D.Dolci: il berlusconismo

Ecco un testo poco conosciuto di Danilo Dolci, morto nel dicembre 1997. Il testo fu scritto negli ultimi anni della sua vita, quando era in ascesa la figura di Silvio Berlusconi (1993). Il sociologo e poeta triestino, vissuto per quasi cinquant’anni tra Partinico e Trappeto, rimase negativamente colpito dai caratteri che andava assumendo nell’Italia di quel tempo il modello berlusconiano.

Ringrazio Sereno Dolci del suggerimento di questa rara e attuale pagina.

di

Danilo Dolci

Danilo Dolci

*

Rapporto di simbiosi, amore, pace

o parassitismo morboso berlusconiano?

Danilo Dolci e Peppino Impastato

Opportuno é insistere e osservare come il rapporto fra le api e i fiori raggiunga nell ´evoluzione l´apice, e come i parassiti lo disturbino.
Delicata negli apparati suoi, pronuba preminente ci é l´ape, prima delle farfalle. L´uomo in millenni lentamente impara, da predatore-disturbatore di alveari, a divenire socio fruitore, interprete ammirato: dagli egiziani ai greci ai romani (soltanto nel 1600 si é inteso che era una femmina il presunto re) fino all´invenzione del favo mobile e dei fogli cerei, fino ad interpretare e saper leggere il linguaggio delle api (Karl Von Frisch, dal 1927 per quasi quarant´anni), a piú ampia scoperta di virtú del polline e delle arnie. Migliorano l´ambiente con l´aiuto di chi fiorisce: come sacrali cofecondatrici nei talami eccitanti, da boschi e prati fino nei giardini, valorizzando le diversitá la eterogamia necessaria.

L´autogamia produce discendenze sfavorite, sovente sterili. Come il processo stonante scolastico.

Saper mediare aiutando l´incontro di genetici arricchimenti garantisce una sopravvivenza piú sicura. L´incrocio garantisce risultati complessi, superiori. Il vento e l´acqua nell´amore trovano strutturato dai pronubi, l´aiuto piú mirato: si formano mirabili congegni di relazione (come l´oscillare impollinante della salvia al peso del visitante intimo).

Per milioni di fiori un’ arnia sola, pur nomade, adattabile alla flora piú varia, circa 200mila vegetali: piú produce l’ amore laborioso nella crescita di alberi e ambienti, che in miele.

Ancora acerbi nel comunicare, abbiamo noi pensato al fecondarsi floreale come laboratorio immenso di naturale maieutica?

Robinia pseudoacacia

Nell´azzurro mattino non so leggere, a prima vista, la collina fiorita di robinie profumate, nell’opaco biancore del pungente boschetto, la presenza delle api.
Ma un ronzio sonoro alto continua, avvertendo di un´intensa presenza che solo a tratti rapida si curva in traiettoie distinguibili. E lentamente sotto un´alta acacia nell´infiorire di grappoli candidi fra arboscelli e verticilli di fogliole che vibrano ondulando, si distinguono brevi voli, oscuro penetrare a disparire.
Sembrano poche ma ogni ramo celebra, se miro piú vicino verso l´alto, impaziente festoso rituffarsi, a decine e decine le immersioni.

Talora cade lentamente un petalo.

L´alveare é lontano, sulla valle che attorno offre le sue varie essenze da stagione a stagione. I biondi voli tornano e ritornano, non turbati dalle aleggianti farfalle, addensandosi verso l´arnia dove le piú giovani imparano a nutrire e costruire nei prismi esagonali della grande famiglia le Regine (come i Lama): su oltre centomila creature uno solo feconda solo una. E fino a sera, ancora, quando i merli rimodulano le emozionanti voci -e le rondini sfrecciano nel cielo a ingoiare gli ultimi bocconi- , api insistono, ancora a ricercare gocce di nettare dimenticate, sempre piú invisibili, piú intime nell´ombra degli incavi profumati mentre l´albero tutto si prepara nell´imminente umore della notte a ricolmare le sue dolci ghiandole.

Certo puó aiutarci a riconoscere noi e i nostri problemi il visitare con sguardo acuto il prato e le sue api, e poi tornare con lo sguardo fresco a osservare case e scuole nostre.

Inquinamento

I comuni nemici? Inquinamento (pur culturale: i vari pesticidi sui fiori e sui bambini nelle scuole), svariati predatori e parassiti: molti ancora considerano i morbi come fatti privati, ma ogni peste, ogni saccheggio, ogni avvelenamento, si guarisce soltanto cooperando se interveniamo tempestivamente. Prevenire significa impedire che l´infezione riesca ad introdursi. Nessuna terapia é mai possibile se non riconosciamo chi ci sfrutta. E arduo é impedire i parassiti senza inquinare i sani. Ogni squilibrio delle relazioni induce malattie.

Per metaorganismi, considerando le patologie, delle cause piú interne, anomalie e disfunzioni organiche – di cui sappiamo ancora troppo poco – a quelle esterne – meglio conosciute-, l´esperto osserva (Benedetti-Piralli):  “Malattie che interessano singoli individui o una parte della comunitá ben presto si inseriscono in un complesso sistema di interdipendenza fino a coinvolgere l´intera comunitá “.

Non é metaorganismo l´alveare soltanto, ma l´insieme di api e vegetali, con le varie stagioni.

Mentre nelle simbiosi interagendo ognuno cresce, nel parassitismo un organismo utilizza l´altro: e anche la predazione – che considera l´altro vivente come proprio cibo – é una sua forma.

Ogni diverso parassita attua diverse tecniche di tramissione-inoculazione. Alcuni parassiti si rivolgono soltanto alle covate (e nelle scuole) o soltanto agli adulti (e in certe industrie).

Ignorata la malattia si manifesta quando la maggioranza popolare ormai é impotente.
La prima condizione a prevenire i malanni all´alveare é comunque, favorire le intime attitudini igieniche e organizzative, attuando diagnosi precoci. Profilassi significa non solo accertare le cause, ma lottare a eliminare i focolai infetti (virus, ad esempio) ed infestanti (acari).

varroa

Le zampe della varroa aderiscono con ventose; pungente-succhiatore é l´apparato boccale che aspira l´emolinfa delle api. Quando l´ape é indifesa, la varroa infesta facilmente se non é riconosciuta a tempo da un attento vigilare prima che si inserisca nelle fasi larvali delle api (le uova del parassita nelle celle dei favi o sulle larve: le punture dell´acaro sottraggono emolinfa causando malformazione o morte) o, se riesce a penetrare, occorre individuarla presto impedendole di diffondersi oltre.

Il ridacchiante virus berlusconiano é trasmesso negli occhi sprovveduti di chi assorbe senza riguardarsi criticamente: paralizza le identitá piú deboli inducendo a pensare piú importante chi compra piú, e il migliore scarpare sul pallone che chiama soldi.

I distratti domandano: ma chi é berlusconiano? Il Cavaliere Silvio Berlusconi é il furbo promotore: Tessera P 2 numero 1861.

Connivente del catanese Mario Rendo, accusato di truffa e associazione per delinquere dal Giudice Carlo Palermo: quel Giudice che – avendo promosso l´inchiesta su “armi e droga” relativa al Partito Socialista di Bettino Craxi, compare di Berlusconi – rischia di essere fatto fuori.

Esperto tessitore della rete ragna che, comprendendo Canale 5 e antenne varie, aumenta i propri capitali vertiginosamente anche attraverso ineffabili complicitá con Silvano Larini e Pompeo Locatelli – commercialista di Bettino Craxi -, suo cospeculatore sulle coste della Sardegna).

Stratega di mercati artificiali, sceglie esche aizzanti, tipo Sgarbi (che insulta, minaccia, diffama, “sono il presentatore di una proposta di legge che depenalizza questi reati, una specie di tariffario con una certa multa a seconda di ogni insulto – un milione per ´stronzo´, due per ´coglione´ e cosí via- : si definisce una ´celebritá ´ difendendo evidentemente l´mmunitá parlamentare) in modo che i gonzi ammorbati abbocchino, alzando l´audience delle sue reti.

Sono visibili certi parassiti ma altri si nascondono o camuffano. Nè i berlusconeggianti nè i pseudoparlamentari sanno di essere parassiti?

Nelle covate dei bambini, a scuola, i segni del malore si evidenziano con noia, inappetenza di studiare, lo svanire della curiositá: oltre che con somatici malanni.

Ricordiamo che all´epoca del rapimento Moro era presidente del consiglio Guilio Andreotti, ministro degli Interni Francesco Cossiga, Ministro della Difesa Attilio Ruffini, Presidente della Repubblica Giovanni Leone.

Danilo Dolci,

“La legge come germe musicale”, pag.174-175-176-177.

La libertà e i diritti inalienabili

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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25 risposte a D.Dolci: il berlusconismo

  1. francesca ha detto:

    Grazie a lei per averlo postato. La prego di considerarlo anche un grazie generale per il suo lavoro e per tutta la ricca documentazione che offre anche qui, per tutte le volte che non l’ho espresso.

    Io non ho ancora capito, o forse l’ho capito, ma il timore mi fa sospendere la decisione, se le tracce storiche di dignità del nostro Paese, quelle in sintonia con il principio di uguaglianza tra gli uomini (tra le più recenti, le lotte contadine e operaie, la Resistenza, la lotta alla mafia e, con esse, quelle di tutte le forze sociali e politiche che le hanno espresse), abbiano la forza necessaria per riemergere, prima o poi, in modo stabile e duraturo, o se piuttosto gli episodi di dignità debbano restare sempre le eccezioni in un lungo, costante percorso di sudditanza rispetto al potere, non solo dei soldi, ma soprattutto del sapere (penso ad esempio al dominio secolare della chiesa cattolica).
    Insomma, non ho ancora capito se le api debbano sempre restare indifese o se piuttosto ci sia lecito sperare, sulla base di quelle flebili ma nobili tracce, che un giorno le api saranno finalmente in grado di sviluppare degli anticorpi di lunga durata ai parassiti.
    A proposito del principio di uguaglianza, che anche a me pare essere ancora e sempre il fattore chiave, quello determinante, quello che fa propendere per un percorso di dignità umana se rispettato e per un percorso di soprusi se calpestato, mi permetto di lasciare un link ad un’intervista a Primo Levi degli anni ’70.

    Grazie ancora, davvero.

    Francesca

  2. germano bonora ha detto:

    DANILO DOLCI, prima ancora della storica “discesa in campo”,
    percepisce il virus del dominio che il futuro premier, complice Craxi, si accinge a inoculare tramite i media, come fa il parassita (varroa) con le api, disturbandone il lavoro d’impollinazione.
    Prevenire è meglio che curare.
    Ma quando il parassitismo si fa pandemia, occorre il contributo di ciascuno per sciogliere il nodo tra parassiti e parassitati…. Mostra tutto
    Perché non è colpevole soltanto il parassita, ma anche chi passivamente si lascia parassitare.

  3. Giovanni Abbagnato ha detto:

    A mio modesto avviso nel nostro Paese il problema non è stato mai
    l’assenza di voci “profetiche” che hanno individuato con tempestività e
    straordinario acume i “baratri” culturali in cui si andava a cacciare
    la nostra società.
    Il punto non è riconoscere il genio politico e
    professionale del Danilo Dolci animatore politico-culturale e sociologo
    di lungimirante prospettiva. Altri scrissero parole illuminanti per
    valutare la situazione sociale del primo dopoguerra e le ambiguità e i
    rischi presentati dal giovanotto, focoso ed intraprendente, che
    rispondeva al nome e cognome di Benito Mussolini che riteneva
    insufficiente per generare il radicale cambiamento di un’Italia in
    ginocchio che egli invocava con straordinaria forza, perfino l’ancor
    giovine movimento socialista.
    Era già chiara allora quella “Italietta”
    maggioritaria alla quale il Duce parlava che si presentava
    opportunista, individualista, trafficona, incolta, priva di etica nei
    comportamenti pubblici e privati e sempre attenta a saltare sul carro
    dei vincitori come stigmatizzarono alcuni caustici osservatori come
    Flaiano, a loro volta tacciati di qualunquismo.
    Era ed è solo questa
    l’Italia? Certamente no, ma non possiamo negare che abbiamo fatto un
    grosso errore di valutazione quando abbiamo ritenuto di potere
    considerare superata una certa cultura che fu il verto humus del
    fascismo, al di là delle baggianate propagandistiche.
    Il disastro del
    secondo dopoguerra impose un cambio e un tempo pieno di speranza
    rappresentata da quella fase Costituente della Repubblica il cui
    risultato giuridico-istituzionale, guarda caso da tanto fastidio oggi.
    Oggi Berlusconi è i suoi nuovi miliziani ripropongono, con la maggiore
    forza della moderna propaganda, quel costume politico, insieme
    progressivo e decadente, che fu della citata Italietta fascista in cui
    le questioni serie della politica e dell’economia diventano interessi
    concreti per un ceto parassitario e fenomeni da baraccone per sudditi
    incolti ed opportunisti.
    In altri termini possiamo dire che uno dei
    segni rivelatori del regime fascista, non sono certo i carri armati,
    ancora attivi solo in società meno evolute sul piano della
    comunicazione, ma tutti gli esempi in cui il dramma coincide con il
    grottesco e la gente si narcotizza sotto il Palazzo Venezia di turno,
    fino a quando il dramma della tragica implosione del regime non potrà
    più essere nascosto.
    Di contro, va registrata l’insipienza e
    l’incoerenza, a tratti interessata. di chi oggi, nel Paese come nei
    Palazzi istituzionali, dichiara di essere l’opposizione alternativa.
    Troppe omissioni e contraddizioni nella gestione dell’opposizione al
    fenomeno Berlusconi, clamorose ieri ma ancor ben presenti oggi, ed una
    disgregazione derivante dal fatto di avere nel tempo selezionato a
    sinistra, con metodo scientifico per fini individualistici e di clan,
    la peggiore classe dirigente possibile, spesso culturalmente subalterna
    al Berlusconismo che è un fenomeno purtroppo capace di sopravvivere al
    Cavaliere di Arcore.
    Mi accorgo di avere scritto molto più di quanto
    non avessi intenzione di fare, ma nello stesso tempo mi rendo conto che
    certe affermazioni meriterebbero una più diffusa analisi che, però, non
    credo sia il caso di svolgere in una sede “agile” qual’è un blog.
    Tuttavia, se consideriamo questo spazio per quello che è, credo, ossia
    una sede di confronto per ulteriori approfondimenti, allora penso che
    il mio intervento possa assolvere a questo compito, fatta salva,
    ovviamente, l’opinabilità delle mie valutazioni.
    Insomma, concludendo
    in questo nostro Paese anche nella lettura dei fenomeni socio-politici,
    come nella Scienza e nella Tecnica, non mancheranno mai le
    “eccellenze”. Probabilmente è la “media” complessiva che non va bene.
    Grazie dell’ospitalità e dell’attenzione e scusate per l’eccessiva
    lunghezza del mio commento.
    Giovanni Abbagnato (Palermo).

    • renato longo ha detto:

      l importanza di danilo dolci non è quella di essere stato un teorico, un critico della società italiana, quanto un uomo pratico, un uomo che agiva le sue idee, e un intellettuale che è stato in grado di comunicare con il popolo siciliano, il sottoproletariato, quello che la sinistra accademica ha sempre guardato con sospetto, quello ad esempio dei vicoli di Palermo. Danilo è riuscito a renderlo consapevole dei propri diritti, e a farlo sperare concretamente nella realizzazione dei propri legittimi desideri: una vita più dignitosa, scuola per tutti, e acqua per tutti.
      questa è stata la grandissima novità nel desertico panorama intellettuale italiano. l’arte della maieutica, così difficile da praticare. su questa cultura o sub cultura sottoproletaria vedete i film di Ciprì e Maresco, come Spremuta di Minchia, o Enzo domani a Palermo, o Il ritorno di Cagliostro.
      L’Italia che oggi si sbraccia le vesti contro Berlusca non ha inneggiato a Danilo quando faceva le sue battaglie, basta vedere cosa ne scrive Francesco Renda, attuale direttore dell istituto gramsci di palermo, nella sua storia in tre volumi della sicilia moderna pubblicata da sellerio.
      ho scoperto da poco Goliarda Pazienza, e le sue disavventure dovute alla miopia della sinistra negli anni 70, il suo grande romanzo: L’ arte della gioia, non è stato pubblicato perchè troppo libero e spregiudicato, Sua madre era Maria Giudice, protagonista dei fasci siciliani, la ricorda U.Santino nel suo Storia del movimento antimafia.
      chiudo con una lettera a Sandro Pertini, 1 dicembre 1979, goliarda racconta del suo libro e delle sue sfortune: una nuova specie di fascismo culturale contro il quale mi trovo a lottare con poche forze.

  4. Alessandro Aiello ha detto:

    Non riesco ad esprimere a pieno quello che ho provato leggendo l’articolo di Danilo Dolci, Lui già nel lontano 1993 si rese conto di chi era Berlusconi e quali pericoli correvamo con l’ascesa del Berluska, ed invece il popolo italiano continua ad idolatrarlo.

  5. Tommaso Aiello ha detto:

    A sentenziare a posteriori siamo tutti bravi.Direi invece che Danilo fu una delle tante voci che capirono di che pasta era Berlusconi e pronosticarono la sua lenta e graduale ascesa,che non a caso viene paragonata a quella mussoliniana.Bisognerebbe stare attenti oggi a sopravvalutare la figura e il disegno politico berlusconiano,perchè si scontra ,come tanti abbiamo avuto modo di evidenziare con quello della Lega(più che con quello di Bossi).Secondo me bisogna stare attenti a questa subdola e inarrestabile avanzata della padania,che è ormai in grado di determinare la politica che vuole.Per quanto riguarda la prosa di Dolci,a me pare,che a una prima parte abbastanza involuta,improvvisamente ne segua una seconda che è una pagina di grande poesia.Infine l’analisi su Berlusconi mi pare abbastanza scontata e prevedibile.Nel complesso una pagina comunque che ha contribuito a fare la nostra storia.Bisognerebbe solleticare l’intelligenza dei nostri giovani con pagine di questo tenore e su questi argomenti.Buon lavoro a te e a Sereno.

  6. Gabriella Modica ha detto:

    Signore e signori scusatemi se la mia risposta suonerà stonata.
    Ma credo che l’antivirus al parassita in questione la società lo stia sviluppando naturalmente com’ è giusto che sia.
    Quel che accade in questi giorni, il fondo che si è toccato con la cosiddetta legge bavaglio credo in realtà sia tutto a beneficio della società che finalmente avrà la possibilità di costruire una sua identità fondata sulla giustizia e la consapevolezza.
    Vi spiego il perchè della mia modesta e forse immatura teoria.
    Parlando in termini decisamente terra terra, credo che il motivo principale del caos in cui si trova la parte italiana dell’ umanità è dovuto al fatto che rincretinendosi sempre più appresso alle televisioni di chicchessia ( ad eccezione di pochissimi casi e di gran parte della tv di una volta), essa ha acquisito una serie spropositata di informazioni e luoghi comuni che si sono andati ad aggiungere a discussioni e commenti ancora più comuni e spesso vaghi, con la conseguenza dell’ impiego pressocchè inutile della stragrande maggioranza dei cittadini delle almeno 20 ore giornaliere di chiacchiera fine a sè stessa.
    Mi ripeto, il mio è un argomentare volutamente terra terra. Parliamo di rumore mentale. Questo volutamente ha fatto la gestione mediatica del berlusconismo. Riempire la testa di milioni e milioni di persone con nozioni inutili trasformate ad arte in bisogni vitali.
    Nel frattempo è successo tutto quel che sappiamo fino alla legge bavaglio.
    E come ho spesso ho detto in questi anni da che interloquisco con Giuseppe Casarrubea, insisto nel pensare che tutto questo ha comportato semplicemente una perdita del valore del tempo, quindi della memoria, quindi dell’ identità.
    Bisogna conoscersi, signori miei. Bisogna conoscere la propria terra, la propria storia, i propri uomini e i propri territori e instancabilmente raccontarli.
    Con questa legge è vero che si impedisce ai cittadini di avere un accesso sostanzialmente di alcun tipo ad una informazione limpida e soprattutto, si impedisce a quei tanti che vogliono fare il loro lavoro d’ indagine correttamente, di accedere al modo più efficace per assolvere al proprio compito: le intercettazioni al fine del raggiungimento della verità. E questo lo si sa.
    Quando tutta questa storia è esplosa, ci siamo sentiti tutti soffocati da un senso di capovolgimento totale. “Tutti ci siamo chiesti, cosa sta succedendo?” E’ vero, la situazione sembra spaventosa. Però, per sopravvivere dobbiamo abituarci a vedere, interpretare, trovare tutti i piani paralleli a una situazione. A vedere il risvolto, per così dire della medaglia.
    Bene.
    Pochi giorni fà, a tavola, davanti all’ odioso tg1, con la semplicità beffarda di una bimba ho chiesto a mio padre, in merito alla questione: ” E adesso, di cosa parleranno al telegiornale?”.
    E la questione mi è ronzata in testa finchè la conclusione, la mia ovviamente, non è giunta:
    Bene. Se non ci diranno più come e forse anche di cosa stanno indagando, certamente vuol dire che non vogliono farci sapere cosa sta accadendo.
    Ma perchè, cosa è accaduto prima, lo sappiamo davvero? Se avessimo saputo davvero cosa c’ è nella nostra storia, saremmo mai giunti a questo? No di certo.
    Alcuni si, alcuni lo sanno. Ma non sono tutti. Quindi la mia modesta conclusione è che mentre loro sospendono il presente a noi non resta che passarci il tempo andando in giro nel passato e raccontarlo nella migliore maniera possibile, nella più semplice maniera a tutti, anche a quelli ” senza ” scuola, e soprattutto ai bambini.
    Credetemi che ci si riesce. Questa sospensione io la vedo come una grande opportunita. I guerrieri veri di questa storia sono gli scrittori, molti dei quali si sono già dichiarati affatto impauriti da questa imposizione idegna.E io li ammiro per questo.
    E i cittadini cosa devono fare? semplicemente il loro dovere al meglio, e con un impegno non solo civile ma anche e soprattutto di creatività. Perchè, come ho detto spesso a Giuseppe, non è il cosa dici, ma è il come. E il come lo si può dire anche col silenzio assoluto che tale non è mai, se è volontà e amore per l’ essere umano.
    A me, mamma sola, più o meno disoccupata, con mille milioni di insicurezze, Il berlusconismo non fa minimamente paura.
    Scusate la logorrea.
    Un caro saluto, Giuseppe. E grazie di tutto.
    Gabriella Modica

  7. tiziana campisi ha detto:

    Davvero di sorprendente veggenza il testo di Dolci, una “chicca” che andrebbe portata a conoscenza dei tanti pretoriani del Cavaliere.

  8. riccardo ha detto:

    I poeti hanno, probabilmente il dono della profezia o come diceva Rimbaud, essi sono “veggenti.”
    Ma Dolci era anche un intellettuale attento ed un conoscitore della Storia.
    Quella con la “S” maiuscola, non quella che ci ammannisce quotidianamente il guazzabuglio mediatico-televisivo. Aggiungo soltanto che sarebbe opportuno insistere ulteriormente (non che Dolci ed i commentatori del suo blog non l’abbiano fatto, caro Casarrubea) sul legame col craxismo.
    Il berlusconismo si inscrive a pieno titolo in quella cultura. Già Berlinguer si dimostrò consapevole di come l’abbandono dei temi “forti” del socialismo (sebbene depurati da schemi stalinisti) fosse pericoloso.
    E comunque, oggi la P2 ed il suo disegno fortemente autoritario rischiano di trovare oggi, pienissima… soddisfazione.
    A sinistra, troppo civettarono certi intellettuali (?) col cd pensiero debole… al punto che ormai, l’opinione pubblica ha interiorizzato un rifiuto automatico dei concetti di: principio di non-contraddizione, bene comune, responsabilità dell’uomo politico, dura ma leale lotta contro l’avversario, importanza di una cultura critica, di una stampa che sia coscienza reale di ciò che avviene nel Paese e non semplice cassa di risonanza di futili polemiche o di pettegolezzi ecc.

  9. Mario Arpaia ha detto:

    Carissimo Giuseppe,
    ti sono profondamente grato per le informazioni che gentilmente mi invii, ho pubblicato sul nostro sito Web e su Facebook il tuo Blog, la testimonianza è apprezzatissima vista la caratura dell’autore.

  10. solli vincenzo ha detto:

    Sapevo che Dolci si era occupato di Berlusconi, su un libro uscito qualche anno fa, Ma non avevo mai letto il testo. Grazie davvero. Solli Vincenzo- scuola popolare Reggio Emilia. ciao

  11. Serafina Palminteri ha detto:

    Più volte al giorno diamo giudizi su ognuno e su ogni cosa, eppure,talvolta ,risulta cosa ardua esprimere un parere.
    Danilo Dolci scrive…
    …Serafina commenta: “ Ma cosa devo dire?”
    Riflessione:
    Silvio Berlusconi è un Buon politico?
    Che cos’è un buon politico?
    Berlusconismo? Che cos’è il BERLUSCONISMO?
    Mi sento tanto ignorante!
    Vorrei che qualcuno mi istruisse sulla politica perché, ultimamente ho le idee un po’ confuse:
    Destra…Sinistra…Centro…
    …queste parole hanno qualche significato?
    RISPETTO: QUALCUNO SA DI CHE SI TRATTA?
    STORIA: VERITA’ ASSOLUTA?
    Sono una donna di 35 anni che amava la politica quando ancora aveva la speranza che nel “mucchio” esistesse qualche politico “serio”.
    A volte dico a me stessa che non è giusto “fare di tutta l’erba un fascio” ma, riflettendo meglio: perché “fare più fasci della stessa erba”?
    Secondo il mio modesto parere, il fatto che il Popolo Italiano abbia votato Silvio Berlusconi, non deriva “dall’ingenuità “della gente italiana ma semplicemente dal fatto che la scelta di un Governo si basa su una valutazione, non del meglio ma del “meno peggio (precisando che per meno peggio non intendo esprimere il mio parere:IO NON VOTO,per il momento)”.
    Personalmente, non ho nessuna simpatia per S. Berlusconi, ma penso che, chi è stato eletto dal Popolo , abbia il diritto di governare e chi vota sia degno di rispetto, anche quando sbaglia. Penso che il pensiero di ogni essere umano sia rispettabile anche se non condivisibile. L’assoluta presa di posizione che esprima un parere dimenticando che il proprio pensiero, pur essendo importante e degno di rispetto, resta un pensiero; un opinione propria, condivisibile o meno , e rispettabile tanto quanto quella degli altri individui pensanti.
    Nella vita ho poche certezze assolute e, tra queste, la politica o i politici non sono annoverati.
    Il discorso sarebbe lunghissimo… ma credo sia tempo perso…
    …aspettiamo gente seria…poi potremo parlare seriamente.

    Serafina Palminteri

  12. casarrubea ha detto:

    Renzetti, Roberto
    Indirizzo/i di posta elettronica:
    roberto_renzetti@hotmail.com

    La prima impressione è tornare a vivere in un mondo normale in cui la poesia è la guida e non l’invettiva, la rabbia e l’indignazione. Altre persone. Altri tempi. Ricordo il grande Danilo Dolci nelle sue marce per la Sicilia e non solo. Ripeto, anche se bui, quei tempi erano più ariosi perché c’era una speranza di opposizione. Oggi la situazione è per me disperata e disperante. Proprio per quel Berlusconi che Dolci aveva capito bene fin dall’inizio. Oggi le sue frasi sarebbero ridicolizzate dai giullari del padrone. La speranza è che vi siano ancora persone in grado di cogliere l’amore che c’è sempre stato in Dolci. Soprattutto giovani. Per me è tornare giovane ma altri non sio se hanno ancora quella capacità che sembra persa di commuoversi ed anche di piangere.
    La saluto e la ringrazio sempre con grande stima per il suo eccellente lavoro.

    Roberto Renzetti

  13. Adalberto ha detto:

    DANILO DOLCI, aveva capito prima di tutti dove sarebbe arrivato il nostro paese con Berlusconi infatti ha scritto un libro pubblicato che nn ho avuto il piacere di leggere e cmq vi ringrazio delle informazioni fornite

  14. ivan ha detto:

    Cari tutti e caro Casarrubea, non posso e non riesco ad esprimere un commento razionale, forse ogni tanto si deve ascoltare la musica e si deve guardare il nostro mondo con occhi pieni di vita.
    Sono lontano dalla Sicilia da più di un anno e sento le parole di Dolci scorrere. Lui ha imparato dai contadini, e non è un modo di dire, con ciò intendo dire naturalmente che certe parole, certa lirica nascano entrambe da un tessuto sociale e da persone in carne ed ossa con cui si è fermato a parlare.
    Da lì, dalle sue parole, muovo verso il presente e mi chiedo quando ci staccheremo la Zecca dalla pelle.

    Ivan Tuzzolino

  15. Non conoscevo questo testo anche se conoscevo il pensiero di Danilo sulle api come metafora della società e conoscevo il suo giudizio sul berlusconismo incipiente come possibile infestante della comunità. Hai fatto molto bene a proporlo alla riflessione e, caro Giuseppe, lo condivido affinchè altri possano avere la ventura di leggere e riflettere e, poi anche, cominciare a frequentare il tuo blog che è sempre un accumulo di saperi e informazioni a cui attingere con interesse e profitto!
    …..ricordi Pasolini che parlava della scomparsa delle lucciole?
    Il potere del veggente che si accumula e si manifesta nella prosa e nei versi è elemento costitutivo della maieutica dolciana. Abbiamo avuto la fortuna di apprenderla dalla sua voce e dal suo lavoro!
    Grazie ancora.
    Salvatore Bonadonna

  16. Maria D'Asaro ha detto:

    Grazie, caro Giuseppe, per avermi dato la possibilità di conoscere questo scritto, suggestivo e illuminante, di Danilo Dolci.

    A presto.
    maria d’asaro

  17. vincenza63 ha detto:

    Ringrazio per lo spunto di riflessione. E condivido un pensiero, un timore. Da parte di molti si sente declamare che i libri di storia dovrebbero essere riscritti poichè sotto molti aspetti sarebbero schierati o comunque intellettualmente contaminati. Il punto è: chi li vorrebbe riscrivere cosa userà come inchiostro? Il sangue delle vittime di guerre, stragi e attentati mescolato a quello ignorato di vittime degli incidenti sul lavoro o dei terremotati o ancora di padri di famiglia e imprenditori suicidi e vittime della crisi che non c’è?
    Premiamo il tappo su questa penna infame e godereccia, vogliosa di estirpare la memoria dalle menti dopo averla già infettata con il virus letale del ‘tutto mi è concesso’. Favoriamo la cultura del ‘non ti è lecito’. Lo dobbiamo al passato. Lo viviamo al presente. Lo promettiamo al futuro.

    Vincenza Rutigliano

  18. Serafina Palminteri ha detto:

    Rispondo a Vincenza perchè mi sento chiamata in causa.
    Alla domanda: ” chi li vorrebbe riscrivere cosa userà come inchiostro?
    Specificando che rispondo esclusivamente, per me stessa in quanto appartengo, e ne vado fiera,al gruppo di quelli che vorrebbero riscrivere la Storia e affermo che “come inchiostro” non userei mai il sangue delle vittime di guerre, stragi ecc. ma, senza dubbio userei le lacrime versate :

    -da chi è stato TORTURATO, SEVIZIATO UMILIATO AL SOLO SCOPO DI CONFESSARE QUALCHE REATO, MAGARI COMMESSO DA QUALCHE “PERSONA PER BENE” e “INTOCCABILE”;

    – da chi ha condotto una vita d’inferno a causa delle menzogne storiche spacciate per verità assolute;

    – da chi è stato giudicato in base alle opinioni di qualche giornalista o scrittore” titolato” ma che di titoli ne meriterebbe solo alcuni che non possono essere pubblicamente espressi.
    L’elenco sarebbe molto lungo, ma credo di aver reso l’idea.

    Forse la cosa più giusta sarebbe semplice: scrivere la verità!
    Risulta veramente così spaventosa questa verità?

  19. Germana Bartolucci ha detto:

    Buonasera Giuseppe e grazie, perchè quest’articolo di Danilo Dolci è davvero molto bello. Non sono mai stata una profonda conoscitrice della politica italiana, pur rendendomi ben conto del significato che ha assunto la politica in questo paese. Un triste gioco di potere, che da anni attraverso un’informazione pilotata e la ben strategica lobotomizzazione effettuata attraverso i media, ha provocato una pandemia di persone non pensanti, non più padrone del loro pensiero (mera illusione), ma “vittime” di bisogni inventati, inutili false strutture che scambiamo per vita vera, per le quali i nostri giorni passano inseguendo sogni che luccicano come oro, ma che hanno la consistenza della sabbia…
    E non voglio parlare di diritti calpestati, di infimi ricatti giocati sul bisogno delle persone…
    Mi colpisce di questo articolo oltre che la metafora che utilizza l’autore, la sua descrizione così delicata di quanto avviene in natura, perchè forse, se ci fermassimo ad osservarla, ci restituirebbe davvero molto…
    Sono cresciuta, almeno così mi piace ricordare, inseguendo alte vette, cammini di boschi, la cima, l’infinito, il sudore sul viso e quella sensazione che sempre mi accompagnava quando giungevo lassù in cima…L’emozione era così forte che avrei anche potuto morire. Avevo toccato l’infinito…
    Dico questo perchè ho l’impressione che oggi tutto questo manchi, i nostri figli crescono in un mondo di plastica, di artifici, manca il contatto con quanto c’è di più vero…Confido in loro, ma soprattutto nei loro genitori, nel prender coscienza e consapevolezza delle persone…

  20. alessandro capuzzo ha detto:

    da triestino, e da pochi anni cultore di Danilo, ringrazio per questo testo che diffonderò fra i miei contatti. saluti, alessandro

  21. Michele Ragone ha detto:

    Dolci è attento anche ai primi passi di Berlusconi politico:
    Il politico:
    «Molti si propongono di rinnovare i partiti politici scivolan¬do da sistemi labili in altri inconsistenti: senza cercare salde fondazioni etico–politiche.
    Se queste situazioni si moltiplicano non si forma –o si rompe– il vivo tessuto sociale, civile. Le persone decresco¬no, degradano. L’anima della gente a poco a poco si spappo¬la.» [D. Dolci La legge come germe musicale, 1993, p.17]

    «Quanto più lo Stato, dal suo hegeliano miraggio, scade a sistema clientelare–mafioso, tanto più corrompe viralmente. Basti pensare per l’Italia alla tragica fortuna di Andreotti e Craxi –fra gli altri–, e alla recente tragicomica ventura mafio¬so–elettronico–piduista berlusconiana.» [D. Dolci, La comunicazione di massa non esiste, 1995, p.202]

    ____________________________

    Il Cavaliere frottola imperterrito:
    virali frottole per adescare
    la gente sempliciona.

    Rende più di qualsiasi abigeato
    rende più dei sequestri di persona
    nelle grotte di Lula –
    gli esperti della psicoingegneria ormai verificano:
    il trapiantarsi nelle altrui coscienze (“Propaganda
    Fidei”) rende di più che impadronirsene –
    chi vuol vendere birra
    lusinga a soavi copule,
    e infonde ansia
    chi cerca vendere assicurazioni.

    Paghiamo caro a insalsicciare i figli,
    insalsicciare i bimbi ancora teneri –
    salsicce ammaestrate per marciare.

    Occhi anemici fissano, oltre le sbarre
    arance a cumuli, splendenti arance
    scivolare dai camion al macero.

    Ma non basta saperlo.
    Che si fa?
    [D. Dolci, Se gli occhi fioriscono, 1997, p.295]

    *

    cerca celarsi entro la tua pelle
    entro i tuoi occhi:
    quando non sei callo
    se il parassita ti inietta il suo uovo
    la minuscola ferita avvelenata
    gonfia effondendo fuoco –
    patisci questo intruso –
    estraneo in te, nemico in te:
    cresce assorbendo
    ti consuma
    l’anima dentro ti brucia

    vince il deserto quando
    non sai resistere
    diventi sabbia,
    non sai connetterti

    primitiva la ragna berluscona:
    gli sciami, mentre ipnotizzati mirano
    Sgarbi e coparassiti imperversare, vengono
    accalappiati e, consenzienti,
    disaminati
    [D. Dolci, Se gli occhi fioriscono, 1997, p.111]

  22. giorgio ha detto:

    Carissimo Prof, ricordare Danilo Dolci è ricordare un Pò Peppino Impastato e vorrei che si ricordassero i Fatti storici legati al FEC fondo edifici culto i terreni che Garibaldi voleva dare a Rosolino Pilo e da cui Partivano i banditi di Giuliano …Sagana Case Nuove ..oggi di proprità del ministero dell’interno ma in mano agli eredi della banda i Genovese i Lombardo , i Maniaci ecc… eccc…professore veda di collegare questi fatti e si scpriranno altre cose …buon lavoro e grazie

  23. Francesco Paolo Magno ha detto:

    Sono convinto che il comportamento di Silvio Berlusconi sia il comportamento non di una singola persona,ma il comportamento,che caratterizza tutta la “cultura” dell’attuale società capitalistica.Quando Berlusconi sarà morto,la società capitalistica continuerà ad avere la stessa “cultura” di oggi.Se vogliamo avere una “cultura” diversa,dobbiamo riappropriarci delle indicazioni e dei progetti,forniti da Marx,Engels,Lenin,Stalin,Mao,e Gramsci.La “cultura” della società padronale è diventata sempre più contorta e schifosa,perchè il mondo degli oppressi si è lasciato menare per il naso, abbandonando le indicazioni e i progetti di chi ,con passione,ha lottato per una società nuova :LA SOCIETA’ DEL COMUNISMO.

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