E il procuratore disse: sono tutti anticomunisti

scena dal film di Francesco Rosi

Il settimanale Famiglia Cristiana ha pubblicato un servizio esclusivo sulla Strage di Portella della Ginestra, dove sono descritte le conclusioni del Pm Pietro Scaglione, ucciso dalla mafia il 5 maggio del 1971. Nel documento, risalente al 1953, il procuratore Scaglione parla apertamente di finalità anticomuniste della strage e di rapporti tra le forze dell’ordine e il banditismo.

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da Famiglia Cristiana

n. 51, 18 dicembre 2011

pagine 48,49, 50

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Pietro Scaglione

In una giornata autunnale addolcita da un timido sole, dopo l’improvvisa telefonata di un cronista giudiziario di lungo corso (avido di notizie sul bandito Salvatore Giuliano, sul suo luogotenente Gaspare Pisciotta e sulla strage di Portella della Ginestra), inizia una mia speciale  “caccia al tesoro”  nell’archivio di mio nonno, il procuratore capo della Repubblica di Palermo, Pietro Scaglione, assassinato il 5 maggio del 1971, insieme all’agente Antonino Lo Russo.

Tra montagne di carte, sentenze, articoli, libri e requisitorie, come per incanto, compaiono due preziosi documenti. Il primo è una copia in carta carbone delle dirompenti “Conclusioni” dell’allora Sostituto procuratore generale Pietro Scaglione negli “Atti relativi ai mandanti della strage di Portella della Ginestra”, dove si descrivono le finalità anticomuniste dell’eccidio e dove si denunciano i rapporti tra il banditismo e le forze dell’ordine. Il secondo documento, invece, è il reportage del giornalista Riccardo Longone, pubblicato in prima pagina dal quotidiano “L’Unità” il  14 febbraio del 1954 e intitolato “Pisciotta annunciò al magistrato nuove gravissime rivelazioni”.
La ricerca rappresenta l’occasione per un appassionante viaggio nella memoria della “madre di tutte le stragi”: Portella della Ginestra. Tra la folla di uomini, donne e bambini accorsi in quel tragico primo maggio di 52 anni fa nella contrada palermitana di Portella per celebrare la Festa del Lavoro, nessuno immaginava che il paradiso si sarebbe trasformato in un inferno. Anzi, in quel clima gioioso, i primi spari furono confusi con i mortaretti e i fuochi d’artificio. Ma ben presto, tra lo sgomento generale, si scoprirono i cadaveri di persone e animali, colpiti dalla furia dei mitragliatori. I membri della banda Giuliano (aiutati, secondo alcuni storici, da infiltrati fascisti e americani) spararono sulla folla, uccidendo 11 persone e ferendone 27.
Una scena drammatica, ben descritta da mio nonno nella sua inchiesta, come in un film: “La festa aveva così il suo epilogo più tragico ed imprevisto. Impaurita, terrorizzata, la gente fuggiva disordinatamente in cerca di un qualsiasi riparo contro il persistente e violento imperversare dei colpi d’arma da fuoco. Urla di terrore, invocazioni di aiuto, accorate grida di richiamo, lamenti, pianti, implorazioni, imprecazioni risuonarono nell’ampia vallata anche dopo il cessare della violenta sparatoria”.
Ma quali furono le finalità della strage di Portella della Ginestra, definita da mio nonno “delitto infame, ripugnante e abominevole”? Nelle Conclusioni del PM Pietro Scaglione (datate 31 agosto 1953), i moventi principali accreditati furono i seguenti:  la lotta “ad oltranza” contro il comunismo che Giuliano “mostrò sempre di odiare e di osteggiare”; la volontà da parte dei banditi di accreditarsi come “i debellatori del comunismo”, per poi ottenere l’amnistia; la volontà di “usurpazione dei poteri di polizia devoluti allo Stato”; la “punizione” contro i contadini che cacciavano i banditi dalle campagne; la “difesa del latifondo e dei latifondisti”.
Mio nonno respinse il tentativo di coinvolgere il Pci – operato dagli ambienti conservatori – e archiviò per assoluta infondatezza la denuncia del giornalista Vincenzo Caputo contro il senatore comunista Girolamo Li Causi. “Giuliano non strinse mai intese con il Partito comunista, verso cui mostrò sempre la più irriducibile avversione e l’odio più tenace”, sentenziò il magistrato Scaglione.
D’altronde, la storia stessa del banditismo smentiva la tesi di Caputo (condivisa dal ministro degli Interni, Mario Scelba). Nei sette anni del lungo dopoguerra siciliano, infatti, i principali bersagli della banda Giuliano furono le sedi dei sindacati e dei partiti di sinistra: una strategia anticomunista e anticontadina culminata nell’orrenda strage di Portella della Ginestra.
Mio nonno scagionò da qualunque sospetto anche la sinistra separatista siciliana dell’avvocato Nino Varvaro, che aderì al Blocco del Popolo, il fronte unitario delle forze socialiste e comuniste. La ragione era semplice: Giuliano “si orientò politicamente genericamente verso i partiti anticomunisti, come risultò dalle deposizioni dei suoi familiari”, quindi non avrebbe mai potuto stringere accordi con il Blocco del Popolo.
Nelle sue Conclusioni, invece, il PM Scaglione parlò di “crisma della verità” per le sconvolgenti rivelazioni di Gaspare Pisciotta, luogotenente di Salvatore Giuliano, in relazione ai rapporti tra banditismo, mafia e forze dell’ordine. Un ritratto inquietante degli anni in cui il Ministero degli Interni concesse un singolare “attestato di benemerenza” per Pisciotta. In particolare, un Ispettore generale di Pubblica Sicurezza intrattenne “amichevoli incontri con il capobanda Giuliano, allietati da soffici panettoni e liquori”; un ufficiale dei carabinieri concesse a Pisciotta “generosa ospitalità e amichevoli attenzioni”; un generale dell’esercito offrì allo stesso Pisciotta “un regolare passaporto perché potesse liberamente espatriare e sottrarsi così alle sanzioni della legge per tutti i gravissimi delitti commessi”.
Nell’inverno del 1954, rinchiuso in una cella dell’Ucciardone (il carcere borbonico di Palermo), Gaspare Pisciotta chiese di incontrare un magistrato per confessargli “nuove sconvolgenti rivelazioni”. Accompagnato da un cancelliere, il sostituto Pietro Scaglione si recò nella cella di Pisciotta, per interrogarlo, ma il luogotenente di Giuliano chiese di parlare “a quattr’occhi” con il magistrato, senza la presenza di altre persone. Mio nonno disse che la presenza del cancelliere era indispensabile per verbalizzare le sue rivelazioni, ma Pisciotta chiese una pausa di riflessione.
Non vi fu più tempo. Il 9 febbraio del 1954, infatti, Gaspare Pisciotta morì avvelenato con la stricnina, contenuta in un cucchiaio di Vidalin e non nel leggendario caffè corretto (come si era creduto per tanti anni). Ma chi tappò per sempre la bocca ad uno scomodo pentito, depositario di inquietanti segreti sulla strage di Portella della Ginestra e sugli inconfessabili accordi tra il potere e la malavita?
Indagando sulla morte di Pisciotta, il sostituto procuratore Pietro Scaglione parlò apertamente di responsabilità dell’alta mafia, che aveva già ucciso numerosi sindacalisti nemici del latifondo. Una lunga scia di sangue culminata proprio nell’assassinio di mio nonno nel 1971, un’altra data storica che segnò l’inizio dell’attacco contro la magistratura.

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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8 risposte a E il procuratore disse: sono tutti anticomunisti

  1. antonio ha detto:

    L’articolo pubblicato su un giornale, cattolico e conservatore, quale Famiglia Cristiana dal nipote di un giudice, quindi di un esponente dello Stato borghese, evidenzia il duro scontro di classe che in quegli anni si svolgeva in Sicilia.
    La guerra di classe scatenata dalla borghesia e dalla aristocrazia, dai suoi partiti, dal suo governo e dai suoi apparati istituzionali contro il movimento operaio, bracciantile e dei contadini poveri ha segnato tutta una fase storica nella nostra regione.
    In questo contesto Salvatore Giuliano rappresenta la mano armata fascista e terrorista di questa guerra. Una guerra di classe che. con altri mezzi, continua ancora oggi.
    La chiusura della Fiat a Termini Imerese, i licenziamenti al Cantiere Navale (Fincantieri) di Palermo, rappresentano oggi un attacco paragonabile a quello operato contro i lavoratori agricoli e i contadini poveri. In questo senso credo che la lettera del PCL alla Camusso, segretaria della CGIL sia attuale: http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o2554

  2. antonio ha detto:

    ma come e andata a finire con il dna di giuliano?

    • mario la barbera ha detto:

      da poco tempo si conoscono notizie sulla strage di castelvetrano del 8 maggio 1921, cioè 20 anni prima di portella. essa anticipa nelle modalità la strage di portella. vittoria socialista a cvetrano e patti tra mafia e famiglie locali.. per cui ritengo che la mafia di questo paese non ha accolto solo giuliano ma vi è pienamente coinvolta e complice. cosi’ si spiega perchè giuliano era in questo paese coccolato e riverito da mafiosi e forze dell’ordine..se la strage di portella è la madre, quella di cvetrano è la nonna… cercare notizie su google…. strage di castelvetrano 1921…. e confrontate i dati. le famiglie mafiose di castelvetrano ,tramite mattarella hanno dato man bassa all’eccidio di portella, e cio’ spiega il credito dato a giuliano a cvetrano. non c’è venuto per fare una gita…

  3. antonio ha detto:

    La ricerca rappresenta l’occasione per un appassionante viaggio nella memoria della “madre di tutte le stragi”: Portella della Ginestra.
    scusate la grammatica ho solo la 3 elementare,voi professori dite la madre di tutte le stragi, ma, puo`essere. mi sembra che voi professori volete far conoscere la storia siciliana oppure mi sbaglio
    pero´la storia siciliana non e´solo portella e giuliano, e vero che le stragi piu grandi sono state fatte dai piemontesi e ascari siciliani? macellando centinaia di mila di siciliani per appropiarsi della terra e costringendoli a emigrare?e vero che a bixio anno fatto il processo poco tempo fa?se e vero perche voi professori di storia queste cose non le raccontate ai siciliani?
    saluti

  4. antonio ha detto:

    non capisco perche cancella i commenti non convenienti alei

  5. salvo ha detto:

    Grazie Professore,per la sua instancabile e insostituibile opera.Vorrei approfittare per chiederle notizie in merito ad eventuali risvolti in merito all’identificazione del cadavere di giuliano.Purtroppo, dalla stampa dopo aver letto generiche informazioni non si è più letto nulla.La saluto con stima.

    Salvo Salvatore.

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