“Non stanotte”. Il caso De Mauro

Mauro De Mauro

La verità, diceva un grande storico francese, non sta nel documento in sé, ma in ciò che lo trascende. A guardare le carte, a leggerle cercando le connessioni tra cause ed effetti, nel tentativo arduo e spesso impossibile di rintracciare il bandolo della matassa, di solito si corrono due rischi, tra i tanti meno gravi. Il primo è che si ritenga che la verità sia tutta depositata nell’atto materiale della scrittura; il secondo  che si possano scambiare lucciole per lanterne. Perchè, come sosteneva il nostro storico francese, la verità è quasi sempre al di sopra delle cose che possiamo vedere e toccare con le nostre mani. Né vale a definirla la quantità dei materiali accumulati nel tempo. Insomma, la verità è una scoperta e in quanto tale un atto creativo.

E’ il caso del documento che andiamo ad analizzare e che il lettore può leggere in  questo post in traduzione e in originale. Fa parte di un gruppo di cinque rapporti, classificati Secret e provenienti dagli Archivi nazionali statunitensi di College Park.  Non si tratta, come potrebbe erroneamente sembrare, di semplici comunicazioni di servizio tra diplomatici di alto rango.  A leggerli attentamente, anche per quello che lasciano intuire, offrono una chiave interpretativa di straordinaria importanza.

Grazie al quotidiano la Repubblica e al lavoro di giornalisti come Antonio Monda, Giovanni Maria Bellu e Pietro Veronese, abbiamo  appreso (titolo del reportage: E l’ambasciatore Usa disse: Non stanotte, 19 dicembre 2004) che la celebre operazione “Tora Tora”, ovvero il golpe neofascista che il  principe Junio Valerio Borghese avrebbe preparato per la notte dell’Immacolata del 1970,  era invece a un passo dalla sua realizzazione nella settimana di Ferragosto di quello stesso anno. Così, uno dei misteri più intricati della storia dell’Italia del Novecento e cioè la scomparsa del giornalista de “L’Ora” di Palermo, Mauro De Mauro, trova ora un quadro interpretativo che dà un senso diverso agli strani avvenimenti di quei mesi. Come se tutti gli attori di questa pièce teatrale alla quale assistiamo, avessero anticipato le loro  parti e avessero in tal modo dato un senso diverso all’intero dramma.

Il “tintinnar di sciabole” contro il pericolo sempiterno dei comunisti che avanzano come un’orda barbarica, si sente già dalla primavera. Tant’è che a James Clavio, addetto militare dell’ambasciata americana a Roma, il generale Vito Miceli dice che “qualcosa di grosso” potrebbe scoppiare a breve.  Ai primi di agosto, l’ambasciatore americano Graham Martin inizia a spedire a Washington i suoi rapporti segreti e svela una spy story tutta italiana. Ruota attorno all’affaire dell’ex comandante della Decima Flottiglia Mas, Junio Valerio Borghese. A conoscerla sono in molti: i Servizi segreti italiani che non hanno mai brillato di luce propria, l’Esercito, il ministro della Difesa Mario Tanassi, Miceli, capo dei servizi segreti dell’Esercito e, con ogni probabilità, lo stesso presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat.

Ed è a questo punto che la vicenda golpista si intreccia in modo sincronico e inquietante con la scomparsa di De Mauro. Sono diversi pentiti di Cosa Nostra a dirlo. Scrive Attilio Bolzoni su la Repubblica, nel giugno 2005:

Stefano Bontate, capomafia di Santa Maria di Gesù

“Dopo le stragi del 1992 cominciarono a parlare i pentiti. Il primo fu Gaspare Mutolo. Svelò due nomi: ‘Lo strangolarono Stefano Giaconia ed Emanuele D’Agostino’. Poi arrivò Buscetta. E poi ancora Antonino Calderone, Francesco Marino Mannoia, Gaetano Grado. Tranne don Masino che è morto, gli altri sono stati tutti riascoltati dai magistrati. E tutti hanno indicato la ‘pista nera’. Per ultimo Francesco Di Carlo ha ricordato il summit a Roma tra capimafia e generali. E ha spiegato: ‘De Mauro non fu nemmeno trascinato via a forza quella sera…’. Conosceva bene una di quelle ‘due o tre persone’ che sua figlia Franca intravide dalla finestra di casa. Era Emanuele D’Agostino, l’autista di Bontate. De Mauro si fidava in qualche modo di D’Agostino. E forse proprio da lui stava cercando di avere quel pezzo mancante per il suo scoop. Lo portarono in un casolare e fu Mimmo Teresi a interrogarlo, a tirargli fuori quello che sapeva sul colpo di Stato. Poi lo uccisero. Nessuno dei pentiti sa dove sia esattamente la sua tomba, tutti dicono che è ‘sicuramente sotterrato’ a Villagrazia, sul letto di quello che una volta era il fiume Oreto”.

E qui la spy story si fa più inquietante. Ci si chiede infatti quale interesse potesse avere Teresi a interrogare De Mauro; cosa rappresentasse per  i boss quel golpe  fallito appena un mese prima.

Il giornalista Franco Nicastro, in un suo libro  intitolato De Mauro. Il cronista ucciso da Cosa Nostra e non solo (Nuova Iniziativa editoriale, 2006) ci racconta a pagina 106 che nei primi giorni di luglio del 1970 Borghese è a Palermo per un comizio del Fronte Nazionale al Cinema Smeraldo, in via Mariano Stabile. Proprio davanti alla sede de L’Ora. Al comizio si fa vedere anche De Mauro. Ce lo racconta un suo conoscente, Manlio Fontana, che si ferma a salutarlo. Ed è proprio Fontana che nel dicembre 2001, svela al giudice Antonio Ingroia il seguente fatto: “Ci intrattenemmo qualche minuto a parlare, ma d’improvviso, davanti al portone del Cinema sopraggiunse una persona piuttosto alta alla vista della quale De Mauro mi lasciò letteralmente in asso. Salutò quella persona con un ‘Salve Comandante’. Ed entrò assieme a lui dentro il Cinema”.

Mettendo assieme i vari tasselli,  è proprio in quelle giornate palermitane del Fronte di Borghese, alle quali partecipa anche il terrorista nero Pierluigi Concutelli, che De Mauro forse apprende in qualche modo che “qualcosa di grosso” sta per accadere. A Ferragosto, appunto.

Il susseguirsi dei fatti ci spiega molte cose. Ai primi di agosto l’ambasciatore  Martin scrive, uno dopo l’altro, ben cinque rapporti a Washington sull’imminenza di un golpe fascista capeggiato da Borghese.   Martin è evidentemente preoccupato. Informa i suoi superiori e attende disposizioni, Ma il diplomatico non si ferma alla semplice comunicazione. «Sto cercando — scrive — di far conoscere questa convinzione al principe Borghese. Egli deve essere cauto, emulare il suo parente collaterale, Napoleone, e scegliere come parola d’ordine la frase: ‘Non stanotte, Giuseppina’». Ma a bloccare la congiura non è solo il parere contrario degli Americani, ma soprattutto la fuga di notizie. Chi ha informato l’ambasciata Usa a Roma? Se lo sarà chiesto anche Borghese.

Un mese dopo, il 16 settembre, De Mauro viene rapito, interrogato e ucciso dagli uomini di Cosa Nostra. Dunque, non è corretto parlare, di “omicidio preventivo”, attribuendolo indirettamente alle vicende della notte dell’Immacolata, e cioè all’operazione “Tora Tora” di quattro mesi dopo.

Anzi. L’assassinio efferato del giornalista ha semmai un sapore punitivo. Ipotesi, questa, avvalorata dal fatto che De Mauro è “interrogato” dal boss Teresi, prima di essere strangolato. Il che comprova l’organicità della santissima trinità, l’unità indissolubile tra Cosa Nostra, golpisti neofascisti e Servizi segreti. Siamo dinanzi all’archetipo dello stragismo che generali e terroristi e spie, d’accordo con esponenti del governo De Gasperi, avevano collaudato già  nella primavera del ’47.

Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

*

Class. Secret

Mittente: Segretario di Stato – Washington

Destinatario: Ambasciatore Usa- Roma

Data: 10 agosto 1970 ore 16,59

Telegramma

Collocazione: Nara, rg 59, serie 1613, b. 2395, f. Pol 21- IT

Rimaniamo scettici, come Lei, sulla possibilità di un tentativo di colpo di Stato nell’arco di questa settimana. Tuttavia il Suo rapporto indica in maniera corretta che vi sono dei gruppi in Italia che potrebbero tentare alcune azioni irresponsabili con risultati potenzialmente disastrosi.

L’ analisi contenuta nel paragrafo 10 del Suo rapporto (telegramma da Roma n. 4274) è eccellente ed io approvo la linea che Lei sta assumendo nei confronti del principe Borghese, come si dice nel paragrafo 11. I Servizi di Intelligence di Washington sono stati allertati e Le trasmetteremo ogni ulteriore informazione assieme alle nostre analisi nel corso dello sviluppo degli eventi.

Desidererei ricevere i Suoi commenti sul desiderio da Lei espresso di trasmettere le informazioni in oggetto al Presidente Saragat o al Presidente del Consiglio Colombo.

Per leggere il documento originale in formato pdf clicca qui sotto

Golpe di Ferragosto 1970

Per un approfondimento su De Mauro al tempo della Rsi clicca qui sotto:

Mauro De Mauro al tempo della Rsi

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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