Partinico: notte bianca con morto

Svegliati è notte !

Ci voleva questa “Notte bianca” a Partinico. Un paese dove, secondo l’assessore alla cultura, allo spettacolo, alla pubblica istruzione, e non so a quante altre funzioni, la gente di giorno dorme e la notte si dedica alle pazze gioie. Per lo sviluppo della comunità, s’intende, e per favorire,  almeno per una notte, nuovi posti di lavoro. Così dice. Esperienze del genere si sono realizzate un po’ in tutta Italia ed è sotto gli occhi di tutti che movide metropolitane e scimmiottamenti paesani di ciò che avviene nelle grandi città, sono ormai all’ordine del giorno. Comunque, ben vengano quando poi non spuntano le scorribande gangsteristiche, anche se non collegate con feste e festini vari. Le notti bianche sono un segno di vitalità, ma guai a farne scatole vuote, girandole umane senza senso. Le capirebbe solo chi ha una buona padronanza della filosofia del nulla, per quanto ipocritamente si possa sostenere che si creano posti di lavoro. Sarebbe la prima volta che simili miracoli avvengono, cantando e ballando nelle pubbliche piazze.

Così abbiamo visto la gente passeggiare, e i commercianti che stentano da sempre a vendere, specie a Partinico, trasformarsi, secondo l’assessore al turismo, sport, eccetera, in nuovi datori di lavoro. Davanti alle porte dei loro negozi si  sono goduti lo spettacolo, dopo le grandi fatiche che avevano fatto per prepararlo. Nessun affare. E la spiegazione c’è.
L’assessore misura la riuscita del suo programma estivo sparando cifre. Pensa al mucchio e non alla qualità delle cose. E forse non sa che sono di qualità quelle cose che lasciano un segno dopo che sono cessate. Non solo per il piacere che hanno provocato, ma per l’insegnamento che hanno lasciato.

Ma il nostro Bartolomeo è come Caligola che nominò senatore il suo cavallo. Stravede per usare un eufemismo. La sua visione è di tipo consumistico. Fa parte di una cultura ancora ferma allo stomaco. Tutta festa e farina. La giustizia in questa movida, nonostante qualche pennellata al programma data all’ultimo momento, c’entra come i cavoli a merenda. Ed è meglio che c’entri poco. Perché il popolo non deve sentire la “corda pazza” del dovere, ma quella del piacere. Al contrario, il primo dovere in un programma sociale è di ricordare, perché non usare la memoria fa male ai comuni mortali, ma è imperdonabile per sempre per chi amministra e governa. E’ il ricordo che fa fare il salto di qualità a seconda che si tratti del singolo che rielabora, o del pubblico che, avendone il dovere, non lo fa.

Anche se a Partinico ci furono i Mille,  Garibaldi, e i picciotti con il fazzoletto rosso al collo. E Danilo Dolci. Occasione buona per dare spessore a un programma fatto di fumo e rumori, luci e mangiate all’aperto. Visto che ricorrono i 150 anni dell’Unità d’Italia, si poteva fare qualcosa anche per quei disgraziati che ci rimisero le penne per consegnarci un’Italia che certamente quei ragazzi venuti dal Nord, al seguito dell’eroe dei due mondi, volevano più civile ed evoluta. Ma per chi ci rappresenta, la cultura è nulla, mentre contano i panini con le panelle e le cassatelle. Festa e farina, appunto, come volevano i borbonici. La forca per i nemici.

Non penso che Partinico sia Nientopoli. E’ un paese che ha risorse umane notevoli. Mi fa rabbia, pertanto, che un uomo preposto alla cultura non abbia rispetto del buon senso e sperperi il denaro pubblico in cose del tutto futili e senza prospettiva. D’altra parte non se ne può fargli una colpa. In questa felice comunità lo scopo di chi governa è realizzare il nulla. Qualcuno dice: – Ma così si rompe l’aria di funerale che tira nel  paese, sperimentiamo nuove terapie. Ad esempio, trasformare le piazze in discoteche all’aperto con gli assessori che si rigenerano tra le folle divertite. E che dovrebbero fare?  Pensare?

Quello che sappiamo è che il programma ha previsto un’inversione dei ritmi normali di vita delle persone. La colazione non si fa più alla mattina, ma alle due di notte e deve essere scrupolosamente a base di nutella. Un’ora prima (perché ci vuole il tempo per digerirle) c’è stata l’abbuffata delle cassatelle per la quale gli interessati hanno avuto a disposizione piazza Garibaldi. Da qui il popolo affamato, sotto i richiami del ventre, si è potuto recare prima in certe piazze per fare una scorta di “meloni” e di “pani cunsatu” (pane, olio di oliva, formaggio e sarde salate) poi a piazza  Municipio per adempiere a un nuovo rito misteriosofico: vedere spuntare l’alba con i barattoli di nutella in mano.

Non è una bella festa? Se pensiamo che nel mezzo ci saranno sottofondi di bagliori e parole senza senso, “giochi gonfiabili” e trovate del genere, c’è proprio da partirsi dall’altro capo del mondo per essere presenti e poter dire: “io c’ero”. Meglio sarebbe avere anche, per ricordo, una bella foto di gruppo con l’assessore al ramo al centro.

Ora vengo e mi chiedo: – E’ normale un paese nel quale si balla, si sbafa e si suona mentre l’acqua della diga a fiumi si perde a mare? E’normale che l’ amministrazione comunale di questa surreale cittadina ignori che gli operai dell’ex Consorzio irriguo sono stati buttati in mezzo alla strada dai nuovi magnati della Regione siciliana? O che quella che fu la più grande cooperativa irrigua, in Italia, di produttori agricoli, la più grande struttura democratica nata nel 1964 su iniziativa di Danilo Dolci, sia stata cancellata dal potere cuffariano prima e lombardiano dopo?  E che nessuno sull’argomento dica una parola in merito, tranne il solito pazzo di turno che è tra quei pochi abitanti di questo paese che camminano con la testa sulle spalle? Ed è normale che il sindaco nientopolitano lo denigri in pubblico additandolo alla gogna e all’isolamento?  Gli effetti già si vedono: compaiono scritte sui muri delle case e oscene esaltazioni della mafia. La macchina di Nientopoli ha messo in moto il suo ostracismo. Maniaci è stato minacciato di morte e – non c’entra nulla con la festa –  un morto c’è stato per davvero nel giorno della notte bianca.

E’ uno spacciatore di droga, Giuseppe Cusumano, che ha fatto una fine simile a quella toccata qualche anno fa a un altro signore della vicina Borgetto: Antonino Giambrone. Sono stati prima massacrati a legnate e dopo sparati. In questo caso non sappiamo quando fu scoperto il cadavere. Ma nel caso di Cusumano, stando alle prime indiscrezioni, il giovane è stato aggredito e assassinato la mattina del 2 settembre, intorno alle dieci, mentre il corpo è stato rintracciato solo dopo 12 ore davanti casa sua, in pieno centro urbano. E’ possibile che nessuno abbia visto nulla? E’ possibile, se nessuno fa nulla per costruire processi di consapevolezza collettiva.

Siamo tornati a un’epoca buia e pericolosa per il nostro paese. Quando, nel 1963, Danilo Dolci, denunciava alla Commissione antimafia:

“… si va a vedere perché non ci sia l’acqua e si scopre che non è affatto vero che l’acqua non ci sia, in quanto, sembra la parabola dei contrari […] c’è una sorgente la cui acqua va sprecata sulla strada. La gente che passa di lì la può vedere e questo, come si dice in siciliano, è uno “sfrejio”, sfreggio alla gente che ne ha bisogno, perché l’acqua non solo va sprecata, ma va a finire addirittura sotto gli zoccoli dei cavalli che passano”.

E’ ciò che accade ancora oggi, a Partinico. I canali di irrigazione sono ridotti a colabrodo,
ognuno si regola di testa sua, siamo nel pieno di una condizione anomica. Non ci sono più regole e certezze. Siamo piombati in una notte buia e far finta di non accorgersene è un male peggiore.  Il Consorzio irriguo Jato è ormai un sogno lontano. L’acqua è tornata a perdersi per un’infinità di rivoli e torrentelli che lasciano a secco le nostre contrade un tempo ridenti.  E come allora su quell’acqua di “sfreggio” si aggirava l’ombra del capomafia Vanni Sacco, allo stesso modo oggi sembra aleggiare una mafia meno visibile, ma che ha gli stessi interessi di prima: la produzione e il traffico della droga, il controllo dei nuovi modelli culturali e produttivi.

Tutto ci sembra reggersi in un sistema organico al cui centro non c’è lo Stato ma la mafia.

Giuseppe Casarrubea

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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4 risposte a Partinico: notte bianca con morto

  1. giovanna ha detto:

    Il suo è un racconto quasi surreale, peccato che è la descrizione parziale della realtà. Solo leggendo il programma della Notte Bianca si capiva già di che livello sarebbe stata, cassatelle etc..
    ma la cosa non mi stupisce affatto, La notte Bianca in questione è l’espressione dell’Assessore alla cultura Bartolo Parrino. Gli aggettivi da usare, per definire il personaggio, sarebbero tanti e tutti negativi, lei parla di cose che restano, di memoria, di identità culturale, evoca personaggi come Danilo Dolci, ma dimentica che abbiamo a che fare con politici (che parolone!! d’altra parte non so come definirli, mi aiuti lei) di questa levatura (per usare un eufemismo), politici che dopo questa spaventosa esperienza amministrativa, non solo pensano di ricandidarsi ma addirittura come si dice in giro, di candidarsi a sindaco. Come per il resto del paese e parlo del paese Italia, occorre organizzare una nuova resistenza, partendo come sempre dalla cultura e dalla coscienza dei meno abbienti, è impossibile? chi pensava che prima della rivoluzione francese si potessero abolire molti privilegi degli aristocratici e addirittura ghigliottinare un re? certo è stato un processo lungo e credo che anche adesso lo sarà, però bisogna cominciare da qualche parte, ognuno con le proprie competenze e con il proprio ruolo.
    Per quanto riguarda la storia locale e quindi di Partinico, possiamo solo pensare ad una continua ed attenta informazione sui fatti o misfatti perpetrati, preparandonci già da ora alle prossime elezioni. Sempre per parlare di informazioni, qualcuna sa che l’Assessore Parrino ha spostato l’emeroteca sita al Palazzo del Carmine in via Rosolino Pilo? già l’assessore alla cultura evidentemente non sa che l’emeroteca è parte integrante della biblioteca. Qualcuno sa che il magazzino librario collocato a Dewey che si trovava al piano terra è stato spostato al secondo piano del palazzo del Carmine? si trovava al piano terra per ovvi motivi di accesso e prima di essere eletto e di avere la nomina, L’Assessore, in questione, conveniva sul fatto di arredare decorosamente il magazzino, al fine di renderlo anche sala di consultazione. Meglio le cassatelle e la nutella. Nell’estate del 2008 dopo la proiezione del film “Le conseguenze dell’amore” un’impiegata funzionale al Parrino commentò “C’era da tagliarsi le vene per la noia”. Questa impiegata è sempre funzionale al Parrino, infatti, film come le conseguenze dell’amore fanno troppo pensare, meglio riempirsi la pancia. Avrei tante altre cose da dire, ma il dialogo è aperto e spero siano in tanti a partecipare, grazie per l’occasione. Giovanna Cossentino

  2. giuseppe cipolla ha detto:

    Il dialogo è aperto.. E allora una proposta concreta..Facciamo tutti uno sforzo,ognuno mettendoci del suo,per reinventare nell’immaginario questo paese cosa è e cosa poteva essere,dal punto di vista architettonico,economico,culturale,civile.
    Facciamo un elenco alla Fazio o alla Celentano e usiamo un pò l’ironia..”Velo sublime d’aspro pudore con cui gli esseri intelligenti coprono la pietà” (V.Consolo “Il sorriso dell’ignoto marinaio”)
    Inizio con una sorpresa:
    Partinico era il paese delle “Arene” :
    1) Arena Greco…..coi sedili di pietra
    2) Arena Lo Baido…coi sedili di ferro battuto,
    3) Arena “Volta Azzurra” ..coi sedili di legno
    ..Spero che le “conseguenze dell’amore” per questo paese..non ci portino a fare la fine di Paolo Sorrentino nell’omonimo film.. Sorrido.
    Un saluto al caro Professore e a Giovanna
    Giuseppe Cipolla

  3. Cara Giovanna,
    sono d’accordo con te. Occorre veramente organizzare, pensare una nuova resistenza.
    Non sono sicura che questa resistenza debba essere politica, perchè sinceramente non so che valore dare ormai a questa parola.. bisogna partire come dici tu dalla cultura, dalla coscienza, ognuno e ognuna con le proprie competenze e con il proprio ruolo. Il professore ha scritto del mio paese, Piana degli albanesi e di quello che hanno combinato gli amministratori nel post:Svastiche, cannoli e friends, ma la cosa che più mi rammarica è che sia tutto giustificato in nome del consumismo, del trafiletto sul giornale.
    L’importante è che se ne parli, non importa come.
    Deve essere tutto facile, divertente, i momenti di riflessione vanno eliminati dalle feste, ma perchè? le persone non hanno più immaginazione: bisognerebbe ripopolare le piazze di reading poetici, canzoni di protesta, non parlo di Bella Ciao o dell’internazionale, parlo di Gaber di De Andrè che hanno saputo cantare l’umanità.
    Viviamo in uno stato catatonico costante,
    Esiste nel mondo una specie di setta della quale fanno parte uomini e donne di tutte le estrazioni sociali: è la setta degli insonni, io ne faccio parte da dieci anni. Gli uomini non aderenti alla setta a volte dicono a quelli che ne fanno parte: ‘se non riesci a dormire puoi sempre leggere, guardare la tv, studiare o fare qualsiasi altra cosa’. Questo genere di frasi irrita profondamente i componenti della setta degli insonni. Il motivo è molto semplice; chi soffre d’insonnia ha un’unica ossessione: addormentarsi. Dice Titta Di Girolamo.
    Non so, è come se nel momento in cui vorremmo addormentarci per riposarci per cercare di fare ordine nella vita continuamente frenetica c’è qualcosa che ci obbliga a stare all’erta: scandali, catastrofi naturali, tragedie famigliari.
    Siamo come degli zombie, ci teniamo su con la nutella e crediamo che tutto andrà meglio il mattino seguente.
    Bisogna impegnarsi anche a riprendere le forze in maniera sana, senza uso di farmaci o droghe televisive. Mi vien da ridere ma io comincerei con il pisolino pomeridiano, le persone quando sono riposate sono più disposte al dialogo, sono più propense alle attività culturali, sono più invogliate a sorridere.

  4. Erminia ha detto:

    Il problema, purtroppo riguarda TUTTO il Sud! L’importante è dare al cittadino una parvenza di benessere. Fare credere alla massa che la crisi non c’è mai stata oppure che facendo festa si possa esorcizzarla. Ben vengano le feste ed il folklore quando è accompagnato da un interesse concreto per il proprio paese. Al Sud, gli “amministratori pubblici” credono che avere a cuore il proprio territorio sia quello di dare panem et circenses, quando in realtà è tutto il contrario.
    Quello che mi chiedo io, catanese di nascita, è: perché TUTTI non chiediamo a questi “amministratori” dove vanno a finire i nostri soldi?! In cassatelle, crespelle e fuochi d’artificio?….PANEM ET CIRCENSES!
    Erminia

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