L’elmetto di Scipio di La Russa

I Predator della Nato in Libia

Abbattere un dittatore sanguinario. Ci voleva, porca miseria! L’Italia, con in testa l’elmo di Scipio larussiano sta per vincere la sua guerra con gli africani. E’ sempre lei, destinata dal fato a perpetuare i cicli vichiani dei corsi e dei ricorsi storici. Manco se l’avesse scritto nel suo codice genetico! Ci provò tra il 1911 e il 1931 con la “guerra  sporca” quando si cantava “Tripoli bel suol d’amore” per sterminare con l’iprite interi villaggi. Ci ha sempre provato, per la pace, naturalmente e per il bene di quegli infedeli,  ma non c’è mai riuscita in modo risolutivo. Adesso ha dalla sua parte i “ribelli”. E la cosa è fatta.

E come Publio Cornelio Scipione, detto l’Africano, mise fine alla seconda guerra punica, anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, come Ercolino sempre in piedi o, più genericamente un “misirizzi”, trionfa adesso sui nuovi africani di Gheddafi, i neocartaginesi della battaglia di Zama. Tappa, questa, di una più generale guerra che Roma condusse contro gli eterni nemici africani che minacciavano l’egemonia dell’impero dell’Urbe sul Mediterraneo. Perciò, nel 218 a.C., Annibale fece le umane e divine cose. Sfidò l’inimmaginabile, portò l’esercito di Cartagine dalla Spagna in Italia, attraverso le Alpi. Roma aveva potuto far poco sul Ticino, nelle battaglie del Trasimeno o a Canne (216). Annibale poteva allora dare il colpo finale. Ma non lo diede e così Roma si rafforzò e portò l’attacco finale in Africa, a Zama, appunto (Algeria). Così finì Cartagine.

Noi non siamo proprio sicuri che La Russa si possa in qualche modo, anche con uno sforzo di fantasia, paragonare a Scipione l’Africano. Gli mancano gli attributi. Non possiede, ad esempio, le doti strategiche, o la capacità di scendere direttamente in campo a guidare gli stormi d’assalto, la guerra, anche questa volta chirurgica, ha fatto più morti civili che militari. Tranne, ovviamente, ad addossare tutti i caduti alla barbarie del tiranno e tutti i buoni propositi ai “Nostri”, quelli che arrivano sempre all’ultimo minuto. Quello giusto e decisivo. 

Neanche Berlusconi, che di solito ha la vista lunga, si era accorto che l’aria era cambiata e preso dalle belle musulmane, anche lui aveva messo il Corano in mano. Tranne poi ad accorgersi, quando qualcuno gli diede uno strattone tirandolo da un’altra parte per la giacca, che aveva imboccato una strada senza uscita.

Anche il tipo di guerra “per la pace” non può essere paragonata a quella che si combatteva per il predominio di un impero contro il mondo allora conosciuto, in nome della civitas romana. Allora non si conoscevano le mistificazioni, e non si faceva una cosa in nome di un’altra.

TROVATO (Sebino)

Questa volta è tutto diverso: tempi, scenari, uomini e culture, tecniche di guerra e militari in campo.  I piloti dei nostri Tornado partono la mattina, dopo colazione, e rientrano ad ora di pranzo. Come in un videogioco, checché ne pensi il nostro ministro Frattini, con la sua aria serafica. Anche i militari accasermati all’aeroporto militare di Trapani Birgi, non fanno grandi fatiche a rappresentare, come vuole La Russa, l’eccellenza delle nostre Forze Armate. Altro che scontri al tempo di Scipione! E poi quale fatica affronta il nostro ministero della Difesa per combattere contro un dittatore fino a qualche mese fa amico di Berlusconi, e ora diventato il nemico numero uno di Italiani e Francesi? Non c’è un’apparente spiegazione. Proprio in questi giorni è bastato che mutasse la situazione del conflitto libico e che i cosiddetti ribelli facessero seri passi avanti, che tutte le borse europee hanno chiuso in positivo. Si è registrata un’inversione di tendenza al precipizio della finanza e dell’economia che aveva fatto scrivere a diversi giornali che ci trovavamo di fronte a una crisi paragonabile a quella degli anni del New Deal rooseveltiano. Solo che qui non si intravede traccia di nuovo corso, e non siamo negli Usa in una fase post bellica, quale quella della fine degli anni Venti del secolo passato, ma siamo nel pieno di un vecchio modo di pensare al mondo, o alla possibilità di risolvere i conflitti.

Oggi non è in gioco il dominio sul Mediterraneo, ma il dominio globale del modello occidentale, di cui le nuove tecnologie di guerra sono un semplice strumento. I Predator impiegati in queste settimane decisive per le sorti del conflitto libico, ne sono una prova. Aerei senza pilota, che compiono le loro missioni in mezza giornata, e che troveranno sempre di più largo impiego  nelle guerre del futuro. Tutto procede in modo strutturato ed organico: la sollevazione del mondo arabo per la democrazia; gli interventi contro le tirannidi, la voglia di riscatto e di libertà dei popoli. Ma attenzione! Non di tutti i popoli, ma di quelli che ci interessano. L’Iraq piuttosto che il Tibet, la Libia piuttosto che la Siria o qualsiasi altro Paese del mondo dove non c’è traccia di libertà e di sviluppo, come in Eritrea o in Somalia.

GC

Video sulle stragi di civili in Libia

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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2 risposte a L’elmetto di Scipio di La Russa

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  2. Rosario Grillo ha detto:

    la politica internazionale è un teatro di scontro tra Nazioni ( forze ) più o meno grandi e registra purtroppo puntualmente i reali rapporti di forza, cioè rispechia il Diritto del più forte. Siamo ancora nell’epoca del neocolonialismo! L’Italia, poveretta, si barcamena come un vaso di coccio in mezzo a botti di ferro….

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