I piagnoni del Meridione

Giuseppe Garibaldi

Tra i numerosi eventi di quest’Italia che decade se ne registra uno di particolare significato. Si tratta di un nuovo falso meridionalismo. Secondo i suoi teorici, il Piemonte sarebbe stato come la “potenza” colonizzatrice dell’Italia. Potere barbarico e violento impostosi sull’intera penisola con stragi, processi sommari, e forme varie di conquista violenta del territorio.  Una visione vecchia, vittimistica, fondata sul principio risarcitorio dei danni subiti in una guerra ingiusta e infame.

Alla sua base troviamo le prerogative della sacralità delle istituzioni secolari che avrebbero fatto di una conquista l’atto sacrilego  a danno di una casta di intoccabili. Avevano da millenni sfruttato i lavoratori della terra, delle miniere, le donne, i bambini. Per secoli al primo posto nella sfera dei valori ci sono stati i loro profitti, le loro rendite. Il retaggio di questo asservimento è stato così duro da sradicare, che è  durato fino ai nostri giorni. Ha creato un sistema di clientele e di corruzione  entrato nel Dna dei gruppi dirigenti meridionali, sedimentando una storia antica.

Quando finalmente arrivò l’opportunità di liberarsi  dall’oppressione borbonica fondata su una convivenza civile fatta di spie, sgherri e bande armate al servizio dei feudatari (ancora nel 1946 se ne contavano nella sola Sicilia ben 37), si accese una speranza nelle nuove generazioni, e in quella borghesia illuminata che più di tutti capiva la necessità e  l’urgenza del cambiamento. In molti comuni del Mezzogiorno e della Sicilia, a Partinico, ad esempio, il 16 maggio 1860, i borbonici fecero razzie inenarrabili. Entrarono nelle case, stuprarono le ragazze, scatenarono la vendetta degli abitanti del luogo. Sbagliata ma incontrollabile. A che cosa era dovuto quest’odio atavico? Al fatto che avevano amministrato bene l’isola?

La verità delle cose è un’altra che forse i neomeridionalisti ignorano. Ci fu una guerra per l’Unità d’Italia e ci fu un processo di unificazione nazionale che oggi alcuni vorrebbero mettere in discussione. Ma una cosa è certa, senza l’Italia non ci sarebbero più remore al dominio assoluto della mafia in Sicilia, e delle altre mafie nel Mezzogiorno d’Italia. E francamente, dovendo scegliere tra uno Stato che, con tutti i suoi limiti esiste, e Matteo Messina Denaro o Bernardo Provenzano, preferisco lo Stato (GC)

*

di

Antonella Camalleri

Caro Giuseppe,

per quanto mi è possibile cerco di seguire il tuo lavoro che trovo sempre molto interessante per gli input che mi dà nel capire meglio la storia di questo Paese e apprezzo moltissimo la tua ricerca sempre riccamente documentata.
Vorrei chiederti un parere su ciò che vedo in giro nel web e non solo, riguardante la rivendicazione di un Sud invaso nel periodo risorgimentale. Sembra quasi un caso ma proprio quest’anno che ricorre il 150° ecco fiorire una serie di pubblicazioni, libri, video che smentiscono la retorica risorgimentale per denunciare le malefatte dei Savoia e di chi volle questa unificazione più per motivi economici e speculativi che altro….

Ti allego anche un video che sintetizza i malesseri di questo meridionalismo che imperversa. Uno di questi libri che viene preso come bibbia è Terroni di Pino Aprile.

Ora i miei studi storici non mi hanno permesso di approfondire quel periodo in quanto si sa che gli studi universitari a volte sono limitati rispetto agli argomenti che il professore della cattedra dell’Università in cui ti ritrovi vuole che vengano approfonditi. Io ho frequentato l’Università a Roma e non ho mai approfondito più di tanto la questione meridionale e il meridionalismo in particolare. Mi trovo con pochi elementi per giudicare senza cadere nella voglia di propaganda come a volte mi capita di vedere.

Io sono abituata a guardare ai documenti e approcciarmi scientificamente alla storia senza giudicare preventivamente nulla.

Io credo che parlare di Unità d’Italia fermandosi al 1860 sia un errore. L’Italia non era unita per niente e non considerare ciò che avvenne nel secolo successivo, le due guerre, il fascismo, e tutto ciò che successe dopo il 1943 con la guerra civile, la Resistenza partigiana e la promulgazione della Costituzione, sia davvero limitare la storia ad un semplice mezzo di propaganda!

Mi viene detto che ristabilire le verità è obbligo di una nazione che vuole crescere unita….

Sono d’accordo e sono convinta che ciò che scrive Pino Aprile sia ampiamente documentato, ma non posso pensare che si arrivi addirittura a rimpiangere la monarchia borbonica fatta passare per una monarchia oculata e lungimirante….

Anche se fosse era pur sempre una monarchia assoluta che non può essere paragonata in alcun modo ad una democrazia come quella italiana fondata sulla Costituzione. Che poi quest’ultima non sia mai stata fino in fondo applicata è vero, ma la sua applicazione e la sua difesa dovrebbero, a mio parere, essere le rivendicazioni del Sud!!!

Anche perchè sento persone del Sud parlare come il peggior Borghezio e non dimentichiamoci che le leghe del Sud sono state volute dalla mafia che intendeva farsi stato in una spartizione territoriale con le Lega nord che era vista di buon occhio in questo progetto!!!

Vorrei sapere il tuo parere e se credi che l’approccio a fatti, sia pur terribili del Risorgimento, siano o meno strumentali e come fare a ristabilire una verità che non venga usata per dividere ancora di più!!!

Grazie sempre e buon lavoro!!!

P.S. Ho letto l’interessantissimo articolo di Carlo Ruta sull’Unità d’Italia e la scoperta della mafia. Sono dell’avviso che se quel periodo storico porta con sè tanta retorica, è anche vero che in Sicilia il potere dei latifondisti era una realtà che non permetteva nessuno sviluppo! Io poi trovo nel libro “I Vicerè” di De Roberto molti spunti per capire come la politica e il potere in mano a pochi uomini potenti, siano sempre stati strettamente legati in questo Paese!

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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53 risposte a I piagnoni del Meridione

  1. Federico Maistrello - Treviso ha detto:

    Egregio professore,
    leggo con sollievo le sue parole, soprattutto perché vivo a Treviso, cuore della terra in cui continuano a prolificare i travisamenti e gli insulti alla Storia, per esempio da parte della consigliera regionale veneta Donazzan che da qualche anno a questa parte si impegna a ricordare le foibe in Istria senza MAI contestualizzarle, magari solo accennando a ciò che le ha provocate, come l’oppressione fascista ventennale delle comunità slave,oppure l’invasione italiana della Jugoslavia e il conseguente pugno di ferro esercitato fucilando chi si opponeva, e deportando chi non approvava in campi di concentramento creati appositamente in tutta la nostra penisola, nei quali i prigionieri, specie i bambini, morivano di fame e di stenti.
    Oggi invece siamo sottoposti al martellante attacco al 150° anniversario della nostra Nazione, a partire dalle lontane frasi nefande sull’uso del tricolore pronunciate dal ministro Bossi da un palco di Venezia, all’irrispettosa diatriba accesa di recente da lui e dai suoi colleghi leghisti – e non solo, purtroppo – circa l’opportunità di celebrare la ricorrenza con una festività.
    Mi piacerebbe sapere cosa pensa Lei dell’intervento di Benigni al Festival di San Remo circa il Risorgimento – se ha avuto modo di ascoltarlo. Io l’ho trovato efficace perché ha saputo rivolgersi alla grande platea televisiva portando argomenti che potevano essere colti da tutti, tra l’altro apprendendo personalmente cose che non sapevo, come il fatto che il nostro tricolore si è ispirato alla descrizione della veste di Beatrice contenuta nella Divina Commedia (Paradiso). Glielo chiedo perché, stupito, ho letto molte critiche ricche di inutili ( a parer mio) precisazioni e distinguo, sovente provenienti da persone che appartengono all’area della Sinistra del Paese.
    La ringrazio e La saluto con cordialità,
    Federico Maistrello

  2. Domenico ha detto:

    Gentile Signora Antonella
    Leggo con rammarico che descrive una storia che non c’è (quante bugie dobbiamo ancora sentire). In un passaggio lei scrive “Avevano da millenni sfruttato i lavoratori della terra, delle miniere, le donne, i bambini. Per secoli al primo posto nella sfera dei valori ci sono stati i loro profitti, le loro rendite.” Sulla base di queste cose mi spiega allora perchè I Borbone avrebbero creato il Real Albergo dei poveri (100.000 mq di superfice utile) rivolto ad accogliere le masse dei poveri del Regno, per non parlare della real colonia di S.Leucio si trattò di un esperimento sociale, nell’età dei lumi, di assoluta avanguardia nel mondo, un modello di giustizia e di equità sociale raro nelle nazioni del XVIII secolo e non più ripetuto così genuinamente nemmeno nelle successive rivoluzioni francese e marxista. Per quanto riguarda la mafia cosi come la si intende oggi le ricordo che è nata con l’unità di Italia, continua ad alimentarsi grazie ai poteri forti della massoneria deviata e grossi industriali (guarda caso sopratutto del Nord). Un esempio su tutti l’immondizia a Napoli,(impregilio, bassolino ecc….).
    Le dirò di più mi spiega come mai prima dell’unità non c’erano fenomeni di migrazioni di popolazioni meridionali? e dopo l’unità i cittadini erano prima briganti e dopo emigranti? Poi mi spiega come mai una macroregione di 20 milioni di persone non ha una banca, non ha una compagnia di assicurazione, ha tra il 30 ed il 60% in meno delle infrastrutture …meno meno meno, ah già dimenticavo la risposta forse ce l’ho. Siamo parassiti, siamo nullafacenti non paghiamo le tasse ecc… ecc.. Però vede Signora facendo dei conti molto semplici si può arrivare a riflettere su basi diverse da quelle che lei indica come vittimiste, mi spiego dal nord al sud arrivano 50 miliardi di euro, dal sud al nord arrivano 70 miliardi in loro prodotti e servizi acquistati. E lasciamo stare la spesa della Sanità che vanno più a nord che a sud e lasciamo stare la spesa dello stato maggiore al nord rispetto al sud. Con l’Italia unita ma mai disunita da un divario simile. Allora c’è il piano per il Sud. Non il primo e chissà se l’ultimo. Centomila miliardi, diventati 70 mila perché una fetta se ne è già andata al Nord per le multe dei lattai leghisti e compagnia bella. Soldi non nuovi ma messi insieme perché non spesi, soprattutto perché comparivano e scomparivano, il Sud li chiedeva e il governo non li dava. Mettiamo: l’alta velocità ferroviaria Napoli-Bari. Mettiamo la superstrada jonica che unisca finalmente Puglia, Basilicata e Calabria, scientificamente divise dovesse funzionare insieme un Sud i cui confini furono disegnati dai prefetti sabaudi soprattutto per indebolirlo. Ma se dicono che le opere sono immediatamente cantierizzabili, si aprano domani i cantieri, senza far passare l’anno e mezzo passato dall’ultima volta. E magari, un Sud con gli attributi si faccia sentire al di là di centrodestra o centrosinistra.

  3. Fabio ha detto:

    Borbone, professore, Borbone. E’ un cognome.

    Ad ogni modo, la invito a leggere Terroni, a seguirne i riferimenti storici ivi enunciati ed a smentirli nel merito di ciò che riporta. E’ innegabile che i Borbone non fossero dei santi, questo non dimostra comunque che lo fossero i Savoia (e non Savoii, come vede), nè che questi ultimi fossero venuti a liberare il Sud (ma come, non è plausibile che fossero degli invasori, ma è plausibile che fossero dei liberatori?). Inutile che io stia ad elencarle qui tutte le ragioni che hanno spinto i Savoia ad invadere il Sud Italia, ad arruolare i camorristi come mercenari ed a metterli in posizioni di comando, dando così vita alle organizzazioni criminali che conosciamo oggi: uno storico come lei è sicuramente già documentato di suo sull’argomento, no?

  4. Umberto ha detto:

    Ma si va anche contro la logica!
    I Briganti contro cosa lottavano? Quanti erano? Chi erano?
    Erano contadini, ex soldati, erano migliaia! Hanno lottato per 10 anni!
    Noi non avevamo signoraggio bancario!
    I Savoia non sapevano cosa fosse il nostro bidè!
    Ma per piacere!

  5. Mario ha detto:

    “Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo regno di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, […] un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!”
    Fëdor Michajlovic’ Dostoevskij

  6. Luca ha detto:

    Le conseguenze dirette di ciò che si legge nel libro di Aprile sono tutt’ora visibili, e molti problemi del Sud devono essere risolti comprendendone l’origine! Non è una cosa che riguarda il rapporto tra il Nord e il Sud, ma del Sud nei confronti di sé stesso! Le mafie, che venivano viste come l’unica difesa contro lo stato oppressore in passato, sono viste allo stesso modo in alcune roccaforti ancora oggi! (vedi applausi per il boss arrestato e non per i poliziotti). La chiusura per 15 anni delle scuole dopo l’unificazione ha ripercussioni su più di una generazione. Il primo passo per risolvere un problema è trovarne le cause, molte ferite sono ancora aperte, come la vergogna per il museo Lombroso.

  7. Marco ha detto:

    Come promesso mi sono informato un po meglio sui fatti di Partinico. Tra le varie fonti che ho spulciato (alcune potrebbero essere considerate “di parte” e quindi non le prendo in considerazione) ne ho trovato però una davvero interessante. Si tratta del sito “NATIONAL GEOGRAPHIC”. Diciamo che dovrebbe essere abbastanza affidabile credo. Bene sul sito, nell’articolo di Michele Gravino “In cerca dei Mille”, tra le altre battaglie, quella di Partinico viene descritta così:”Intanto però la notizia della vittoria inattesa si diffonde nell’isola, alimenta leggende (qualcuno racconta che il generale (Si riferisce a Garibaldi) e i suoi sono invulnerabili alle pallottole), ispira rivolte. A Partinico la folla assalta i borbonici in ritirata, ne uccide 40, fa scempio dei cadaveri.
    Sono veramente deluso da quanto scritto da Casarrubea e sono dispiaciuto che si faccia disinformazione in questo modo. Forse, prima di fare “propaganda” sarebbe il caso di documentarsi meglio. Io continuerò a farlo perchè sono dell’opinione che se esistono (e sono sicuro che esistono dai dati che sto raccogliendo) delle menzogne e delle atrocità commesse 150 anni fa è giusto che vengano svelate e che le istituzioni insegnino la vera storia ai suoi cittadini in modo da bloccare VERAMENTE questa differenza tra nord e sud che è nata 150 anni fa per volere dei vincitori. Peccato che quel meridione doveva diventare l’Italia e non la pattumiera di Italia (come lo è oggi). Infine invito il sito “Informare per resistere” ad informare veramente. Da oggi in poi starò più attento ai vari articoli che mi presenterà questo sito perchè evidentemente è il caso di informarsi prima di leggere “informare per resistere”. La storia non è un opinione, non è da interpretare. La storia si fa sui documenti e sulle ricerche. Quindi non ci possono essere varie opinioni quando i documenti sono schiaccianti. Poi questo titolo è offensivo nei confronti dei meridionali e della storia stessa. Fa passare il concetto che i meridionali si lamentino sempre. Non sarà che hanno ragione?..Ci pensi Casarrubea, ci pensi un po meglio!
    Fonti:
    NATIONAL GEOGRAPHIC: http://www.nationalgeographic.it/italia/2010/04/26/news/in_cerca_dei_mille-10105/
    MICHELE GRAVINO:
    http://www.letteraltura.it/9321,Ospite.html

    • casarrubea ha detto:

      Caro Montanini, mi dispice averLa deluso, ma non credo di avere fatto mai in vita mia disinformazione. Non deve ritenerla tale se Lei la pensa diversamente. Su Partinico mi sono documentato in uno studio fatto quando forse Lei non era nato (lo dico come complimento per Lei). Glielo linko perchè penso che Lei, a differenza di molti altri che sputano solo veleno e rabbia irragionevole, mi pare veramente sincero e soprattutto onesto.
      https://casarrubea.wordpress.com/2008/08/12/garibaldi-a-partinico/

      • Marco ha detto:

        Innanzitutto La ringrazio per la risposta e mi fa piacere capire che, nonostante i punti di vista probabilmente discordanti, Lei veda in me sincerità e onestà. In effetti io ho solo voglia di sapere e soprattutto di capire se in questi 150 anni la storia di Italia sia andata man mano peggiorando o se l’Italia è nata già “peggio”.
        Ho apprezzato il link che mi ha postato e ho iniziato la mia lettura. Andando a ricercare le fonti, purtroppo, non ho avuto fortuna su internet. Devo però acquistare il libro di Guardione “I mille” per leggere, oltre alle notizie, in che modo vengono date. Anche nel suo articolo “Garibaldi a Partinico” Lei pone in relativo dubbio alcuni documenti ed è giusto così perchè, purtroppo, in passato come oggi ognuno tenta di divulgare le notizie che fanno più comodo alla propria causa.
        Lei è sicuramente persona di grande cultura e non voglio credere che dia per scontato che la storia dell’Unità sia quella che è stata proposta (alla massa) fino ad oggi. Il mio modesto parere, ma non sono ne giornalista ne storico, è quello di rivedere la storia senza bandiere e senza partiti e trovare la vera verità sull’Unità di Italia perchè, come Lei insegna, occorre conoscere il passato per dare risposte al futuro.
        Al momento non me la sento di darLe torto categoricamente sul link che mi ha passato ma mi riservo seri dubbi perchè altre fonti, non meno valide, mi mostrano una storia diversa dalla sua o forse la stessa ma sotto un’altra lente. Purtroppo quello che manca, e manca sempre, è la verità.
        A proposito della verità, spulciando su internet mi sono imbattuto in questo link: http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/pubsto/quastoeco/quadsto_04/Quaderno_storia_economica_4.pdf
        Non capisco perchè sia in inglese se il contenuto è di interesse prevalentemente italiano. Dato che è un testo ufficiale della Banca di Italia credo sia giusto dargli credito. Mi sembra di capire che (secondo quanto detto da Carlo Ciccarelli e Stefano Fenoaltea, autori del Quaderno di storia economica N°4 di Luglio 2010 “Attraverso la lente d’ingrandimento: aspetti provinciali della crescita industriale nell’Italia postunitaria”) mentre 10 anni dopo l’Unità esisteva ancora abbastanza pareggio tra le regioni italiane (a livello industriale), negli anni successivi questi valori sono andati man mano a scompensarsi, aumentando in modo decisivo verso le regioni del Nord. Ora io mi chiedo, durante questi 10 anni (dopo l’unificazione) è più probabile che l’Italia si sia impegnata in modo passionale alla costruzione di industrie al sud o che le industrie già vi erano?..Secondo le mie ricerche, opinabili se vuole, mi è sembrato di capire che le industrie vi erano e che siano invece diminuite dopo l’unificazione. Del resto l’annessione non è stata poi tanto breve, non è durata qualche giorno e mi viene da pensare che 10 anni dopo l’unificazione non sia un tempo soddisfacente per rilanciare il Sud (che dopo 150 anni ancora deve essere rilanciato) e metterlo al pari del Nord. Inutile arricchire la mia domanda con altri dettagli che potrebbero farmi sembrare un fanatico. Mi rendo conto che questa questione che Le ho posto non ha nulla a che vedere con il Suo articolo “I piagnoni del Meridione” ma un punto fisso delle discussioni inerenti all’Unità è che il Sud era sporco, povero e ignorante. Forse si potrebbe trovare un po di pace su ciò che è accaduto veramente nel periodo dell’Unità iniziando da questo punto e dibatterlo.
        Per finire mi scuso se sono sembrato troppo passionale e magari offensivo nel mio commento precedente e/o in questo. Come dice Lei sono giovane e in me pullula il germe della curiosità e della passione. Tra qualche anno magari perderò la forza e la voglia di conoscere la verità delle cose e voglio approfittare della mia attuale incoscienza per intraprendere la mia battaglia personale nei confronti della mia ignoranza o di quella della massa. Ovviamente non era un problema per me aggiungere il mio cognome alla firma, Lei lo ha letto altrove e con esso mi ha risposto. Non sono di quelli che desiderano la privacy a tutti i costi, credo che faccia più danni la privacy che il contrario di essa.

        Marco Montanini

      • casarrubea ha detto:

        Tieni conto che il mio articolo su Garibaldi a Partinico risale al lontano 1978 (data di pubblicazione sulla rivista storica del prof. Francesco Brancato venutoci a mancare parecchi anni fa) e pertanto è datato, per non dire vecchio. Non conosco la realtà completa del Mezzogiorno durante il periodo borbonico. Ho letto alcune cose su qualche libro, ma come puoi ben capire la storia non si fa sui libri ma sui documenti. Perciò posso assicurarti, limitatamente agli studi che ho compiuto sulle miniere di zolfo in Sicilia tra la fine del Settecento e il 1860, che tutte le miniere di zolfo presenti nell’isola era di proprietà di grandi baroni, aristocratici e latifondisti. Vi lavoravano i ‘carusi’, bambini che scendevano nelle viscere della terra e vi restano tutto il giorno trasportando le loro ceste di zolfo pagate a pedate, e nel migliore dei casi con un pezzo di pane. Questa è la Sicilia dei Borbone che conosco io. Se vuoi di mando l’elenco delle miniere che ho studiato e il prospetto delle malattie di cui soffrivano i minatori spesso vittime di tragedie immani in miniera. Inoltre i grandi padroni, protetti dal Magistrato di Salute pubblica istituito dai Borbone, bruciavano lo zolfo ad aria aperta inquinando interi paesi i cui abitanti altro non potevano fare che firmare delle petizioni perchè questa malandrineria favorita dalle autorità cessasse. E non ti parlo della situazione dei contadini nelle campagne… Perciò, caro Marco, la verità non è quella che si dice, ma quella che risulta dai documenti. E anche quella scritta sui documenti va riscontrata con quanto poi di fatto è realmente accaduto. La verità costa fatica e non è certo il frutto di una certa operazione giornalistica di chi venendo dalla direzione di qualche testata nazionale, le spara come gli pare a destra e a manca.

      • Marco ha detto:

        Ammesso che dia per scontato quello che dice (ma capirà che non posso darlo per scontato) non credo che nelle altre industrie del MONDO a quell’epoca ci siano state situazioni migliori, che sò, giorni di riposo, straordinari pagati, sistemi di aspirazione dei gas. Inoltre è risaputo che la Sicilia era uno dei territori europei con la maggior quantità di zolfo nel sottosuolo e all’epoca lo zolfo era considerato come l’uranio attuale. Sarà pure normale che in Sicilia c’erano problemi con le miniere di zolfo, perchè le miniere erano li!..Comunque come Le ho già detto prima, il problema vero non sono le condizioni di vita dei sudditi dei Borbone o quelle dei vari stati del nord ma delle modalità di annessione del sud al nord e soprattutto dei benefici reali che questa annessione ha portato al nord e al sud. Dai dati che le ho mostrato tramite l’ultimo link della Banca di Italia (non del comitato dei Neo-Borbone) si evince che questi benefici siano stati di molto maggiori al nord. Come si può pretendere di essere uniti se ancora oggi, a 150 anni di distanza, il sud è visto ancora come colonia piuttosto che come Italia?..L’ultimo decreto mille proroghe ne è l’esempio lampante.
        Io sarò pure un semplice cittadino (non storico e non giornalista) ma Le ho offerto un punto di riflessione abbastanza valido, non pensavo che mi rispondesse con le condizioni di lavoro dei siciliani. Non mi sembra di averLe detto che i Borbone erano degli angeli e che i minatori lavoravano 10 minuti al giorno con una paga da manager industriali. Il mio punto interrogativo era un altro ma credo che, per colpa mia che non so spiegarmi, o per colpa della domanda forse un po scomoda non ho avuto il Suo punto di vista. Però su una cosa posso darle ragione: “La verità costa fatica e non è certo il frutto di una certa operazione giornalistica di chi venendo dalla direzione di qualche testata nazionale, le spara come gli pare a destra e a manca.” Sarebbe il caso che si facesse questa fatica una volta per tutte in modo pubblico e non privato.
        Grazie per l’attenzione.

  8. graziella ha detto:

    “L’Abba non fu sempre e in tutto veridico. Non ne aveva il dovere, giacché egli scriveva un’opera di poesia, e non una cronaca documentaria. Ma quel che spiace nelle Noterelle non è la trasfigurazione poetica dei fatti; è invece quel tono d’unzione che egli assume qua e là trattando delle cose garibaldine”.Io direi che questo vale per i tanti ” storici ” prezzolati dell’epoca,affinchè passasse,attraverso la menzogna,l’idea di un popolo da liberare.Pensare che dalla Svizzera si recavano a Napoli per lavorare e leggere articoli tanto artificiosi è l’ennesima pugnalata.Ma,come ebbe a dire lo stesso Francesco II,nessuna ingiustizia dura a lungo.Per cui,nonostante il veleno che sputate su un meridione che è diventato tale con l’unificazione,la verità trionferà e lei sarà tra quelli che dovranno cospargersi il capo di cenere e chiedere scusa.Per onestà intellettuale,appena può,vada a leggere lo Statuto di San Leucio e poi ne faccia un articolo,se riterrà di aver trovato tracce di repressione o schiavitù di popolo.Un’ultima cosa,i miei ringraziamenti a quanti inneggiano all’unità d’Italia,continuando a trattarci da colonia! Sono i fatti che parlano !!!

    • casarrubea ha detto:

      Lei ha ragione a proposito di Abba. Come tutti i ragazzi che partendo volontari da Quarto avendo nel cuore l’Italia misero a repentaglio la loro vita, era anche lui animato dal sogno di una Patria diversa. Con lui c’erano Giuseppe Bandi, Ippolito Nievo e tanti altri che furono presi dall’incanto di un’impresa eroica. Ma c’erano anche i contadini nullatenenti, i lavoratori delle miniere di zolfo, i paria della terra che da secoli vivevano nello sfruttamento dei baroni locali alleati con la corte di Napoli. Furono loro ad aderire all’impresa dei Mille e a massacrare l’esercito borbonico del generale Landi. Perchè i siciliani vissero quel momento come una liberazione? Evidentemente non si erano trovati bene sotto i Borbone. Non Le pare? Ritengo, comunque, che oggi il problema non sia quello di contrapporre a un leghismo spavaldo, un meridionalismo fatto di slogan e di astio. Crimini ed errori nell’impresa dei Mille ce ne saranno stati infiniti. Primo tra tutti il fatto che Garibaldi forse non capì bene di essere caduto nelle mani delle consorterie aristocratiche filomonarchiche, che, gattopardescamente, volevano cambiare tutto per non cambiare niente. Il vero problema che abbiamo davanti non è il Nord, o la questione settentrionale, e il Sud, o l’eterna e inutile questione meridionale. Il problema è la Stato. Perchè dal 1861 ad oggi tutto è sempre dipeso dalle scelte dello Stato e dal tipo di classi sociali e di rappresentanti che abbiamo mandato in Parlamento. Come si diceva una volta. Dopo a mandarceli ci hanno pensato i segretari dei partiti politici che abbiamo in Italia. Tutto questo succede perchè forse abbiamo smarrito la nozione di popolo, oltre che quella di Nazione.
      Quanto a cospargermi il capo di cenere, non vorrei che questo fosse il primo segnale dell’intolleranza che certi falsi meridionalisti vogliono scatenare additando le persone che la pensano diversamente. Mi dispiace che si cominci con le sanzioni. Questo è fascismo.

      • graziella ha detto:

        Se per lei sentirsi dire che ci dovranno chiedere scusa per la retorica fattaci passare per verità storica,vuol dire essere fascisti,allora vuol dire che siamo davvero su due lunghezze d’onda opposte.In altre parti del mondo ci sono state guerre di conquista,ma tutte sono state raccontate e dettagliate,come si spiega il tenere secretati documenti riguardanti l’unificazione italiana,dopo 150 anni,cosa ancora ci nascondono ? Non mi chiami fascista,sono solo una persona che ama la verità e sono stanca di subire manipolazioni mentali.A questo scopo le suggerivo di leggere lo Statuto di San Leucio,affinchè le fosse chiaro il reale modo di governare dei Borbone che arretrati non erano affatto ( questa è manipolazione ).Le assicuro che solo con la verità l’Italia potrebbe trovare nuova energia per essere unita.Ma finchè una parte del paese crederà di essere stata da sempre superiore ad un’altra,uniti non lo saremo mai.Se il merdione prende coscienza del fatto che arretrato non lo è stato da sempre,ma che lo si è reso tale,allora avrà nuova linfa cui attingere orgoglio.Se il re Ferdinando di Borbone è stato chiamato RE BOMBA,mi spiega come mai l’antagonista Savoia fu soprannominato galantuomo,? Eppure gli eccidi dei savoia sono ben noti !!!

      • casarrubea ha detto:

        Gliela dico in parole povere. La mia preoccupazione è che in uno scontro tra le ragioni del Sud e quelle dell’Italia unita smarriamo il valore della nostra Nazione, frutto di sacrifici e di sangue, anche dei meridionali. Perciò, mi creda, lavoriamo per questo Paese per il quale si sono battuti i partigiani che fecero la lotta di Liberazione, uomini come Gramsci e Calamandrei, Falcone e Borsellino e milioni di onesti lavoratori, ai quali non importa proprio nulla di Ferdinando I o di Francesco II. Se poi vuole che io creda nella verità inestistente di un Eldorado borbonico le devo dire che questa è soltanto una balla.

  9. Giuseppe Schillaci ha detto:

    salve casarrubea

    la stimo molto e seguo sempre il suo blog. mentre m’è molto piaciuto il post su garibaldi e lombardo, questo lo trovo un po’ provocatorio. e infatti ha provocato una bella e appassionata discussione sul suo blog, ma credo che le cose stiano in modo diverso da come esposto secondo il metodo del aut-aut, o pro-borboni o pro-unità. Anzi credo che la forza del ragionamento storico stia proprio nel superamento delle posizioni più o meno funzionali alla squadra dei vincitori o a quella dei vinti. Nulla di più banale, me ne rendo conto, ma la verità sta sempre in mezzo.

    Direi dunque che tra eldorado borbonico ed epica del risorgimento italiano, si dovrebbe cercare (dopo ben 150 anni) la famosa terza via, e cioè tenere in considerazione che in parte è vero che dopo l’unità d’Italia il Meridione venne trattato principalmente come risorsa di denari e problema d’ordine pubblico. Basti pensare alla strage dei pugnalatori di Palermo (1862,prima strage di Stato dell’Italia unita) e alla rivolta del sette e mezzo (1866). Direi che potremmo partire da alcune considerazioni che hanno fondamenti storici nella documentazione e nel nostro carattere nazionale: i Borbone non erano certo i migliori amministratori d’Europa; Garibaldi e i suoi mille erano partiti con intenti ammirevoli, ma la loro impresa finì tradendo molti degli ideali di partenza; i Savoia avevano un’idea dello Stato unitario Nord-centrica, per ovvie ragioni e perché in effetti la maggior parte del Sud viveva in condizioni di feudalesimo medievale; la “Sicilia ai siciliani”, in effetti, ha spesso significato “ai poteri siciliani” e dunque ai baroni e ai loro campieri (che nella nuova Italia divennero la mafia). E a proposito di Mafia, non possiamo certo dire che l’Italia unita (fascista prima, repubblicana poi) abbia realmente voluto combattere le mafie del Sud Italia; semmai le ha usate come proprio tornaconto o braccio armato, come aveva già fatto Cavour e Vittorio Emanuele II a suo tempo con un Meridione selvaggio popolato da briganti. Quindi, a proposito di rivendicazioni storiche e d’identità nazionale, io mi sento italiano e siciliano, come ogni italiano si sente italiano e anche qualcos’altro: siamo una nazione giovane e bastarda, e questa dovrebbe essere anche una forza, non solo una debolezza. Non mi piace l’epopea patriottica o la retorica dell’unità nazionale (né di destra, né di sinistra), così come non mi piace l’esaltazione localista o federalista o separatista dei siciliani (basti vedere come i siciliani amministrano la nostra regione a statuto speciale per rendersi conto di quanto dobbiamo ringraziare di far parte dell’Italia prima e dell’Europa poi).

    • casarrubea ha detto:

      Caro Schillaci, siamo d’accordo e nessuno più di me è contro i miti e la presunta sacralità dei riti e delle ricorrenze. Le cose che ho scritto sul Risorgimento risalgono a oltre trentacinque anni fa, a parte qualche battuta recente buttata giù, senza darci eccessiva importanza. Il fatto è che in un’Italia che si sfascia e con la caduta di molti valori, avverto il pericolo che i soliti opportunisti che mai hanno messo un piede in un Archivio, prendano posizioni strumentali per fare il gioco dei soliti pupari che se ne stanno dietro le quinte a soffiare sul fuoco. L’Italia è questa, con i suoi cani che abbaiano e con i soliti piromani che se ne stanno a cantare godendosi lo spettacolo, mentre tutti fanno finta di non vedere che siamo sull’orlo di un abisso.

  10. simone ha detto:

    vorrei sapere molto cortesemente perchè il mio commento è stato eliminato.
    grazie

  11. graziella ha detto:

    “Gli scrittori italianissimi inventarono dunque i briganti, come avevano inventato i tiranni; ed oltraggiarono, con le loro menzogne, un popolo intero sollevato per la sua indipendenza, come avevano oltraggiato principi, re ed anche regine colle loro rozze e odiose calunnie. Inventarono la felicità di un popolo disceso all’ultimo gradino della miseria, come avevano inventato la sua servitù al tempo de’ sui legittimi sovrani.”

    (HERCULE DE SAUCLIERES, 1863 )

    “Il governo piemontese che si vede presto costretto ad abbandonare il suolo napoletano, si vendica mettendo tutto a ferro e fuoco. Raccolti incendiati, provvigioni annientate, case demolite, mandrie sgozzate in massa. I piemontesi adoperano tutti i mezzi più orribili per togliere ogni risorsa al nemico, e finalmente arrivarono le fucilazioni! Si fucilarono senza distinzione i pacifici abitatori delle campagne, le donne e fino i fanciulli.”

    ( L’ OSSERVATORE ROMANO, 1863 )

    “Il progresso e la civiltà, nei tempi correnti, vengono interpretati diversamente da quello che si intendevano innanzi. Oggi, progresso e civiltà all’uso piemontese vuol dire: abbassamento della suprema autorità, della civiltà, della morale. Secondo la loro moda: la proprietà è furto; il diritto è tirannide; la religione è inceppamento; la pietà è delitto; il fucilare è bisogno; lo spoglio dei popoli è necessità. Chi è dunque cieco anche nella mente, da non vedere in questo civiltà ed in questo progresso l’abbruttimento della società?” (TEODORO SALZILLO, 1868 )

    “Sento il debito di protestare contro questo sistema. Ciò che è chiamata unità italiana deve principalmente la sua esistenza alla protezione e all’aiuto morale dell’Inghilterra, deve più a questa che a Garibaldi, che non agli eserciti stessi vittoriosi della Francia, e però, in nome dell’Inghilterra, denuncio tali barbarie atrocità, e protesto contro l’egidia della libera Inghilterra così prostituita”

    (LORD LENNOX, parlamentare inglese, 1863 )

    “Pare non bastino sessanta battaglioni per tenere il Regno. Ma, si diranno, e il suffraggio universale? Io non so niente di suffraggio, so che al di qua del Tronto non ci vogliono sessanta battaglioni e di là si. Si deve dunque aver commesso qualche errore; si deve quindi o cambiar principi o cambiar atti e trovar modo di sapere dai napoletani, una buona volta, se ci vogliono si o no. Agli italiani che, rimanendo italiani, non vogliono unirsi a noi, non abbiamo diritto di dare archibugiate”

    (MASSIMO D’AZELIO )

    Sarebbe un vero piacere ed atto di onestà non vedersi cancellare i commenti ! GRAZIE !

  12. Antonino ha detto:

    In questo dibattito si sovrappongono a mio parere si sovrappongono due questioni:

    1) il dibattito e lo scontro politico in corso (separatismo/federalismo di matrice leghista, ma sostenuto anche da settori della borghesia meridionale MPA, IO Sud, partito del sud, ecc). Un federalismo contro i lavoratori e le masse popolari del nord, del centro e del sud del Paese in quanto mira allo smantellamento e privatizzazione di quel che rimane della sanità pubblica, della scuola pubblica, della previdenza pubblica, dei servizi sociali pubblici, ma anche dei diritti dei lavoratori e lavoratrici (contratto nazionale di lavoro, statuto dei lavoratori) per introdurre un federalismo contrattuale e le gabbie salariali;

    2) il fatto storico: la rivoluzione borghese del 1861. Quella è stata una rivoluzione diretta dalla parte più moderata della borghesia (liberali e monarchici), la sinistra borghese (democratica e repubblicana) era stata sconfitta, i socialisti (Pisacane) e gli anarchici erano poca cosa. E una rivoluzione borghese la dirige la borghesia (finanziaria, industriale, mafiosa, camorrista) e nel contesto italiano la componente della borghesia che ha l’egemonia è quella del Nord Ovest (Torino, Genova). Se non si considera questo fatto e il contesto europeo in cui avviene, si prendono lucciole per lanterne.

    Una rivoluzione comunque avanzata per quel tempo e in quel contesto. Il dopo 1861 è un’altra storia: la borghesia a tutte le latitudini del Paese diventa reazionaria, il compito storico di superare quel sistema (il capitalsmo) passa al proletariato. Ma questa è appunto un’altra storia.

  13. Marco ha detto:

    Rammaricato..molto rammaricato.
    Credevo che Lei fosse più democratico..devo ricredermi. Però La ringrazio perchè mi fa capire che le Sue teorie sono del tutto errate e mi conferma che sono quelli come Lei a fare DISINFORMAZIONE!
    Può cancellare i miei commenti e quelli della maggior parte delle persone che le rispondono sul Suo blog (per zittirle o per non ascoltarle) ma non su tutta la rete e sarà mio personale impegno divulgare il suo comportamento.
    La saluto.

    Marco Montanini

    • casarrubea ha detto:

      Caro Montanini, scriva pure quello che le pare e dove le pare, ma non ometta di dire anche che lei mi ha inviato in uno stesso giorno ben tre commenti non proprio sintetici con la pretesa, poco garbata da parte sua, che io li pubblicassi. Ero obbligato? Quanto alle teorie non so a quali teorie si riferisca, visto che non ne ho esposto nessuna, tranne una breve introdusione, buttata giù, per un’amica di FB che mi aveva inviato una nota. La disinformazione la fa lei che sta con la testa ferma al secolo scorso.

  14. vittorio sergi ha detto:

    Mah…del suo articolo sign Casarubbea condivido molto poco. La Sicilia ( i baroni ) accolse bene Garibaldi per i motivi che conosciamo (scippo delle terre e carriere pubbliche nel nuovo stato…i veri meridionali parassiti, per intenderci )…per cortesia asteniamoci dal prenderci per i fondelli. Il suo articolo andava bene 50 anni fa, quando ancora di narrava di un sud arretrato per colpa del brigantaggio.

    • casarrubea ha detto:

      Adesso qualcuno, invece ha stabilito che il Mezzogiorno era come l’America e che meglio arebbe stato non farla questa Unità italiana. Mi dispiace dissentire perchè i baroni siciliani, da sempre erano stati parte organica del sistema di privilegi di cui erano intestatari i Borbone e tutte le altre dominazioni precedenti. Il vicerè Fogliani fu cacciato via a pedate nel sedere da Palermo, solo perchè i baroni avevano deciso che l’isola la dovevano comandare solo loro. Garibaldi non fu affatto alleato dei baroni, ne fu semmai irretito, preso dalle mafie messe in piedi attraverso la corte dei vari re di Napoli, interessati alla fine a utilizzare la mafia contro la nascente borghesia. La storia è tutta al contrario di come qualoche romantico della monarchia la descrive. D’altra parte non è un caso che ci hanno sempre propinato Garibaldi come l’eroe dei Mille. Fu soprattutto un giovane ribelle che lottò per causa dei popoli asserviti. Prima nell’America latina e poi in Italia. Mi spiega lei perchè non ci dicono nulla del Garibaldi giovane? Quanto all’arretratezza dei miei studi, di cui ammetto umilmente i miei limiti, le dico: studi un pò di più prima di sparare cazzate.

  15. Santì ha detto:

    Salve,
    vorrei partire dal titolo del commento che è già tutto un programma “I PIAGNONI” che fa rima con “I TERRONI”. Un puro caso o una sottile allusione?
    La cosa che mi colpisce di più è che l’articolo mi sembra essere scritto da un signore siciliano. E il mio stupore non nasce da un campanilismo “a tutti i costi”, bensì dalla consapevolezza di una verità distorta sin dall’inizio di questa unità che oggi mi pare non appartenere più a nessuno.
    I primi a negarla sono i discendenti di quegli attori dell’epoca, che autoproclamatisi nuovi crociati per la liberazione di una terra e un popolo che alcun aiuto aveva chiesto, colsero la palla al balzo per avere un pretesto necessario a risolvere due problemi importantissimi per i Savoia:
    buttare fuori i Borbone e appropriarsi dell’economia del Regno delle Due Sicilie.
    Premesso appunto che la storia non è un puro pensiero filosofico sul quale si può dibattere per convinzioni aprioristiche, resto perplesso su questo pensiero:
    “Ma una cosa è certa, senza l’Italia non ci sarebbero più remore al dominio assoluto della mafia in Sicilia, e delle altre mafie nel Mezzogiorno d’Italia. E francamente, dovendo scegliere tra uno Stato che, con tutti i suoi limiti esiste, e Matteo Messina Denaro o Bernardo Provenzano, preferisco lo Stato”
    Le risulta che oggi rispetto a ieri la Scilla si sia liberata della mafia? Le risulta che la Sicilia ed il meridione in genere abbia ricevuto dei benefici dopo l’unione in termini sociali,culturali politici o economici?
    Sinceramente a differenza sua, avrei scelto di vivere non solo senza la mafia, desiderio a quanto pare non avveratosi, ma anche senza uno Stato che da sempre ha perseverato nel seguire una strada a senso unico verso il nord.
    Raccontare di uno sfruttamento del popolo meridionale quasi al pari degli schiavi africani incatenati, è quantomeno curioso, visto che a quei tempi l’economia del regno era tra le più forti d’Europa e sinceramente la gente del sud non mi pare stesse peggio dei settentrionali. Pensi che lei, mi pare di capire palermitano, sotto i borbone ha avuto l’onore di vedere la sua città capitale del regno!
    E comunque la domanda che allo stato attuale dei fatti più interessa noi è:
    dove sono i benefici che l’unità d’Italia ha portato al popolo meridionale? Perché economicamente e socialmente, il territorio non ha avuto la stessa evoluzione e beneficio che ha avuto il nord? Magari userà il luogo comune che il problema è la mafia.
    Si ma allora ha ragione chi dice che l’Unità alla fine è stato un grande flop…
    Aborro l’ideologia leghista, ma di una cosa dobbiamo dargli atto: nella loro delirante realtà sono uniti e come popolo e come politica. Quest’unione li ha portati prima al Governo e dopo a fare attuare quel processo di federalismo (e possibile secessione futura) che per tanti sembrava una barzelletta. Il tutto mentre il popolo siciliano ma soprattutto i politici locali, se ne stanno a guardare dalla finestra.
    Mi permetta di postare questo mio racconto canzonato. E’ la storia per come l’ho recepita, ma soprattutto per come i vecchi “saggi” la riportano di generazione in generazione. Giusto un omaggio alla nostra cara unità…..

    • casarrubea ha detto:

      caro signore,
      per me terroni non fa rima con piagnoni, se non da un punto di vista fonetico. Le posso assicurare che essere siciliano o calabrese o campano, non significa, almeno per me, essere mafioso, o ‘ndranghettista o camorrista. Ho un’altra idea dei meridionali perchè penso a Verga, Pirandello, Sciascia, Edoardo De Filippo, Scotellaro, come ai padri fondatori non solo di una cultura che è stata in grado di interpretare i bisogni del popolo meridionale, ma anche di inventare un modo di essere italiani ed europei. Sono convinto che senza il Mezzogiorno l’Italia sarebbe più povera, e senza i meridionali l’Italia non esisterebbe neanche. Ma dobbiamo evitare di pensare a noi stessi come appartenenti a una storia che non c’è mai stata. Vede, il problema è proprio questo. Facciamo come i bambini che non sono cresciuti pensando ai loro antichi nonni, perchè con il senno della loro infanzia se li immaginano ancora belli e grandi, i migliori nonni che abbiamo mai avuto. Non è così. In Sicilia, come nel Mezzogiorno essi fecero cose buone. Ad esempio le riforme agrarie ai tempi dei vicerè Caracciolo e Caramanico. Imposero dei limiti agli abusi secolari del baronaggio contro i lavoratori della terra, operarono delle riforme nel campo della salute e delle imprese. Intuirono l’importanza della borghesia agraria e talvolta seppero frenare le ingordigie dell’aristocrazia. Ma lei pensa che se sotto i Borbone non ci fossero stati migliaia di poveri e di emarginati che morivano tutti i giorni agli angoli delle strade, si sarebbero costruiti a Palermo gli alberghi dei poveri e delle povere? Lei pensa che se la società, sotto il dominio dei Borbone, non avesse prodotto migliaia di pazzi, si sarebbe costruita a Palermo la Real Casa dei Matti? Il tempo che lei ricorda dell’epoca d’oro sotto Ferdinando I di Borbone e tutti i monarchi assoluti che li avevano preceduti e seguiti, è un tempo felice sì, ma per una casta di privilegiati che lei pare difendere acriticamente, quando le grandi masse popolari erano falcidiate dalla fame, dalla follia e dalle malattie oltre che da condizioni di lavoro disumano. E’ vero, ancora oggi l’Unità d’Italia presenta nel suo percorso di costruzione molte ombre che andranno chiarite con una ricerca attenta e non con slogan giornalistici e ad effetto. Ma per favore, non restiamo fermi alla nostra tragica infanzia. Altrimenti perchè non sognare l’epoca di Federico II di Svevia? Anzi, di re Ruggero il Normanno?

      • Santì ha detto:

        E infatti il mio racconto che lei ha voluto censurare, iniziava proprio con Federico II di Svevia.Peccato, credevo che in Italia esistesse la libertà di parola e di espressione e semmai potesse essere il cittadino a censurare il mio pensiero.
        Però mi permetta di farle notare, che al mio commento ha risposto con un escursus storico (discutibile) che non solo non ha centrato il nocciolo della questione, ma forse è stato male interpretato.
        Lungi da me il voler vivere sugli allori del passato, che ancor prima della letteratura contemporanea,bisogna dire che la Trinacria ha vissuto periodi d’oro con la scuola siciliana e ancora prima con personaggi del calibro di Archimede Empedocle o Teocrido.
        Che la Sicilia sia stata la culla della cultura del Mediterraneo non è certo uno spot pubblicitario ma un dato di fatto.
        Trovo quindi giusto non dormire sugli allori del passato, ma necessariamente non scordare chi eravamo per aspirare a cosa “potremmo essere” in un prossimo futuro.
        Sentir dire che ai tempi furono costruite strutture sanitarie e di accoglienza perchè c’erano troppi orfanelli o malati che lei vuol fare intendere prodotti dalla condizione sociale e politica di allora, sarebbe come giustificare la fatiscenza e l’arretratezza delle nostre strutture sanitarie o addirittura di quelle inesistenti in molti luoghi dell’isola (ma forse è perché in Sicilia siamo tutti savi e viviamo nella famiglia felice come quella della pubblicità del Mulino Bianco. Peccato che sia scomparsa anche questa….). E con questo ritorniamo al nocciolo della questione: il suo articolo. Lei ha spiegato quello che non siamo stati, dice quello che siamo ma non spiega cosa dobbiamo essere e come dobbiamo diventarlo.
        Quello che noto è che siamo tutti bravi a fare demagogia. Ma a noi servono fatti e non chiacchiere, se la vogliamo mettere su un piano concreto.
        Mafia a parte, su una cosa concordo con lei e cioè l’essersi arresi ad un comportamento indegno e nefasto come il favoritismo e il clientelismo dello scambio voti, dovuto non solo alla mentalità “meridionale”, ma di certo agevolato da una classe politica collusa e mafiosa che non appartiene solo al sud ma all’Italia intera. La vergogna delle scorie radioattive, dell’inquinamento delle raffinerie per niente controllate, dei falsi invalidi è possibile solo con il benestare di uno Stato non all’altezza e MAFIOSO.
        Cosa occorre allora per cambiare? Sicuramente avere tanta forza di ammettere le proprie colpe e cominciare come fanno i bambini quando fanno i primi passi: dal senso civico. Tanti piccoli gesti come essere rispettosi dei nostri luoghi, della gente. Educazione. Infine prima che l’Unità d’Italia, occorre ricercare l’Unità Della Sicilia e del Meridione, nonché una classe politica sana e onesta che possa rappresentarci senza provare vergogna.
        In fondo sarebbero cose molto semplici….

  16. eliana esposito ha detto:

    Chiedo scusa se mi intrometto in questa discussione. Ho letto con molta attenzione l’articolo di Antonella Camalleri. Non metto assolutamente in dubbio la sua buonafede e anzi apprezzo il sentimento che trapela dalle sue parole. Tuttavia il trasporto non basta per fare un’analisi obiettiva della storia. La verità innanzitutto deve essere ricercata direttamente alle fonti, perché anche l’animo più onesto può essere influenzato dall’emotività. E’ normale, è umano!

    A me sarebbe piaciuto tanto credere alla storiella raccontata nei libri di storia. Perché io mi ero affezionata ai nostri padri della patria.

    Ma al primo dubbio, la favoletta che conoscevo, cominciò a fare acqua da tutte le parti. Non reggeva più. Assecondai la curiosità che cresceva dentro di me e feci le prime ricerche! Consultai, lettere, discorsi parlamentari, proclami, telegrammi, foto. La cosa meravigliosa della curiosità (quella che anima la voglia di approfondimento) è che quando cominci a seguirla senza fare domande, lei ti risponde!

    Insomma, per farla breve, fui costretta a rivoluzionare tutte le mie convinzioni. Cosa niente affatto semplice! Perché ti senti tradito da tutto, dai libri, dalla storia, dal sistema. Noi viviamo nell’inganno! E abbiamo il dovere di toglierci le bende che ci hanno messo. Non c’è nessuna rivendicazione da parte mia se non quella di pretendere la verità sui libri di scuola e dai media.

    Non voglio entrare in merito alle discussioni fatte fino ad ora esponendo il mio pensiero. Per evitare polemiche che non cerco e che non mi interessano. Ma vi lascio con delle citazioni dei diretti interessati.

    “Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato odio”.
    (Garibaldi, in una lettera del 1868 indirizzata all’attrice Adelaide Cairoli)

    “Potete chiamarli briganti ma combattono sotto la loro bandiera nazionale. Potete chiamarli briganti ma i padri di quei briganti hanno riportato due volte i Borboni sul trono di Napoli. E’ possibile, come il mal governo vuol far credere, che 1500 uomini comandati da due o tre vagabondi tengano testa ad un esercito regolare di 120 mila uomini? Ho visto una città di 5 mila abitanti completamente rasa al suolo e non dai briganti.”
    (Giuseppe Ferrari al Parlamento di Torino)

    “Come ha potuto solo per un momento uno spirito fine come il tuo, credere che noi vogliamo che il Re di Napoli conceda la Costituzione. Quello che noi vogliamo e che faremo è impadronirci dei suoi Stati”
    (Cavour in una lettera all’ambasciatore Ruggero Gabaleone)

    “I Borboni non commisero in cento anni, gli orrori e gli errori che hanno commesso gli agenti di Sua Maestà in un anno”
    (Napoleone III in una lettera a Vittorio Emanuele II, 1861 )

    “Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava, indi il soldato saccheggiava ed infine abbiamo dato l’incendio al paese abitato da circa 4500 abitanti . quale desolazione, non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti e chi sotto le rovine delle case”
    (dal diario del soldato piemontese Carlo Margolfo – Pontelandoflo, 1861)

    “I Proclami di Cialdini e degli altri Capi sono degni di Tamerlano, di Gengiskhan, o piuttosto di Attila.”
    (Giovanni Nicotera da un discorso parlamentare)

    “Tutti generalmente di origine pessima e per lo piú ladra ; e tranne poche eccezioni con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del delitto”
    (La descrizione che Garibaldi al parlamento fece dei garibaldini – 5 dicembre 1861)

    “Figli miei, bestemmiate la memoria di Ferdinando II, è sua la colpa di questo, se egli avesse impiccato noi altri, oggi non si starebbe a questo; fu clemente, e noi facemmo peggio.”
    (Luigi Settembrini – condannato a morte per avere partecipato alla rivolta di Pisacane e poi graziato dal “ferocissimo” e “sanguinario” Ferdinando II)

    Proclama di Nino Bixio (quello della strage di Bronte!)
    – il Generale G. Nino Bixio agli abitanti dei comuni di Francavilla, Castiglione, Linguaglossa, Randazzo, Maletto, Bronte, Cesarò, Centorbi (Centuripe) e Regalbuto.
    La corte di Napoli ha educati una parte di voi al delitto ed oggi vi spinge a commetterlo.
    Una mano Satanica vi dirige all’assassinio, all’incendio, ed al furto, per poi mostrarvi all’Europa inorridita e dire -eccovi la Sicilia in libertà-.
    Volete voi essere segnati a dito, e dei vostri stessi nemici messi al bando della civiltà?Volete voi che il Dittatore sia costretto a prescriverci “stritolate quei malvagi”
    Con noi poche parole: o voi ritornate al pacifico lavoro dei vostri campi e vi tenete tranquilli, o noi in nome della giustizia e della Patria nostra vi distruggiamo come nemici dell’umanità: ci siamo intesi.
    Bronte 9 agosto 1860, il maggiore generale G.Nino Bixio

    P.S. Il Dittatore sarebbe Garibaldi! – (E’ chiaro in questo proclama quello che è successo in Sicilia. Al popolo non importava nulla dell’indipendenza, né tanto meno dell’unità d’italia. Il popolo voleva le terre. Garibaldi le promise in cambio della rivolta e quando i contadini pretesero ciò che gli era stato promesso furono trucidati. Bronte non è stato un caso isolato. I Borbone furono gli unici che si impegnarono veramente per eliminare il sistema feudale in Sicilia, lo dimostrano le leggi, le diminuzioni delle tasse sul macinato per i contadini, gli alberghi dei poveri. Questo dava fastidio ai nobili siciliani che vedevano il loro potere limitato, non rispetto a quello del Re, ma nei confronti del popolo. E sobillarono le masse contro i loro benefattori. Tanto è vero che tra i promotori delle rivolte siciliane non c’è un solo contadino. Erano tutti nobili e massoni. Il vero problema dei siciliani erano i nobili siciliani che a Ferdinando II non permisero mai di regnare)

    PPS La vera rivolta delle masse avviene a Palermo contro il nuovo governo piemontese nel 1866. Leggeteli.

    “Se i Napoletani non consentono, più se ne fucilerà e più cresceranno il numero delle prove contro di noi: e bisognarà cercare altre vie. E mi permetterei di non accettare la tua parola “Essi rifiutano non noi, ma l’Italia”. Sarebbe vera se volessero mettersi con stranieri. Ma l’Italia si può intendere in più modi. E quantunque io l’intenda come l’intendi tu, non per questo vorrei fucilare chi la pensa altrimenti”.
    (Massimo d’Azeglio in parlamento al Presidente del Consiglio Ricasoli)

    “… il maggiore Rossi ordinò ai suoi sottoposti l’incendio e lo sterminio dell’intero paese. Allora fu fiera rappresaglia di sangue che si posò con tutti i suoi orrori su quella colpevole popolazione. I diversi manipoli di bersaglieri fecero a forza snidare dalle case gli impauriti reazionari del giorno prima, e quando dei mucchi di quei cafoni erano costretti dalle baionette a scendere per la via, ivi giunti, vi trovavano delle mezze squadre di soldati che facevano una scarica a bruciapelo su di loro. Molti mordevano il terreno, altri rimasero incolumi, i feriti rimanevano ivi abbandonati alla ventura, ed i superstiti erano obbligati a prendere ogni specie di strame per incendiare le loro catapecchie. Questa scena di terrore durò un ‘intera giornata: il castigo fu tremendo…”.
    (Angiolo De Witt, del 36.mo fanteria bersaglieri)

    “A palermo volevano far parlare i muti
    “Un ragazzo di Palermo, conosciuto da molti in città per il suo handicap, rinchiuso nell’ospedale e stimmatizzato con 154 ferite fatte da ferro rovente; la madre potrà finalmente vedere suo figlio, inzuppare un fazzoletto nel sangue di lui, dargli un po’ di pane perché lo avevano affamato” (Carlo Alianello)
    – dice D’Ondes Reggio alla Camera: “volevano che parlasse, magari che dicesse dove fossero gli amici della sua età. Il ragazzo era muto dalla nascita. I piemontesi volevano fare il miracolo, quello di farlo parlare, usarono la tortura, botte da orbi, ma niente.
    Italia, Italia!”

    Nella tornata del 7 dicembre del 1863, il deputato Nocedal, alle Cortes di Spagna, il parlamento di Madrid, arringa contro il Piemonte, contro le barbarie che giornalmente vengono commesse contro la popolazione delle Due Sicilie:
    “ L’Italia è diventata campo vastissimo di esecrabili delitti; l’Italia paese classico di imperiture memorie, dove oggi giacciono prostrati al suolo e conculcati tutti i diritti; l’Italia, dove per sostenere quanto gli usurpatori hanno denominato liberalismo, si stanno sbarbicando dalle radici tutti i diritti manomettendo quanto vi ha di più santo e di sacro sulla terra…Italia,Italia! Dove sono devastati i campi, incenerite le città, fucilati a centinaia i difensori della loro indipendenza”

    “Le atrocità commesse in Sicilia e nei territori delle Due Sicilie durarono almeno fino al 1872.”
    (Carlo Alianello, La conquista del Sud, Rusconi Editori)

    • casarrubea ha detto:

      Non so in quali archivi lei ha appreso questa silloge di racconti raccapriccianti. Ma non metto in dubbio che taluno di essi si sia anche verificato come Le posso attestare per le mie frequentazioni degli archivi storici. Cose anche peggiori sono accadute prima e dopo quegli anni di unificazione (o di processo di annessione o di conquista) del nostro Paese, da parte del Regno Sabaudo. Non Le sto a fare l’elenco perchè sarebbe molto lungo. Il potere e gli uomini che lo rappresentano sono capaci di commettere atrocità inenarrabili e la cosa peggiore che possa capitare alle vittime, alla gente indifesa, talvolta anche a bambini e donne senza colpa alcuna, è di essere doppiamente uccisi: dai criminali prima e dal silenzio dei posteri dopo. Non le nascondo, perciò, di capire profondamente e sinceramente il suo lungo discorso. Non condivido, però, lo spirito di parte di Carlo Alianello al quale Lei rimanda, per l’esposizione del Suo problema. Cita in maniera preponderante e quasi assoluta autori e addirittura i protagonisti di quelle vicende, ma non documenti nel loro raffronto comparativo. Per spiegare, magari, come e perchè dopo lo svilimento delle coscienze provocato da una guerra combattuta corpo a corpo, si possano nutrire, con il senno del poi, da parte dei suoi stessi protagonisti, atteggiamenti di condanna, o sentimenti di repulsione per quanto accaduto.Mi pare dunque fuori discussione che le guerre siano un male assoluto e presentano tutte le stesse caratteristiche, dalle guerre puniche all’occupazione dell’Iraq, all’Afghanistan, e oggi alla guerra civile in Libia. E per restare in Italia, pensi alle stragi ancora impunite, senza mandanti e senza colpevoli: dalla strage di Portella della Ginestra (1947) alla strage di via D’Amelio (1992). Questo non significa che noi saremmo dovuti rimanere come eramo prima, al tempo di Carlo III o di Ferdinando I di Borbone, sotto i cui regni si fecero anche delle cose buone. Ma Le assicuro però che se ne fecero molte altre che hanno avuto i loro effetti secolari fino a tempi a noi vicini, come, ad esempio, la saldatura che sotto il regime fascista venne ad operarsi tra l’aristocrazia italiana e quella nazista del Terzo Reich. Con gli effetti nefasti che Le lascio immaginare. Ora, il problema è che la storia non torna in nessun caso indietro. Che nel bene o nel male abbiamo questa Italia, e che oltre al lato negativo che possiamo tutti vedere giorno dopo giorno, questo nostro Paese ne presenta un altro che dà senso alla nostra appartenenza e che mi fa sentire vicino a lei e a molti altri come lei. Perchè parliamo la stessa lingua, abbiamo avuto (a prescindere da quello che non ci hanno insegnato a scuola) una formazione con gli stessi padri, Dante, Boccaccio, Verdi, Cellini, e via dicendo. Io mi rifiuto di pensare che se vado da Palermo o da Napoli a Venezia, vado in un mondo a me estraneo; che se studio Pirandello questo grande della cultura mondiale debba essere considerato appartenente a una dimensione regionale. O che Goldoni non faccia parte della mia cultura italiana di siciliano. Tutto qua. I giustizialismi contro i morti, dopo 150 anni non servono a nessuno, tranne che a coloro che vogliono creare ulteriori lacerazioni, e divisioni. O altro.

  17. eliana esposito ha detto:

    PS. Trovo veramente offensivo e ingiusto il titolo del post!

  18. eliana esposito ha detto:

    Avevo scritto un commento, ma non lo trovo più! Che fine ha fatto?

    • casarrubea ha detto:

      Un suo commento, abbastanza lungo, è stato pubblicato, nonostante nel mio blog non si pubblicano articoli molto lunghi. Un altro, ancora più lungo, di data odierna, purtroppo non mi è stato possibile accoglierlo. A meno che lei non lo riduca a venti-trenta righe. Grazie. Glielo rinvio per posta elettronica. Cordialità.

  19. francesco ha detto:

    con i tuoi commenti, caro casarrubea, dimostri tutta la tua pochezza. Non sei nemmeno da prendere in considerazione. Io rimango fedele alle parole scritte, ad esempio, da Angela Pellicciari, autrice di numerosi testi e dallo spessore culturale e umano di gran lunga superiori ai tuoi.

    Per Eliana: è inutile stare dietro a storici soltanto presunti.

    • casarrubea ha detto:

      E’ comodo nascondersi dietro l’anonimato come fa Lei e sputare sentenze senza argomentare. Comunque, dato il tenore offensivo del suo intervento La informo che non ospiterò più “contributi” come i suoi. Le faccio sinceri auguri che nella vita e nei suoi studi possa trovarsi bene.

  20. Ermanno ha detto:

    E’ assurdo che si mistifichi la storia così… Ed è inutile parlare di fonti storiche, perchè non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Forse è meglio parlare di Guerre Mondiali o altro, l’Unificazione d’Italia (Italia che deve essere e restare unita bene inteso) è passata attraverso ad una guerra non dichiarata ad uno stato sovrano. Vorrei solo che nelle scuole si parlasse della storia vera, vedendo i vari punti di vista. Finchè spulciando in internet facendo ricerche si trovano citati articoli del genere, e discussioni così, è inutile parlare… Infatti, ho scritto questo intervento solo per far capire che se dio vuole, le cose stan cambiando… Il risorgimento Italiano ha molti scheletri nell’armadio, Garibaldi non è solo l’eroe dei 2 Mondi, la camicia rossa ha macchie nere… Dei Savoia meglio non parlarne… Ripudiati dagli stessi Italiani, ai quali ancora oggi purtroppo viene raccontata la balla della liberazione del Meridione.
    Saluti e non confido che si ravveda, ma che almeno si accorga che a pensarla come lei sign Casarrubea, siete rimasti in pochi; ed è per questo che, nonostante il suo articolo postato e i suoi commenti anacronistici, rimango ancora ottimista!!

  21. Alessio ha detto:

    Esistono molti indizi che indicano siano state compiute efferate uccisioni di massa da parte delle truppe piemontesi. Non parlo di singoli episodi occorsi a guerra in corso, ma di vere e proprie stragi compiute a unificazione avvenuta (sarebbe meglio parlare di annessione dato che il plebiscito del 1860 come tutti sanno fu una farsa). Si parla dello sterminio di centinaia di migliaia di meridionali, donne e bambini compresi, un vero e proprio genocidio compiuto con l’alibi di aver voluto sedare quello che fu chiamato erroneamente “brigantaggio”, ma che fu una vera e propria rivolta contro i soprusi piemontesi. A riprova di ciò, l’emigrazione di massa di ben il 30% delle popolazioni meridionali avvenne subito dopo l’Unità. Ovviamente lei mi contraddirà dicendo che queste sono fantasie neo-borboniche. Ma se è così come mai gli archivi di stato non sono ancora interamente accessibili? Il sospetto è che l’Italia purtroppo non abbia ancora una coscienza nazionale sufficientemente forte per affrontare una verità storica tanto scomoda come quella di un genocidio. Questo è comprensibile. Ma continuare a insegnare a scuola la favoletta dei mille che da soli conquistarono il Regno delle due Sicilie non può e non deve essere la risposta. Qui non si tratta di fare vittimismo o giustificare l’attuale corruzione e gli sperperi delle amministrazioni meridionali ma di accertare la verità storica e fare un’esame di coscienza che semmai può renderci più uniti. Sapere da dove veniamo ci può aiutare a capire dove stiamo andando. Non dimentichi che la Germania si è fatta una bella analisi di coscienza dopo il nazismo, cosa ben lontano dal modo di pensare italiano, dove si pensa spesso a dimenticare il più possibile il prima possibile.

  22. Giovanni Corsi ha detto:

    Gentile signor Casarrubea, mi sono imbattuto per caso sul suo articolo “I piagnoni del Meridione” e dopo averlo letto – con i relativi commenti – mi sono chiesto di quali studi Lei fosse titolare.
    Prima di pontificare a senso unico non sarebbe opportuno qualche ripasso non delle fonti storiche di regime, ma quelle presenti negli archivi militari, negli archivi di Stato, nelle biblioteche parrocchiali e comunali…
    Sarebbe utile anche un ripasso delle opere di Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Antonio Gramsci,Sidney Sonnino, Leopoldo Franchetti,Francesco Saverio Nitti.
    Ed ancora non trascuri le opere di Raffaele Ciasca, Napoleone Colajanni, Francesco Compagna, Carlo De Cardona, Antonio De Viti De Marco, Guido Dorso, Tommaso Fiore, Leopoldo Franchetti,Rocco Mazzarone, Francesco Perri, Manlio Rossi Doria, Pasquale Saraceno, Francesco Saverio Sipari, Luigi Sturzo, Pasquale Villari…

    • casarrubea ha detto:

      Egr. Corsi,
      sono umiliato dalle sue notevoli conoscenze soprattutto bibliografiche e sono certo che lei avrà letto tutti gli autori di cui fa cenno. Andrò a leggermerli con scrupolo perchè non ne avevo mai sentito parlare.
      Quanto alle fonti di archivio che lei conosce con tanto rigore, la prego di indicarmi almeno un documento tra quelli militari, parrocchiali e comunali che mi suggerisce di andare a vedere, di modo che io possa colmare le mie gravi lacune.

  23. carminemaresca ha detto:

    Io davvero fatico a capire come Le sia stato affibiato il titolo di “Professore”. Che il Piemonte fosse pieno di debiti e che le casse del Regno di Napoli fossero un bottino da depredare è ormai storia, se non vuol leggere Pino Aprile, può senza dubbio leggere molto altro a riguardo. Che ci sia stato un vero e proprio genocidio a danno delle popolazioni del Sud è anch’esso fatto assodato, basti leggere “Il sangue del Sud” di uno storico non propriamente meridionalista come Giordano Bruno Guerri. Ci sarebbe da approfondire molto, come ad esempio 1000 avanzi di galera, senza neanche i soldi per le divise, siano riusciti a sconfiggere un esercito reale ben addestrato, ma la lascio alla sua falsa storia che viene perpetuata ormai da decenni, ed in colpevole malafede.

    • casarrubea ha detto:

      La ringrazio per l’apprezzamento. Non mi pare che Giuseppe Cesare Abba, Ippolito Nievo e tanti altri garibaldini come loro fossero, come invece pare a lei, “avanzi di galera”.

      • miryam ha detto:

        Anche loro , probabilmente sono stati ingannati. Ma poi per essere dei criminali e corrotti non bisogna per forza essere ” avanzi di galera” . Pienamente d’accordo con Carmine Maresca .

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