La mafia in camicia nera

Wild Bill Donovan

Portiamo a conoscenza dei nostri lettori  la relazione  intitolata La battaglia per la Sicilia scritta, in vista dell’operazione Husky, da un double agent internazionale quale fu Vanni Buscemi-Montana.  Si tratta anche della rocambolesca vicenda biografica di questo strano personaggio di cui si è occupata Angela Torelli, per la rivista Nuova Storia Contemporanea nel 2004.

Scrive Enrico Mannucci sul Corriere della Sera del 18 febbraio di quell’anno:  “Una vita doppia, anzi tripla. Dai furori rivoluzionari coi primi comunisti, in Sicilia, al ruolo di finanziatore per gli scissionisti filo-occidentali di Saragat nel secondo dopoguerra. Passando per una lunga militanza da informatore della polizia fascista infiltrato fra i fuoriusciti […]. Doppio, in verità, è anche il nome del protagonista. Nato come Giovanni Buscemi a Mazara del Vallo nel 1902, più noto in seguito come Vanni Montana: scomparso nel 1991, dopo aver scritto un’ autobiografia – Amarostico: testimonianze euro-americane – ”.

Mannucci scrive che risulta membro del neonato Pcd’ I.  Ma il suo passato e il suo futuro sono tutt’altro che orientati a sinistra. Il “13 marzo 1923, infatti, Buscemi tenta di passare clandestinamente il confine a Ventimiglia. Il 19 marzo è al centro di un’ informativa ‘urgentissima’ alla direzione generale di Ps: ‘Il Buscemi all’ atto dell’ arresto (disse) di dover fare rivelazioni di indole politica. Interrogato, rilasciò un ‘Pro Memoria’. E’ l’ inizio di una lunga infedeltà. Il giovanotto diventa un delatore, una fonte copertissima nei ranghi degli oppositori a Mussolini. In Italia, poi in Germania e in Francia. Costruendo una curiosa vita parallela con Ignazio Silone, che peraltro conosce dal 1922, avendo entrambi lavorato in un giornale comunista triestino. Tutti e due, ufficialmente, nelle prime file dell’ antifascismo, tutti e due, in segreto, confidenti del regime”.

Cesare Mori

Di questo documento si occupa l’Office of Strategic Services che lo approva il 25 marzo 1943, apprezzando la sua ricchezza di informazioni. La relazione contiene un profilo della Sicilia e dei siciliani;  fatti e personaggi dopo l’invasione del Nord Africa;  suggerimenti per un piano d’azione; note personali.  Una Memoria tanto utile che William Donovan capo dell’Oss vuole ricevere l’autore per avere un colloquio con lui. La parte che a noi pare più significativa non è nella descrizione della Sicilia, ma nelle considerazioni che Buscemi-Montana fa su vecchia e nuova mafia nel momento di transizione dai governi liberali del periodo giolittiano a quelli dell’ascesa al potere di Benito Mussolini.

Al punto VII leggiamo:

“Il fascismo si è diffuso nell’Italia settentrionale e centrale tra il 1921 e il 1922. In questo periodo, l’unica provincia siciliana toccata da questo movimento fu la provincia di Siracusa, mentre le altre lo conobbero soltanto dopo il colpo di Stato di Mussolini. Il governo fascista tentò di organizzare il partito in Sicilia nei primi mesi del 1923, e diverse sedi furono aperte in varie città. Il Martedì grasso di quell’anno, quasi tutti i responsabili delle sedi fasciste furono assassinati. La colpa fu gettata sulla mafia. Ma era sbagliato. L’eliminazione dei leader fascisti fu opera di gruppi di giovani antifascisti composti da studenti e lavoratori. Ma la vecchia mafia era in sintonia con quanto accaduto. Senza contare che questa era avversa alla giovane mafia, che era composta dai criminali cittadini dei ranghi infimi, ladri, ruffiani e borsaioli, tra i quali il fascismo reclutò le sue prime truppe d’assalto siciliane.

Nella campagna elettorale del 1924 [elezioni politiche nazionali ndr], quando il fascismo fu sconfitto a Palermo, la vecchia mafia – composta da persone con una certa mentalità alla Robin Hood – sostenne le forze democratiche e subito dopo Mussolini le dichiarò la sua celebre guerra in quanto il totalitarismo fascista non poteva tollerare il suo potere politico. La guerra di Mussolini contro la vecchia mafia fu appoggiata dalla giovane mafia e fu motivata soprattutto da ragioni sia politiche sia economiche, giacché la giovane mafia, già in camicia nera era intenzionata a soppiantare la vecchia mafia e ad organizzare i suoi propri racket senza temere alcun tipo di concorrenza”.

Insomma, sostiene l’autore,  la vecchia mafia è costituita dagli elementi più in vista della politica liberale degli anni successivi all’Unità d’Italia, mentre il fenomeno nuovo che si sta formando adesso, proprio nella fase di transizione all’era fascista, è costituito dalle  forme che assume la criminalità organizzata di medio e basso rango gradualmente incorporata  nel Pnf e cioè nelle gerarchie fasciste dell’isola. L’osservazione non è di poco conto in quanto l’elemento emergente è il superamento delle nicchie tradizionali di tipo feudale che, anche se insite nel sistema liberale dell’epoca prefascista, sono state tuttavia sempre autonome rispetto allo Stato nazionale e all’organizzazione politica della società.

Benito Mussolini

Adesso, cioè dal 1924, la musica sembra cambiare. Si assiste infatti all’emergere di una nuova classe  politica radicata da un lato nella negazione sistematica di ogni forma di democrazia, e dall’altro  nelle logiche criminali. E’ un nuovo opportunismo che vegeta in barba a ogni forma di legalità con la complicità sistematica dello Stato fascista e del suo proliferare un sempre maggior numero di leggi capaci di fungere da copertura alle logiche devianti.

In questo quadro la lotta al brigantaggio del prefetto di ferro Cesare Mori, si spiega non tanto con le vocazioni antimafiose di Mussolini e dei suoi gerarchi, quanto invece col fatto che il banditismo delle Madonie rappresenta una forma organizzata di criminalità anarchica indisponibile ad accettare ordini da parte della nomenclatura di regime, anche se espressione di una diffusa criminalità compatibile con le sue vere vocazioni. E’ la prima volta che la mafia si fa Stato. E non sarà certo l’ultima.

CG e MJC

Per leggere la relazione di Vanni Buscemi-Montana clicca qui sotto:

Vanni Buscemi Montana

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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