I chierichetti di Mario Monti

Mario Monti

Ora che hanno cominciato a operare, i vari membri del governo mostrano la loro vera funzione. Non salvare l’euro e l’Italia, ma tutelare gli interessi che ci stanno dietro. Di banche, di grandi proprietari di immobili e yacth, di fabbriche e imprese, magari con migliaia o centinaia di dipendenti, di grandi evasori del fisco, di padroni di ville sparse per il mondo, di artefici di mercimoni e commerci fatti in nome di Cristo e della Chiesa. O del dio denaro. Questo governo è rappresentato non da tecnici e laici, ma da gesuiti puritani, pronti a obbedire perinde ac cadaver. Dentro ci sono politici e filo clericali, ligi ai richiami delle devozioni religiose, all’odore degli incensi e sensibili alle umane ipocrisie della pietà e commiserazione dei deboli, degli ultimi, quelli ai quali, e a loro soltanto, spetta il paradiso.

A meno che le mie orecchie non abbiano sentito male, ieri abbiamo ascoltato da Bruno Vespa, in una delle sue trasmissioni televisive, in prima serata, che egli, proprietario di una imbarcazione di venti metri, non pagherà una lira per questo lusso, ma che sarebbe ben disposto a mettere mani al portafoglio, se il governo glielo chiedesse. E, come lui, in varie occasioni, abbiamo sentito parecchie altre persone ultramilionarie fare simili affermazioni. Declamano, ma sono sicure del fatto loro. Possono stare tutte tranquille perché questo governo non muoverà un dito oltre la soglia di tollerabilità che il partito di Berlusconi ha stabilito. Già da quando l’ex (si fa per dire) premier, ha ammonito Monti di starsene alla larga dalla patrimoniale, pena una “staccata” di spina. La minaccia, espressa subito dopo la designazione del salvatore dell’Italia da parte del capo dello Stato, è già relegata tra le cose che è bene che l’opinione pubblica non rammenti.

Questo governo è, dunque, l’emanazione del grande fantasma che ci sta dietro. Un pio auspicio di migliori eventi per Napolitano e una congerie di aspirazioni a mantenere la rotta a destra per molte forze e soggetti, a cominciare dal PdL e dalla diffusa società clericale. In Italia e in Europa. Con Bersani che, smesse le vesti del segretario di un partito sedicente di sinistra, fa da chierichetto a tante autorevolezze ecclesiali.

Ma è chiaro che a sollevare l’Italia dalla crisi saranno i pensionati con pensioni al di sopra di mille e quattrocento euro, e i proprietari di prime case, costruite dopo una vita di sacrifici e di stenti. Tutti sotto controllo fiscale. Il resto è nella nebulosa delle cose incerte e, come sempre accade nelle vicende italiote, questo è il regno dei furbi e dei mascalzoni. E meno male che sono intervenuti i sindacati, finalmente rappacificati in uno stesso obiettivo.

Ci voleva proprio inventarsi un governo per un’operazione utile a rastrellare dalle tasche dei soliti noti il necessario per mettere una pezza nei buchi che in sessant’anni di allegre follie sono stati fatti negli indumenti e nella carne dei lavoratori italiani? Adesso sappiamo cosa vuol dire “si sono mangiata l’Italia”. E’ stata svuotata totalmente. L’aggravante non è nell’errore in sé, ma nel perseverare nell’errore. Ricorrere ai lavoratori di ieri e di oggi per risolvere i problemi di tutti. O, della cosiddetta Nazione.

Del resto, oltre alla recessione, alla disoccupazione dilagante, alla mancanza di prospettive per i giovani, al decadimento culturale e dei valori che un tempo costituivano vanto della nostra Nazione, quando ci dicevano che eravamo un popolo di santi, artisti e viaggiatori, è la classe dirigente in quanto tale ad essere decaduta. Mancano non i gaudentes, o gli audentes, tiranni classici e nemici, ma gli uomini che osano, con coraggio, risolvere radicalmente i problemi, in grado di prendere in mano i valori comuni per restituirli alla democrazia da cui provengono. Mancano i politici nel senso buono e alto del termine. Che sappiano essere liberi e autonomi, non servi di nuove signorie.

Nell’Ottocento l’Italia, per farsi Nazione e Stato, affrontò una guerra contro lo Stato pontificio. Quel secolo ci ha insegnato ad essere laici e pluralisti, a badare allo Stato come valore prioritario, ma non unico. Ci ha insegnato a combattere e a costruire la solidarietà, e che il cammino dell’uguaglianza e della libertà è in salita e non può essere concesso dall’alto da nessuno. E’ questa la laicità sottesa alle lotte di liberazione del Novecento, agli ideali e ai miti che il “secolo breve” ha inventato.  Forse abbiamo bisogno di riflettere un po’ prima di risolvere i nostri problemi facendo i conti in modo sbagliato. Da ragionieri.

Giuseppe Casarrubea

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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5 risposte a I chierichetti di Mario Monti

  1. salvatore ha detto:

    Sabato 17 dicembre, a Roma, alle ore 10.00/16.00 presso il Teatro Tendastrisce (via Giorgio Perlasca, 59 – Roma) – si svogerà la 2ª Assemblea nazionale No Debito-No Monti.
    L’assemblea di Roma rappresenta una prima tappa di un percorso che iniziato il primo ottobre, ha visto centinaia di assemblee partecipate in tutto il Paese, da Venezia a Ragusa, con un solo obiettivo: mettere in campo un’opposizione sociale e politica contro il governo Monti sulla base di rivendicazioni immediate dalla parte dei lavoratori e delle masse popolari.
    Il Comitato NO Debito è un fronte unico di lotta contro il padronato e il suo governo e riunisce la sinistra politica, sindacale e di movimento.
    Tra le organizzazioni politiche hanno dato la loro attiva partecipazione il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) e la sinistra del PRC; tra le organizzazioni sindacali la sinistra CGIL, l’USB e i Cobas; centinaia sono i movimenti e i collettivi.

  2. gisella rossi ha detto:

    interessante…..(mi riferisco all’incontro di Roma a cui purtroppo non posso essere, come non posso recarmi alle manifestazioni di solidarietà ai fratelli senegalesi….) per quanto riguarda il governo Monti, una domanda: qualcuno nutriva dubbi?????????? e lo sponsor così tanto osannata dai media USA non ne è la conferma? il nostro amato presidente della repubblica è riuscita a realizzare quello che anni fa sognava, ma che la presenza di Enrico Berlingue gli impedì…….

  3. Giuseppe Lo Bianco ha detto:

    Caro Giuseppe, condivido in pieno la tua analisi spietatamente lucida. Un caro saluto,
    Giuseppe Lo Bianco

  4. giuseppe ha detto:

    Caro Professore, la sua è un’analisi lucida e maledettamente vera. L’invenzione del governo Monti è stata un’alzata d’ingegno, degna di un Paese in cui nessuno osa invece “alzare barricate” contro i continui soprusi perpetrati a danno di chi è sempre stato un sicuro e impotente bersaglio. Siamo abituati alle solite manovre pagate dai soliti noti, che bisogno c’era di scomodare gente rivelatasi per quello che è: prestanome. Sono stato costretto a dare ragione persino a quel Di Pietro a cui non riesco ad affezionarmi. Ma la mia rabbia va tutta nella direzione del comportamento di Bersani. Il paladino dei pensionati e dei lavoratori è riuscito, come Lei scrive, a fare solo il chierichetto, colui che serve la Messa, ma non la Messa della Resurrezione, bensì quella del funerale. E’ questo il vero dramma.

  5. franca ha detto:

    e non solo….parla con voce calma quando tutti sono in estrema agitazione e si suicidano PER COLPA SUA e per colpa di quel che deve fare; poi………….SORRIDE ma sorride – che cazzo si sorride che siamo tutti incazzati IL BADILE IN MANOOOO

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