Borghese, la Cia e le trame del 1969

I SEGUENTI DOCUMENTI SONO STATI DESECRETATI DALLA CIA NEL 2005 E SI TROVANO (DAL LUGLIO 2010) NEL FALDONE “JUNIO VALERIO BORGHESE” DEL NARA (COLLEGE PARK, USA).
SONO CONSULTABILI PRESSO L’ARCHIVIO CASARRUBEA DI PARTINICO (PA).

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Il principe Borghese

DAL CAPO DELLA STAZIONE CIA DI ROMA AL RESPONSABILE DELLA CIA PER L’EUROPA, “IL PRESUNTO RUOLO DI JUNIO VALERIO BORGHESE NEI PIANI PER UN COLPO DI STATO”

6 AGOSTO 1970, SEGRETO.

Il 4 marzo 1969, un ufficiale dei Servizi navali italiani entrò in contatto con uno dei miei uomini, comunicandogli quanto segue:

L’ufficiale parlò degli incontri preliminari che si erano svolti di recente tra alcuni suoi amici influenti per discutere un colpo di Stato.

L’ufficiale affermò che questi suoi amici (non identificati), erano ben piazzati sia nel governo italiano sia nell’industria privata. Tuttavia, non esisteva una organizzazione formale e queste persone erano legate soltanto da una lunga amicizia.

L’ufficiale chiese se un rappresentante della Cia fosse disposto a sedersi a un tavolo e dare ascolto a questo gruppo e alle sue proposte per risolvere i problemi italiani. Disse inoltre che detto gruppo desiderava informazioni affidabili sulla posizione che il governo degli Stati Uniti avrebbe assunto nell’eventualità di un colpo di Stato, ossia se noi ci saremmo opposti al golpe schierandoci dalla parte del governo italiano di centro-sinistra.

L’ufficiale americano replicò al suo collega italiano che la Cia non poteva parlare per conto del governo statunitense, e che non poteva approvare idee o piani così vaghi e ancora allo stato embrionale.

L’ufficiale italiano si rifiutò di rivelare l’identità delle persone [i membri del gruppo sopra menzionato] e replicò negativamente alla domanda se nel piano fossero coinvolti Randolfo Pacciardi e i reduci del movimento “Nuova Repubblica”.

Il 4 aprile 1969, l’ufficiale italiano tornò sull’argomento. Affermò che avrebbe presto incontrato i suoi camerati che progettavano il colpo di Stato, e che aveva bisogno di una qualche indicazione sulle reazioni del governo Usa. Disse che lui e i suoi amici erano persone troppo pratiche per aspettarsi un sostegno da parte del governo statunitense. Chiedevano soltanto di essere rassicurati sul fatto che il governo americano si sarebbe comportato in maniera neutrale in caso di golpe.

All’ufficiale italiano fu detto che la Cia non poteva rispondere senza essere prima messa al corrente sui dettagli specifici riguardanti le persone coinvolte e i loro piani. Fu a questo punto che l’ufficiale italiano affermò che la personalità di rilievo coinvolta era Junio Valerio Borghese (l’ufficiale italiano con cui abbiamo parlato è un collega di Borghese dai tempi della Seconda guerra mondiale ed ha lavorato per lui nei ranghi della Decima Flottiglia Mas, a La Spezia).

Il 25 maggio 1969 apprendemmo dall’ufficiale dei Servizi navali italiani che Borghese era già in contatto con un membro dell’intelligence statunitense a Napoli. Borghese diceva di avere amici influenti a Washington, anche al Dipartimento di Stato. L’ufficiale italiano affermò inoltre che il movimento di Borghese godeva del rispetto e dell’appoggio di un’ampia schiera composta da uomini di governo e persino da politici, dall’ala destra del Psi fino all’ala sinistra dell’Msi. Disse poi che il colpo di Stato sarebbe stato guidato da un’alleanza tra forze militari ed economiche italiane.

Infine, i nostri archivi indicano che il ministero dell’Interno italiano ricevette nel settembre del 1969 un rapporto in merito ad alcuni incontri sostenuti da Borghese, leader del Fronte Nazionale, con vari industriali genovesi: Sebastiano Calami, Giacomo Cambiaso, Giacomo Berrino. […].

*

“IL FRONTE NAZIONALE E LA SITUAZIONE POLITICA ITALIANA (MEMORANDUM DI CONVERSAZIONE)”, 26 GENNAIO 1970, SEGRETO.

L’incontro si svolge all’ambasciata americana di Roma. Vi prendono parte Junio Valerio Borghese, Charles R. Stout (2° segretario d’ambasciata) e Oddone Colonna.

Borghese ha affermato di non aver avuto contatti con nessuno dell’ambasciata per molti anni. Non sapeva quali fossero le nostre fonti informative e sospettava che noi potevamo non essere del tutto consapevoli della condizione disperata in cui si dibatte l’opinione pubblica italiana, oppure del lavoro svolto dal Fronte Nazionale.

A suo dire, la gente è terribilmente schifata dal governo e dal sistema dei partiti, che pensa solo a se stesso ed è corrotto e inefficiente. La gente se ne frega di Lenin, del Duce o degli altri leader politici. Inoltre, il Paese sta scivolando molto rapidamente sotto il controllo dei comunisti. Ora, il Pci influenza considerevolmente la politica e in breve il suo controllo sarà assoluto. Sono poche le figure pubbliche che sembrano preoccuparsene, al contrario della gente che ha ancora cervello.

Borghese ha visitato la nostra ambasciata perché gli Stati Uniti sono la potenza leader nel mondo e perché esercitano una considerevole influenza sull’Italia. Egli ha citato il presunto, decisivo appoggio fornito dal presidente Kennedy alla nascita del centro-sinistra in Italia.

Borghese ha detto che il Fronte Nazionale non è un partito. Egli rifiuta l’idea di avere a che fare con i partiti. Il Fronte mira a riunire le persone preoccupate di ciò che è accaduto in Italia a partire dal dopoguerra. Si tratta di industriali, professionisti, intellettuali e appartenenti alla piccola borghesia. Sono centinaia le piccole organizzazioni locali che condividono il medesimo punto di vista. Il Fronte tenta di metterle insieme.

L’obiettivo di lungo termine del Fronte consiste nel catalizzare l’opinione pubblica e, in una fase successiva, nel soppiantare i partiti e l’attuale sistema di governo. Il Fronte ha già costituito un governo “ombra”, con “prefetti” in ogni provincia italiana e un gruppo centrale composto da esperti in ogni campo.

Ho replicato che io potrei anche simpatizzare con molte delle critiche rivolte al sistema italiano. Tuttavia, è realistico pensare che un gruppo estraneo al sistema possa rovesciarlo in modo così semplice, stando a quanto esposto?

Borghese ha insistito sul fatto che si tratta di portare l’opinione pubblica dalla parte della giustizia. O meglio: l’opinione della gente in grado di comandare, giacché questo tipo di persone tende a seguire un leader risoluto.

In risposta alla mia domanda, Borghese ha affermato che il Fronte è una forza conservatrice, nel senso che desidera preservare l’ordine pubblico, rispettare la legge e la posizione dell’Italia nell’ambito della Nato. Ma il Fronte incoraggia la politica sociale, che è molto più realistica e progressista di quella decantata dai partiti italiani. Il Fronte non ha iscritti e, quindi, non è possibile contarne gli aderenti.

Ho chiesto a Borghese se egli fosse ancora un attivista dell’Msi. Ha risposto di no. Egli acconsentì a fare il presidente onorario dell’Msi, all’inizio del 1950, pressato da particolari circostanze. Ma quando queste vennero meno, nel 1952, Borghese rassegnò le dimissioni. L’Msi non è migliore degli altri partiti.

Ho replicato che siamo sempre stati interessati alle varie opinioni politiche e che saremmo lieti di incontrarlo nuovamente, nel caso avesse qualcosa da aggiungere.

Generale Vernon Walters

Borghese mi ha consegnato una copia del memorandum che era già stato dato a un membro della cerchia del presidente Nixon [il generale Vernon Walters] nel febbraio del 1969, a Roma. […].

In merito alle opinioni del Fronte Nazionale, questo memorandum (vedi allegato) è più indicativo di quanto affermato da Borghese durante il colloquio. La prima parte, che tratta le questioni interne italiane, esagera nelle sue discutibili interpretazioni. La seconda parte – le questioni internazionali – è irredentista in maniera inaccettabile. Il memorandum ha un tono forse falangista, non neofascista.

*

Il memorandum di 16 pagine, intitolato “Italia 1969” e redatto dal Fronte Nazionale di Borghese nel gennaio 1969, è diviso in due parti: “La situazione interna” (sei paragrafi) e “L’enigma internazionale” (quattro paragrafi).

Cia

In sintesi, il nemico da battere è il comunismo, rappresentato in Italia dal Pci. Il sistema dei partiti del centro-sinistra, guidato dalla Dc, non è più in grado di far fronte al partito di Longo. L’ingresso del Pci nel governo è solo questione di tempo. La Dc non ce la fa ad “erigere una barriera contro i comunisti”. La stessa Costituzione del 1948 è nata sotto l’egida di Umberto Terracini, un comunista, mentre i concetti di “progresso e democrazia” sono associati ormai “al pensiero e ai metodi della sinistra”.

Il centro-sinistra di Moro e di Fanfani è nato nel 1962-’63 con la benedizione di Kennedy, ma la Dc è ora “nelle mani del Pci”. Le leggi emanate negli ultimi anni hanno una colorazione “rossa”. Se questo processo non sarà bloccato, “l’Italia diverrà in breve un vero e proprio Stato socialista”. La Dc è ormai ridotta all’impotenza. E se i comunisti non sono ancora riusciti a prendere il potere, è perché aspettano di conquistarlo con metodi “legali”, seguendo il pensiero di Togliatti. Il Pci aspetta solo di approfittare della debolezza dell’avversario, la Dc, scegliendo il momento opportuno per colpire. Per i comunisti, i socialisti e la sinistra democristiana sono solo degli “utili idioti”. Inoltre, il Pci vuole uscire dalla Nato e trasformare l’Italia in uno Stato “neutrale”. Persino il Vaticano è ormai “estremamente tollerante” nei confronti dei comunisti. Le masse studentesche professano “l’anarchia” mentre i preti forniscono versioni socialisteggianti del Vangelo. Vi è insomma un “eccesso di tolleranza verso il socialismo e l’anarchia” in Italia.

Ma la colpa è anche delle potenze alleate, che durante la guerra hanno foraggiato “le bande partigiane di sinistra” e permesso “la nascita dei partiti di sinistra”. In una parola, “il comunismo è stato introdotto in Italia dagli anglo-americani. La colpa di questo errore fatale, quindi, non può essere gettata sugli italiani”. Lo stesso Kennedy ha dato luce verde “al socialismo, e cioè al comunismo”.

Cia 1969 pagina 1

Nel paragrafo “L’ultima opzione”, il Fronte Nazionale scrive che occorre mettere in piedi “una concentrazione di forze nazionaliste non legata ai partiti, per combattere con forza ed efficienza il comunismo e stabilire un sistema politico nuovo e più razionale”. E conclude: “Il dilemma che si pone dinanzi al governo degli Stati Uniti d’America è il seguente: astenersi dall’intervenire e consentire che l’Italia scivoli inesorabilmente verso il blocco comunista; oppure, salvare l’Italia prima che sia troppo tardi e appoggiare con la massima efficienza un raggruppamento di forze nazionaliste”.

Il 19 febbraio 1971, la Cia dedica un documento segreto di 7 pagine alle manovre eversive di Borghese, basato in gran parte su un rapporto del ministero dell’Interno italiano. Titolo del documento Cia: “Il Fronte Nazionale: un’inefficace organizzazione di destra, spesso accusata di pianificare un colpo di Stato”. La notizia del tentato golpe dell’Immacolata (8 dicembre 1970) finisce sui giornali nel marzo 1971.

Nel sommario, la Cia minimizza e scrive:

Cia 1969 pagina 2

Il Fronte Nazionale – ha uno scarso seguito e risorse finanziarie limitate mentre il suo leader [Borghese] è un personaggio da operetta – manca delle capacità necessarie a progettare e a realizzare un colpo di Stato.

In ogni modo, lo spionaggio Usa conferma le trame dell’ex capo della Decima Mas.

Tra il maggio e il giugno del 1970, Borghese organizzò degli incontri con i leader dell’Fn per discutere la possibilità di un colpo di Stato. Le riunioni furono preparate da Remo Orlandini, il collaboratore più fidato di Borghese.

Nel luglio del 1970, l’ambasciata americana di Roma viene a sapere che Borghese sta preparando un golpe per Ferragosto (vedi l’articolo di Bellu e Veronese, “Non stanotte”, sul Domenicale  de ‘la Repubbica’ del 19 dicembre 2004). Nel carteggio tra l’ambasciata e il Dipartimento di Stato, si parla anche della riunione tra Stout e Borghese del 26 gennaio 1970.

Il rapporto Cia del 19 febbraio 1971 riprende inoltre il tema del colloquio tra Borghese e il generale americano Vernon Walters nel febbraio 1969, a Roma.

Borghese ha raccontato ai suoi amici di aver incontrato alcuni membri della delegazione americana, nel corso dell’ultima visita del presidente Nixon in Italia. Borghese illustrò loro la gravità della situazione italiana, sottolineando che l’unica soluzione possibile era il colpo di Stato. Chiese quindi il sostegno americano. I politici statunitensi avrebbero replicato nel modo seguente: “Muoviti e, una volta che ti sarai assicurato il controllo del Paese, ti appoggeremo.” Gli amici di Borghese ritengono che gli americani non lo abbiano preso in seria considerazione e che la loro risposta sia stata di natura strettamente diplomatica.

All’epoca, il generale Walters è addetto militare americano a Parigi. Tra il 1943 e il 1945, partecipa alla campagna d’Italia. Poliglotta, negli anni Sessanta viene accusato di aver promosso il golpe in Brasile (aprile 1964). Negli anni Ottanta, Reagan lo nomina ambasciatore americano all’Onu.

L’11 settembre 1970, l’addetto militare dell’ambasciata Usa in Italia, il colonnello James Clavio, scrive un rapporto intitolato “I gruppi della destra italiana”. Le fonti sono “due esponenti militari italiani”, che si incontrano con il colonnello il 31 agosto 1970.

Il Fronte Nazionale si formò nel gennaio del 1969. […] Vi aderirono subito altri gruppi paramilitari di destra. Si stima che l’Fn abbia un nucleo di 5000 aderenti in tutta Italia. Nel luglio di quest’anno [1970], Borghese avrebbe preso contatto con tutti i capi delle organizzazioni della destra per costituire un fronte unito contro il comunismo.

Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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4 risposte a Borghese, la Cia e le trame del 1969

  1. Emilio ha detto:

    Se non ricordo male, nella notte dell’Immacolata ebbe effettivamente inizio il tentativo di colpo di Stato. I golpisti erano riusiciti ad introdursi nell’armeria del Viminale e avevavo cominciato a prendere posizione nei vari punti strategici individuati.
    Ad un certo punto, per ragioni ancora ignote, fu diramato il contrordine e tutti si ritirarono come se niente fosse accaduto.
    Forse mancò proprio l’appoggio degli americani che guardavano con diffidenza a quel personaggio che conoscevano molto bene: infatti, durante e dopo la guerra, Junio Valerio Borghese era stato al servizio degli americani insieme a quel Mauro De Mauro che, poco tempo prima del colpo di Stato e forse proprio per questo, era stato sequestrato ed ucciso dalla mafia corleonese, anch’essa coinvolta nel golpe.

  2. pino ha detto:

    doppio giochismo puro da entrambe le parti. dopo tutto questo è il gioco della politica. quindi il signor borghese era a capo della decima massa!
    grazie delle notizie ampliano il quadro mentale che detengo!

  3. Gherardo Maffei ha detto:

    Giorgio Almirante saggiamente liquidò i velleitari tentavi golpisti del comandante Borghese con la seguente frase lapidaria:”La medaglia d’oro al valore militare Borghese fu un ottimo militare ma un pessimo politico”. Il tentato golpe di Borghese in realtà fu una trappola del sistema per ingabbiare gli allochi e ricorda tanto il film interpretato da Ugo Tognazzi “Vogliamo i colonnelli”, roba da relegare alla comicità e agli incubi notturni di qualche vegliardo insonne, comunque da cronaca nera e non storiografica.

  4. Piero Francione ha detto:

    Ciò che secondo me è interessante è la data del primo colloquio: 4 marzo 1969. Una prova che il colpo di stato che avrebbe dovuto svolgersi dopo la strage di Piazza Fontana ed il golpe Borghese hanno almeno un padre in comune.

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