La Libia dopo Gheddafi

Saif Al Arab Gheddafi, morto a 29 anni

N.b. : Martedi’ prossimo,  I° novembre sarà pubblicata una selezione di documenti sulla Libia rintracciati e tradotti da M. J. Cereghino e presenti presso il nostro Archivio di Partinico. 

E’ incredibile. Certe democrazie nascono con le condanne a morte degli avversari, senza processi e senza avvocati difensori. C’è da sospettare che non siano altro che nuove più subdole dittature, nuovi tranelli utili solo ai vincitori. Succede in ogni guerra.

Ci sono quelli che se ne stanno sul campo di battaglia con le armi in pugno a rischiare la pelle e ci sono gli strateghi, per lo più lontani, che manovrano, pensano, spingono. Abbiamo visto all’opera le “tigri di Misurata”, e abbiamo subito avuto l’impressione che più che di tigri si trattasse di iene. Assetate solo di sangue, incapaci di concepire una giustizia giusta, un nuovo orizzonte all’incipiente storia della Libia tenuta a battesimo dai suoi nemici di sempre: l’Italia, la Francia, la Gran Bretagna, gli Usa.  Senza il tiranno che per oltre quarant’anni l’ha dominata. Ma per fortuna c’è la Nato e se le cose andranno fuori posto i capi della santa alleanza le rimetteranno a posto.

Resta indiscutibile che il raìs ha fatto una fine gloriosa. Non c’è di meglio, infatti, che morire, come è accaduto a Gheddafi e ai suoi innumerevoli figli maschi, combattendo per le cose in cui si crede, anche contro tutti, contro la storia, le maggioranze, i più forti. Il senso comune e la stessa ragione. Del resto il colonnello l’aveva anticipato che avrebbe venduto cara la pelle, combattendo fino all’ultimo sangue. Alla fine l’ha scovato un ragazzo di vent’anni che se l’è venduto per venti milioni di dollari. Attorniato dalla sua tribù, come nelle danze antiche di certi villaggi di cannibali.  L’hanno portato allo scoperto, massacrato come un animale e alla fine gli hanno sparato un colpo alla tempia mentre era prigioniero dei suoi nemici.

 Gli italiani in questo sono specialisti, specie quelli che si riempiono la bocca di democrazia e che si vantano di fare tutto in nome del popolo. Ma quando pochi agiscono in nome del popolo c’è una dittatura più subdola di quella dei tiranni. Allora la vigilanza e la critica non sono mai sufficienti a tenerci in guardia, a farci scoprire i trabocchetti che ogni giorno ci si preparano per buttarci in qualche fosso, in qualche tunnel senza uscita.

Cosa sarà la Libia dopo Gheddafi? Siamo sicuri che in Tunisia, Egitto, Libia, Iraq, Afghanistan e in chissà quanti altri paesi del mondo ancora, le varie società evolveranno verso l’unico modello, al momento consentito, di società occidentale? Siamo sicuri che anche l’islamismo possa favorire l’evoluzione democratica dei popoli che lo professano? In ogni caso è giusto che l’Occidente con le sue gendarmerie mondiali spinga verso soluzioni congeniali ai suoi bisogni?

Quello per cui si era battuto Gheddafi è ormai passato alla storia: l’abbattimento della monarchia di re Idris I, la laicizzazione dello Stato, il programma antinucleare del 2003, lo sviluppo degli affari commerciali con il mondo occidentale, l’affermazione di una visione culturale panafricana e panaraba, la soluzione di vecchie ferite prodotte alla Libia dal colonialismo del primo Novecento, e via di seguito. All’opposto c’erano i suoi errori, i suoi limiti, il suo potere dispotico. Ma questo, lo si è sempre saputo, come già era accaduto con Saddam Hussein, faceva parte del gioco. A distruggere la grande finzione del loro potere è stata la fine di una sceneggiatura. Ne era pronta un’altra: quella dell’era di internet, manovrata dai soliti ignoti.

Ora che è morto, la sua stessa fine ne ha fatto un uomo improcessabile. Qualcuno ha accostato l’esibizione del suo cadavere in pubblico, a Gesù Cristo o a Che Guevara, a Benito Mussolini e a Clara Petacci o a Saddam Hussein. Morti illustri esibiti sulle pubbliche piazze. Ma ogni morto è diverso anche se riflette la barbarie di uno Stato nascente, il nostro essere inconsapevolmente “cani di una muta gettata nel pantano dell’odio e della voluttà guardona”, come scrive su Panorama.it del 21 ottobre, Pietrangelo Buttafuoco.

La verità è, però, un’altra. Un’altra sola. Nessuno può giurare che alla laicità delle società e
dei poteri che avevano cominciato a dominare la costa africana del Mediterraneo, non subentri adesso un nuovo integralismo islamico che azzeri le conquiste ottenute e riaffidi il potere al comando dei vecchi capitribù.

Alle loro spinte pare abbia risposto la vocazione dei nuovi califfi, di nuovi generali e di nuovi ‘amici’ dell’Occidente, da sempre interessati alla gestione e al controllo diretto delle fonti di energia. Purtroppo non siamo più agli inizi per dire: “Staremo a vedere”.

Giuseppe Casarrubea

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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6 risposte a La Libia dopo Gheddafi

  1. Rosaria Marti ha detto:

    ho letto e in parte condivido , ma rimango stupita dalla elencazione delle cose buone fatte dal tiranno. Anche Mussolini ne aveva fatte di cose buone, ma non per questo è passato alla storia….Se sono contro la Nato e i suoi metodi , questo non significa che io debba stare con Gheddafi, e se l’integralismo islamico avrà il sopravvento, speriamo di no, non era certo meglio tenersi un torturatore e un affamatore del suo popolo….

  2. Il mondo e’ diventato un’autentica “macelleria sociale”, fatto fuori Gheddafi qualche altro colonnello ,gradito ai “gendarmi del mondo” prendera’ il suo posto.

  3. Caro professore,
    a me sembra incredibile che si mostri il suo cadavere senza vita come se fosse un trofeo democratico. Quando sappiamo bene che i democratici erano i suoi migliori amici.
    Gli stessi che permettono le missoni di pace, gli stessi che non intervengono a favore della Siria, che non si schierano mai apertamente e diplomaticamente contro i dittatori, lo fanno solo quando è il momento di spartire il bottino.
    Gli stessi che si abbuffano in uno dei tanti convegni internazionali per porre fine alla povertà, alla mortalità infantile, allo sfruttamento minorile…ritornano a casa con comunicati stampa del vedremo, del chissà, del confidiamo in Dio.. come se potessero ma..come se volessero veramente farlo putroppo.., potrebbero con i giusti finanziamenti, alle piccolemedio imprese, con la cancellazione del debito..ma a loro conviene, eccome se conviene.
    E allora viene da chiedersi perchè la democrazia si nutre di queste cose?
    Perchè pensiamo che questo sia il migliore dei governi possibili se di fatto porta a questi eventi?
    Perchè i popoli continuano a fidarsi, a delegare a esseri così infimi?
    Perchè Piazza Tahrir non viene presa come esempio dall’occidente?
    Hanno cacciato un dittatore unendosi. Ben Alì è stato destituito dopo le proteste popolari che hanno avuto il loro culmine il 14 gennaio.

    Potrei pubblicare il suo articolo su Die Brucke?
    La ringrazio.

  4. antonio piroso ha detto:

    Fino a quando ci sarà chi crede che in Occidente c’è la democrazia “queste cose” saranno il suo “nutrimento”. La crisi delle c.d. “Democrazie” occidentali è avviata verso la fine. il rumore sempre più assordante ed esteso delle armi è la levatrice del nuovo ordine mondiale annunciato da Bush senior. Se non vi sarà una insorgenza generalizzata a livello mondiale vi sarà un nuovo medioevo barbarico di varie dittature. Gheddafi ebbe le stesse debolezze dei vari priemer occidentali. Il suo progetto politico però travalicò l’obsoleto nazionalismo e guardò al continente africano. non sembra che il popolo libico stesse peggio di altri popoli africani. in Libia vi erano un milione e mezzo di lavoratori stranieri. il popolo libico non supera i sette milioni. furono i democratici oddidentali amici suoi che gli chiesero di trasormarsi, in vece loro, nel muro che respingeva ogni lavoratore che sognava di lavorare in Europa. La storia la scriveranno ancora una volta i vincitori. Per le notizie raccolte su internet credo che gheddafi non sia assimilabile a nessuno dei morti elencati sopra.

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