Lettera a un professore

Siamo lieti di comunicarvi che i quotidiani “Corriere della Sera”  e “La Sicilia”  hanno pubblicato oggi due articoli (“Riesumare Giuliano? La parola alla polizia scientifica” di A. Carioti e A. Sciacca; “Ma il bandito Giuliano è morto”? di Dino Paternostro) riguardanti la richiesta, da noi presentata all’autorità giudiziaria, di riapertura delle indagini sulla presunta morte del terrorista “Salvatore Giuliano”. Per  approfondire il tema, vi suggeriamo di leggere i due post da noi pubblicati il 26 giugno e il 3 luglio 2010:

Di sicuro c\’è solo che (forse) è morto

Quell\’ultima notte di Turiddu

*

Lettera a un professore (1)

Caro Salvatore,

Salvatore Lupo

permettimi, prima di tutto, di darti ancora del tu, perchè ti ho sempre considerato un vero amico e ho sempre avuto fiducia in te e nei tuoi studi. Ma da qualche tempo a questa parte, almeno a partire dalla presentazione, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, del mio libro “Storia segreta della Sicilia” (novembre 2005) che ho voluto che tu facessi, è come se qualcosa si fosse messo a stridere, rendendo difficoltosa persino la comunicazione tra di noi. E’ andata avanti così fino all’uscita di  “Lupara nera” (Bompiani, 2009) che ho scritto con Mario J. Cereghino.

Ricordo ancora bene quello che dicesti in quella occasione, nel 2005: “La storia procede per accumulazione”. Tu ritieni forse che tutto si debba sedimentare, consolidare, depositare sul piano di calpestio degli esseri umani, nella vita di tutti i giorni e che compito dello storico sia quello di leggere la stratigrafia che se ne ricava, come in un sondaggio geologico. Anch’io, da operaio della ricerca quale  mi sento, senza presunzioni, ho ritenuto per molto tempo che ciò fosse vero. Ma non è così. I fatti umani, anche quando si sedimentano, non hanno nulla di meccanicistico e di gravitazionale, non si sedimentano come rocce stratificate nel tempo, rocce arenarie ricche di fossili marini o vegetali. L’uomo è una struttura complessa e dinamica, anche da morto. Non è un oggetto che puoi prendere con la trivella o con le pinze. E’ una realtà che rinvia a connessioni lontane e profonde. Perciò vengo subito alla questione.

Ho letto sul “Corriere della Sera” del 1° agosto 2010  (p. 33) la tua seguente dichiarazione: “Di tanti personaggi famosi si è detto che erano ancora vivi e che al loro posto era stato ucciso un sosia. Sono leggende frutto della fantasia popolare, su cui poi si costruiscono dietrologie”. Hai ragione. Tra queste leggende, la più grave è stata quella che Giuliano fosse un Robin Hood che toglieva ai ricchi per dare ai poveri. Storiella inventata di sana pianta dall’agente Mike Stern, del Counter Intelligence Corps, il controspionaggio militare americano, in Italia dal 1944. Il suo nome, guarda caso, sta scritto anche nelle indagini sulla strage di Bologna del 2 agosto ’80, di cui domani ricorre il trentesimo anniversario. Ma chi fosse veramente Giuliano, tu non lo dici.  Anzi.  Inviti esplicitamente i giudici che stanno indagando su una questione nodale della nostra storia ad occuparsi “di questioni ben più gravi”. Frase che  mi lascia di stucco. E’ evidente che, a tuo dire, ciò che è accaduto in Sicilia tra il 1943 e il 1950 è irrilevante anche per le sorti della Repubblica italiana. Mi dispiace, ma questa volta hai proprio torto. Per almeno tre motivi:

1)      Salvatore Giuliano è il criminale siciliano più efferato del Novecento. Ha al suo attivo 411 delitti, diverse stragi di militari e di civili, l’uccisione di almeno cento tra carabinieri e poliziotti, 34 assalti a caserme e altre centinaia di crimini come sequestri di persona, traffico di armi da guerra e via di seguito. Sai benissimo che la sua fine è segnata da atti falsi che durano da sessant’anni e  che continuano a tormentare la gente di buon senso e soprattutto i familiari delle vittime. Se esistesse una sola possibilità su cento che questo terrorista, con le protezioni di cui godeva ai più alti livelli dello Stato, potesse averla fatta franca, avremmo tutti l’obbligo di verificarla. Senza offesa per nessuno. Tanto più che il personaggio è del 1922 e oggi avrebbe l’età di 88 anni. Scrivendo questo, non sto affermando che Giuliano è ancora vivo. Dico solo che, a fronte dei sospetti che le cose non siano andate per come ci sono state rappresentate, la magistratura ha l’obbligo di accertare i fatti.  Punto per punto. Trattandosi di stragi, ancora ad oggi senza mandanti, non capisco francamente come tu possa essere convinto che il trascorrere del tempo possa rendere i misfatti umani meno gravi.

2)      Per quale motivo la procura dovrebbe desistere dall’indagare? Perchè glielo suggerisce l’Università di Palermo? Perchè glielo chiedi tu? La cosa mi ricorda un altro professore accademico, già avanti negli anni, il quale di fatto cassò con le sue considerazioni un lavoro di scavo attento e silenzioso, durato cinque anni e presentato da me tra il 2004 e il 2005  alla procura di Palermo  (“Motivazioni della richiesta di riapertura delle indagini sulle stragi del 1° maggio 1947, Portella della Ginestra, e del 22 giugno 1947, assalti alle Camere del Lavoro della provincia di Palermo” e successive integrazioni).  Non è da par tuo un atteggiamento del genere. Chi fa ricerca non può consentirsi il lusso di agire in negativo, suggerendo a chicchessia di non fare questo o quello. Non può e non deve desiderare che si dia lo stop alla ricerca. E’ come fare lo sgambetto a uno sportivo in corsa. A meno che non si desideri che questi si rompa l’osso del collo.

3)      Le tue affermazioni, lasciatelo dire, tradiscono una sottile inquietudine. Quasi che, Dio ce ne scampi e liberi, si dovesse mai arrivare alla verità  su quegli anni. Al momento in cui tutti i veli dovessero scomparire da fatti  e persone. Vive o morte che siano.

Giuseppe Casarrubea

(1) Si tratta di una lettera aperta, diretta al professore Salvatore Lupo  (Università di Palermo), autore di vari volumi sulla storia italiana contemporanea.

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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21 risposte a Lettera a un professore

  1. pietro ancona ha detto:

    Francamente non condivido la posizione assunta dal prof. Salvatore Lupo. Che cosa c’è di più grave di cui la Procura si dovrebbe occupare? La Procura di Palermo si occupa egregiamente di mafia ed ha dato un grande contributo non solo alla comprensione del fenomeno ma alle sue relazioni con il mondo marcio della politica e di pezzi dello Stato italiano. Occuparsi, nel contesto di un processo di chiarificazione del fenomeno mafioso e dei suoi intrecci con il Potere, anche del mistero che circonda non solo la morte di Giuliano ma la sua stessa vita contribuisce a far luce non solo sul passato ma anche sul presente dal momento che sono gli stessi meccanismi che continuano a muovere il teatro della politica siciliana e nazionale.
    In ogni caso se la procura di Palermo ha ritenuto di aprire un fascicolo e di sentire il professore Casarrubea vuol dire che c’è davvero qualcosa di grave e di inquietante da
    mettere sotto il lume della investigazione giudiziaria.
    Pietro Ancona
    già segretario generale CGIL sicilia

  2. Germano Bonora ha detto:

    Dobbiamo essere grati allo storico Giuseppe Casarrubea, instancabile ricercatore di documenti su fatti gravissimi che finalmente si avviano alla risoluzione in unPaese dove le istituzioni impediscono anziché favorire la ricerca della verità storica imponendo il segreto di Stato.
    Ma questi impedimenti non arrestano la caparbietà dello storico, animato dalla volontà di scoprire i fatti storici, mosso anche dall’amore per il padre, trucidato per il lavoro di sindacalista che svolgeva con generosa onestà. Con lo stesso zelo che anima il figlio che porta il suo nome.
    Grazie, Giuseppe!

  3. Mario Arpaia ha detto:

    Caro Prof.
    la tenacia ripaga sempre! Gli storici sono diventati merce rara, sono veramente contento. Ti abbraccio mario

  4. elio camilleri ha detto:

    ho letto e sono rimasto davvero sorpreso per i contenuti dell’intervista a salvatore lupo. condivido in pieno le sacrosante, tenaci e coraggiose ricerche di giuseppe casarrubea per portare chiarezza e verità su questioni di formidabile importanza per la sorte della sicilia e del nostro paese.

    saludos

    elio camilleri

  5. salvatore boscarino ha detto:

    La strage di Portella è senza alcun dubbio una delle pagine più buie dell’Italia repubblicana. Poi ne sono seguite altre. Grazie allo storico non accademico Casarrubea e alla sua tenacia

  6. vincenzo gerace ha detto:

    La storia delle stragi, a cominciare da quella di portella della ginestra, dovrebbe essere studiata nelle scuole. Accanto all’accertameno giudiziario delle responsabilità penali, che sono sempre personali, si dovrebbe di pari passo permettere ai nostri ragazzi di studiare la soria di tutte le stragi della nostra giovane repubblica. Anzi dovrebbe essere materia obbligatoria. Altro che insegnamento della religione cattolica!
    Il nostro è il paese delle stragi impunite e continuerà ad essere un paese privato della propria identità fino a quando rimarremo una colonia americana.
    Mi chiedo pertanto come può il professore Lupo invitare i giudici a occuparsi di questioni ben più gravi? Credo anzi che è proprio da quel momento che occorre partire per comprendere quello che sta succedendo oggi.
    Siamo imbevuti della pseudocultura americana. Dai diuturni telefilm giornalieri, alle immancabili notizie di cui sono infarcite ogni giorno i tg di stato sulle star americane, fino alle più assurde banalità trasformate in notizie per gli ebeti di turno che siamo noi italiani. Eppure non succede nulla. E’ tutto normale (!). Dobbiamo anche sorbirci ormai i telefilm di ultima generazione nei quali di parla dei terroristi talebani, di iraq a fronte degli eroici martiri americani. Ecco come l’imperalismo americano tratta noi sudditi dell’impero.
    Per non andare troppo lontano basta osservare come il c.d. politologo luttwak tratta noi italiani, come se fossimo degli imbecilli. Il fatto che in tanti anni – almeno per quel che ricordo – l’unico capace, in una trasmissione televisiva di qualche mese fa, di trattarlo con l’asprezza e la durezza che merita è stato gino strada conferma a mio parere che vi sono ordini superiori che impongono di “trattare” con i guanti e con il massimo rispetto questo egregio signore.
    In ogni caso speriamo che la procura di palermo prosegua nelle indagini. Ma soprattutto speriamo che qualora tali indagini diano frutti esse non passino “per competenza” – come accade quasi sempre – alla procura della repubblica di roma.

  7. Germano Bonora ha detto:

    Concordo in toto con le riflessioni di Giuseppe Casarrubea, le cui ricerche storiche stanno riaprendo casi chiusi “definitivamente” dallo Stato, che seguita a porre i segreti
    per scoraggiare indagini e ricerche storiche.
    Dobbiamo essere grati a storici come Casarrube, Renda e altri, che non si arrendono ai divieti imposti dal regime parafascista.
    Grazie, Giuseppe, ti siamo infinitamente grati di tutto quel che fai per la Verità.

  8. Roberto Renzetti ha detto:

    Chi può soddisfare una ricostruzione che mantiene aperte domande alle quali non sono state mai date risposte complete ? Se si può scavare ancora, se è possibile utilizzare altri dati oggi disponibili ed incrociarli con le inchieste del passato non può che essere auspicabile. Senza nulla togliere ad altre inchieste del recente passato che rischirebbero di restare appese come lo è la vicenda Giuliano.

  9. Serena Minicuci ha detto:

    Se la verità su quel Primo Maggio e su tutto quello che lo ha preceduto e ne è seguito non è rimasta sommersa sotto la sabbia ma, dopo questi 63 anni di fumo scalcia per uscire, è solo grazie al lavoro coraggioso e faticoso di storici come il Professore Casarrubea. Chi ha ruoli importanti, soprattutto nel formare coscienze critiche nei futuri studiosi, dovrebbe proprio spingere perchè si faccia luce più possibile sui punti oscuri della nostra storia e non perchè questi continuino a rimanere oscuri.
    Dal mio punto di vista, condivido e appoggio il lavoro del Prof. Casarrubea e lo considero il punto di partenza delle letture più avanzate della storia sotterranea dell’Italia del dopoguerra.

  10. Lucia Re ha detto:

    Credo sia molto importante, ai fini della verità storica, condurre questa indagine.
    Spero che possa mettere luce su alcune zone di ombra della vicenda.
    Per questi motivi appoggio assolutamente l’iniziativa.

  11. giuseppe ha detto:

    alcuni mesi addietro e’ venuto meno un testimone di eccellenza, ossia l’avvocato Marotta,
    soprannominato “L’avvocaticchio”sarebbe interessante sapere se, nel corso della sua lunga vita, preso da impeto di giustizia abbia messo nero su bianco la ricostruzione dell’ultima notte di Giulino, daltr’onde non poteva non sapere che la sua casa sarebbe diventata teatro di .una barbara messa in scena in quella calda notte del 4\5 luglio.

    • casarrubea ha detto:

      Avevo presentato nel 2004 un lungo e circostanziato dossier in Procura, per la riapertura della vicenda di Portella della Ginestra e del bandito Giuliano. Ma non è servito a nulla. Parte di questo dossier è reperibile in questo blog alla voce “Stati UNiti, Eversione nera e guerra al comunismo in Italia”. Evidentemente a chi doveva decidere non sarà piaciuto. Ma pazienza. Piaccia o non piaccia il sole con il colabrodo non si può nascondere e prima o poi la varità verrà a galla. Comunque è certo che oggi ne sappiamo molto più di prima, anche se qualcuno resta legato ancora alla versione che dei fatti diede allora il ministro Scelba.

  12. Anna Petrozzi ha detto:

    Caro Giuseppe, condivido ogni riga della tua lettera. La ricerca della verità non è merce che scade… e Portella ha inaugurato il metodo della strage politica e non sarà mai troppo tardi per capire cosa è accaduto, per i familiari, ma non solo. Per tutti noi che ancora non conosciamo quasi nulla della vera storia del nostro Paese.
    Un caro abbraccio
    Anna

  13. Marcello Tuzzolino ha detto:

    Carissimo Prof. Casarubbea, innanzitutto congratulazioni per avere ottenuto la riapertura delle indagini suula presunta morte del terrorista Salvatore Giuliano. Questa è esclusivamente una sua vittoria, una grande vittoria, ed i meriti vanno tutti alla sua persona, molti di noi si sono limitati a guardare affacciati al balcone di casa, per carità parecchi di noi facevano il tifo per lei, ma certo non ci siamo sprecati.
    Per quanto riguarda le esortazioni o consigli che siano, che taluno ha sentito il dovere di esternare, due sono le possibilità o si tratta di una banale marchetta o di banale invidia.
    E, sì, perchè i titoli si possono acquisire nei modi più svariati, l’autorevolezza, invece, è tutta un’altra storia.

    P.S. … mi saluti il bibliotecomaniaco.

    • casarrubea ha detto:

      Carissimo Tuzzolino,
      grazie per i complimenti, ma ho l’obbligo di dirti che la magistratura non ha riaperto le indagini, ma semplicemente (e la cosa è già notevole) istituito un fascicolo “notizie” e ha dato mandato alla polizia scientifica di Roma di valutare alcuni dati. Se l’esito degli esami dovesse essere positivo, nel senso che dovessero emergere contraddizioni o lati poco chiari, la magistratura potrebbe proseguire nella strada intrapresa, sviluppando l’indagine. Il che sarebbe la prima volta che succede dopo ben sessant’anni dalla morte del noto bandito-terrorista. Il merito allora non andrebbe a me, ma ai morti (a centinaia vittime del terrorismo neofascista della banda capeggiata dal monteleprimo) che gridano ancora vendetta, e dei giudici e dell’intera magistratura di Palermo che ha avuto orecchie per ascoltare queste voci che altri non hanno voluto o saputo ascoltare.

      • Marcello Tuzzolino ha detto:

        In effetti, causa una lettura troppo veloce, ho fatto confusione tra la richiesta (di riapertura delle indagini: non ottenuta, al momento), e il risultato ottenuto (istituzione di un fascicolo “notizie”). Concordo con lei, che, comunque, si tratta di un grande risultato. Non condivido, invece, il plauso “all’intera” magistratura di Palermo.

  14. salvo vitale ha detto:

    Ero presente anch’io alla presentazione, nel novembre 2005, della tua “Storia segreta della Sicilia” alla facoltà di lettere: ho avuto la chiara percezione che solo il prof. Tranfaglia condividesse la bontà e l’importanza del tuo lavoro e cio, conoscendo la serietà di questo storico, mi è bastato. Per il resto mi è sembrato di notare una certa sufficienza, se non diffidenza, da parte di alcuni baroni universitari, nei confronti di questo ricercatore di provincia che si permetteva di mettersi all’altezza della loro grandezza. Particolarmente perplesso mi ha lasciato l’intervento di Salvatore Lupo, il quale sosteneva che la storia di quegli anni era stata scritta da tempo e da storici di vaglia e che qualsiasi tentativo di rimetterla in discussione era come un intorbidamento di acque già sedimentate e cristallizzate. La cosa mi ha lasciato perplesso, perchè conosco la serietà di alcune ricerche di Lupo. La storia non è fatta di certezze sistematicamente impostate, ma di continue ricerche relative a problemi che non hanno avuto soluzioni definitive scientifiche, per carenza di prove, di testimonianze, di ricostruzioni complete, di occultamenti. E’ un ritaglio qualsiasi del passato che continua a vivere con la forza dei suoi significati e con la possibilità di ssere integrato da novità che lo arricchiscono, man mano che vengono fuori nuovi elementi.i. IL tuo lavoro e quello di Mario Cereghino, in tal senso è prezioso, data la possibilità di disporre di documenti sinora rimasti segreti, specialmente in Italia. Ma forse. a stare in alto, si perde la dimensione reale del basso. Personalmente, ma non poteva essere altrimenti, credo che i giornalisti hanno dato troppo spazio all’argomento: che Giuliano sia stato ucciso o che sia “scomparso dalla storia” non cambia molto. E’ importante invece conoscere l’entità dei depistaggi di coloro che in quel momento avrebbero dovuto rappresentare lo stato ed hanno dato dell’evento una ricostruzione a proprio uso e consumo. Così come è importante, nel caso, tanto per fare un salto all’odierna ricorrenza della strage di Bologna, capire sin dove si poteva e si doveva indagare e perchè non è stato fatto. Ciao.

  15. Rosalia La Perna ha detto:

    E’ il caso di dire “Cessate di uccidere i morti,
    Non gridate più, non gridate
    Se li volete ancora udire,
    Se sperate di non perire”. Quell’ “impercettibile sussurro” oggi si fa voce,
    per alcuni un rigurgito che cerca di salire e venire fuori…
    è solo una questione di tempo…

  16. armando sorrentino ha detto:

    A proposito di accumulazione e storia, va ricordato un dato certo che non è un’opinione: nel nostro Paese abbiamo accumulato una serie infinita di menzogne per ogni strage e per tutti i delitti eccellenti e mai, questo Stato, ha fornito la vera verità di uno soltanto di questi fatti, con il complice silenzio dei tanti che avevano gli strumenti per capire e denunciare, ma hanno preferito tirare diritto, creando le condizioni per farci andare tutti indietro.
    Non possiamo sapere quali sviluppi avrà l’apertura di un interesse qualificato della magistratura al riguardo della nota vicenda, ma quel che rileva, in ogni caso, è la circostanza che a distanza di decenni si possa ragionevolmente pensare che la nostra storia, fino all’oggi, sia stata condizionata pesantemente da quella strage e dagli eventi successivi collegati, ivi compresa l’uccisione del bandito golpista.
    Insomma, credo che vada dato atto a chi coltiva con intellgenza e coraggio il vizio della memoria, di avere posto talune premesse di metodo e di merito per tentare di penetrare le nebbie di una cultura anodina.
    Non solo un eventuale impegno della magistratura dovrà essere con serietà e rispetto incoraggiato, ma sin da subito si deve pensare di dar vita ad un organismo internazionale che proprio partendo da Portella ricerchi, studi e denunci i moventi, i nessi, le reti, i grovigli, i grumi di interesi, che avendo, infine, la meglio sulle grandi idee di progresso e di pace che pur hanno segnato la storia della seconda metà del secolo trascorso, hanno, prima, limitato la nostra sovranità e, oggi, minacciano lo stesso stato democratico di diritto che, voglio ricordarlo senza alcuna enfasi, nasce anche con la firma di un tale Umberto Terracini.
    Grazie Giuseppe, c’è bisogno del tuo laboratorio “artigianale” che porti avanti con Mario sui binari di un salutare anticonformismo; ci sarebbe bisogno di unità di intenti e bisognerebbe abbandonare le nicchie e lasciare le botteghe per costruire una casa comune. Ma c’è più il tempo e, soprattutto, la voglia per farlo?
    Armando Sorrentino

  17. Renzo C ha detto:

    Egr. Dott. Casarrubea, Lei scrive:
    “A sessant’anni dal fantomatico conflitto a fuoco di Castelvetrano del luglio ’50, basterebbe che la Magistratura ordinasse l’esame del Dna sul cadavere che risulta sepolto nella tomba della famiglia Giuliano a Montelepre, e su quello dei suoi parenti più stretti.”
    Spero però che siano anche in grado di fare lo stesso esame sui famigliari di quel ragazzo di Altofonte che “sparì” dopo la morte di…. forse lui stesso.
    Si avrebbe forse l’identità del cadavere, nel caso non fosse di Giuliano il corpo nella tomba, in modo da avere un punto fermo su cui ragionare.
    Sprechiamo tanti soldi per cose inutili che per una volta si potrebbe fare qualcosa di serio e importante per la Storia.
    Mi congratulo per il Suo successo, essere riuscito almeno a far aprire un fascicolo e interessare la scientifica non è cosa da poco.
    Non sia modesto, il Suo indefesso e certosino lavoro meriterebbe anche ben altri premi.

    Cordiali saluti
    Renzo

  18. ROBERTO LI CASTRI ha detto:

    Chi fa parte di quella ristretta (ma non tanto) cerchia di accademici blasonati, evidentemente, non può tollerare l’idea che un non adepto usurpi loro il ruolo di “storico”, “ricercatore”, etc.. E magari riesca a pervenire a dei risultati per certi versi impensabili e per altri versi scomodi e/o non auspicabili, nonostante gli anni trascorsi da quei fatti. Ma l’amico Casarrubea ha dalla sua, oltre che la stoffa del ricercatore, la tenacia di chi da quei fatti è stato dolorosamente toccato.
    Quando è il caso, quando la verità fa fatica ad emergere dalle nebbie in cui è stata volutamente avvolta, bisogna sottrarre la valutazione dei fatti ai catoni della critica accademica e riconsegnarla a chi di competenza, le autorità inquirenti. E questo credo che sia proprio il caso.

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