Nuova mafia e pensiero minore

C’è una mafia di destra e c’è una mafia di sinistra o di centro. La mafia non ha orientamento politico. Quella che conosciamo come borghesia mafiosa non nasce, in realtà, come classe sociale. Lo diventa. A mano a mano che si costruisce su se stessa e nel suo farsi storico, mostra caratteristiche e volto: identico alla sua maschera originaria, ma diverso nei suoi significati espressivi, nelle sue reali condizioni di potere.

C’è poi un mondo che si professa democratico che ha caratteri propri dell’agire mafioso. E’ una dimensione più nascosta di quella che viene fuori dalle cronache. Meno appariscente, meno legata alle rappresentazioni teatrali, alle scenografie vistose.  E’ attraversata soprattutto dall’agire quotidiano. Silenzioso e micidiale.

Temo di più i mafiosi di questa seconda categoria, di tipo nuovo e non ancora codificato, perché hanno tutti i codici propri del comportamento mafioso tradizionale: l’uso di una forma sofisticata di violenza, la prevaricazione, il rifiuto dell’altro, la presunzione della verità e cioè il dogmatismo  della loro azione, la messa al bando (il “posare”) di chi la pensa diversamente, la marginalizzazione del diverso, la tendenza a considerare l’avversario come nemico, la mancata accettazione di un reale pluralismo delle idee. Sono quelli che guardano l’altro sputando dal dente, con una botta di malandrinaggio puro. Considerano il genere umano una sottospecie: loro sarebbero di un ordine superiore; gli altri, pesi “morti”. Questi mafiosi sono censori, nemici sotterranei, bifronti. Sono capaci di uccidere e di togliere tutto, il respiro e per primo il diritto di parola. Purché trionfi la loro ipocrisia, il loro superio. Temo di più questo genere di mafiosi perchè sono più difficilmente individuabili. Si annidano dovunque, ma si distinguono perchè hanno le loro servitù, i loro capi, i loro boss. Ma, soprattutto, non sembrano essere organizzati a delinquere.

E’ il nuovo potere dell’apparire che ha pervaso da tempo ormai il mondo della carta stampata ed editoriale, la televisione e la radio, la società e l’economia. Tutto, a diversi livelli, si è contratto in poche mani. Ne è derivata una cricca che governa, a destra e a manca, gli italiani, capace di imporre un suo nuovo pensiero, una sua nuova verità. Le marginalità che ne sono derivate sono quello che possiamo definire come pensiero minore.

G.C.

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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5 risposte a Nuova mafia e pensiero minore

  1. Domenico ha detto:

    Condivido le sue considerazioni, tuttavia credo che vada sottolineata la complicità di chi bada ed ha sempre badato ai fatti propri, come se fosse l’unica cosa che conta. In democrazia davvero non può essere così.

    • casarrubea ha detto:

      I fatti propri non c’entrano. Il mio discorso riguarda invece i nuovi poteri che si sono determinati, uno riflesso dell’altro. L’alternativa democratica è veramente difficile.

      • Domenico ha detto:

        Tra le mafiosità e le marginalità prospera la massa di indifferenza. Senza di essa, i poteri non sarebbero concentrati in poche mani, credo. O sono ingenuo?

      • casarrubea ha detto:

        Massa: una parola che denota ciò che è informe, sabbioso, pastoso, in fieri. Non è un caso che essa si unisce sempre all’idea di indifferenza, di amorfo, di insignificante. Anche nella cultura di sinistra e nella sua storia, massa acquista un rilievo solo se ha una guida, un indirizzo. E’ stato così per gran parte dell’età moderna e contemporanea. Ma oggi, questa (quella della massa) è una condizione diversa, nuova, con proprie sofferenze, e con una propria consapevolezza. Non è capace di reggere l’urto degli opposti schiacciamenti del potere: quello tradizionale delle egemonie di classe e l’altro, meno appariscente, dei nuovi poteri in mano a cricche autoreferenziate.

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