Accordo Decima Mas/Osoppo

Segreto

Oggetto: Accordi intercorsi tra il comando della Decima  e la divisione patriottica “Osoppo”

Fonte: Rapporto del capitano Manlio Morelli, comandante del battaglione Valanga della Decima Mas.

Data: 21 agosto 1945

Nara, rg. 226, s. 108A, b. 258, f. jzx-2080

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Xmas

Nel gennaio del 1945, in seguito a un lungo colloquio sostenuto con il sottotenente “Piave” a proposito della questione slovena, il capitano Morelli informò il comandante Borghese che era giunto il momento di aprire una trattativa tra i responsabili delle due unità. La divisione Osoppo poteva sicuramente essere attivata per obiettivi essenzialmente nazionali: difendere il territorio del confine orientale dall’evidente penetrazione slava.

Preoccupato dalla situazione giuliana, Borghese incaricò Morelli di organizzargli un incontro con il comandante o un rappresentante della Osoppo. Il comandante “Verdi” della Osoppo approvò l’idea e si disse pronto ad incontrare Borghese o un suo delegato.

Si convenne di organizzare il colloquio nell’appartamento di Morelli, a Vittorio Veneto. Questi, inoltre, diede la sua parola d’onore che avrebbe provveduto a trasferire “Verdi” a Vittorio Veneto e a riportarlo indietro senza rischi.

Tuttavia, per impegni di servizio, il comandante Borghese non potè presentarsi. Ma considerando la questione urgente e di cruciale importanza, delegò per iscritto Morelli ad osservare una serie di ordini impartiti verbalmente. Firmata da Borghese, la nota scritta finiva con le parole “per l’Italia”. Gli ordini verbali accennavano agli accordi da stringere con la Osoppo: l’obiettivo era quello di collaborare in maniera armoniosa e amichevole per combattere contro gli slavi. Inoltre, Morelli era libero di decidere se interrompere le trattative o raggiungere un accordo scritto (che sarebbe stato pienamente avallato dal comandante Borghese).

Il comandante “Verdi” giunse così a casa del capitano Morelli. Era presente anche il sottotenente “Piave”, ma non prese parte attiva alle discussioni.

Durante l’incontro, si pervenne alle seguenti conclusioni:

per la Decima era impossibile rimanere a lungo nell’area giuliana (controllata completamente dai tedeschi, ossia dal governatore di Trieste e dal generale Globernick della Feldpolizei) senza assumere posizioni di difesa sostenibili con la forza delle armi. Una situazione decisamente precaria, considerando le forze su cui si poteva contare;

per la Decima era impensabile aggregarsi alla Osoppo, giacchè le unità prettamente navali ne sarebbero state impossibilitate. Di conseguenza, la Osoppo avrebbe dovuto affrontare da sola la rappresaglia tedesca;

per contro, vi era la possibilità che un’unità della Decima, specializzata nella guerra di montagna, si unisse alla Osoppo per spianare la strada all’arrivo di altre forze, sempre e quando gli eventi sul fronte italiano lo avessero permesso. Si trattava del battaglione di guastatori alpini “Valanga”, ben armato e organizzato (circa 600 elementi). L’aggancio all’Osoppo si sarebbe realizzato in seguito alla lenta e progressiva defezione di piccoli gruppi del “Valanga”, che si sarebbero poi ricompattati nella regione di Gorizia.

Una volta schieratosi sulle montagne, il “Valanga” si sarebbe posizionato con l’obiettivo di evitare ogni contatto con i tedeschi e future rappresaglie germaniche nei confronti di militi della Decima. Da parte sua, la Osoppo avrebbe garantito la sua collaborazione attivando i suoi ufficiali per mantenere i collegamenti tra i comandi delle due unità e le forze dislocate sulle montagne. Inoltre, la Osoppo avrebbe dovuto facilitare l’arrivo di tutti quei gruppi della Decima che, per cause di forza maggiore, avessero raggiunto le montagne giuliane solo all’ultimo momento.

Tuttavia, i seguenti fattori impedirono la firma di un accordo:

il comando dell’Armata del Sud (da cui la Osoppo dipendeva) doveva essere informato sugli accordi. Se ne sarebbe dovuto occupare il comandante “Verdi”;

la prima unità a dare il via all’operazione doveva essere quella di Morelli. Ma ciò poteva indurre il comandante Borghese a sospettare che Morelli non agisse in maniera disinteressata;

era anzitutto necessario spianare la strada all’interno della Decima, arrivando persino ad epurarla. Non tutti, infatti, la pensavano come Borghese. Di conseguenza, venne deciso che Morelli avrebbe riferito ogni cosa soltanto al comandante, il quale avrebbe poi attivato il piano firmando un accordo scritto con la Osoppo.

Dopo il colloquio con “Verdi”, Morelli raggiunse Borghese a Conegliano. Qui dovette assistere alla presentazione delle credenziali del nuovo comandante della divisione “Fmx”, il generale Corrado, assegnato alla Decima dallo stato maggiore dell’esercito. Morelli riuscì comunque a parlare a quattrocchi con Borghese, che concordò sui risultati dei colloqui con la Osoppo.

Ma, durante la conversazione, entrò all’improvviso il comandante Scarelli.

All’inizio non riuscirono a vederlo, giacchè la stanza era in penombra. Secondo Morelli, Scarelli era entrato per origliare ed interrompere il colloquio. Aveva infatti ricevuto delle soffiate da alcuni informatori. Di fatto, Scarelli interruppe l’incontro per dire che una simile questione doveva essere discussa da autorità superiori. Altrimenti, ogni accordo sarebbe risultato illegale.

A questo punto, non invitato e contravvenendo all’ordine di Borghese di non permettere a nessuno di entrare nella stanza, fece il suo ingresso il generale Corrado, che arrivò subito al punto. Ciò porta a sospettare che, essendo arrivato solo da poche ore, il generale fosse stato messo al corrente da Scarelli. Corrado comunicò ai presenti di aver discusso l’argomento con Graziani e Mussolini (dal quale era poi stato invitato ad aggregarsi alla Decima).

Borghese cambiò improvvisamente tono, ribaltando le idee che aveva espresso in precedenza. Replicò di aver discusso la questione in maniera puramente accademica e disse che ne avrebbe subito informato Graziani. Seppur non molto convinti, Corrado e Scarelli si calmarono. Morelli non ebbe più occasione di parlare in privato con Borghese, giacchè questi sarebbe partito la sera stessa. Tuttavia il comandante fece capire a Morelli che si sarebbe dovuto muovere secondo le direttive discusse in precedenza. Nei giorni seguenti Scarelli commentò la questione all’interno della Decima, creando in tal modo un clima sfavorevole agli accordi con la Osoppo. Scarelli desiderava che la proposta partisse soltanto dalla Decima.

Morelli attese per qualche tempo, per poi chiedere a Borghese una sua valutazione sull’argomento (rimasto virtualmente sospeso). Ma gli eventi incalzavano e la loro progressione relegò la questione della Osoppo e della Venezia Giulia in secondo piano.

Durante gli scontri finali sul fronte italiano, il capitano Morelli cercò di raggiungere la zona di Udine e di Gorizia dalle postazioni di Bassano, per unire le sue forze a quelle dei patrioti della Osoppo. Morelli contava sugli accordi con la Osoppo e sul placet di Borghese. Ma dovette rinunciare al progetto: i veicoli erano pochi ed i collegamenti impossibili. Inoltre, le sue truppe avrebbero dovuto attraversare una regione fortemente controllata dai partigiani rossi. E il tempo a disposizione era ormai scarso.

Agente JK/001

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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4 risposte a Accordo Decima Mas/Osoppo

  1. Alessandra Kersevan ha detto:

    Grazie per questo lavoro di diffusione della documentazione angloamericana.
    Volevo chiarire che il “generale Globernick della Feldpolizei” era in realtà Odilo Globocnik, Comandante superiore delle SS e della Polizia dell’Adriatisches Küstenland, la Zona di Operazioni Litorale Adriatico, sottoposta direttamente al III Reich, sotto il cui comando fu costruito il campo di concentramento della Risiera di San Sabba a Trieste. Non so se l’errore di nome sia nel documento o nella trascrizione.
    Vorrei inoltre sottolineare la portata storiografica di questo documento: infatti i rapporti fra Osoppo e X Mas emersero sia al processo contro Borghese, sia al processo di Lucca relativo ai fatti di Porzûs. Durante il processo di Lucca, l’incontro fra Morelli e Verdi venne indicato dalla difesa come uno dei fatti che causarono l’eccidio di Porzûs, in quanto fu considerato dai gappisti come un tradimento osovano. Si deve ricordare infatti che precise disposizioni del CLNAI proibivano categoricamente i contatti e gli accordi con il nemico. Fu per togliere qualsiasi collegamento causale fra l’incontro Osoppo – X Mas e i fatti di Porzûs che dall’accusa furono introdotte una serie di testimonianze da cui risultava che l’incontro sarebbe avvenuto alla fine di febbraio, quindi successivo ai fatti di Porzûs. Le testimonianze (di Cino Boccazzi e Maria Pasquinelli) erano chiaramente mendaci, ma furono accettate come oro colato dai giudici. QUESTO DOCUMENTO dell’agente JK/001 DICE chiaramente CHE L’INCONTRO AVVENNE IN GENNAIO, QUINDI PRIMA DEI FATTI DI PORZUS.

    • casarrubea ha detto:

      Grazie a te, Alessandra, per queste tue puntualizzazioni che aprono nuovi scenari di ricerca e di riflessione. Quanto alla citazione contenuta nella prima parte del tuo commento, dovrò andare a controllare le carte. Appena avrò un pò di tempo, ti saprò dire.

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  3. Pingback: DIO PATRIA FAMIGLIA E (tanto)PROFITTO – Partito Comunista Italiano

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