Il tempo dei sergenti

Concita De Gregorio

Circola da qualche tempo, e persisterà ancora un pò, la notizia, non si sa se fondata e quanto, delle imminenti dimissioni di Concita De Gregorio dalla direzione de “L’Unità”. La voce non lascia indifferenti ma per me è un segnale. Un brutto segnale. Concita De Gregorio  sarebbe costretta ad abbandonare la direzione del  suo giornale per cedere il posto a un sergente bersaniano di provata fede. L’inquadramento subentrerebbe alla voce libera della coscienza e della contestazione, il politichese alla politica, la logica di parte e di partito al libero gioco del pensiero critico. Può anche essere vero che il cambiamento sarebbe da collegare alla crisi dei giornali e al calo generale delle vendite, ma è anche vero che un’altra direzione non favorirebbe la risoluzione del problema  e che, pertanto, le ragioni di una nuova possibile direzione non avrebbero nulla a che fare con  le mutate intenzioni di Renato Soru, titolare della testata, che ha da tempo manifestato la volontà di cedere la proprietà della società editoriale.

La mossa cade dopo i referendum, ai quali il Pd si è accodato in processione, seguendo i flussi dell’onda lunga dei risultati elettorali delle amministrative, il termometro della nuova situazione in cui si viene a trovare l’Italia in questa fase di destrutturazione del berlusconismo, di entrata in crisi dei suoi paradigmi, dei suoi uomini e delle sue bussole. Se ne rendono conto tutti, tranne i Sancio Panza di turno, i Brunetta inferociti contro precari e fasce marginali, i Don Chisciotte alle  prese con i mulini a vento delle loro allucinazioni, i diversamente alti della politica. Non combattono questa volta per i loro ideali, ma per le  immaginarie creature del loro mondo onirico: paradisi perduti, sogni lontani dalla realtà mentre la terra frana  e con essa crolla tutto. Gli italiani e le loro “magnifiche sorti e progressive”.

In questa perdizione vi è un protagonismo irresponsabile trasversale alla politica. Al centrodestra in crisi, il centrosinistra non oppone una leadership in grado di far fronte alla situazione. Ciascuno serra le sue fila e si chiude a riccio mentre la barca affonda. Bersani come Vendola, con tutto il seguito dell’arcipelago della sinistra in vario modo denominata.

Attendiamo non si sa che cosa, mentre cresce ogni giorno il debito pubblico, si porta a termine l’attacco allo stato sociale, aumenta la disoccupazione giovanile, il futuro è sempre più grigio. L’importante è che ciascuno faccia quadrato e mentre affonda si senta al sicuro.

G.C.

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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4 risposte a Il tempo dei sergenti

  1. Renzo C ha detto:

    Carissimo Dott. Casarrubea,
    non è che la De Gregorio sia dimissionaria per scelta o per forza, è in scadenza di contratto e l’editore Soru non intende rinnovarlo.
    L’ Unità ha continuato a perdere copie, ha chiuso le redazioni di Bologna e Firenze, storici bacini di elettori pd, e la De Gregorio è direttore per volere di Veltroni, il quale annunciò il defenestramento di Padellaro dalle pagine del Corriere, nientemeno.
    Padellaro assieme a Travaglio, il quale pure lui abbandonò l’ Unità, fondarono il Fatto, quotidiano in diretta concorrenza con l’ Unità, se non altro per la presenza sia di Padellaro che di Colombo.
    Soru ha perso le regionali in Sardegna e Tiscali non naviga in buone acque, se è vero che sta anche cercando di vendere la testata, il cambio di un direttore che perde copie non è certo uno scandalo.
    Non è ancora certo che avverrà, ma visto che Bersani è in ascesa (anche se le ragioni sono ignote), è probabile che Claudio Sardo arriverà alla guida dell’ Unità.

    Alla luce di questo brevissimo riassunto storico degli ultimi anni dell’ Unità, non ci trovo poi molto di anomalo alla sostituzione della De Gregorio: avesse rilanciato la testata allora sì che sarebbe scandaloso un avvicendamento che, a quel punto, sarebbe invece solo politico.

    Tutt’altro discorso invece la leadership di una opposizione in grado di presentarsi a elezioni politiche con la speranza di vincerle.
    Attualmente i 3 segretari dei partiti che possono comporla sono irricevibili: Bersani fa parte della cupola del pd, quella che “non vincerà mai” e più che di rinnovamento puzza di stantio.
    Di Pietro è più uomo di destra che di sinistra (basta solo vedere da dove vengono alcuni “suoi”, tipo Li Gotti) oltre ad avere un’ immagine troppo giustizialista e non certo da leader in grado di governare. Alla svolta moderata post-referendum non ci crede nessuno, mentre sui congiuntivi è ancora carente.
    Il terzo polo spero si sciolga come neve al sole: sono un coacervo di contraddizioni impresentabile.

    Vendola invece è per me un capitolo a parte, perchè è IMHO il più probabile candidato (e ciò conviene di sicuro al pd).
    Innanzitutto resto basito da una serie di cose che suonano piuttosto strane.
    S’è mai visto un leader di estrema sinistra andare a braccetto col presidente di confindustria?
    C’entreranno mica gli inceneritori che ha approvato “obtorto collo”, a suo dire? Non era meglio spendere gli stessi soldi per promuovere la raccolta differenziata? Perchè, una volta costruiti, servirà per forza avere dei rifiuti da incenerire, altrimenti sono inutili.
    Curioso poi che approvi la costruzione di un ospedale a Taranto assieme a don Verzè, noto amico di Berlusconi, dopo aver sospeso il monitoraggio delle emissioni ILVA durante la notte (quando gli impianti vanno al massimo): di notte ci si ammala e di giorno ci si cura, è un ciclo perfetto.
    Ancora più strano che, pur non essendo in parlamento con nemmeno un rappresentante, sia accreditato di un 8-9% di consenso nazionale.
    Ma forse la spiegazione di questi strani fatti si può riassumere in una cena, magari quella cena del primo maggio 2010 a Cisternino, dove Vendola era la star al cospetto di banchieri e finanzieri del nord, tutti a casa di Guido Roberto Vitale, un mazzettaro reo confesso che, stranamente, è anche uno dei soci fondatori del Fatto Quotidiano.
    http://archiviostorico.corriere.it/2010/maggio/03/Vendola_nella_masseria_del_banchiere_co_8_100503018.shtml
    Per far politica servono soldi, tanti, e pare proprio che Vendola abbia trovato degli sponsor danarosi, e queste sì che mi sembrano faccende piuttosto “pelose”.

    Ecco, forse Vendola è il leader giusto per la nuova sinistra, anche se di nuovo non c’è proprio niente.
    Se non altro però Vendola è uno che parla bene, uno che sa dare della baguette al pane e del gewürztraminer al vino (cit. spinoza.it)

    Cordiali saluti

    Renzo C

    • casarrubea ha detto:

      Caro Renzo,
      condivido la tua analisi. Volevo solo sottolineare che il nostro è un tempo ‘minore’, in cui bisogna accontentarsi delle mezze cartucce mentre navighiamo nello sfascio generale.

      • Renzo C ha detto:

        Carissimo Dott. Casarrubea,
        anch’io condivido questa Sua replica, la quale purtroppo prelude a… ?
        Non ne ho proprio idea, e anche se sono di indole ottimistica, le premesse, le sensazioni sono piuttosto fosche.
        Temo che se anche fra le mezze cartucce si trovasse qualcuno onesto e volenteroso, la diagnosi sarebbe che il malato, l’ Italia, è ormai incurabile, e si dovrà far di necessità virtù.

        Spero tanto di sbagliarmi.

        Cordiali saluti

        Renzo C

  2. Renzo C ha detto:

    Carissimo Dott. Casarrubea,
    Le riporto alcuni estratti dal Fatto Quotidiano online relativi al cambio di direzione all’ Unità, non più probabile ma certo e sancito da un comunicato congiunto De Gregorio/Soru, un classico del genere “lasciamoci senza rancore, raccontando delle favole”.

    “Un ciclo definito da entrambi “positivo” ma che direttore ed editore pensano sia il momento di chiudere.”
    Se perdere copie e chiudere redazioni è un ciclo positivo, non so cosa possa essere un ciclo negativo.
    Forse mettere una bomba in redazione?

    ”Abbiamo lavorato in questi anni in sintonia e in piena libertà, in autonomia dal Partito Democratico – concludono Soru e de Gregorio – che in alcune occasioni non ci ha fatto mancare le sue critiche, ma non ha neppure mai preteso di imporre una linea”.
    E Veltroni che defenestra Padellaro con un’ intervista a Cazzullo sul Corriere allora cos’è?
    Ma forse sono io che ho un concetto vetusto di libertà e autonomia, sì sì, sarà così senz’altro.

    Avanti il prossimo.

    Cordiali saluti

    Renzo C

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