I diari di Ciano: le trattative

I materiali di questo post provengono dagli Archivi nazionali statunitensi e britannici e sono stati rintracciati tra il 2004 e il 2010. Sono reperibili in copia degli originali presso il nostro Archivio di Partinico (Palermo).

GC e MJC

Il contenuto dei diari di Galeazzo Ciano (condannato a morte da un tribunale militare della Rsi nel gennaio ’44) è descritto per la prima volta in un rapporto di cinque pagine redatte dal tenente colonnello americano Henry H. Cummings (Cic, il controspionaggio militare alleato). Il documento è datato 16 agosto 1944.

Edda e Galeazzo Ciano

013 CIANO, Diari, 31 maggio-1° giugno 1940

012 CIANO, Diari, 30-31 maggio 1940

Ciano conservava i diari a palazzo Chigi, in una cassaforte collocata all’interno di un muro, alle spalle del suo tavolo di lavoro. Si tratta di un piccolo ufficio che si affaccia su piazza Colonna e su corso Umberto.

 

L’esistenza di questi diari era nota ad alcune persone. Tra costoro, i più stretti collaboratori di Ciano: l’ambasciatore Filippo Anfuso; il marchese Blasco D’Ajeta (il suo segretario); il duca Marcello Del Drago (capo del personale del ministero degli Esteri) nonché alcuni amici come lo scrittore italiano Curzio Malaparte.

 

 

014 CIANO, Diari, 2-3 giugno 1940

Nei suoi ultimi mesi di vita, Ciano non ne nascondeva l’esistenza. Per vanità o per calcolo, era solito leggerne dei brani alle persone sopra menzionate. Non vi è poi dubbio che l’ambasciata tedesca era a conoscenza dell’esistenza dei diari.

 

Secondo Malaparte, nel maggio del 1942 Ciano confidò a un amico – che gli aveva suggerito di dimettersi e di cercare rifugio all’estero – le seguenti parole: “La pubblicazione dei diari non solo mi proteggerà da vendette politiche e da persecuzioni, ma finirà per riabilitarmi persino agli occhi dei miei avversari.”

In più occasioni, Ciano rivelò ai suoi amici che intendeva pubblicarli all’estero, forse in America o in Inghilterra. […] Nelle mani degli Alleati, i diari diventerebbero un’arma politica immediata e di considerevole importanza. […].

015 CIANO, Diari, 4-5 giugno 1940

Cummings rileva che la madre di Ciano, la contessa Carolina, e Zenone Benini (ex sottosegretario di Stato per gli Affari Albanesi, al ministero degli Esteri) sanno probabilmente dove si trovano i diari. Secondo quest’ultimo, la notte prima dell’esecuzione Ciano avrebbe affermato: “Il mio tesoro più prezioso, il mio diario, è ora nelle mani di mia moglie.” Benini si trovava anch’egli detenuto a Verona ed è stata probabilmente l’ultima persona a parlare con il genero del duce.

016 CIANO, Diari, 6-7 giugno 1940

Secondo i Servizi Usa, Benini è convinto che i diari siano stati portati in Svizzera da Edda. “A mio parere – racconta – , Edda non ha consegnato i diari ai tedeschi, giacché li ritiene un’assicurazione sulla vita per se stessa e per i suoi tre figli, al momento del collasso della Germania e della Rsi.”

017 CIANO, Diari, 8-9 giugno 1940

In un telegramma top secret spedito da Washington a Berna, Corder Hull (Dipartimento di Stato) chiede all’ambasciatore Usa in Svizzera di procurarsi una “copia microfilmata” dei diari, magari con l’aiuto dell’Oss di Allen Dulles.

 

 

 

Con un telegramma top secret, Allen Dulles comunica a Washington di “essere riuscito a persuadere Edda Ciano a consegnarci i diari”. La figlia del duce intende così “riabilitare la memoria del marito”.

I negoziati sono stati estremamente delicati e spesso siamo stati vicini alla rottura. Tuttavia, il giorno 8 gennaio 1945, i diari sono stati fotografati nella stanza che Edda occupa nella clinica di Valais, dove ora si trova confinata sotto stretta sorveglianza da parte delle autorità svizzere. […].

018 CIANO, Diari, 10-11 giugno 1940

Il materiale è costituito da 5 quaderni per un totale di circa 1.200 pagine. […] Il periodo in questione va dal 1° gennaio 1939 all’8 febbraio 1943. […] La loro autenticità è fuori discussione. Alcune immagini sono probabilmente illeggibili. Le doppie esposizioni e gli errori tecnici sono spiegabili con la fretta e le difficili circostanze in cui si è svolto il lavoro. Mi auguro che sia possibile fotografare nuovamente tutte le pagine che risultano incomprensibili. In ogni modo, ci troviamo dinanzi a un soggetto temperamentale. […]. A breve, invierò i negativi a Washington (via Parigi). Ma, per motivi di sicurezza, conserverò qui le stampe fotografiche. […].

Secondo Edda, vi sono altri importanti materiali nascosti nell’Italia settentrionale. […] Le abbiamo anticipato la cifra di 3.500 franchi svizzeri.

Il 13 gennaio 1945, Dulles scrive un documento in cui dichiara ufficialmente di aver ricevuto da Edda “alcuni quaderni” di Ciano, in copia fotografica.

*

Allen Dulles (Berna) invia un telegramma top secret a Withney Shepardson (Oss, Washington), il 19 gennaio 1945.

Mr. Loofbourow parte domani con i due negativi con i diari di Ciano. […] Contengono anche la cosiddetta “prefazione” che, secondo Edda, fu scritta dal marito nel carcere di Verona pochi giorni prima dell’esecuzione. […].

Mi sento un po’ in colpa per non essere riuscito a mettere le mani sui diari in precedenza. Subito dopo l’arrivo di Edda in Svizzera, alla fine del 1943 [in realtà, Edda arriva in Svizzera tra il 6 e il 7 gennaio del 1944], prima cioè della fucilazione di Ciano, chiesi lumi a Massimo Magistrati, l’ambasciatore italiano a Berna (e vedovo della sorella di Ciano). Magistrati mi comunicò la sua impressione – ritengo onestamente – che Edda non fosse in possesso dei diari, e che questi si trovassero ancora in Italia.

Tramite un mio amico italiano, ricevetti poi altre informazioni su Edda. Ma non contenevano alcun indizio che Edda avesse i diari.

Occorre notare, in tal senso, che nei mesi trascorsi in Svizzera, Edda si trovava alle soglie di un collasso nervoso, tanto che i suoi guardiani svizzeri temevano che potesse togliersi la vita.

Di conseguenza, sono incline a ritenere che Edda ha mantenuto il più assoluto segreto sull’esistenza dei diari. A suo dire, sarebbero entrati clandestinamente in Svizzera nascosti sotto i suoi vestiti. Ecco perché in seguito si diffuse la voce, qui e all’estero, che Edda fosse incinta. […].

Da Belia, il console italiano a Losanna, ricevetti poi l’impressione [nell’autunno del 1944] che Edda fosse probabilmente in possesso dei diari.

Nello stesso periodo, una signora americana, Frances Chollet, e Paul Ghali, il rappresentante in Svizzera del “Chicago Daily News”, mi raccontarono di essere in contatto con Edda, la quale aveva i diari. Stava valutando la possibilità di consegnarli al governo americano o a quello britannico.

Seguirono lunghe trattative, sempre tramite la Chollet e Ghali. Una volta, mandammo anche un fotografo, Shacter, perché Edda gli permettesse di ripodurre i diari.

Finalmente, Edda disse di voler concludere l’affare. Ma, per prima cosa, insistette per parlare con me personalmente.

Pensai che fosse un trucco per coinvolgermi in negoziati lunghi e inutili. Chiesi quindi a Magistrati (non più ambasciatore) di parlare con Edda personalmente (lui la conosce benissimo) per capire se fosse realmente pronta a procedere. Magistrati ci parlò e tornò da me con l’impressione che Edda fosse, ora, disposta a consegnarmi i diari. […].

 

Rapporto di Allen Dulles a Washington sui diari, 19 gennaio 1945

Il 7 gennaio, mi sono recato in macchina a Monthey (Valais), dove Edda si trova ricoverata in una clinica sotto sorveglianza svizzera. Mi accompagnava la signora Chollet, che aveva fissato l’incontro. Abbiamo trascorso il pomeriggio a discutere la questione. Ovviamente, Edda era combattuta tra il desiderio di consegnarci i diari e la riluttanza a separarsi da ciò che considerava l’ultima possibilità di riabilitarsi, sia finaziariamente che personalmente.

Voleva negoziare ma senza porre condizioni, che avrebbero potuto azzerare ciò che lei desiderava fosse considerato alla stregua di un gesto nobile. Voleva lasciare la Svizzera assieme ai figli, parlare con Benini prima di prendere una decisione definitiva e ottenere rassicurazioni sulla commercializzazione del manoscritto. Desiderava poi che l’aiutassimo a riabilitare la reputazione politica di Ciano che, a suo parere, era stata fraintesa. Voleva infine indipendenza finanziaria, ma al contempo non intendeva chiedere denaro. Desiderava arrivare a un accordo. Tuttavia sentiva che, una volta concluso, si sarebbe messa totalmente nelle nostre mani. E’ stata una discussione molto interessante.

Io le ho risposto che questa era la sua ultima, vera possibilità di compiere un’azione generosa, che i diari perdevano valore di giorno in giorno, che a me non interessava fare alcun affare e che il mio governo non era interessato a sborsare del denaro.

L’ho poi rassicurata sul fatto che nessuno le avrebbe impedito di godere dei diritti commerciali che sarebbero derivati dalla pubblicazione dei diari. Ma ho aggiunto di non essere in grado di dirle, allo stato delle cose, quando i diari sarebbero usciti […].

Devo ammettere, con franchezza, che Edda si è comportata con grande dignità e in maniera molto più ragionevole di quanto mi aspettassi. Sembra che le avversità le abbiano fatto bene. Ce l’ha con i tedeschi e prova un profondo risentimento verso suo padre, che si rifiutò di riceverla quando lei intendeva intercedere per Ciano, poco prima dell’esecuzione. Ribbentrop è probabilmente la sua principale “Bestia nera”. E’ preoccupata per il suo futuro e per quello dei suoi bambini, soprattutto se dovesse venir fuori che ci ha consegnato i diari. […].

L’8 gennaio, i diari sono stati fotografati. Ma il lavoro si è rivelato non del tutto soddisfacente, a causa delle difficili condizioni di lavoro e della fretta con la quale gli scatti sono stati eseguiti. La domenica successiva, quindi, il fotografo è tornato alla clinica per fotografare nuovamente tutti i diari (comprese le parti venute male). L’agente Tracey Barnes ha supervisionato l’operazione (il nome del fotografo è Shacter). […].

Fatte le copie fotografiche, i 5 quaderni originali rimangono con Edda.


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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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7 risposte a I diari di Ciano: le trattative

  1. Angelo Paratico ha detto:

    Salve.
    Lo sapeva pure Mussolini che Ciano teneva i diari e Mussolini gli disse che anche lui faceva lo stesso.

  2. fulvio bernardini ha detto:

    A Firenze si è sempre parlato di un coinvolgimento del Marchese Emilio Pucci di Barsento,il futuro creatore di alta moda made in italy, che era in rapporti amichevoli con Edda e l’avrebbe aiutata a portare i diari in Svizzera. Il Marchese Pucci era stato un valoroso ufficiale d’aviazione pluridecorato e faceva parte di quel milieu di antichi aristocratici di cui i Ciano amavano circondarsi. Dopoguerra credo che non abbia mai affrontato l’argomento per naturale riserbo. Voi sapete il suo ruolo effettivo in questa vicenda? cordiali saluti

    • casarrubea ha detto:

      Caro Bernardini, quello che Lei dice è noto. Forse è meno noto che le memorie di Pucci, manoscritte, sono state trovate negli Archivi nazionali americani, qualche anno fa e pubblicate in Italia da una piccola casa Editrice. Ne parlò il Corrriere della Sera. Cordiali saluti Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

  3. BERNARDINI FULVIO ha detto:

    Siete al corrente del ruolo svolto dal Marchese Emilio Pucci di Barsento nel trasferire i diari in Svizzera?
    Cordiali saluti

  4. Angelo Paratico ha detto:

    Non credo che Pucci abbia giocato un ruolo nel trasferimento dei diari in Svizzera. Ci aveva pensato Edda, questo spiegherebbe anche perche’ l’accolsero in quel Paese, in contravvenzione a una nota del consiglio di Stato elvetico in cui s’era stipulato, sotto pressione britannica, che nessun gerarca o familiare di gerarca sarebbe stato lasciato entrare. In base a quella disposizione il 26 aprile 1945 respinsero donna Rachele, con i piccoli Romano e Annamaria.

  5. Roberto ha detto:

    Leggo in testa a questo post l’indicazione:

    «I materiali di questo post provengono dagli Archivi nazionali statunitensi e britannici e sono stati rintracciati tra il 2004 e il 2010. Sono reperibili in copia degli originali presso il nostro Archivio di Partinico (Palermo)».

    Ma l’archivio è stato reso accessibile agli studiosi presso il comune di Partinico? Ho scritto un’e-mail all’assessore del comune Bartolomeo Parrino che detiene la delega alla promozione culturale e ai beni culturali ma non ho ricevuto risposta.

    • casarrubea ha detto:

      L’assesspre è da due anni che mi promette la consegna dei locali di palazzo Ramo, ma alla data di oggi mancano i deumidificatori, il riscaldamento, le norme di sicurezza e i computer. Speriamo bene, ma qui, si fa in dieci anni quello che si potrebbe fare in sei mesi.

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