La berlusconite

Definizione

La berlusconite è una malattia del comportamento umano a diffusione endemica. Non riguarda, cioè,   intere aree del nostro pianeta e non ha i caratteri di una pandemia. E’ tipicamente italiana e, come tutte le malattie, ha una sua eziologia, una sua evoluzione nel tempo, una sua conclusione. Essa consiste in una sorta di deficienza immunitaria e quindi in una predisposizione ad assumere comportamenti al di fuori degli stili di vita consueti delle persone normali. La loro induzione è graduale e dipende da diverse concause. Un tempo si sarebbe chiamata frenesia o monomania religiosa, tipica di coloro che si identificavano con qualche santo dai poteri taumaturgici. Essa oggi si associa alle parassitosi sociali e si manifesta mediante scelte che sottraggono ingenti risorse collettive a tutto vantaggio di singoli o ristretti gruppi di persone.

Eziologia

La causa principale è di natura soggettiva e risiede nella storia personale del soggetto o delle comunità che ne  sono afflitte. Ma vi sono anche cause storiche dovute all’insieme dei fattori che nel tempo hanno influito sull’insorgenza di questa malattia italiana mai estinta: dagli anni Venti del secolo scorso ai nostri giorni.

Sintomi

Perdita di memoria; tendenza ad assumere atteggiamenti acritici, irascibilità e insofferenza, bisogno  di circondarsi di gruppi sempre più ampi capaci di ubbidienza e di asservimento; spregiudicatezza nell’agire; drastica riduzione del senso etico della vita unito all’impoverimento della sfera dei valori. Decadimento del senso dello Stato e di tutti i valori istituzionali, o la loro totale distorsione; bisogno di atteggiarsi a santi protettori.

Quadro clinico

L’ammalato smarrisce il senso della realtà e della sua identità e si reputa al centro dell’Universo. E’ perennemente colto da manìe di persecuzione e vede in modo allucinato nemici ovunque. Agisce più per istinto che per raziocinio e ritiene di poter fare tutto, senza vincoli di sorta. Ha manifestazioni di grandezza e delirio di onnipotenza che possono apparire, ad un occhio profano, come punti di forza. Egli, perciò, riesce ad esercitare notevoli influenze sulle persone dal carattere debole e facilmente condizionabili, specie se affetti da complessi di inferiorità, stati di bisogno, o tendenze al possesso di oggetti e persone. Una sottospecie di berlusconite è la dalemite che ha come tendenza quella di mettere assieme capre e cavoli per improponibili soluzioni atte a sconfiggere la malattia.

Terapie di breve periodo

L’ammalato è difficilmente guaribile. Tuttavia alcuni interventi possono servire a lenire questo male. Le cure possono essere rivolte alle interazioni tra il soggetto, per lo più  inconsapevole del suo status, e l’ambiente umano che lo circonda. Trattandosi di un disturbo della personalità di origine sociale, la terapia deve inizialmente rivolgersi alle modalità di approccio collettivo verso il soggetto. Tanto più consapevole è l’atteggiamento sociale, tanto meno è possibile essere condizionati dalla malattia.

Terapie di medio periodo

I migliori risultati terapeutici si ottengono  nelle interazioni in grado di disaggregare le forme del consenso e di produrre, anche nel soggetto ammalato, forme di messa in discussione della sua identità. Giovano anche alcune terapie di gruppo in appositi centri specializzati.

Terapie di lungo periodo

Sono in fase di sperimentazione alcuni vaccini che, a quanto pare dai primi risultati, saranno in grado di bloccare le interazioni e di isolare i casi patologici.

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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7 risposte a La berlusconite

  1. Pingback: La berlusconite

  2. Renzo C ha detto:

    Egr. Dott. Casarrubea,
    visto il tono scherzoso, anche se in realtà drammatico, di questo Suo articolo, mi permetto di restare in tema, citando quanto disse Montanelli riguardo al soggetto principale, in pratica “l’untore” di questo virus forse più pandemico di quanto Lei pensa.
    Disse Montanelli a Biagi in una celebre intervista, che, proprio come per un virus, gli italiani avevano bisogno di una potente iniezione del virus stesso, Berlusconi, e che ciò avrebbe funzionato da vaccino.
    Ora, il berlusconismo lo subiamo da troppo tempo perchè sia vero ciò che disse Montanelli, infatti io temo che egli sbagliò il metodo di somministrazione: non è stata un’ iniezione, era una supposta, e anche bella grossa :)

    Cordiali saluti

    Renzo C

  3. GASPARE SERRA ha detto:

    SULLA “BERLUSCONITE”…

    Caro prof. Casarrubea,
    in questa nostra “ITALIETTA” (sempre più “PROVINCIA DEL MONDO”…) la risposta più scontata che Lei potrebbe ricevere sarebbe probabilmente la seguente: “Lei è il tipico radical chic di Sinistra non disposto ad accettare l’unico giudizio che conta: quello degli elettori!”.
    Possibile alternativa potrebbe essere, al massimo, quella di ricevere l’accusa -tanto di moda ultimamente…- di “anti-italianietà”: ogni critica al “Sistema Paese”, difatti, oramai rischia d’essere tacciata come “eversiva”… (dimenticandosi che, se così fosse, tra i primi “anti-italiani” andrebbero annoverati persino Dante e Manzoni!).

    Il mio giudizio sul Cavaliere (sempre più rafforzatosi in quest’ultimo quindicennio) è sempre lo stesso: BERLUSCONI ha rappresentato (e continua a rappresentare) la peggiore ESPRESSIONE DELL’ “ANTI-POLITICA” che finge -o, peggio, si illude!- di fare politica!
    Un’anti-politica che si esprime:
    – non solo nella tendenza a “personalizzare” lo scontro politico, a rappresentarsi come “diverso” e migliore da ogni altro, a disprezzare il linguaggio “politichese” e a stravolgere le forme consuetudinarie della democrazia
    – ma anche nella assoluta “incapacità” di anteporre ai propri interessi personali gli interessi “più generali”!

    BERLUSCONI -comunque la si pensi…- HA letteralmente “FALLITO” la missione liberista e riformatrice che si è posta nel ’94!
    Ciò lo dimostra un dato incontestabile: a distanza di “16 anni” dalla sua discesa in campo (nel corso dei quali il centrodestra ha governato per ben “8 anni”!):
    – le parole d’ordine del primo Berlusconi (riforma della Giustizia -separazione delle carriere dei magistrati-, meno Stato -sburocratizzazione della pubblica amministrazione-, liberalizzazioni, meno tasse -riduzione delle aliquote Irpef-, riforma della forma di Governo…)
    – sono rimaste “le stesse” di quest’ultimo Berlusconi, segno che “nessuno” degli ambiziosi traguardi prefissatisi è stato raggiunto (salvo che non si vogliano spacciare per “grandi riforme” l’abolizione dell’Ici sulla prima casa o questa finta riforma dell’Università in via d’approvazione!).

    A quei berlusconiani della prima ora che continuano ancor oggi a riporre la loro fiducia sul Cavaliere, allora, io (pur non sognando affatto di invitarli a votare Pd né tantomeno Sel!) vorrei porre soltanto queste sincere domande:
    – COME HA TRASFORMATO L’ITALIA BERLUSCONI IN QUESTI 16 ANNI?
    – Quali grandi riforme si possono attribuire al Cavaliere?
    – Come ha cambiato (si spera “in meglio”!) la vostra vita o le prospettive future dei vostri figli?
    Credo di non essere “di parte” nel dire che:
    1- le più grandi riforme che si ricordino in questa Seconda Repubblica sono state la legge Bassanini del ’97 e la riforma costituzionale del 2001 (opera del centrosinistra)
    2- mentre tra i successi maggiori del nostro Paese si annoverano l’entrata nell’Euro del ’99 -tutt’altro che scontata!- e l’assegnazione dell’Expo a Milanotutti, anch’essi successi raggiunti sotto governi di centrosinistra (senza per questo voler esaltare le fallimentari esperienze di governo dell’Ulivo!).
    Tra i provvedimenti più visibili approvati sotto i governi di centrodestra, invece, si potrebbe fare un lungo elenco di leggi “ad personam” (di cui molte dichiarate “incostituzionali”!).

    Quali sono LE RAGIONI DEL FALLIMENTO DI BERLUSCONI?
    A mio avviso, il motivo principale è l'”ottusità”, la presunzione e l’arroganza del Cavaliere nel volersi atteggiare a tutti i costi come un “sovrano illuminato” (o un “Ceauescu buono”, per usare le parole dell’amico Confalonieri!).
    Ottenuta l'”incoronazione popolare”, difatti, Berlusconi sembra assumere un atteggiamento “padronale” nella gestione della Cosa pubblica: ciò, unito ai suoi ingestibili e spavaldi “conflitti d’interessi”, ha reso impossibile ogni confronto costruttivo tra le forze politiche di maggioranza e opposizione anche sulle questioni più delicate e che interessano al Paese!
    Con la discesa in campo di Berlusconi è stato definitivamente sepolto quello che potremmo definire il “modello Ciampi”: la “concertazione” tra le pari, che era stata in grado di governare questo Paese e farlo risollevare dalla fase certamente più buia della sua storia…
    Se chi vince le elezioni ha certamente il “diritto” di governare, ciò non vuol dire che non abbia anche il “dovere” di tentare ogni sforzo per rendere partecipe l’opposizione nella realizzazione di quelle riforme di sistema più importanti di cui i Paese ha bisogno, condivisione che sarebbe la migliore garanzia possibile sia della loro repentina approvazione che della loro duratura attuazione: ciò a cui abbiamo assistito, invece, è stato il festival delle riforme “mancate” o, qualora realizzate, prontamente “controriformate” al primo cambio di maggioranza!
    La causa di questo, amio avviso, è principalmente una: BERLUSCONI E’ UN LEADER CAPACE SOLO DI “DIVIDERE”, E NON DI “UNIRE” (per di più, che ha assunto ad alleato di riferimento un partito, la Lega, che ancor oggi ha scritto nel suo statuto la dicitura “per l’indipendenza della Padania”)!
    Ragion per cui, vien da ridere ogni qual volta si accenna alle presunte “mire presidenziali” del Premier, essendo quantomeno la persona “meno adatta in tutto l’arco costituzionale” a ricoprire un ruolo superpartes e di garanzia quale quello di Presidente della Repubblica!

    Gli EFFETTI DELLA “BERLUSCONITE” sono sotto gli occhi di tutti:
    – soppressione delle voci dell’informazione pubblica “sgradite al potere” (si ricordi l’editto bulgaro contro Biagi-Santoro-Luttazzi)
    – bavaglio alla libertà di cronaca (si veda il il d.d.l. sulle intercettazioni)
    – discriminazione dei cittadini di fronte alla legge (si veda l’incostituzionale Lodo Alfano e la legge sul legittimo impedimento)
    – abolizione della facoltà degli elettori di esprimere le loro preferenze al momento del voto (si veda il “Porcellum” e il d.d.l. sulle elezioni europee)
    – svilimento della Costituzione e della democrazia parlamentare (tramite l’abuso del ricorso alla fiducia e della decretazione d’urgenza)
    – disprezzo per ogni forma di dissenso sociale (quale quello, per ultimo, mostrato nei confronti degli studenti in rivolta contro la riforma Gelmini)
    – tentativo di limitare il diritto di sciopero, col pretesto di salvaguardare i cittadini
    – proposte (leghiste) di regionalizzazione dei concorsi pubblici, d’istituzione di classi-ghetto separate per gli studenti extracomunitari e di raccolta delle impronte digitali ai bambini rom…

    Indro Montanelli scriveva del Cavaliere: “L’Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli Italiani devono vedere chi è questo signore. BERLUSCONI E’ UNA MALATTIA CHE SI CURA SOLTANTO CON IL VACCINO, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni”.
    Era il 26 marzo 2001.
    Da allora, il vaccino è stato iniettato ripetutamente sugli Italiani, ma “senza alcun effetto”!
    Ancor oggi gli Italiani sono governati e rappresentati nel mondo da un uomo:
    – “inetto, incapace (e fantoccio di Putin)” (per usare il giudizio della diplomazia americana!)
    – “affarista fino al midollo” (come scritto da “Liberation”, nel 2001)
    – “inadatto a governare questo Paese” (come scritto dal “The Economist”, sempre nel 2001)
    – silenzioso sulle origini della sua “immensa fortuna” (e sui suoi rapporti con la mafia, accertati sino al ’93 dalla recente sentenza Dell’Utri)
    – “demagogo” al punto di diffondere in milioni di esemplari la sua biografia
    – e preso dalla sua immagine al punto di vietare ai suoi candidati di utilizzarne un’altra sui manifesti elettorali!

    IL CONSENSO DI BERLUSCONI, a mio avviso, HA UNA DUPLICE SPIEGAZIONE:

    PRIMO:
    L’Italia non è (e non è mai stato!) un Paese comunista, bensì radicalmente “democristiano e conservatore”…
    Sono milioni gli Italiani, dunque, che sarebbero disposti a votare persino “il Diavolo” pur di non dare il proprio voto a coloro giudicati (a ragione o a torto…) di essere comunisti (o “ex” tali!).

    SECONDO:
    L’Italia non è affatto “un Paese migliore della Destra che lo governa” (contrariamente a quanto dichiarato da Walter Veltroni!).
    Berlusconi, semmai, rappresente al meglio “il peggio” di noi Italiani, un popolo tendenzialmente:
    – “furbo” (il che spesso non fa rima con “onesto”!)
    – insofferente alle regole
    – irrispettoso della legge
    – ricco di evasori fiscali e lavoratori in nero, di affaristi e speculatori
    – faciale ad una “doppia morale” (e chi meglio di Berlusconi è l’esempio del fare il contrario di quello che si dice!)
    – diviso in molteplici piccole o grandi “caste” gelose dei propri privilegi
    – sempre disposto al “compromesso” e poco attento all'”etica pubblica”!

    Come può conquistare consenso una politica che promette tutela per l’ambiente e pugno duro contro l’ediliza selvaggia in un Paese dal patrimonio paesaggistico straordinario ma oramai gravemente stuprato da decenni di dissennata “politica del cemento”?
    Come può far proseliti una politica che valorizza il rispetto per la persona, a prescindere dal colore della pelle, in un Paese in cui gli immigrati sono considerati come merci, prodotti da vendere e comprare, che fan comodo finché badanti a basso costo o mani da lavoro nero utili per le fabbriche del nord o le campagne meridionali?
    Come può prevalere chi fa della legalità un “valore assoluto” in un Paese col più alto numero di leggi in Occidente (e, forse, nel mondo) ma, al contempo, dove, fatta la legge, si trova sempre il modo più geniale per raggirarla? In un Paese dove affaristi senza scrupoli sanno trasformare l’Istruzione e la Sanità privata in un “business”, come finanche il mondo delle “case famiglia” per i minori in difficoltà? In un Paese in cui la Corte dei Conti ha documentato come le mazzette costino agli Italiani “fra i 50 e i 60 milioni” di euro l’anno?
    Come può ottenere consensi chi propugna il valore del “merito” in un Paese in cui, ancor oggi, il “pezzo di carta” più utile non è un titolo di studio bensì una lettera di raccomandazione?
    Come può essere ascoltato chi propugna la tolleranza zero contro l’evasione fiscale in un Paese di grandi e piccoli evasori (ogni anno sfuggono al fisco italiano oltre “120 miliardi” di euro!), in cui non è affatto percepito come un “dovere civico” pagare le tasse né si condanna moralmente chi le evade, bensì si ritiene legittimo evaderle (del resto, con l’avallo autorevole persino del Presidente del Consiglio!)?

    Scrisse il “The Economist” nel 2001: “In ogni democrazia che si rispetti, sarebbe impensabile che l’uomo sul punto di essere eletto Primo Ministro sia stato di recente sotto inchiesta –tra le altre cose- per riciclaggio di denaro sporco, complicità in omicidio, legami con la mafia, evasione fiscale, corruzione di politici, giudici e Guardia di Finanza.
    Ma il Paese è l’Italia e l’uomo è Silvio Berlusconi, quasi certamente il cittadino più ricco del Paese(…).
    In qualunque normale Paese, gli elettori –e forse il diritto- non avrebbero concesso a Berlusconi di presentarsi alle elezioni senza prima obbligarlo a spogliarsi di molti suoi beni e delle se vaste attività imprenditoriali (…).
    L’elezione di Berlusconi come Primo Ministro sarebbe un evento buio per la democrazia Italiana e per la supremazia del diritto”.
    Evidentemente è oramai chiaro che ogni Popolo si sceglie la classe politica che “merita”…(!)

    • casarrubea ha detto:

      Grazie, Gaspare, per le tue valutazioni. Da parte mia una sola considerazione: il Pd non mi pare un partito di sinistra, specie quando D’Alema propone la costituzione di una aggregazione con l’Udc e i finiani. E’ una condizione diversa dalla sinistra che, per me, ha una natura storica quasi sacra. Senza la sinistra, infatti, nessuna democrazia è possibile.

      • GASPARE SERRA ha detto:

        Condivido la sua analisi….

        Personalmente sono un “Pd-scettico” fin dalla prima ora:
        1- non credo nel “bipartitismo”, almeno nel nostro Sistema (nel Paese dei Comuni e dei campanili!)
        2- e credo, invece, che un “partito-coalizione” quale il Pd abbia senso solo in un sistema bipartitico (come quello americano, che non è il nostro!).
        Senza timore di presunzione, potrei dire che “l’esperimento è letteralmente fallito”!
        Un progetto nato a “vocazione maggioritaria”, quale il Pd, si ritrova ad avere circa il 25% dei consensi secondo gli ultimi sondaggi: praticamente l’unione di Margherita e Ds ha prodotto un partito con consensi pari a quelli raggiunti in passato dai soli Ds nel loro massimo storico!

        Io credevo in altro:
        1- credevo nella necessità di “semplificare il quadro politico” (essendo improponibile una coalizione di 7-8 partiti!)
        2- credevo nella opportunità di “isolare le ali più estreme” (di Sinistra -i Comunisti Radicali- e di Centro -l’Udeur e i Diniani-)
        3- e credevo in un centrosinistra nuovo, fondato su due soli partiti di riferimento: uno socialdemocratico (sul modello europeo, non certo americano!), l’altro moderato. Due partiti leali alleati ma dalla identità e dal bacino elettorale di riferimento ben definito!
        Si è tentato un’altra strada, invece…
        Spero che presto si facciano i conti col passato!

        Saluti

  4. GASPARE SERRA ha detto:

    SULLA “DALEMITE”…

    Caro prof. Casarrubea,
    parlar male del PD in questo momento sembra un pò come “sparare sulla Croce Rossa”!
    E’ inevitabile, però, quando il principale partito d’opposizione si dimostra così INERME, INCAPACE, QUASI “IMPAURITO” di fronte agli scenari della più grave crisi del berlusconismo da 16 anni a questa parte!
    Per assurdo, allora, se, da un lato, il Pdl perde molti consensi… dall’altro lato, il Pd non solo non ne conquista di nuovi ma ne perde ancora!

    Il principale segnale di malessere del Pd, anzitutto, è che il partito che ha introdotto le primarie in Italia è anche l’unico (forse al mondo) a perderle!
    Mi riferisco alle primarie pugliesi e milanesi, che hanno visto prevalere i candidati espressione del Sel (l’ultimo “colpo di grazia” verrebbe se il Pd perdesse anche le prossime primarie bolognesi!).

    Come interpretare questi risultati?…
    In MOLTI (e, tra questi, l’on. D’Alema!) CONTINUANO “A NON GUARDARE LA LUNA, PIUTTOSTO IL DITO CHE LA INDICA!”.
    Il problema, sostengono, non sarebbero le scelte del partito, bensì quelle degli elettori!
    Alcuni propongono addirittura di “tagliare la testa al toro”: “visto che non riusciamo a vincerle queste primarie -si chiedono- perché non abolirle?”…
    Finché ci saranno dirigenti talmente “incapaci”, IL PD SARA’ DESTINATO A UNA SFILZA INFINITA DI “BATOSTE ELETTORALI”!
    Quando “dalemiani” e “veltroniani” (categorie più che politiche direi “metafisiche”, vetuste e ai più “incomprensibili”!) si interrogheranno seriamente sui ripetuti segnali di “insofferenza” provenienti dal proprio elettorato???

    COSA SERVIREBBE AL PD?…
    Mi spingo ad avanzare qualche consiglio “disinteressato” (da ex elettore dei Ds che, però, non ha mai creduto nel progetto del Pd, pur auspicando che questo partito sappia conquistare finalmente anche il proprio voto!).

    I- UN “BAGNO D’UMILTA'”!
    Non pagherà mai (in termini elettorali) “l’arroganza” mostrata da Bersani & C. nei confronti del proprio stesso elettorato!
    E’ il caso della recente convention di Firenze dei cd. “rottamatori”, che, di fronte la richiesta al proprio partito di un maggior confronto e di un “rinnovamento interno”, hanno ricevuto in risposta soltanto “porte sbattute in faccia”!

    II- UNA VERA “ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA'”!
    E’ incomprensibile pensare di vincere le elezioni col contributo di chi ha solo saputo perderle in questi anni, senza mai una vera “assunzione di responsabilità” (salvo nel caso di Veltroni, che, però, sembra ancora non rassegnatosi all’idea di un viaggio consolatore in Africa!).
    E’ ancor più incomprensibile, inoltre, proporre alleanze “improponibili” (da Fini a Vendola, in stile “Comitato di liberazione nazionale”!), ancor più allargate e diversificate della tanta bistrattata “Unione” di Prodi, dal cui sfracello è venuta fuori una legislatura sgonfia (di appena 2 anni) ed una ciambella senza buco (ossia, il Pd!).

    III- UN “RINNOVAMENTO” DELLA CLASSE DIRIGENTE!
    Ricordate il famoso sfogo di Nanni Moretti nel 2001 (“con questa classe dirigente non vinceremo mai!”)?
    In effetti, il centrosinistra non ha più vinto (salvo l’ultima “illusoria” vittoria dell’Unione di Prodi…), ma la classe dirigente che era alle sue spalle è praticamente rimasta invariata (con la sola eccezione di Rutelli, auto-esclusosi dal Pd per ambire al “Grande Centro” -o “centrino” che dir si voglia!-).
    Ma come è immaginabile pensare al “superamento del berlusconismo” con le stesse persone che hanno contrastato Berlusconi (con risultati sotto gli occhi di tutti…) nel corso degli ultimi 16 anni?!

    IV- Infine, a questo Pd occorrerebbe una “seduta psicoanalitica”, per rispondere a una domanda esistenziale rimasta da troppo tempo inevasa: “chi siamo?” e, soprattutto, “dove vogliamo andare?”.
    Occorre, dunque, UN RIPENSAMENTO DELLA “NATURA” DEL PARTITO!
    In che termini?

    PRIMO:
    Il Pd vuole rappresentare la Sinistra italiana?
    Se “si”, deve decidersi una volta per tutte:
    1- a “CAMBIAR VOLTO” (non potendo certo farsi rappresentare da un Enrico Letta, Giuseppe Fioroni o Marco Follini di turno!)
    2- a “CAMBIAR PROGRAMMA” (non potendo aver paura di citare la parola “diritti civili” o di parlare pubblicamente di “laicità”!)
    3- e a “CAMBIARE COMUNICAZIONE” (esprimendo in maniera “chiara e inequivocabile” un’idea di politica e di società ben riconoscibile e contrapposta a quella egemone berlusconiana!).

    SECONDO:
    Il Pd, invece, vuole rinunciare ad essere un partito “di Sinistra”?
    Se “si”:
    1- lasci pure a Vendola il compito di rappresentare l’unica vera “Sinistra” nel nostro Paese (senza, però, lamentarsi di perder sempre più consenso in questo bacino elettorale)
    2- e punti, piuttosto, a costruire una sorta di nuovo “Partito Democratico Cristiano” (un partito pronto a riconoscersi nei valori di Casini e a pescar nuovi voti nell’affollato bacino moderato!).

    Entrambe sono scelte “legittime”, però “incompatibili” l’un l’altra, “inconciliabili” in un sistema politico si bipolare ma “mai bipartitico” quale il nostro!
    Ed è proprio nell’attesa che si chiarisca questo “equivoco infinito” del Pd che molti elettori di centrosinistra -come il sottoscritto- non possono che farla loro una scelta chiara: rifugiarsi nel Sel o nell’Idv, uniche forze d’opposizione al momento in Parlamento e nel Paese… (non a caso le uniche che, dall’opposizione, non hanno per un attimo tentennato di fronte la possibilità di elezioni ancitipate!).

    Dettto ciò, termino qui le mie “prolisse” considerazioni.
    I miei più cari saluti…

    • casarrubea ha detto:

      Ti riferisci alla Croce rossa in tempi di guerra o a quella in abbandono e gravata da deficit che abbiamo in Italia? Comunque penso che il Pd sia al di sotto dello standard di credibilità di un organismo in perdita come la CRI.

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