Per mali e per Monti

Mario Monti

Gli uomini che verranno ce li immaginiamo sempre migliori di quelli che abbiamo avuto. Ed è così, perché, anche in tempi di lupi, come diceva Edoardo De Filippo, “ha da passà a nuttata”. Con la nomina di Mario Monti a senatore a vita, il nostro Capo dello Stato ha esercitato, guardando avanti, il suo delicato potere istituzionale: ha individuato una via di uscita alla grave crisi in cui versa l’Italia, e lo ha fatto in modo irrituale sottraendo alla politica le sue antiche prerogative. Come se con una fava avesse preso due piccioni.
Forse è la prima volta che ci troviamo di fronte a un esercizio del potere istituzionale così decisivo. Certo è che esso sta segnando una svolta per gli effetti prorompenti che ha sulle sorti degli italiani e delle stesse istituzioni. Senza che la politica abbia potuto esprimere nulla delle sue aspettative, delle sue preferenze. E ciò è un bene, visto che essa è ormai una scorza vuota e, quando si esercita, si trasforma facilmente in nefandezza, turpiloquio, esercizio di interessi di parte.
Il punto mi pare questo: gli Italiani hanno avuto una maggioranza di centro destra che si è ridotta ad essere in questi giorni una minoranza. I mercati finanziari si sono buttati a capofitto sulla nostra ingovernabilità e, a fronte dello strapotere improduttivo della politica, hanno esercitato la loro supremazia sugli eventi. Più è andata aumentando la crisi, più si è esacerbato lo scontro di classi sociali tra chi può e chi non può, tra i furbastri e quelli che sono costretti a pagare il conto per tutti. Siamo perciò in mano ai controllori del mondo finanziario, agli inventori dei giochi di banca e dello spread, dei bund e dei titoli di Stato, delle nuove economie globalizzate, e del debito pubblico internazionale. Agli inventori di vere e proprie guerre che si combattono in modo non convenzionale, dove ci sono da un lato pochi grandi che decidono e dall’altro la gran massa dell’umanità, impedita in qualsiasi decisione.

Questi nuovi mostri assomigliano in tutto e per tutto agli sciacalli, senza anima. Rispondono solo a logiche utilitaristiche. Occorre, perciò, essere franchi ed evitare di fare ulteriori errori.

Il berlusconismo è stato l’invisibilità di questo scontro epocale e globale, il velo dietro il quale si è nascosto il falso mito del consumismo e del neoedonismo svuotato di valori. Il più grosso in tutti questi anni è stata l’accentuazione della separazione dei bisogni del cittadino da quelli di chi lo ha rappresentato e la creazione conseguente della sudditanza popolare al genius personalizzato della politica. Checchè se ne dica a destra e a sinistra in questo baratro sono caduti tutti, dai singoli cittadini al Parlamento, dai capi dei partiti alle logiche infeudate ai segretari politici. L’era berlusconiana è stata in gran parte il taglio netto tra società e rappresentanza popolare, la sottomissione dei parlamentari ai loro capi. Se dovesse permanere questa situazione, il berlusconismo persisterebbe anche dopo Berlusconi.
Il nuovo governo, dunque, si trova di fronte all’urgenza di riformare questa deviazione istituzionale, di risanarla ripristinando le regole del gioco dettate dal buon senso democratico: dare voce anche ai piccoli partiti, alle minoranze. La seconda urgenza è l’equità fiscale.

Il problema che dovrà porsi Monti o chi per lui sarà la riconquista di un ordine politico che rispetti la storia degli italiani abolendo caste, privilegi e storture di sistema. Sarà in grado un governo semplicemente tecnico di fare un’operazione del genere? Monti è uomo delle banche e della finanza, conosce il vero nemico e i suoi servi. Gli verrà facile risolvere i problemi  tagliando con una sciabola a destra e a manca?
L’Italia ha bisogno di questo, ma anche di un indirizzo che prima di essere tecnico,  sappia fare le sue scelte, dando certezze prima di tutto alle persone, agli italiani, ripristinando il valore primario dell’equità, della democrazia.
Per questo Monti non può che avere un mandato a termine. Rappresenta il fallimento del sistema Italia. Il resto spetta alla Politica, quella scritta con la P maiuscola che al momento non esiste, nonostante i velleitarismi di non pochi cosiddetti politici.
Giuseppe Casarrubea

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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3 risposte a Per mali e per Monti

  1. Guido ha detto:

    La sinistra fa sempre il gioco del grande capitale. A volte persino inconsciamente.
    Oswald Spengler

    • casarrubea ha detto:

      Peer sua costituzione non dovrebbe comportarsi così. Ma è un dato di fatto che abbia questo atteggiamento storico, e il ‘caso Monti’, avversato dalla destra, lo dimostra.

  2. Gabriella ha detto:

    Sono d’ accordo con te, Giuseppe. Ma bisognerebbe non solo che l’ Italia fosse guidata da una coscienza politica ben strutturata e autentica. Il punto è che la politica dovrebbe essere lo specchio della coscienza e della volontà dei cittadini. Ma finchè il cittadino, come tale non ritroverà la sua identità, la politica non avrà un’ identità. E a destra e a sinistra si continuerà a perpetuare il gioco di un film che una volta poteva sembrare ben studiato, e che ha sempre lo stesso scopo: separare il politico dal cittadino, non foss’ altro che per le sconcertanti differenze di status sociale, e lasciando che quest’ ultimo continui a concentrare l’ attenzione, finendo per ammalarsi, sul proprio stato di povertà e di inadeguatezza piuttosto che anche solo sulla possibilità di avere del tempo utile per chiedersi: chi sono?

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