Pio XII: Sotto il cielo (nero) di Roma

 

Bruno Vespa

Ogni chiesa ha i suoi chierichetti. Assistono il prete durante la messa, portano il secchiello dell’acqua benedetta e i santini per i fedeli. O, meglio ancora, per gli infedeli. Se ne trovano a tutte le età, anche se sono per lo più ragazzi allevati nelle parrocchie con corsi per catecumeni. Si distinguono perché hanno un contegno, uno stile comunicativo, che lo stesso esercizio del chierichetto obbliga ad avere. Toni persuasivi, quasi da confessori, voce bassa e sicurezza per le proprie verità. Sono espressioni, direbbe Foucault, del potere che deforma e rende gli uomini a sua immagine e somiglianza.

Un esempio di chierichetto in una messa televisiva solenne è il solito Bruno Vespa con il suo “Porta a Porta”. Imperversa da tempi immemorabili su Rai Uno tutte le sere tra il lunedì e il giovedì, in seconda serata. Come le febbri malariche endemiche che si presentavano a intermittenza e che gli antichi, non sapendo come definire, chiamavano terzane maligne e quartane.

Giovedì 28 ottobre, il tema era il film in due parti “Sotto il cielo di Roma” che andrà in onda, appunto nella parrocchia di Rai Uno, domenica 31 ottobre e lunedì 1° novembre, in prima serata.

Pio XII

I conteggi l’hanno fatta da padrone tra il surreale e l’osceno. Va’ be’, dicevano i sacerdoti della sacra audience televisiva, saranno pure stati deportati mille ebrei romani tra il 16 e il 18 ottobre 1943, finiti qualche giorno dopo nelle camere a gas del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Ma, diciamocelo, il principe romano Eugenio Pacelli, passato alla storia come papa Pio XII, in fondo ne ha salvati più di quattromila in conventi e monasteri, nei mesi dell’occupazione tedesca.

Bisognava vederli Paolo Mieli, presidente della Rcs libri, e l’inossidabile Bruno, inforcare gli occhialini da vista per spiegare al popolo numeri e statistiche. Certo,

Paolo Mieli

il buon Pacelli ha fatto opera di carità, non c’è dubbio. Se n’è stato zitto zitto nelle sue stanze del palazzo apostolico in quei giorni tragici, mentre sotto le sue finestre scorrevano le fila interminabili di ebrei prelevati dalle loro case romane come animali e condotti ai vagoni ferroviari per avviarli verso la morte. E se Pio XII avesse alzato la voce, hanno aggiunto, altre migliaia di inermi cittadini sarebbero stati cacciati a calci e pugni dentro i carri bestiame della stazione Tiburtina. Non vi è dubbio.

Bella storia ci raccontano Vespa, Mieli e gli altri ospiti presenti in studio. Bel servizio pubblico ci rende la Tv di Stato. Quasi che la disputa fosse sull’odio o l’amore che Pacelli provava nei confronti del popolo eletto. Una sciocchezza, questa dell’avversione atavica verso gli ebrei da parte del Vaticano, grande quanto il cupolone di San Pietro.

I documenti ci offrono scenari diversi. Sono carte che abbiamo raccolto negli ultimi tre anni negli archivi nazionali britannici di Kew Gardens, non lontano da Londra. E’ stato un lavoro metodico, di scavo tra le migliaia di rapporti del Foreign Office e del German Foreign Ministry (Ministero degli Esteri tedesco), sequestrati dalle truppe alleate a Berlino nel 1945 e copiati uno per uno a Londra e a Washington negli anni successivi. Un patrimonio di inestimabile valore costituito da milioni e milioni di documenti. Nel nostro Archivio di Partinico, in via Catania 3, ne conserviamo varie centinaia riguardanti, appunto, le attività di Pacelli nei primi anni del conflitto.

“Con la sconfitta della Russia, risulterebbe quanto meno inevitabile il forte indebolimento dell’influenza bolscevica nel mondo.” Così si esprime un membro della Curia romana dinanzi all’ambasciatore germanico presso la Santa Sede, il 24 giugno 1941. Sono passate appena quarantotto ore dall’attacco di Hitler contro l’Unione sovietica. “Si è temuto che il bolscevismo emergesse come potenza europea e che, anzi, rimanesse incolume a livello planetario fino alla fine del conflitto.” Peccato che il tentativo di indebolire il bolscevismo sia costatao la vita a trenta milioni di persone sul fronte orientale. E meno male che la Chiesa cattolica romana si manifesta come apostolica.

Ma la santa pietà non finisce qui. Il 12 luglio 1941, il ministero degli Esteri tedesco redige un corposo documento segreto intitolato “Rapporto sulle attività del Papa”. Le informazioni provengono da un “confidente attendibile” che, qualche settimana prima, ha appreso di un colloquio animato tra il rappresentante statunitense in Vaticano, Harold Tittman, e Pacelli. Tittman chiede al pontefice ragguagli sull’eccessiva tolleranza della Santa Sede nei confronti dei dittatori. Pacelli risponde piccato: “Gli Stati Uniti dovrebbero comprendere la posizione del Vaticano. Il conflitto russo-tedesco sta per cominciare. Il Vaticano farà di tutto per accelerarne lo scoppio e per convincere Hitler ad agire, con la promessa di un sostegno morale. La Germania dovrebbe sconfiggere la Russia, ma si indebolirebbe a tal punto che, nei suoi confronti, si potrebbe procedere [da parte degli Usa e della Gran Bretagna] in maniera totalmente diversa.”

In buona sostanza,  il papa cerca di far credere a Tittman che l’appoggio del Vaticano a Hitler è una strategia sottile che ha un duplice scopo: la sconfitta dell’Urss, con il conseguente annientamento del bolscevismo, e l’inevitabile indebolimento della Germania nazista che, seppur vittoriosa, sarebbe costretta, obtorto collo, a trovare un accordo geopolitico con gli Usa e la Gran Bretagna. Un’idea, questa, abbastanza diffusa all’epoca. Anche negli Usa, se è vero che il futuro presidente americano John F. Kennedy lo scriveva nei suoi articoli.

Il 10 dicembre 1942 Picot, un funzionario del ministero degli Esteri tedesco, invia all’ambasciata presso la Santa Sede in Roma, una nota confidenziale. Vi si afferma che il rappresentante di Roosevelt in Vaticano, Myron Taylor, si è incontrato con il papa per discutere un eventuale negoziato di pace tra le potenze belligeranti. Pacelli se ne esce con una frase agghiacciante. I governi di Stati Uniti e Gran Bretagna, a suo parere, “non sarebbero in grado di opporsi sufficientemente alla pressione dei partiti comunisti. In maniera inevitabile, un’ulteriore espansione del bolscevismo in Inghilterra e in America, porterebbe il Vaticano ad avvicinarsi alle potenze dell’Asse, che diverrebbero un bastione contro il bolscevismo e con le quali la Chiesa potrebbe sicuramente stabilire un’intesa dopo la guerra.

Il 23 febbraio 1943, von Bargen, un diplomatico tedesco con sede a Bruxelles, invia a Berlino una nota segreta. Vi si legge di un colloquio avvenuto qualche settimana prima a Roma tra il cardinale francese Suchard e Pacelli. Secondo lo spionaggio nazista “il papa è turbato dai successi militari dei russi e dalla possibilità di un crollo della Germania, che aprirebbe la strada al bolscevismo in Europa. […] Il papa è angosciato innanzitutto dalla minaccia bolscevica.

Meno di un mese dopo, un diplomatico tedesco presso la Santa Sede, Erdmannsdorff, riferisce a Berlino su un colloquio avvenuto ai primi di marzo tra Pacelli e il cardinale americano Spellman. A poco servono le rassicurazioni di quest’ultimo sul “pericolo bolscevico”, un prodotto della propaganda tedesca. Leggiamo: “Spellman, come già Myron Taylor, ha ricevuto da Roosevelt l’incarico primario di tranquillizzare il papa sul fatto che il governo sovietico non mira a bolscevizzare l’Europa. Tuttavia, gli ambienti vaticani più influenti ritengono, come in passato, che la Russia non ha rinunciato ai suoi piani di bolscevizzazione del mondo.”

In luglio, l’ambasciatore tedesco presso la Santa Sede, von Weiszaecker, riferisce a Berlino di aver illustrato al papa “l’impegno tedesco contro il bolscevismo”. E aggiunge: “Il colloquio, che è durato mezz’ora, è stato sostenuto dal papa in maniera apparentemente pacata. Ma il suo fervore spirituale si è infiammato quando è stata affrontata la questione della lotta contro il bolscevismo, riconoscendo che, su questo tema, gli interessi sono comuni.”

Il 3 settembre 1943, von Weiszaecker scrive: “Un vescovo della Curia mi ha confidato che secondo il papa, per il futuro della Chiesa cattolica è assolutamente necessario un Reich tedesco forte. E da una trascrizione attendibile di un colloquio sostenuto da un pubblicista politico italiano con il papa, apprendo che questi, ad una domanda sul popolo tedesco, ha così risposto: ‘E’ un grande popolo. Nella lotta contro il bolscevismo, ha versato il suo sangue non solo a beneficio dei suoi alleati, ma anche dei suoi attuali nemici. Non posso pensare che il fronte russo finisca per essere travolto’ [dall’Armata rossa].”

L’8 ottobre lo stesso ambasciatore tedesco annota che “l’aspetto più inequivocabile della politica estera vaticana è oggettivamente l’avversione al bolscevismo. […] Come minimo, la Curia desidera che la Germania sia forte e unita, una barriera contro la Russia sovietica”. E continua: “Il papa è dell’opinione che per il momento non sia possibile intraprendere colloqui di pace. Su questo punto, ora, la politica papale non vede altro sostegno contro il bolscevismo che non sia quello tedesco.”

L’Office of Strategic Services statunitense, alla fine del 1943, redige un documento segreto sulla situazione nella Santa Sede al 13 dicembre 1943. Apprendiamo, così, che durante un colloquio con von Weiszaecker, Pacelli si è così espresso:

“Il papa si augura che i nazisti mantengano le posizioni militari sul fronte russo e spera che la pace arrivi il prima possibile. In caso contrario, il comunismo sarà l’unico vincitore in grado di emergere dalla devastazione bellica. Egli sogna l’unione delle antiche nazioni civilizzate dell’Occidente per isolare il bolscevismo a Oriente. così come fece papa Innocenzo XI, che unificò il continente [l’Europa] contro i musulmani e liberò Budapest e Vienna.”

In un rapporto inviato da Kaltenbrunner, responsabile della Sipo e dell’Sd, a von Ribbentrop, ministro degli Esteri germanico, il 16 dicembre 1943,  leggiamo, tra l’altro, che “il papa ha infine affrontato il tema del pericolo bolscevico su scala mondiale, lasciando  intendere che fino a questo momento soltanto il nazionalsocialismo ha rappresentato una roccaforte contro il bolscevismo”.

Ce n’è abbastanza per tirare una prima valutazione sulla politica di Pio XII nei confronti di ciò che accade sullo scacchiere internazionale nei primi anni del conflitto.

Il papa valuta le forze in campo e opera una scelta preferenziale tra quelle in grado di assicurare al cattolicesimo il predominio sul laicismo. Sono forze che nella sua schematizzazione ideologica si oppongono, in primis, al comunismo. Ma anche all’ateismo, al liberismo, al capitalismo, alla democrazia partecipativa a suffragio universale. Aspetti tutti che esplicitano le molteplici forme della contemporaneità, così come emergono lungo il corso della prima metà del Novecento e da cui si svilupperanno le strategie di consenso di Giovanni Paolo II e del suo ideologo Joseph Ratzinger.

Il tema del “silenzio” di Pio XII sull’Olocausto, ovvero del perché in sei anni di guerra Pacelli non denunciò mai apertamente la persecuzione e lo sterminio degli ebrei, è la diretta conseguenza di un’impostazione storiografica errata e, quindi, fuorviante. E’ un falso problema.

Poteva mai Pacelli condannare apertamente il nazismo, se egli vedeva in questo (a differenza del suo predecessore Pio XI) il regime che, per primo, avrebbe liberato l’Europa e il mondo dal comunismo sovietico? E cioè dalla creatura più bestiale e demoniaca che il Novecento avesse mai partorito?

Fabrizio Del Noce baciato da Fiorello

Naturalmente, nella fiction televisiva, di tutto questo non c’è traccia alcuna. Ci troviamo di fronte, tanto per cambiare, alle solite forme della propaganda occulta di antica memoria. Per quanto si tratti di un prodotto ineccepibile sotto il profilo tecnico,  l’impressione che se ne ricava, stando alle anticipazioni, è di un’opera, scusate la parola grossa, pavoliniana. E meno male che, secondo Fabrizio Del Noce, direttore di Rai Fiction, la Rai si è affidata a una “commissione di storici importante”. Chissà, allora, cosa sarebbe successo se la Tv che noi finanziamo ne avesse fatto a meno.

Dice bene Corrado Augias su “la Repubblica” del 15 ottobre scorso: “Lo scopo della fiction è tratteggiare al meglio una figura preparandola alla santità. Non è da sceneggiati come questo che si può pretendere una sia pur approssimativa verità storica.”

Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

 

 

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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31 risposte a Pio XII: Sotto il cielo (nero) di Roma

  1. Franco ha detto:

    Il massimo discredito morale delle gerarchie Vaticane coincide col massimo della loro arroganza, senza che le sinistre politiche (con la lodevole eccezione del PCL) e la cultura laica accennino la benché minima reazione.

    E’ necessario che le sinistre politiche (PCL, FdS, Sel) avanzino un programma realmente anticapitalistico e anticlericale (di seguito alcune proposte).

    1) la soppressione dei finanziamenti pubblici di scuole e università private e confessionali;
    2) la fine della scandalosa esenzione fiscale dei beni ecclesiastici (Ici, ecc);
    3) l’esproprio delle grandi proprietà della chiesa per una loro destinazione ad uso sociale.

  2. I Care ha detto:

    E che dire del comportamento dello stesso Pio XII nei confronti della Spagna franchista? Che pensare di questa smania di santità da accreditare allo stesso Pio XII? Quello stesso Pio XII che creò un vero e proprio “esercito di santa fede” per accreditare la DC in Italia e scomunicò i comunisti italiani. Viviamo anni in cui la verità è un optional, anni in cui la prepotenza si allea con la prevaricazione e tutti i salmi si volgono in gloria.

  3. Tommaso Aiello ha detto:

    Cosa ti aspettavi da Rai 1 se non la difesa d’ufficio di un personaggio che non riesce ad
    essere simpatico neanche umanamente?Chi poteva invitare la Rai se non quegli squallidi pseudostorici che all’unisono dovevano spianare la strada a Benedetto XVI per santificare la figura di Papa Pacelli?Una sola voce voce dissenziente,quella del giovane attore che comunque non poteva avere la preparazione per controbattere le “verità”
    esposte dai soloni e da un conduttore che è sempre stato al servizio dei padroni?Così dalla trasmissione è passato il messaggio che tutto sommato Pio XII ha pianto nel segreto delle sue stanze ed è stato pieno di umanità nel salvare 4000 ebrei compresi alcuni antifasciti e alcuni politici,mentre ben 6 milioni di uomini venivano fatti morire nei campi di concentramento.La Chiesa non ha ancora perduto il vizio di coprire nei suoi duemila anni di storia tutti gli errori e le efferatezze commesse sempre in nome di una Chiesa che a qualunque costo deve difendere i suoi interessi.Meno male che al suo interno sono sempre esistiti i dissenzienti che hanno pagato di persona.Il vero guaio che oggi in Italia non esiste più un pensiero laico indipendente.Restano ancora alcuni pensatori e studiosi che disperatamente cercano di gridare la verità.
    Sempre buon lavoro,caro Giuseppe.

  4. LUIGI FICARRA ha detto:

    Ti sono sempre grato, come gli altri, delle tue attente e preziose ricerche.
    luigi ficarra

  5. Renzo C ha detto:

    Egr. Dott. Casarrubea,
    leggo oggi sul Corriere della Sera che il rabbino capo di Roma ha preso una posizione decisa su questa fiction (perchè è fiction!) definendola «Una patacca propagandistica»
    Ed infatti Ettore Bernabei si precipita a precisare che è una fiction, peccato che la si sia fatta passare per documentario storico, così come poi afferma lui stesso successivamente: allora, caro Bernabei, è fiction o documentario storico?
    O meglio: quante pressioni hai ricevuto dal Vaticano per far passare solo un messaggio di santificazione per Pacelli, Papa che invece ha più di qualche macchia nel suo pontificato?
    http://www.corriere.it/spettacoli/10_novembre_01/ebrei-polemica-pio_4281fbf4-e5fc-11df-b5c0-00144f02aabc.shtml

    Cordiali saluti

    Renzo C

  6. nicola lo bianco ha detto:

    La stessa logica, lo stesso anticomunismo viscerale:papa Pacelli Pio XII sapeva che nel dopoguerra i suoi devoti, oltretutto, all’uscita dalla preghiera in chiesa sputavano addosso ai loro compaesani comunisti?
    Potrebbe essere un elemento a favore della santificazione.
    buon lavoro, Giuseppe!

  7. Giorgio ha detto:

    Sinceramente l’articolo mi sembra molto di parte, poco obiettivo ed infarcito di anticlericalismo, considerati anche i commenti.

    Non è stato considerato assolutamente che a quei tempi l’Italia era in guerra ed il Vaticano, che non dimentichiamo è anche uno stato sovrano poteva scegliere liberamente la politica estera da attuare.

    Ma probabilmente qualcuno avrebbe visto meglio un possibile stato comunista italiano piuttosto che un argine a quello sovietico. Di certo il Vaticano non aveva la possibilità di fermare l’arresto degli ebrei, ma per chi confonde fede ed ideologia è difficile capire che salvare la vita a degli ebrei non significa automaticamente essere contro la Germania e viceversa. Probabilmente la politica estera del Papa vide nel comunismo un pericolo maggiore di quello nazista ed in effetti non si sbagliò in quanto il nazismo scomparve con la fine della guerra mentre il bolscevismo è durato fino ai nostri giorni, spargendo i suoi errori nel mondo

    • casarrubea ha detto:

      Basta esercitare la critica e usare la ragione, per essere comunisti. Neanche i documenti e l’evidenza delle cose sono sufficienti a persuadere un clericale! Legga almeno il Corriere della Sera di oggi! Altrimenti che posso dirle? Pensi quello che vuole.

  8. Giorgio ha detto:

    Articolo anti-clericale e di parte

  9. Sivio ha detto:

    Le pie pecore rifiutano di sapere come i millenari falsari cerchino di cambiare la Storia, in modo da accreditare la favola di una chiesa attenta alla sofferenza dei popoli; in realtà la multinazionale “Vaticano s.p.a.” tende a perpetuare solo se stessa, i propri privilegi ed il suo sempiterno ruolo di controllo sociale.

  10. Rosa ha detto:

    Ancora oggi, una parte della chiesa guarda, con “occhi cattivi” chi è di sinistra.

    • Giò ha detto:

      Viene da ridere leggere commenti da chi dice che la Chiesa “guarda con occhi cattivi” però con i suoi occhi osserva che la Chiesa è un associazione criminale…

  11. Pingback: Pio XII voleva che i nazisti vincessero la guerra per fermare il comunismo | Kolòt

  12. Emilio ha detto:

    Ho letto, dietro indicazione di un mio amico, il Suo interessante e documentato articolo.
    Sarebbe opportuno che venisse diffuso il piu’ possibile (nel mio piccolo, lo faro’).
    Non e’ piu’ tollerabile che con il denaro pubblico vengano prodotti sceneggiati ad alto costo il cui unico scopo e’ quello di accontentare il Vaticano al fine di disegnare il panegirico di un Papa del quale, viceversa, sarebbe necessario offuscare la memoria. L’arroganza del vaticano e dei suoi scherani (Vespa in primis) non conosce limiti.

  13. Michele ha detto:

    Articolo interessante. La ricostruzione è credibile: per il Vaticano il comunismo dell’epoca era un pericolo veramente mortale; nel senso che molti religiosi erano morti in Russia sotto la scure dell’ateismo di stato. Raccogliendo in forma verificabile i documenti (riferimenti precisi, foto, ecc. ) ne verrebbe un bel libro.
    Se mi posso permettere una punta polemica: è facile criticare i cattolici come pecoroni, ma non è che finora, storicamente, il comunismo pratico abbia brillato nel produrre menti libere ed indipendenti: in tutti i regimi (di ogni colore) le persone troppo fuori dal coro hanno fatto una brutta fine, da Trotsky in giù (e anche prima). Moltissimi comunisti lo sono stati non per critica, nè per uso della ragione, ma per conformismo tale e quale a quello religioso. Non trovo razionale fare la predica contro la Chiesa su questa base. Ce ne sono altre di sicuramente più valide.
    Per quanto riguarda il piano di Franco, la soluzione è molto semplice: basta prendere sufficienti voti da poter legiferare, ed emanare così le leggi che descrivi (l’ultima mi pare ci sarà imposta per direttiva europea fra qualche anno). Le sinistre più convinte (non riconosco le sigle citate, però) del resto sono famose per aver fatto cadere l’unico governo che poteva dare una possibilità di ascolto alle loro istanze; e sono di conseguenza scomparse dal panorama politico. Non sono quindi quelle che danno maggiori speranze di poter realizzare quel tipo di programma…

    • Michele ha detto:

      Non trovo sostanziale incompatibilità da quanto ricostruito dal post e quanto scritto da Missori: Giuseppe infatti documenta come Pacelli si muovesse strategicamente nello scacchiere della Seconda Guerra Mondiale in termini politici; quello che Missori riporta è la confutazione della tesi che Pio XII aderisse (più o meno) al nazismo.
      I documenti citati da Giuseppe mostrano uno stratega che, realisticamente, cerca di dirigere i suoi nemici gli uni contro gli altri per garantirsi la sopravvivenza. Ma non c’è nulla che smentisca l’aiuto dato dal Papa agli Ebrei, o l’interpretazione del “silenzio” finalizzato a non inasprire l’intervento tedesco contro i cattolici in Germania, che erano sull’orlo della clandestinità.
      Non dimentichiamo che alcuni movimenti antihitleriani erano di spiccata matrice cattolica.
      Il contributo di Giuseppe fa luce sulle relazioni fra il Vaticano e le potenze belligeranti, certo. Ma fra “desiderare che la Germania sconfigga la Russia” e “appoggiare o sostenere o collaborare allo sterminio degli Ebrei” c’è una innegabile differenza. Il quadro complessivo che sembra emergere è che Pio XII parteggiava per la Germania contro la Russia da una parte, ma nascondeva e salvava Ebrei dall’altra.

  14. gabriele ha detto:

    se non la Chiesa, di certo il Vaticano e’ un’associazione di ….

    è la storia che lo dice, non soltanto i documenti citati da Casarrubea.

    poi quanto a chi afferma di non dimenticare che “..il Vaticano è anche uno stato sovrano poteva scegliere liberamente la politica estera da attuare..” oppure che “..di certo il Vaticano non aveva la possibilità di fermare l’arresto degli ebrei..” direi di stendere un velo pietoso.

    certe affermazioni non meritano neanche commenti.

    • Michele ha detto:

      Tutti gli italiani potevano fermare l’arresto degli ebrei: religiosi e non, fascisti e non. Solo alcuni lo hanno fatto, più o meno da qualsiasi parte.

      Non si può imporre a tutti l’eroismo, nè si può farne una colpa il non esserlo stati. D’altro canto, religiosi che si sono esposti e hanno pagato in prima persona per tali cause ci sono stati. Il dibattito semmai verte sulla questione: “Pio XII sarebbe stato più efficace agendo ed esponendosi direttamente? i nazisti avrebbero avuto il coraggio di invadere il Vaticano e appropriarsi del Papato?”

      Cosa c’è di falso nell’affermazione “il Vaticano è anche uno stato sovrano poteva scegliere liberamente la politica estera da attuare”? Stiamo facendo discussione storica o propaganda anticlericale?
      La discussione storica analizza le ricostruzioni vere, quelle plausibili, e quelle false. La propaganda stende veli pietosi e taglia corto sui commenti, perchè non accetta confronti e sopratutto opinioni contrarie.

  15. fabio di segni ha detto:

    si è parlato del volere del papa sul mantenimento leggi razziali dopo il 4 giugno 44. ci sono documenti o testimonianze? A me pare che poteva impedire gli avvenimenti 16 ottobre 43 e 24 marzo 44 con un coraggioso intervento. Ma lo voleva?

    • casarrubea ha detto:

      Le persone, come i papi si valutano per quello che fanno al momento in cui prendono le loro decisioni sulla base degli accadimenti. Quello che potrebbero fare col senno del poi vale molto poco. Questo è almeno il mio parere. E per Pacelli valgono le scelte da lui fatte in quegli anni terribili. Come dimostrano i documenti che pubblichiamo.

  16. Renzo C ha detto:

    Egr. Dott. Casarrubea,
    ho notato che questo tema ha sollevato alcune polemiche, cosa peraltro prevedibile.
    Poichè la partenza è la fiction della RAI su PioXII e il dibattito si è sviluppato solo sulla questione ebraica, penso che valga la pena ricordare anche almeno un paio di altri fatti su cui PioXII glissò o tacque.
    1. L’ invasione e la spartizione della Polonia da parte di Hitler e Stalin a seguito del patto segreto Ribbentrop/Molotov
    2. La guerra di aggressione della Germania all’ Unione Sovietica, l’ operazione Barbarossa.

    Ritengo che questi siano altri due tasselli da inserire nel mosaico di PioXII, perchè l’operazione di beatificazione deve tener conto anche di queste evidenze Storiche.
    Sappiamo bene quanto la Polonia sia da secoli una nazione di stretta osservanza cristiano cattolica, e questo porta di conseguenza ad una presenza capillare di preti nel suo territorio; è anche noto che da sempre sono loro i principali informatori della curia romana su ciò che avviene sul territorio, proprio perchè le informazioni di prima mano direttamente dai luoghi sono le più attendibili su accadimenti e lo stato sociale. Su questo tipo di struttura si possono fare paragoni con altre organizzazioni, ma non è questo il luogo: è però giusto sottolineare come il territorio lo si controlli solo con la presenza fisica, è un dogma assoluto da Sun Tzu ai giorni nostri.
    Ne consegue che la curia romana fosse ben informata degli avvenimenti e di cosa/come i tedeschi stessero facendo, ma il pericolo bolscevico era un fine superiore.
    Ci sarebbe un altro caso molto più recente che dimostra il silenzio della chiesa di fronte ad un genocidio, dimostrabile proprio perchè vi era una nutrita presenza di preti in zona, ma non ritengo sia il caso.
    Il secondo punto riguarda la guerra di aggressione tedesca alla Russia, questione sulla quale PioXII glissò: se anche ammettessimo le ragioni opportunistiche per le quali PioXII appoggiasse la Germania di Hitler come baluardo anti-bolscevico, c’è una grossa differenza fra porre un argine invalicabile all’ espansionismo comunista, e tacere su una guerra di aggressione fatta per annientare una popolazione di “esseri inferiori”, e portata avanti con atrocità inenarrabili.
    Troverebbe forse oggi giustificabile l’invasione militare e lo sterminio dei popoli islamici, in quanto dediti al proselitismo anti-cattolico? Eppure le risorse militari e la supremazia tecnologica ce lo consentirebbero, forse però non sono più i tempi per le crociate.

    Cordiali saluti

    Renzo C

    • casarrubea ha detto:

      Renzo, la storia è veramente molto complicata e presenta infinite questioni dentro il corpo stesso delle persone. Che dire, ancora, del silenzio del papa sullo sterminio di alcuni milioni di ebrei polacchi? E, a parte l’Olocausto, che dire del silenzio di tutto il Vaticano sul piano di utilizzazione della manodopera non ebraica come forza-lavoro da piegare ai progetti espansionisti e di dominio planetario del Terzo Reich? San Pietro per testimoniare la verità fu crocifisso come Cristo e chiese, sentendosi al di sotto di lui, di essere messo pure sottosopra. Quello che distingue il cattolicesimo è l’ arroganza dei suoi capi.

  17. Irene ha detto:

    Gentile Dott. Casarrubea,

    Mi permetta di esporre il mio personalissimo parere: quella raccontata da Vespa e tanto più da Paolo Mieli che, lo sappiamo, è di famiglia ebraica (figlio di Renato Mieli, uomo costretto ad abbandonare l’Italia, a causa delle leggi razziali del’38) non è una bella storia, è Storia.
    Non lo dicono soltanto i numeri e le statistiche che due grandi giornalisti (Mieli, peraltro, storico di professione) hanno offerto al pubblico di “Porta a porta”, ma lo provano, da decenni, le testimonianze di chi quei giorni “neri” li ha vissuti, li ha patiti ed è ad essi è riuscito a scampare, a volte anche grazie all’aiuto della Chiesa.

    Certo, i documenti che Lei propone offrono scenari diversi, tuttavia, li leggo con attenzione e porgo due domande:

    1) Tali documenti provengono, nella loro quasi totalità, da ambienti tedeschi; possono provare, a motivo di ciò, fatti certi e inconfutabili?
    2) Definizioni generiche come ” un membro della Curia romana” o “un confidente attendibile” o, ancora, “un vescovo della Curia mi ha confidato…” non suscitano in Lei qualche perplessità?
    Ognuno di noi ha modo di vedere ogni giorno quanto aleatori e, spesso, tendenziosi si dimostrino i “Si dice”, i “Qualcuno mi ha detto che”…

    Buon lavoro,

    Irene M.

    • casarrubea ha detto:

      Gentile Irene,
      La ringrazio per il Suo intervento. Tralascio le mie considerazioni sul salottino di Porta a Porta. Mi interessano di più le Sue domande. Sono corrette. Cerco di rispondere molto succintamente.
      Nell’ Archivio intestato a mio padre, su Pio XII, a far data dalla sua elezione a papa (1939) e fino alle elezioni politiche italiane del 18 aprile 1948, ci sono molti documenti. In questo sito non sono tutti pubblicati nella loro versione originale (in copia) perchè sono costretto a economizzare le scarse forze a disposizione. Ma Lei potrebbe trovare numerosi documenti provenienti dal Nara (College Park) e da Kew Gardens. Altri provengono anche da Budapest (ma questi ultimi mettiamoli pure da parte per la ragione che può comprendere). Sui deportati polacchi e ungheresi ormai sappiamo molto e non mi pare che su quella ecatombe di Ebrei finiti nei campi di sterminio ci siano state particolari azioni di condanna da parte di Pacelli. Quindi Lei può bene immaginare che i documenti in tedesco che Lei valuta incerti e confutabili, trovano riscontri presso altre fonti. Quando esse sono convergenti sui fatti, quei fatti hanno un valore di certezza. Possiamo anche dire che nulla è mai certo. Ma in questo caso nessuna storia sarebbe possibile ricostruire.
      Le definizioni generiche che Lei riporta si riferiscono ad alcuni documenti che, però, trovano molteplici conferme. Tutte ci dicono che Pio XII, concepì – a mio giudizio sbagliando – il nazifascismo come la principale e più forte barriera contro il bolscevismo, specialmente quando le sorti della guerra erano incerte. Cominciò a modificare questa sua posizione dopo il crollo della Germania nazista, nel 1945.
      Non se l’abbia a male. Anche i papi possono sbagliare. E’ umano. Lei può certo dirmi che è più facile che possa sbagliare io. Ed io la capisco.

  18. Giuseppe ha detto:

    Anche i Papi possono sbagliare. Ci mancherebbe!
    Sta di fatto che (FORSE) se papa Pacelli avesse “favorito” (mi si consenta il termine) la Russia, oggi staremmo qui a discutere le sue colpe “bolsceviche” (Stalin non era più innocente di Hitler).
    Altra possibilità: magari avrebbe potuto “favorire” gli Americani. Dubbio (retorico): magari gli Americani erano anche a conoscenza dei campi di concentramento e sterminio, e da molto tempo (ci sono documenti anche fotografici, ma stranamente se ne parla poco o niente). Gli USA si sono lavati le mani di quanto accadeva in Europa, solo per intervenire opportunamente nella guerra, molto dopo e per convenienza. Gli stessi ebrei in USA non erano a conoscenza di quanto avveniva in Europa? Perché non si sono mossi in tutte le direzioni possibili e con più vigore allora, invece di muoversi ora contro chi almeno qualcosa l’ha tentata, nei suoi grandi limiti?
    FORSE, se Pio XII avesse agito diversamente (a parte la sua vita, magari anche inutile) avrebbe messo a rischio quella di molti cattolici e non FAVORITO (ora il termine è proprio adatto) la salvezza di molti ebrei. E probabilmente staremmo qui a giudicarlo comunque.
    Che avremmo fatto noi al suo posto?
    Quando gli anticomunisti parlano, ricordo sempre le foto simbolo di Churchill, Roosevelt e Stalin insieme sorridenti a Yalta. Quando parlano i comunisti ricordo il patto Molotov-Ribbentrop (peraltro rotto da Hitler).
    Non dimentichiamo la stima che Gandhi aveva di Mussolini e che visitò nel 1931 (in Italia c’era già la dittatura). Questa ombra non lo fa essere meno “profeta della non violenza”.
    Non nego l’importanza che OGNI documento può dare a favore di una visione più ampia della storia, e per questo non posso che apprezzare le sue ricerche. Ma dovrebbero servire per vedere la complessità di quella storia. Accertare tutte le responsabilità, le possibilità e le impossibilità. E comprendere che oggi, proprio per la più articolata panoramica che ne abbiamo, schierarci polemicamente contro una posizione piuttosto che un’altra non può che mostrare anche l’evidenza dei nostri errori.
    Una considerazione. Pio XII ha fatto certamente degli errori, ma sicuri che se avesse fatto diversamente non sarebbe stato un errore peggiore?
    Chi può rispondere con certezza matematica?
    E’ l’unico, in Europa e fuori dall’Europa, ad avere la coscienza sporca? O magari ci sono altri ancora più colpevoli e che, per una ragione o per un’altra, si “trascurano” (con altrettanto colpevole silenzio)? Attenti che per criticare a ogni costi i chierichetti di alcune chiese, si rischia di diventare chierichetti di altre “chiese”.
    Sembra quasi che il papa sia stato la causa prima e ultima della seconda guerra mondiale, della Shoà, etc.

    • casarrubea ha detto:

      Caro lettore, La ringrazio del suo contributo. Tutti noi possiamo avere lati negativi. Possiamo fare alcune scelte e non altre. Possiamo incamminarci sulla strada giusta o sbagliare. Anche essendo delle persone correttissime. Ma da qui alla pretesa di santificarci ne corre!

      • Michele ha detto:

        E’ vero che ne corre, ma la santificazione non dipende da giudizi storico/politici, ma da una valutazione religiosa. E’ chiaro che alcune “colpe” sono incompatibili con le virtù richieste per la santificazione, tuttavia la storiografia non può essere l’unico metro.

      • Renzo C ha detto:

        Giusto, Michele, non può essere l’unico metro, ma la storiografia non può nemmeno essere ignorata dal processo di beatificazione.
        L’aspetto religioso è senza dubbio il più rilevante, ma ciò non significa che tutto il resto degli atti o non-atti di un pontefice sia da escludere dalla valutazione complessiva.
        Se poi, come per Pio XII, questa storiografia si interseca con scelte politiche opportunistiche che hanno a che fare con la religione, allora la rilevanza è di non poco conto nel giudizio complessivo.
        Saluti.

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