La rivolta del pane a Partinico

Giovanna Vitale

Spesso, camminando lungo strade che ho percorso centinaia di volte, mi domando cosa sia successo in quei luoghi. Da quali uomini, donne e bambini siano state attraversate, di quali vicende siano state protagoniste silenziose. I luoghi comunicano, ci parlano di un passato, adesso, invisibile, ma che, tuttavia, è esistito.

Un documento, cos’è? Per molti, è solo un ritaglio di carta bianca con degli sprazzi neri. Per altri, per chi indaga il passato con scrupolosa devozione, è una nuova terra da esplorare. Sfogli le carte, una dopo l’altra, e nuovi pezzi di vita si aggiungono alla tua. I personaggi incontrati diventano familiari, allora, li vediamo in azione. “Potenti” che impartiscono ordini, gente del popolo che esegue. Ma non lasciamoci ingannare. Il popolo quando ha fame urla con disperazione, scoprendo una forza insita, quella forza che porta un padre, una madre, un figlio, a diventare parte della Storia. Uomini e donne che assaltano uffici pubblici, che rubano, ma con consapevolezza, perché stanchi di subire. Cambiano i protagonisti, ma la storia si ripete, la stessa da secoli!

*

I documenti  analizzati riguardano la corrispondenza tra Vincent J. Scamporino, agente italo-americano dell’Ufficio dei Servizi Strategici (OSS), sede distaccata italiana,  il colonello E. J. F. Glavin, comandante dell’OSS in Algeria, Whitney H. Shepardson, direttore dei Servizi Strategici a Washington, e il conte Brennan, capo della sezione italiana dei Servizi Strategici a Washington.

A questi  agenti appartenenti all’OSS, precursore della Cia, è stato chiesto di indagare sugli eventi che accadono a Partinico, piccola cittadina, da molti sconosciuta. Immaginiamo, quindi, quale debba essere stato il clima in quel periodo, un clima da caccia alle streghe, che porta a scomodare addirittura le più alte autorità dello spionaggio americano.

Dal punto di vista sociale, la situazione è quella che è possibile scorgere in molti paesi, non solo della Sicilia, ma dell’intera penisola. Un’umanità affamata, che rivendica il diritto a cibarsi.

Si tratta di cinque documenti, datati tra il marzo e il maggio 1944, riguardanti la rivolta del pane, che ha avuto luogo a Partinico  tra il 29 e il 30 Marzo 1944.  Il popolo privo, ormai, anche del necessario per sostentarsi, assaltò il Palazzo Municipale, chiedendo al sindaco Cassarà che venisse aumentata la razione di pane, e che ci fosse una più equa distribuzione della pasta.  Inoltre, i partinicesi chiesero al sindaco di distribuire il grano che giaceva nei depositi. Al rifiuto del sindaco, la folla, guidata dal Prof. Gulino, si recò al mulino di proprietà di Ignazio Soresi, saccheggiandolo. In seguito, entrarono in casa del colonnello Giannola, rubando ciò che vi trovarono, grano, formaggio, olio d’oliva e stivali. Promotore dell’insurrezione fu ritenuto il prof. Gulino,  il cui padre, a detta dell’OSS, era stato accusato di omicidio, di contraffazione di denaro e di spionaggio.

Lo stesso professore sarebbe stato il rappresentante della “Gioventù Universitaria Fascista”, e avrebbe militato, all’epoca dei fatti, nel partito fascista. Per i suoi trascorsi e per essere stato considerato l’istigatore della rivolta, è condannato ed  imprigionato nel carcere di Palermo. La causa della rivolta è da imputare, secondo quanto scrive Vincent J. Scamporino, allo scioglimento della Guardia forestale, ordinato dal sindaco Cassarà, della quale il fratello di Gulino era vicecomandante.  Ad aggravare la situazione concorsero la morte di un ufficiale della polizia e quella di uno studente, provocate dallo scoppio di alcune granate, scagliate dai più infervorati della folla.

Sembra che vi sia, tuttavia, un’incongruenza negli stessi documenti redatti da Vincent J. Scamporino.  In quello recante la data del 31 marzo 1944, i promotori della rivolta sarebbero elementi appartenenti alla “maffia” e al comunismo.  In altri documenti, invece, è sottolineata  l’affiliazione fascista del prof. Gulino.

Un unico documento, che porta la data del 16 maggio 1945, e la firma di Joseph. J. Russo, comandante dell’ufficio palermitano dell’OSS, ci informa della manifestazione che ha visto protagonista la popolazione partinicese, al fine di celebrare la fine delle ostilità in Europa. Durante il raduno alcuni scagliarono delle granate, provocando il ferimento di un maresciallo e di un brigadiere dei carabinieri, nonché di un civile.

La cittadina di Partinico, in quei giorni, fece sentire la sua voce.

Una voce che risuona forte da carte custodite aldilà dell’Oceano, e considerate segrete fino a poco tempo fa.

Per leggere il testo originale dei documenti, e la traduzione di Giovanna Vitale, clicca qui:

La rivolta del pane a Partinico traduzione

La rivolta del pane a Partinico

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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Una risposta a La rivolta del pane a Partinico

  1. Erminia ha detto:

    Complimenti Giovi!!!!! TI VOGLIO BENE!!!!!

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