato di fatto. Perciò è consentito a determinate bande operanti in Italia, di assumere tra i propri elementi, dei militi ebraici che si addestrano in vista della formazione del loro Stato. Ecco perchè persino nella banda Giuliano su ordini diretti dello spionaggio Usa sono accolti e addestrati centinaia di “elementi ebraici” a Gela, Trapani, Montelepre e nelle campagne della Sicilia centrale. Ne parlano vari documenti desecretati nel 2005 in Gran Bretagna, a Kew Gardens, e ora disponibili presso il nostro Archivio di Partinico (Palermo).

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Giuliano 9 agosto 1947

Eccone alcuni, datati rispettivamente 12 gennaio, 18 gennaio, 6 febbraio 1946: “La battaglia con i separatisti dell’Evis a Montelepre, che era iniziata tra il 9 e il 10 gennaio, si è conclusa il 16 gennaio. Il bilancio definitivo è di 9 morti tra i CC RR e i soldati dell’Esercito. I feriti sono 35. […] Al momento, la guarnigione di Montelepre consta di quattro compagnie del 139° Reggimento di Fanteria. Si conferma che elementi ebraici hanno preso parte alle azioni. Alcuni ebrei sono stati catturati: stiamo cercando di identificare i prigionieri. Segue rapporto definitivo. Al momento, non si comprende il riferimento agli ebrei. […] In seguito alla suddetta battaglia, un autoveicolo (probabilmente un’autoambulanza) è stato attaccato dall’Evis sulla strada litoranea nei pressi di San Cataldo (a nord di Partinico, in provincia di Palermo), 10 chilometri a ovest di Montelepre. I militi deceduti sono 3. Si riscontrano numerosi feriti”.

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“Elementi stranieri. Corre voce che un certo numero di elementi stranieri assista il Movimento separatista. Le ragioni di tale ingerenza rimangono oscure. Vi sono, ad esempio, alcuni francesi e ungheresi che, dall’isola di Lipari, sono soliti arrivare in Sicilia armati e poi tornarsene alla base di partenza. Questo movimento sarebbe promosso dal sindaco di Lipari, Armanzo Luigi, e da suo fratello Vincenzo. Si dice inoltre che alcune centinaia di ebrei giungano armati dalla Palestina, che sbarchino nei pressi di Gela e Trapani e che poi facciano ritorno in Palestina. Per questi elementi, sarebbero stati anche allestiti dei campi [di addestramento]. Corre voce, infine, che un certo numero di elementi jugoslavi antititini combatta assieme ai separatisti”.

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mappa Sicilia

Il 24 gennaio 1946, il console britannico a Palermo, A. Watkins, scrive una lettera al Consolato di Napoli che, a sua volta, la spedisce al Foreign Office, a Londra: “La seguente questione, sulla quale sto indagando e sulla quale spero in breve di poter fornire delle conferme, può essere di interesse. Mi si dice che nei pressi di Gela (Sicilia) vi sono dai sei ai dodici campi di Ebrei di varie nazionalità; che questi campi hanno la funzione di stazioni di accoglienza e di smistamento; che – mentre si registra un flusso costante di nuovi arrivi – un grande numero di elementi parte per destinazioni sconosciute. Si dice che costoro arrivino da Bari, o da altre zone della Puglia, e che si dirigano verso le spiagge della Calabria. Da qui, a bordo di piccole imbarcazioni, attraversano il mare e sbarcano nottetempo in alcuni punti della costa siciliana. La cosa misteriosa è che mi si dice che detti individui sono armati di tutto punto. Vi è un’altra notizia non confermata, secondo la quale armi e munizioni vengono sbarcate in Sicilia. Secondo queste voci, i carichi d’armi arrivano da Crotone (Calabria).” Il Foreign Office si preoccupa, indaga e, nell’aprile ‘46, in un lungo rapporto classificato segreto, scrive che all’Evis aderiscono “ebrei ed elementi monarchici jugoslavi provenienti dal campo di Eboli (Salerno)”.

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Particolari di un manifesto filo-palestinese

Una conferma della collaborazione paramilitare tra gruppi sionisti, Decima Mas e intelligence Usa nel dopoguerra, ci arriva dal volume “Solo per la bandiera” dell’ex colonnello agli ordini del principe Borghese nella Rsi, Nino Buttazzoni (Mursia, 2002): “Vengo invitato a prendere contatto con il centro di coordinamento dei servizi israeliani [sic] a Roma – rivela Buttazzoni – . E’ diretto dalla signora [Ada] Sereni, con la quale ho un lungo colloquio. E’ alla ricerca di una persona esperta che assuma l’incarico di organizzare e addestrare alle armi e alla guerriglia i numerosi ebrei provenienti dalle regioni orientali dell’Europa e decisi a raggiungere i territori del Medio Oriente per creare una loro nazione. L’incarico mi attira, anche perché significa misurarsi ancora con gli inglesi, decisi ad opporsi allo sbarco degli ebrei in Palestina. […] Rinuncio ma suggerisco di avvicinare vari ufficiali dei Nuotatori-Paracadutisti, sia del Nord sia del Sud. Alcuni vengono ingaggiati per condurre imbarcazioni, come il capitano Geo Calderoni, che riuscirà più volte a beffare con abilità e coraggio la stretta sorveglianza degli inglesi.” * Accordi segreti, questi, di cui è perfettamente al corrente il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Nell’aprile ’48, un mese prima della nascita ufficiale di Israele, De Gasperi incontra a Trento la signora Ada Sereni, rappresentante in Italia del Mossad, il neonato servizio segreto ebraico. La Sereni chiede al capo del governo di chiudere un occhio sul traffico d’armi dall’Italia verso la Palestina. De Gasperi acconsente. Sa troppe cose scottanti. Dalla fine della guerra – come scrive Stefania Limiti nel volume “L’Anello della Repubblica” (Chiarelettere, 2009) – è a capo del “Noto Servizio”, o “Anello”, una struttura occulta che svolgerà un ruolo decisivo nella storia del nostro Paese. I suoi obiettivi sono ben definiti: ostacolare le sinistre e condizionare il sistema politico con mezzi illegali, ma senza sovvertirlo. Non è una meteora: opera fino agli inizi degli anni Ottanta alle “informali” dipendenze del Presidente del Consiglio. E De Gasperi è a capo del governo italiano – e lo sarà per lunghi anni – dal dicembre ‘45. Le formazioni sioniste dell’Haganah – il nucleo del futuro Esercito israeliano – e, soprattutto, dell’“Irgum Zwai Leumi”, agiscono in Europa e in Medio Oriente e scatenano una guerriglia senza quartiere contro il “Protettorato britannico” in Palestina. Il 31 ottobre ‘46, l’“Irgum” fa esplodere una bomba nell’edificio che ospita l’ambasciata di Sua Maestà a Roma, a due passi da Porta Pia. E’ un periodo in cui si fanno sempre più marcati i dissensi tra Stati Uniti e Gran Bretagna sulle nuove strategie da adottare in Europa e nel Mediterraneo. Londra si oppone con forza alla creazione dello Stato di Israele, che è invece appoggiata da Washington e dalle potenti organizzazioni ebraiche americane.

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Calabria e Sicilia sono luoghi strategici per il terrorismo nero. Da qui passano le armi che arrivano clandestinamente dalla Jugoslavia e dall’Albania, destinate alla banda Giuliano, ai gruppi armati anticomunisti jugoslavi e, fatto clamoroso, alle formazioni sioniste che operano nell’isola. In un documento dei Servizi americani del 18 aprile ‘46 leggiamo: “Calabria: abbiamo ricevuto numerosi rapporti sul contrabbando di armi in questa regione (provengono dalla Jugoslavia attraverso l’Adriatico). Corre voce che arrivino soprattutto a Molfetta e a Crotone. Si ritiene che una parte di queste armi sia inviata alla banda Giuliano (Sicilia) per fomentare la causa del separatismo. Altri carichi finiscono nelle mani di una squadra armata in Calabria, composta soprattutto da elementi slavi.” Il porto di Molfetta compare più volte anche nella storia dell’emigrazione ebraica in Palestina. Da qui passano migliaia di profughi che, a bordo di navi italiane e straniere, arrivano al porto di Haifa. Piroscafi che trasportano anche carichi d’armi. Il 10 aprile ‘48, nel mare Adriatico, è affondata la nave “Lino”, salpata da Fiume (Jugoslavia) e diretta proprio a Molfetta. La “giornalista” svedese Maria Cyliakus, che nel gennaio ’49 pubblica sul settimanale “Oggi” un’intervista in quattro puntate a Salvatore Giuliano, realizzata nelle montagne di Montelepre, è in realtà una spia internazionale al servizio della neonata Cia. Viene infatti incaricata, nel ’48, di organizzare un traffico d’armi clandestino destinato ai gruppi sionisti in Palestina. Ma la donna è arrestata a Roma dal controspionaggio britannico mentre sta fotografando alcuni aerei della Royal Air Force (Raf) all’interno di una base militare. Ecco perchè il capobanda monteleprino, dipendente dalle decisioni della Decima Mas, dopo gli accordi effettuati su ordini superiori, permette alle formazioni sioniste di farsi le ossa in Sicilia, per rafforzare la guerra di guerriglia ormai in atto contro le truppe inglesi in Palestina e in Transgiordania. Non stupisce, quindi, che sia proprio Romualdi, capo dei Far, a consegnare all’Irgum l’esplosivo necessario a far saltare per aria l’ambasciata britannica a Roma, nell’ ottobre ‘46. Come scrive il giornalista Eric Salerno nel suo recente volume “Mossad base Italia” (Il Saggiatore, 2010). Un intrigo internazionale dai risvolti inquietanti.

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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3 risposte a Pace giusta in Palestina!

  1. Gaspare Serra ha detto:

    Carissimo prof. Casarrubea,

    il ritratto storico da Lei tracciato delinea in maniera esemplare -come suo solito-:
    a- i presupposti della nascita dello Stato d’Israele
    b- e le responsbailità della Comunità internazionale nell’aver creato una vera e propria “polveriera” in Medioriente senza prevederne le conseguenze…

    Conseguenze che si pagano a caro prezzo ancora oggi: appena pochi mesi fa, nel corso dell’operazione militare israeliana “Piombo fuso” condotta nella Striscia di Gaza, sono stati 300 soltanto i bambini palestinesi uccisi!
    Vittime -sia chiaro-:
    – sia dell’uso indiscriminato della forza da parte israeliana;
    – sia della viltà degli estremisti palestinesi pronti a servirsi degli stessi come “scudi umani”!

    Quello a cui si assistite in Palestina è uno “stato di guerra permanente”.
    Una guerra però -occorre dirlo- “anomala ed impari”, vedendo contrapposti:
    – da un lato, uno Stato -Israele- che dispone di uno dei più forti eserciti del mondo, di armi nucleari e che da più di 60 anni viola apertamente il diritto internazionale (più risoluzioni delle Nazioni Unite che imporrebbero il ritiro dai territori occupati e il divieto di costruire nuovi insediamenti);
    – dall’altro, un “Popolo senza Stato” (ed alcuna Autorità riconosciuta che possa mantenere un ordine interno), senza diritti e costretto a vivere in una condizione di semi-prigionia in un fazzoletto di terra risicatissimo!

    Per intendersi, sempre nel corso dell’ultimo conflitto di Gaza di fine 2008/inizio 2009, le vittime sono state:
    – una decina (credo tutti militari) da parte israeliana;
    – contro più di 1.000 da parte palestinese (quasi tutte civili, invece!).
    E con ciò -sia altrettanto chiaro- non voglio affatto augurarmi che tale drammatico conto si “pareggi” in futuro, semmai che si azzeri del tutto!

    La mia tesi è che la Comunità internazionale dovrebbe lavorare più unanimamente e convintamente per “costringere” le parti contrapposte ad intraprendere un percorso di pace (se necessario, “isolando” la parte più reticente).
    Percorso che dovrebbe articolarsi in due fasi successive:

    PRIMO:
    GARANTIRE UNA “TREGUA DURATURA” IN TERRA SANTA.
    Ciò, se il caso, tramite un intervento delle Nazioni Unite volto a ristabilire l’ordine e la sicurezza nei territori (magari utilizzando i “caschi blu” con funzione di polizia internazionale).

    SECONDO:
    REALIZZARE FINALMENTE LA SOLUZIONE DEI “DUE STATI PER DUE POPOLI”.
    La costituzione di uno Stato sovrano palestinese (con un proprio governo, un proprio esercito e proprie forze dell’ordine), infatti, è una condizione “irrinunciabile” se si vuole davvero pacificare questa regione martoriata!
    Stato che, ovviamente, richiederebbe il supporto di aiuti economici internazionali necessari per consentire la ricostruzione e l’indipendenza economico-energetica da Israele.

    Solo quando il Popolo palestinese sarà libero dal “bisogno”, libero negli spostamenti e libero di costruirsi un proprio futuro la politica potrà finalmente prevalere sulla forza bruta!

    Il che, ovviamente, è più facile a dirsi che a farsi…
    Ma quel che è certo, credo, è che sul punto la Comunità internazionale potrebbe fare molto di più per spingere Israeliani e Palestinesi a fare ognuno la propria parte…

    Tanti saluti…

  2. Amatotspeesia ha detto:

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