Lettera a Gianluca

Caro Gianluca,

miracolati dalla Madonna del Ponte

battersi è un’azione di resistenza. Il mio rammarico è che non si levano voci che condannino in modo forte e chiaro i danni che questa specie di governo di San Remo sta producendo nei partinicesi, con effetti gravi persino sulla condizione civile di questa nostra popolazione. Si è approvato un bilancio assurdo nel silenzio più totale, quando tutti, da bambini, sappiamo che il bilancio di un comune è l’atto principale della sua politica. Il presidente della commissione consiliare del bilancio si è dimesso forse perchè non vuole condividerne le responsabilità dopo averle in qualche modo anche lui provocate. Le scuole sono senza una politica di lavori pubblici per la loro messa in sicurezza. Le leggi sono disattese, e non vedo avvio alcuno di attività democratica antimafia. L’antimafia verbaiola dà contentini a destra e a manca mentre tutto va a catafascio. La diga sullo Jato, vanto della nostra storia democratica e delle battaglie della Camera del Lavoro e di Danilo Dolci, è stata ridotta a un carrozzone della nuova politica cuffariana e lombardiana. Il commercio è abbandonato a se stesso, mentre impera il modello del grande consumismo. Spuntano come funghi pescecani che mangiano pesci più piccoli. Fino alla Policentro, ultimo mostro sacro del nostro territorio. Con buona pace di tutti. Non resta traccia della nostra memoria storica, di ciò che avevamo di più caro e di più prezioso da additare alle nuove generazioni: il patrimonio urbanistico, le nostre produzioni, il nostro artigianato, le piazze, gli antichi cortili, i selciati, ecc. La vecchia villa comunale, dopo essere stata depredata dei suoi arredi (come del resto il paese con le sue fontane marmoree) muore giorno dopo giorno senza che nessuno faccia nulla. E’ stato speso un fiume di soldi per restaurare il palazzo che fu un tempo della nobile famiglia dei Ramo, già a partire dal sec. XVI, ma, inaudito a dirsi, tutto quello che è stato fatto è in una condizione di irreversibile degrado: umidità, sterpaglie, arredi di fatto fuori uso e attaccati dalla muffa, computer nuovi e mai usati ancora impacchettati e buttati a terra, scanner costosissimi inutilizzati, scaffalature di compensato incapaci di reggere alcunchè. E potremmo continuare ancora. In cambio si sono spesi, pare, 45 mila euro per pagare un vincitore di San Remo che certamente sarebbe stato più felice se il denaro fosse stato impiegato per cause migliori e durature nel tempo. Si sono fatte raccolte di cui nessuno sa niente, come nessuno sa quanto veramente è costata questa festa del nulla dedicata alla Madonna del Ponte, con un prete sul palco, un assessore che avrebbe fatto meglio a starsene al Comune a pensare ad altro piuttosto che a comparire (almeno per pudore) su un palcoscenico come una soubrette, e un sindaco che non sa più che pesci pigliare e dove andarli a prendere, visto che il paese sta annegando tra immondizie di varia natura reale e metaforica, bollette d’acqua di tutti i tempi, dal diluvio universale ai nostri giorni, e tasse per mantenere un paese pulito quando mai e poi mai abbiamo avuto il piacere di vedere questo miracolo. Perciò, caro Gianluca, non dico che devi disperare che le sorti di questa nostra comunità possano cambiare, ma capisci bene che c’è “scuru e malu caminu”. Peggio che ai tempi della vecchia DC che tu certo, per tua fortuna, non hai conosciuto.

Ma hai ragione tu, diamoci da fare per quello che ognuno nel suo campo può fare. Personalmente avevo, alla mia età, una piccola speranza: che le promesse fatte da questi signorini che fingono di amministrare, fossero sincere. Che fosse vero che avrebbero accettato il dono (che io volevo fare ai miei concittadini) del mio ricchissimo archivio. Mi avevano promesso, oltre due anni fa, alcune stanze a Palazzo Ramo e ogni attrezzatura necessaria. L’assessore, di fronte a diversi consiglieri comunali presenti ebbe a dire, perentorio: (era il mese di settembre del 2009) – se entro dicembre di quest’anno non vi consegno i locali vi autorizzo a sputarmi in faccia -. Poi si è constatato che non hanno stanziato un centesimo per l’archivio storico di Partinico, le attrezzature acquistate sono rimaste impacchettate e tutto è tornato ad essere invaso dalla forza del tempo distruttivo. Perciò è giusto l’insegnamento dei nostri antichi saggi: – Mai dare perle ai porci – Gianluca. Non te lo scordare!

Un’ultima cosa. Sperare per il bene comune non è compromettersi, ma verificare giorno dopo giorno. Anche quando le verifiche sono scontate.

Giuseppe Casarrubea

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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Una risposta a Lettera a Gianluca

  1. Gianluca Ricupati ha detto:

    Il silenzio domina perché, come dicevo nel mio breve commento, tutti, chi più chi meno, hanno cominciato ad essere parte attiva di questo meccanismo lassista, fatto di rassegnazione, di accettazione di modi d’agire impensabili nelle società civili e giuste.

    Non posso non condividere le posizioni esplicitate su come vanno le cose a Partinico. Aggiungo che è mortificante ad esempio l’immobilismo delle forze dell’ordine: questa è una delle cose che forse mi colpisce di più perché, in fin dei conti, purtroppo, a certi modi di fare del politico (con la p minuscola) medio ci siamo abituati. Per non rimanere nell’astratto, faccio un esempio: gli eclatanti casi dell’affidamento del bene confiscato alla mafia di via Enrico Fermi e dell’abbandono in cui versa l’altro bene confiscato di c.da Albachiara, situazioni gravissime che abbiamo denunciato con dossier inviati praticamente a tutti, comprese le forze di polizia locali. Ebbene, comincio a pensare che la famosa “zona grigia” si stia allargando a dismisura e che, mentre tutti festeggiamo i celebri arresti proclamati in pompa magna, meccanismi di celato favoreggiamento penetrino anche dove meno ce l’aspetteremmo.

    Siamo d’accordo: diamoci da fare.

    Ma, caro prof. Casarrubea, secondo il mio modesto parere, lei ha sbagliato ad affidarsi a questi signorini e, in generale, alle promesse (da chiunque arrivino). È uno studioso di livello nazionale, se non internazionale. Dispone di un archivio che tutti invidiano e vorrebbero nel proprio territorio.
    Non deve essere lei a “chiedere”, a farsi promettere qualcosa e a sperare che le stesse vengano mantenute, venendo poi puntualmente tradito.

    Se io fossi assessore alla cultura di questo paese, sarei io a venirla a cercare, a trovare delle condizioni per rendere collettivo il suo archivio. Ovviamente, per non essere demagogici (le casse del Comune non sono messe bene, nonostante qualcuno, a nostre spese, viaggi in America o a Gardaland, regali le agendine personalizzate ai consiglieri, paghi le costosissime cene di non identificati soggetti), lo farei cercando di fare tutto “in economia”: se, a quanto pare esistono già sia le attrezzature che la sua volontà di fare questo dono alla cittadinanza, io credo che il problema non sono i soldi, ma la volontà politica a causa, direi, della scarsa lungimiranza intellettuale di tali amministratori.

    Diamoci da fare. Vedrà che se arriverà una primavera partinicese, il suo lavoro storico potrà essere messo a disposizione della collettività. Continuare a sperare in questi signori significa legittimare quei meccanismi di rassegnazione e accettazione che poc’anzi denunciavo. Dà loro più forza. Perché piace loro tenere tutti i cittadini aggrappati a sottili fili di speranza, destinati a moltiplicarsi e ingrossarsi naturalmente nei periodi elettorali.
    E allora resistiamo e contrastiamoli a tempo pieno.
    Gianluca

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