L’antimafia che non voglio

 

 

vignetta di Sebino Dispenza

 

Fino a qualche tempo fa pensavo, sbagliando, che ci fosse una sola antimafia: una battaglia, disarmata e pacifica della gente di buon senso contro lo strapotere di pochi e il crimine organizzato. Anzi, qualcosa di più complesso,  in qualche modo collegato con la cultura, un diverso modo di esistere e di concepire il mondo. Ne sono ancora convinto. Ma siccome questa convinzione non può condurmi fino al non sapere distinguere, devo dire che in me, piano piano, si vanno sempre più delineando le forme estranee, lontane, di un mondo nel quale non credo e in cui non vorrei si esaurisse il concetto comune di ciò che intendiamo quando parliamo di antimafia: un glossario esplicativo che mi aiuta a tenere la linea del distacco, come un margine che corre lungo qualcosa d’altro nel quale non vorrei cadere, ma che è bene che io delimiti e sappia che esiste.

E’ una mappa articolata, costituita da tanti punti interconnessi, ciascuno dei quali ha in comune con l’altro un denominatore che provvisoriamente intravedo come struttura vacua di una certa opposizione irreale. Una vera e propria omologazione alla retorica inconsapevole della finzione.

La casistica, come si può vedere, è vasta e il lettore potrà arricchirla di suoi apporti.

Antimafia elitaria

Siamo passati nel corso di cinquant’anni, tra il 1945 e il 1993, da una lotta diretta fatta dall’esposizione totale della persona al rischio della propria incolumità, a uno scontro recitato, declamato. In tale lunga evoluzione si sono avuti due processi paralleli e opposti di rimozione. Quello che ha visto scomparire l’antimafia dei pionieri della guerra alle mafie e a Cosa Nostra (ad esempio Miraglia, Carnevale, Cangelosi, Azoti, e via dicendo) e l’altro che contemporaneamente ha visto ricollocare l’antimafia come topos consolidato nell’azione esclusiva di uomini come Falcone, Borsellino e qualche altro, o che ad essi si richiama anche per una certa analogia d’azione. Naturalmente con esclusione di tutto il resto. A meno che i caratteri del topos non vengano inseriti,  attraverso una operazione squisitamente mediatica, nell’identità del soggetto al quale si voglia attribuire, per una qualsiasi ragione, un tratto caratteristico dell’azione che gli manca ma che è necessaria, però, a questa stessa operazione.

Si ha così una restrizione dei beneficiari del topos e, nello stesso tempo, si  realizza a monte un’operazione di inclusione in una certa area privilegiata del sistema normativo che sorregge con leggi e meccanismi di vantaggio appositamente studiati, un’altrettanto ristretta cerchia di benedetti dal sistema. Ciò spiega il motivo per cui tra le centinaia di associazioni o centri che esistono in Italia con finalità varie di lotta al fenomeno mafioso, quelli contemplati dalle liste di beneficiari siano veramente pochi. E non sempre figurano tra quelle che brillano per attività particolari contro la mafia. E’ un’antimafia che vive in modo parassitario dei proventi del denaro pubblico.

Antimafia consortile

C’è poi un’antimafia organizzata in Consorzi per l’assegnazione dei beni sequestrati alla mafia. Non sempre si tratta di Consorzi fondati dai familiari delle vittime. Si tratta spesso di veri e propri uffici che non hanno molto a che vedere con l’associazionismo dei familiari delle vittime che rimangono non raramente esclusi dai benefici che le leggi prevedono.

Antimafia teatrale

 

 

Molly Bezz, 2005, da girodivite.it

 

E’ quella che presenta un palcoscenico con bravi attori e un buon copione e delle quinte dietro le quali ciascuno può fare quello che vuole.

Antimafia di cartone

E’ costruita con il cartone e alle prime acque si scioglie.

Antimafia estetica

Si occupa principalmente degli aspetti esteriori e formali del proprio apparire. Il suo carattere principale è il manifestarsi ora e qui, ma con il maquillage necessario ad essere gradevole, facilmente condivisibile.

Antimafia parolaia

Cita frasi dette e procede per stereotipi, attraverso formule del tipo: “Come diceva Giovanni Falcone…” ecc. ecc.

Antimafia delle cronologie cromatiche

Raffigura eventi e date legati a un tempo e a un fatto. L’insieme di dette cronologie può dare origine a mostre e presentazioni varie. Serve a fare da tappezzeria a contesti nei quali si voglia richiamare l’idea dell’antimafia. La sua caratteristica è il vuoto artistico e spesso la semplice copiatura di una foto, di una immagine.

Antimafia di cristallo

E’ quella che appena toccata in modo più severo, più critico, si rompe in mille pezzi.

Antimafia di carta

Campa e fa campare, anche lautamente, attraverso libri prodotti a ritmi serrati.

Antimafia audiovisiva

Campa e fa campare, anche lautamente, attraverso il cinema o la televisione o i nuovi sistemi multimediali.

Antimafia predicatoria

E’ di natura moralistica, da pulpito. Ma predica bene e razzola male.

Antimafia della rappresentanza

E’ incentrata su una persona. La sua filosofia comportamentale è: “Levati tu chè mi ci metto io”.

La sua tattica operativa è l’ignoramento del concorrente.

Giuseppe Casarrubea

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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3 risposte a L’antimafia che non voglio

  1. Pingback: L’antimafia che non voglio | Informare per Resistere

  2. Rosa Casano ha detto:

    Egregio Prof … e l’antimafia del”tribunale dei diritti del malato” come potremmo chiamarla? (alludo a quei tribunali dove si va aprotestare perche’ il Professorone dovrebbe controllare i pazienti in ospedale, invece preferice farlo nello studio privato Euro 400)

  3. scuola estetista ha detto:

    simpaticissimi……

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