Strage di Ustica: documenti Usa

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Ricorre domani, 27 giugno, il trentesimo anniversario della strage di Ustica in cui persero la vita 81 persone. Il nostro Archivio, per commemorare la grave tragedia, pubblica alcuni stralci di documenti del Dipartimento di Stato americano, desecretati nel 2002 e consegnati a Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime.

Anche se non si è ancora arrivati a un verdetto definitivo su questo ennesimo “mistero” italiano, ci pare di grande interesse quello che recentemente ha raccontato il giudice Rosario Priore in un libro-intervista, “Intrigo internazionale” (Chiarelettere, 2010). L’abbattimento dell’aereo sarebbe avvenuto in un contesto di gravi tensioni internazionali. Gheddafi, in sintesi, sarebbe stato oggetto di un complotto che mirava, eliminandolo, a mutare gli equilibri geopolitici nel contesto euro-mediterraneo. Anni di indagini e di fatiche che vengono bistrattate dalle recenti dichiarazioni del ministro Giovanardi che in modo incomprensibile continua a sostenere, a nome del governo, la tesi della bomba che sarebbe esplosa all’interno del velivolo. Un fatto grave in quanto mette in discussione, ancora una volta, la validità delle indagini condotte dalla Magistratura.

Dei documenti che presentiamo vale la pena mettere in risalto il telegramma del 21 gennaio 1992 di Peter Secchia, ambasciatore americano a Roma, in cui  si chiede al Dipartimento di Stato l’invio in Italia  di “tutti i documenti su Ustica”.

In Italia, questi documenti  sono mai stati esaminati da qualcuno?

In caso negativo, sarebbe certamente opportuno che il nostro governo, piuttosto che rilasciare interviste avventate, chiedesse ufficialmente al Presidente Obama di poter visionare queste carte.

Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

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Documenti americani su Ustica

strage di Ustica

DA RICHARD GARDNER (AMBASCIATORE AMERICANO A ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 28 GIUGNO 1980, ORE 00.15.

La nostra ambasciata ha ricevuto conferma dalle autorità italiane che non (lo ripeto: non) vi erano cittadini statunitensi nel volo Itavia 870.

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DA RICHARD GARDNER (AMBASCIATORE AMERICANO, ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 30 GIUGNO 1980, ORE 11.11.

[…] L’incidente è avvenuto il 27 giugno, verso le ore 22.57. […] Persone decedute: 81. Natura dell’incidente: la causa non è stata ancora stabilita. L’apparecchio si è disintegrato totalmente. Il pilota aveva appena ricevuto l’autorizzazione a scendere da 29.000 piedi a 27.000 piedi. L’altitudine dell’aereo al momento dell’incidente non è nota in maniera precisa. Con noi, le autorità italiane non hanno avanzato alcuna ipotesi in rapporto alla causa dell’incidente. […].

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DA MR. PAGANELLI (AMBASCIATA AMERICANA, ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 20 AGOSTO 1980, ORE 7.58.

Le autorità italiane stanno indagando sulle possibili connessioni tra il disastro del DC 9, a Ustica, e la bomba esplosa all’interno della stazione di Bologna. Il DC 9 era partito dall’aeroporto di Bologna. A un certo punto, è emerso un rapporto secondo il quale l’estremistra di destra Marco Affatigato si trovava a bordo dell’aereo. In seguito Affatigato è riapparso, ma è stato segnalato tra i principali sospettati per l’attentato di Bologna. Tuttavia, non vi è alcuna prova certa che colleghi i due incidenti.

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DA MR. BRIDGES (AMBASCIATA AMERICANA, ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 15 GIUGNO 1982, ORE 14.33.

[…] Vi è il diffuso sospetto [in Italia] che l’aereo sia stato abbattuto da un missile. […].

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strage di Ustica

DA MR. RABB (AMBASCIATA AMERICANA, ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 4 GIUGNO 1987, ORE 17.26

[…] I funzionari statunitensi che hanno studiato il caso sono propensi a prendere in considerazione la teoria secondo la quale una bomba è stata collocata nell’aereo, forse all’interno di una valigia nella stiva dell’apparecchio. […].

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DALL’AMBASCIATA AMERICANA (ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 26 OTTOBRE 1988, ORE 14.58.

Il disastro di Ustica è ancora una volta la notizia del giorno. Secondo i media italiani, gli esperti britannici che assistono gli inquirenti italiani sono arrivati alla conclusione che il DC 9 dell’Itavia è stato abbattuto da un missile aria-aria. […].

Una serie di verifiche effettuate dal Dipartimento della Difesa [statunitense] ha dimostrato che non vi erano navi o aerei statunitensi in azione nei pressi del DC 9 al momento dell’incidente. La nostra ambasciata ne è consapevole. Tuttavia, siamo all’oscuro di ciò che dirà il rapporto dei giudici italiani, che dovrebbe essere pubblicato alla fine dell’anno. Il giudice che conduce le indagini mantiene il segreto sulla questione e si rifiuta di parlarne con chiunque. Se il rapporto giungesse alla conclusione che il DC 9 è stato effettivamente abbattuto, ne nascerebbe una terribile protesta. In maniera inevitabile, la reputazione delle Forze armate italiane riceverebbe un durissimo colpo. […].

Se il rapporto attestasse che il DC 9 è stato colpito da armi di fabbricazione statunitense, anche il nostro governo si troverebbe ad affrontare l’improvvisa reazione dell’opinione pubblica. Se dovessero emergere tali spiacevoli conclusioni, ci piace pensare che gli italiani ci avvertirebbero per tempo. Ma non possiamo esserne certi. Per evitare di essere accusato del fatto che il rapporto possa essere  modificato in virtù di pressioni politiche, il giudice potrebbe decidere di applicare i suoi diritti e di non rivelare a nessuno il contenuto del documento. Siamo quindi riluttanti a discutere il caso con il giudice, per sottrarci all’accusa di aver tentato di influenzare i risultati dell’inchiesta.

Se i britannici fossero discretamente interpellati sui risultati dei test compiuti sul relitto dell’aereo, sarebbe per noi possibile capire in che direzione andranno le cose e, quindi, prepararci alle conclusioni del rapporto. Azione richiesta: chiedete all’ambasciata di Londra di avvicinare in maniera discreta i rappresentanti britannici appropriati, per consultarli sui test effettuati sul DC 9.

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strage di Ustica

DA PETER SECCHIA (AMBASCIATORE AMERICANO, ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 22 GIUGNO 1990, ORE 16.12.

[…] Nel marzo ’89, una commissione di tecnici nominata dal giudice Vittorio Bucarelli è arrivata alla conclusione che il DC 9 è stato abbattuto da un missile lanciato da un aereo da combattimento sconosciuto. Al contrario, la commissione di inchiesta voluta dall’ex capo del governo De Mita ha stabilito, nel maggio ’89, che il disastro è stato causato da un’esplosione (sebbene non sia stata esclusa la possibilità che ad abbatere l’aereo possa essere stata una bomba, non un missile).

Il mese scorso, una seconda commisione di tecnici nominata da Bucarelli ha presentato un nuovo rapporto. Questa volta, gli esperti non hanno trovato un accordo. Due hanno dichiarato che il disastro è stato provocato da una bomba a bordo del DC 9; tre hanno reiterato la tesi del missile.

Infine, la commissione di inchiesta su Ustica, in carica dal giugno ’89, ha inviato ai due rami del parlamento un rapporto sulle audizioni svoltesi in un anno di lavoro. […].

Il giudice Rosario Priore

Il caso Ustica interessa gli Stati Uniti per le conseguenze di lungo periodo sulle relazioni che intercorrono tra militari. All’inizio delle indagini, le Forze armate italiane si rivolsero agli Stati Uniti per chiedere informazioni sulla dislocazione delle navi e degli aerei americani nel mar Tirreno e in altri punti geografici, la notte del disastro. Sebbene si trattasse di una mossa dettata da motivi logici, finì per alimentare le critiche secondo le quali gli americani fanno sempre quello che vogliono, al punto che l’Italia deve chiedere loro informazioni per avere notizie sulle attività militari nel suo spazio aereo. […].

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DA PETER SECCHIA (AMBASCIATORE AMERICANO, ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 28 GIUGNO 1990, ORE 18.20.

Nel corso dei molti anni che hanno visto questo scandalo dominare la scena politica italiana, il nostro metodo è stato quello di reiterare che abbiamo sempre fornito tutte le possibili informazioni al governo italiano, che non vi erano aerei e navi statunitensi nell’area al momento dell incidente e che non sono lanciati missili americani. […].

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DA PETER SECCHIA (AMBASCIATORE AMERICANO, ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 25 LUGLIO 1990, ORE 15.36.

[…] Sembra che una ventata di aria fresca abbia investito la saga di Ustica. Dal 23 luglio, il giudice Bucarelli non è più a capo delle indagini. E’ stato rimpiazzato da Rosario Priore, un giudice molto noto nei circoli dell’antiterrorismo italiano e statunitense per essere stato uno dei più efficienti magistrati negli “Anni di piombo”. Ha fatto arrestare e processare molti membri delle Brigate rosse. Sebbene Priore abbia la capacità, lo stile e la reputazione per portare a termine le indagini su Ustica, dovrà fare in fretta. Se il caso risultasse ancora irrisolto il prossimo 24 ottobre, il nuovo codice penale prevede che il tutto passi nelle mani di un nuovo giudice.

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Libero Gualtieri, presidente Commissione stragi e gen. Zeno Tascio

DA PETER SECCHIA (AMBASCIATORE AMERICANO, ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 13 SETTEMBRE 1990, ORE 14.52.

[…] Priore sembra una persona seria che vuole chiudere il caso Ustica, almeno da un punto di vista giudiziario. Ciò detto, dubitiamo che riesca a risolvere un simile, infinito scandalo politico. […].

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DA PETER SECCHIA (AMBASCIATORE AMERICANO, ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 3 DICEMBRE 1990, ORE 8.10.

[…] Il giudice Priore interrogherà l’ammiraglio Flatley a New York, nella giornata di oggi. Flatley era l’ammiraglio a bordo della portaerei “Saratoga” alla fonda nel golfo di Napoli, il 27 giugno 1980. […] Nel decimo anniversario del disastro aereo, l’ammiraglio ha concesso un’intervista alla tv italiana, affermando che il radar della “Saratoga” mostrò una certa attività nel corso della notte in questione. […] Questa ambasciata sarebbe molto lieta di ricevere dal governo statunitense ogni dettaglio sui risultati delle attività di Priore negli Stati Uniti. Desideriamo sottolineare che questo caso solleva non poche apprensioni in ambito politico. Gradiremmo, quindi, poter ricevere in anticipo qualsiasi segnale sui possibili contraccolpi del viaggio americano di Priore.

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DA PETER SECCHIA (AMBASCIATORE AMERICANO, ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 27 GIUGNO 1991, ORE 8.50.

[…] Sembra che Priore faccia progressi. Da quando l’inchiesta è stata affidata a questo magistrato, i media sono sempre più ottimisti sulla possibilità che un giorno si arrivi alla verità. […] Non vi è dubbio che il caso Ustica ci accompagnerà ancora a lungo, e che sulle Forze armate statunitensi ricadrà il sospetto – in misura maggiore rispetto a dieci anni fa – di essere i responsabili del disastro aereo.

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DA PETER SECCHIA (AMBASCIATORE AMERICANO, ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 2 AGOSTO 1991, ORE 8.29.

Durante un recente incontro, il Capo di Gabinetto del Presidente [Francesco Cossiga] – Sergio Berlinguer (proteggere il nominativo) – ha affermato che “le storie sul disastro di Ustica sono così inverosimili da rasentare il ridicolo. Sono tre i gruppi che pagano o incoraggiano i giornalisti:

1) la compagnia di assicurazioni che ha posticipato tutti i pagamenti. Se il disastro è opera di una potenza straniera, sarà il governo a dover pagare. Al contrario, se si tratta di un incidente (come si pensava all’inizio), allora pagherà l’assicurazione. Dopo dieci anni, la somma che l’assicurazione non ha sborsato è ormai più che raddoppiata;

2) le famiglie delle vittime;

3) i proprietari della compagnia aerea. […].

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DA PETER SECCHIA (AMBASCIATORE AMERICANO, ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 12 SETTEMBRE 1991, ORE 10.23.

[…] Continueremo ad attenerci alle direttive stabilite. Ossia: al momento del disastro, non vi erano navi o aerei statunitensi in quell’area. […].

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DA PETER SECCHIA (AMBASCIATORE AMERICANO, ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 17 GENNAIO 1992, ORE 17.41.

[…] Un giornalista – contattato dall’addetto stampa dell’ambasciata – ci ha fornito le seguenti informazioni: i colleghi del giudice Priore sostengono che gli avvisi di garanzia [nei confronti di vari ufficiali dell’Aeronautica italiana] sono stati spediti nella speranza che si possa arrivare a spiegare i rapporti intercorsi, dopo il disastro aereo, tra gli ufficiali [italiani] implicati, l’ambasciata statunitense e altri funzionari del governo americano.

In particolare, la fonte ha rivelato che il giudice è interessato al ruolo svolto dal gruppo di lavoro in ambasciata e alle informazioni trasmesse al governo americano. Sembra che il giudice sia molto felice della quantità e della qualità dei dati raccolti  durante la sua breve visita negli Stati Uniti. Priore è inoltre soddisfatto delle agevolazioni di cui ha goduto durante le indagini. Ora, si dice che desideri la medesima cooperazione anche in Italia. […].

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DA PETER SECCHIA (AMBASCIATORE AMERICANO, ROMA) AL DIPARTIMENTO DI STATO (WASHINGTON), TELEGRAMMA, 21 GENNAIO 1992, ORE 16.42.

[…] Alcuni tra i recenti sviluppi da noi riferiti, riguardano un gruppo di lavoro che sarebbe stato costituito in ambasciata dopo il disastro aereo. Per poter prepararci a un ulteriore, inevitabile coinvolgimento dell’ambasciata nella questione, abbiamo chiesto al Dipartimento di Stato di inviarci tutti i documenti su Ustica.

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Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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