1989: Gheddafi visto da Londra

Presentiamo un interessante documento redatto dall’Ufficio Studi del Foreign Office britannico nell’ottobre 1989. Titolo: “La Libia vent’anni dopo la rivoluzione di Gheddafi”. Con  equilibrio tutto anglosassone Londra espone pregi e difetti dei primi vent’anni di potere del colonnello libico e mette in rilievo i cauti tentativi di un suo avvicinamento all’Occidente. Tra i pericoli che potrebbero mettere in difficoltà Gheddafi il Foreign Office rileva la crescente opposizione dei gruppi fondamentalisti islamici che accusano il leader di eccessiva secolarizzazione dello Stato e della società. Elemento, questo, che è tornato drammaticamente alla ribalta in queste settimane di combattimenti tra Bengasi e Tripoli.

Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

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Gheddafi

Il colonnello Gheddafi ha recentemente introdotto un certo numero di riforme interne ed ha moderato la sua politica estera nel tentativo di migliorare la sua posizione sia in patria sia all’estero.

Gheddafi prese il potere nel settembre 1969 dopo un colpo di Stato contro il re Idris,  che egli battezzò “La grande rivoluzione di Al Fatah”. Più tardi sviluppò la sua ideologia della “Terza teoria universale” [alla base del Non allineamento professato negli anni Cinquanta da Tito, Nasser, Nehru], che egli espose con cura nel suo “Libretto verde”. E’ un misto di elementi di socialismo e di islamismo, che rigetta sia il capitalismo sia il comunismo con l’obiettivo di  “dare potere al popolo”. Dopo aver istituito, nel marzo 1977, la “Jamahiriyah” (lo Stato delle masse), furono  allestiti i Comitati Rivoluzionari, composti in gran parte da giovani uomini di scarsa cultura che godevano, però,  almeno apparentemente, di un potere illimitato. Questi Comitati operavano a stretto contatto con i Servizi segreti per monitorare gli oppositori al regime. Si reputa, inoltre, che abbiano ampiamente aiutato a reprimere la popolazione.

Le critiche a Gheddafi e all’ideologia totalitaria dello Stato non sono tollerate. I libici hanno solo una qualche opportunità  di esprimere la loro opposizione ad alcune specifiche politiche governative nell’ambito dei congressi popolari di base e durante l’annuale Congresso del popolo (l’equivalente del Parlamento). Si reputa che il numero dei prigionieri politici sia nell’ordine delle migliaia. Quest’anno, in marzo e in maggio, si sarebbero verificati due attentati alla vita di Gheddafi. Sono poi numerosi i gruppi di opposizione in esilio, in Occidente, in Egitto e nel Ciad. I  loro membri sono spesso colpiti dalle squadre della morte di Gheddafi.

Sebbene la Libia goda del maggior reddito pro capite dell’Africa (5.500 dollari nel 1987) e degli alti profitti derivanti dalla vendita del petrolio, continua ad affrontare difficoltà economiche. I beni di consumo sono scarsi. Vi sono limitazioni al commercio degli alimenti, soprattutto a causa della cattiva gestione e della corruzione nel sistema distributivo. Gran parte delle risorse economiche della Libia è destinata alle spese militari e all’importazione di armi dall’Unione Sovietica. […]

Carta geografica della Libia

Nello sforzo di contrastare il crescente scontento delle masse, Gheddafi ha annunciato nel marzo 1988 una serie di riforme e di misure liberiste. Le prigioni dovevano essere abolite. I tribunali rivoluzionari dovevano essere sostituiti dai tribunali popolari, gli arresti dovevano essere eseguiti tramite l’autorità dei pubblici ministeri, mentre la pena di morte doveva essere cancellata, con l’eccezione dei criminali violenti o delle persone che lavoravano per le potenze straniere. […]

Tuttavia gli uomini di affari continuano a essere riluttanti a investire denaro in nuovi progetti in Libia. I beni di consumo sono aumentati ma, siccome sono relativamente cari, non tutti i libici se li possono permettere. […]

I risultati nell’ambito dei diritti umani sono stati scarsi. I comitati rivoluzionari continuano ad avere un certo potere. Si dice, poi, che Gheddafi li abbia incitati a sopprimere i disordini religiosi, in aprile. […]

Sebbene Gheddafi abbia annunciato nell’agosto 1988, in televisione, che “i carcerati sono stati liberati e che le prigioni sono state demolite”, si reputa che la popolazione carceraria sia ora più numerosa di un anno fa. Si dice inoltre che alcuni prigionieri siano morti sotto torture.

L’insoddisfazione popolare, soprattutto tra i giovani, ha trovato uno sfogo nell’aperta adesione all’islamismo fondamentalista. Sebbene, nel prendere il potere, Gheddafi abbia enfatizzato la natura islamica del regime, la sua ideologia è stata controbilanciata dai principi socialisti. Questa lettura non ortodossa dell’Islam, che alcuni considerano eretica, e le dichiarazioni anticlericali, possono essere alla base di questo accresciuto interesse verso l’islamismo più puro. I gruppi musulmani, sebbene piccoli e poco organizzati, rappresentano un’opposizione che è difficile da contrastare. In seguito alle critiche mosse alle politiche di secolarizzazione promosse da Gheddafi, soprattutto nel campo educativo, questi gruppi islamici hanno sofferto una campagna propagandistica incoraggiata dal governo. La stampa ha criticato “l’oscurantismo islamico, il quale ritiene che i problemi della modernità possano essere risolti con la preghiera e con la lettura degli antichi testi”. Le studentesse universitarie sono state incoraggiate a non indossare il tradizionale velo islamico. Infine le manifestazioni dei gruppi religiosi sono state duramente represse con centinaia di arresti. Si reputa che alcuni loro leader siano stati assassinati.

Nel frattempo Gheddafi si è sforzato di presentare un’immagine più moderata all’estero. Cosa che ha avuto un certo successo. Fin dall’anno scorso la Libia ha tentato di distanziarsi in maniera pubblica dalle accuse di sostenere il terrorismo. […] Infatti, fin dal 1970, Gheddafi ha finanziato con molti milioni di dollari i movimenti guerriglieri e terroristi nel Medio Oriente, in Europa [separatisti baschi e Ira], nell’Estremo Oriente e nel Pacifico. Sono comunque molti gli analisti che dubitano che il sostegno libico a queste organizzazioni sia diminuito in maniera significativa. […]

La moderazione di Gheddafi in politica estera deve essere vista nel contesto delle celebrazioni per il ventesimo anniversario della rivoluzione. Egli era ansioso di accogliere una gran massa di capi di Stato e di dignitari stranieri. Tuttavia, sia i libici sia gli osservatori internazionali mostrano indubbiamente cautela in merito alle future strategie politiche di Gheddafi. La speranza è che tale nuova espressione di moderatismo non abbia vita  breve. Nel frattempo è la Libia che deve dimostrare che si sia  verificato un qualche reale cambiamento nei suoi comportamenti e nelle sue politiche.

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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