Allons enfants de la Patrie…

Nicola Cosentino (a destra)

Una volta la sensibilità delle coscienze dei rappresentanti del popolo bastava a sollevare questioni che avevano a che fare con l’uso irresponsabile del potere, da parte di chi lo gestiva. Ne derivava uno scandalo nazionale, una rivolta morale. Napoleone Colajanni denunciò il malaffare, lo scandalo della Banca Romana e costrinse il governo di Giovanni Giolitti alle dimissioni.

A distanza di ben oltre un secolo da quei tempi, tutto il tessuto sociale, politico, istituzionale del nostro Paese è terribilmente precipitato. La corruzione non è più una patologia politica, ma una filosofia, un modo come un altro di leggere il mondo. Anche l’asse attorno al quale questo gira si è spostato verso il tornaconto personale e le povertà di un tempo, quello delle vecchie società liberali, si è trasformato in una visione degli uomini come meri strumenti utili al sistema globale del “mondomarket”. Dagli altruismi che spiegavano anche le guerre, il coraggio, le imprese eroiche, si è passati agli egoismi ipertrofici, con un io spropositato rispetto al comune e normale senso della persona.

Il potere ha cambiato bussole e il senso dell’interesse pubblico  è rovinato verso un baratro profondo. E’ qui che nasce la nuova casta dei parlamentari  e dei faccendieri legati a nuove e inedite visioni dei valori tradizionali: la società, la povertà, il lavoro, il sottosviluppo, la famiglia, i rapporti di lavoro, l’antifascismo, ecc. Mondi lontani  anni luce, irraggiungibili per i comuni mortali. Sono subentrati nuovi riferimenti. Hanno tutti un comune denominatore: la corruzione. Una filigrana, una ragnatela, un modo per unire, irretire, avere il consenso e la copertura necessari a stare in gioco. Per non essere tagliati fuori.

E’ il tracollo morale e di tenuta dello Stato e della stessa società. Ne è la prova del nove il recente diniego del Parlamento a concedere alla Magistratura l’autorizzazione ad indagare sui rapporti tra Nicola Cosentino, coordinatore del Pdl Campania, e i clan della camorra. In trecentootto si sono opposti all’autorizzazione all’uso delle intercettazioni contro duecentoottantacinque favorevoli. L’Udc durante il voto è stato “strategicamente” assente. E dunque?

Siamo all’osso. Con un governo che ha rimosso ogni nozione estranea a qualunque forma di ideologia che non sia quella della casta. L’ideologia dello strapotere e del malandrinaggio, dell’affare e del malaffare, in cui non possono trovare spazio la precarietà, l’emarginazione, la povertà, il welfare-State, la disoccupazione, i problemi del mondo del lavoro. Il governo è altrove. Dalle parti di Marchionne.

Il sistema di privilegi sembra avere condotto l’Italia ad un’epoca anteriore a quella della Rivoluzione francese del 1789, quando la borghesia dovette imporsi con la forza contro l’aristocrazia laica ed ecclesiastica, avendo dalla propria parte le idee fondamentali della tenuta di uno Stato democratico: libertà, uguaglianza, fratellanza. Valori smarriti, ormai, e senza senso. Ma fu l’assalto alla Bastiglia.

Giuseppe Casarrubea

La Marsigliese

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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