Forconi

Forconi ci sta bene. Li usano in campagna quelli che agganciano le balle di fieno o la paglia per servirla al bestiame. Vecchi tridenti. Prima di ferro, poi di legno. Ma l’oggetto non è il simbolo, neanche lontanamente, del mondo del lavoro. O meglio. Ci saranno certamente anche gli onesti lavoratori e magari quelli che vendono frutta e verdura agli angoli delle strade. Ma scopri che le simpatie che suscitano i manovratori di questi attrezzi hanno nel retroscena qualcosa di oscuro, un non so che di funerario.

E anche questo ci sta bene. Perché quando le cose vanno male e non hai altra via di uscita ai tuoi problemi, la testa ricorre a strani pensieri, e a qualcuno può anche andar di volta il cervello. Come è successo in alcuni casi in Sicilia, come a San Giuseppe Jato dove un disoccupato con famiglia a carico s’è tolta la vita. Ma da quando i bisogni, oltre cento anni fa, hanno cominciato ad avere strutture organizzate e organizzazioni di lotta per liberarsene, alla jacquerie secolare e senza sbocco si è sostituita la lotta organizzata e poi qualcuno ha spiegato che chi lotta deve avere un capo, e qualcuno che indichi la strada.

Purtroppo da un pò di tempo le cose non vanno più così e l’istinto ha cominciato a prevalere sulla “calma” e il “gesso”, come sentivo dire al mio maestro, Natale Tedesco, a cui Marx, in letteratura italiana, ha insegnato che se vuole applicare, ad esempio, il marxismo alla sua disciplina – cosa che a qualcuno appare ingiustamente fuori dall’ordinario – deve  usare strumenti tecnici adeguati. E non altri inidonei. Perciò dovremmo leggere quello che accade alla luce di un fenomeno di classe, e non di un semplice spontaneismo. Volendo stare a sinistra.

Guardando i forconi e le loro incazzature, ci pare utile, prima di tutto, usare l’accorgimento di non farci trascinare dalle vulgate, anche se comunemente si dice che chi grida di più ha ragione. Qualcuno dà troppo fiato alle trombe, e soffia sempre di più  sui tizzoni accesi.  Forse aspetta che la piazza trascenda. Franco Padrut, ex sindacalista della Cgil di Palermo, di cui il 24 gennaio ricorre l’anniversario della precoce scomparsa,  ci ricorderebbe ancora le manganellate che ricevette per difendere la libertà e la democrazia a Palermo, in una piazza che si batteva solo per lo sviluppo. Altri ci possono ricordare i moti di Reggio Calabria del 1970, quando i fascisti di Ciccio Franco presero in mano la città. Manifestazioni diverse, ma entrambe con un nemico comune al popolo italiano: i fascisti.

Nel movimento dei forconi mi impressiona l’eccesso di anarchismo apparente, il senso del disordine, l’attacco indiscriminato alla collettività, l’assenza di un’autorità contro cui prendersela. Anzi, talvolta sembra che si voglia la salvaguardia dei responsabili dello sfascio che stiamo constatando. Scuole e ospedali sono al freddo, i negozi costretti a chiudere i battenti, le ambulanze non possono soccorrere gli ammalati, i poveri cristi, pur pagandola a peso d’oro non riescono ad avere una bombola di gas da stufa. E via di seguito.

Mi impressiona anche il richiamo ai Vespri siciliani, a una sorta di fosco separatismo, di malandrineria del più forte, di quelli che esibiscono muscoli ed autocisterne, grandi trattori e denaro. Innalzano i forconi, ma hanno in testa le forche. Per impiccarci chi? Dio solo lo sa. Vi ricordate quando rimanemmo tutti a secco, alcuni anni fa, per una settimana? Ci dissero che da siciliani dovevamo pagare la benzina metà prezzo. L’effetto fu che rimanemmo a secco anche di generi alimentari, che dovemmo metterci in fila con i bidoni ai rifornimenti, che subimmo il razionamento dei generi di prima necessità. Come al tempo del “pane di tessera” della buonanima.

Prendere d’assedio un’isola è cosa da bambini. Un’isola indifesa, dove basta bloccare il traffico delle merci sullo stretto di Messina, e i rifornimenti di carburante per avere vinto una battaglia. Anche Lombardo alcuni anni fa cavalcò la tigre che i giacimenti petroliferi della Sicilia dovevano obbligare a dimezzare i prezzi al consumo. Ma noi allora come ora restiamo molto perplessi. Per alcuni motivi.

Primo. Autotrasportatori (Forza d’Urto) e forconi (proprietari terrieri) sono spinti in questa fase dai fascisti e, in particolare, da Forza Nuova. Secondo. I simboli che compaiono in questo movimento delle “cinque giornate” del caos non sono quelli dell’Italia, bensì della Trinacria. E già quella testa a tre gambe mi fa paura. Terzo. E’ impensabile che innumerevoli categorie sociali e produttive, e persino – come si dice – artigiani e pescatori, abbiamo scoperto che c’è la crisi solo ora. La Sicilia non è estranea a simili improvvisi risvegli di consapevolezza. Dai Vespri in poi. Dietro ci sono state sempre scelte di potere. Quando a lor signori i conti non quadrano si mettono tutti assieme a soffiare. Sul fuoco. Dagli svevi alla “mala Signoria” degli angioni, ai tempi di Dante. Dai tumulti palermitani del 1511 che si portarono dietro lo strascico dell’introduzione dell’Inquizione – ai tumulti del  1647 per l’abolizione delle gabelle. Dai moti  del 1820-’21 alla rivolta del Sette e mezzo. Dai tumulti dei fasci siciliani del 1893 dovuti all’introduzione della tassa del focatico (una specie di tassa di famiglia) ai tempi più recenti:  lo sciopero del pane con le decine di morti di via Maqueda a Palermo (1944), i moti del “Non si parte”, per non parlare di leggi truffa e di battaglie per la democrazia condotte in Sicilia e in Italia durante il Novecento.

Questa storia ciclica è attraversata in Sicilia da una unica filigrana: il vittimismo. Come se i calabresi o i napoletani campassero meglio e la crisi più generale che stiamo vivendo non persista già da anni e non sia il frutto anche di chi nell’ultimo ventennio ha mandato l’Italia a carte quarantotto. Abbiamo un Paese in ginocchio pronto a pietire, dove le questioni del Nord o del Sud sono questioni nazionali e dove troppi soffiano sul fuoco della disgregazione nazionale, come se i problemi dei siciliani o dei pugliesi li potessero risolvere solo loro, e come se quelli del Nord potessero stare meglio senza la zavorra meridionale. Fandonie che mettono gli uni contro gli altri.

La disperazione che c’è in giro appartiene al popolo italiano. Perciò non mi persuade proprio il ribellismo localistico, la rabbia violenta, le vetrine rotte, i Tir bloccati, la penuria dei generi alimentari, il blocco dei traghetti, della benzina e delle merci. Non mi piace proprio che ad avere disagi e sofferenze debbano essere i più deboli, quelli che non hanno nè forche nè forconi. Qualcuno dice di essere pronto alle armi e di essere alla ricerca di un leader. Credo che non sarà difficile trovarlo tra i tanti che il nostro Paese ciclicamente produce.

Giuseppe Casarrubea

 

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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55 risposte a Forconi

  1. mario scamardo ha detto:

    Sono perfettamente d’accordo. Così non si va da nessuna parte.

    • Pino ha detto:

      Professore, per Lei che e’ uno storico, le chiedo: sa’ che se chiede una risonanza magnetica in sicilia gliela danno per ottobre 2012? e se ha 250,00 euro gliela fanno domani?

      • anna ha detto:

        ma quando mai ? mio figlio, l’ ha effettuata dopo due giorni dal trauma, in una clinica privata, pagando un normale ticket di 70 euro.

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  3. dakamon ha detto:

    Carissimo professore le dico solo questo: sono un agricoltore pachinese che produce ciliegino vendendolo ad 80 cent al Kg. Nei supermercati si compra a 5 euro. Negli ultimi tre anni, lavorando 10 ore al giorno ho racimolato 50 mila euro di debiti. La mattina alle 5 sono già nelle mie serre. Priva manteneva mio figlio all’università, ora non c’ho i soldi e lui deve fare il cameriere.Lei lo sa cosa significa dire a suo figlio non i soldi per pagare l’università? Invece di impiccarmi, come hanno fatto alcuni imprenditori isolani, sono sceso in piazza a protestare. Le basta questo come motivazione?

    • casarrubea ha detto:

      Lei fa bene a lottare. Il problema che io ho posto è che ci sono dei responsabili di questo stato di cose e sono quelli che ci hanno governato male. Specialmente in Agricoltura. Perciò io dico che occorre dare una solidità organizzativa e nazionale alle rivendicazioni perchè le questioni della Sicilia siano finalmente quelle di cui devono occuparsi lo Stato e L’Europa.

      • Andy ha detto:

        Aspettiamo da lei il prossimo articolo del blog “Cambiamento: istruzioni per l’uso e data di inizio” ?

      • Rosa Faragi ha detto:

        Alcune richieste sono sacrosante. Nella massa c’è anche chi protesta per aver estinti i debiti per i beni di lusso e le ville che si son fatti contando su sussidi pubblici che adesso non ci sono più!

      • alberto ha detto:

        E lei cosa proporrebbe per cambiare le cose,,,???
        non dico solo in sicila…anche per l’italia…secondo lei si possono cambiare con un voto democratico??? ALLORA diciamo cosi’ ..lei e’ una persona per bene che vuole veramente cambiare questo stato ridicolo,assolutamente non sovrano…..riuscirebbe forse a farsi eleggere???? riuscirebbe ad arrivare nella stanza dei bottoni??? io non credo..

      • Blasetti Vinicio ha detto:

        Colgo una piccola incertezza nel pensiero del Dott. Casarrubbea, o si fà bene a protestare o si è strumento di propaganda di chissa quali organizzazioni fasciste. Il problema invece è stato ben espresso dal mio collega pachinese del quale condivido l’impostazione e le necessità, anche se siamo a 800 Km di distanza ci accomuna la crisi del comparto, vorrei però dare una chiave di lettura diversa, che è quella del consumatore magari pensionato che ha necessità di consumare latte ogni giorno, a fronte di 41 eurocent. pagati alla stalla un litro di latte si paga al banco del supermercato 1,60 EURO ben 1,39 EURO in più allora che siano pomodori o latte invece che Farro chi paga il prezzo? Forse mi viene da suggerire lo paga anche il Dott. Casarruba e non lo sa e magari mi permetto, e me ne scuso, è convinto che fare laspesa alla COOP è più democratico, e invece non lo è, COOP o non COOP vogliono soltanto i nostri soldi finchè ne avremo e poi “ciccia” passeranno a sfruttare altre popolazioni.
        Credevo che l’unico ad èssere ossessionato fosse Berlusconi con il comunismo ma lei con il foscismo non è male, grazie per lo spunto e buon lavoro.

    • luciano zc ha detto:

      Io ad esempio riorganizzerei il mio metodo di lavoro. Parlerei con i fornitori banche ed altri stakeholders e organizzerei, con altre persone come lei in difficoltà, una specie di associazione per poter portare la mia voce a qualcuno che veramente possa fare qualcosa. Sono d’accordo con lei e vicino ai suoi problemi – infatti anche la mia famiglia si trova in una situazione simile e io da figlio ho smesso gli studi per dare una mano – assieme a mio padre, tra litigi vari, stiamo “aggiornando” il nostro modo di pensare e lavorare e la nostra voce la faremo sentire tramite altre persone e tramite i fatti.

      Sono parole facili da dire davanti un computer, me ne rendo conto e forse scenderei in piazza come lei probabilmente, ma con la consapevolezza che i mass media e l’opinione pubblica mi “calpesterebbero” passando così alla parte del torto, trascurando il lavoro e ritrovandomi ancora più incasinato.. è difficile.

  4. nico ha detto:

    finalmente un’analisi di cui avevamo bisogno per comprendere meglio quello che succede in Sicilia. Personalmente condivido i dubbi del professore e soprattutto credo che occorra impedire che la protesta, onesta e giusta, sia avvelenata da qualche disonesto.

  5. assolutamente daccordo

  6. Alice ha detto:

    Sono incinta alla 38a sett e mi trovo ad agrigento,per motivi di salute dovrò partorire a palermo ma non ho più la benzina nell’auto. Caro coltivatore come potrò fare? Ho l’ansia e ho paura.. Questo blocco sta facendo vivere male noi..andate a bloccare montecitorio,impedite a loro di vivere serenamente.

  7. “Occorre conoscere il passato per dare risposte al futuro” è scritto in epigrafe. Ebbene, pur condividendo alcune delle parole che leggo (forse la maggior parte) devo dissentire sul metodo. La descrizione che lei fa è acuta però manca il protagonista: “LA STORIA”.
    Conoscere il passato per dare risposte al futuro significa davvero conoscere il passato. Devo dire che siamo stati abituati, nel corso di tutta quella retorica crociana (et similia), a dare per scontato che una parte dell’Italia (unita) sia stata sempre uguale a se stessa, ovvero che una parte dell’Italia non abbia nel suo DNA la capacità di autogestione.
    Un sud laborioso (perché di sud voglio parlare) è mai davvero esistito? In molti scritti, soprattutto in lingua straniera e poco tradotti in italia, viene riportato il “miracolo” economico che fece del sud Italia (ebbene sì, sto parlando del Regno) un “luogo” di innovazione tecnologica, scientifica, economica, filosofica. Che purtroppo oggi viene sbandierato, un po’ infelicemente, solo attraverso stupide rivendicazioni e suggestioni separatiste.
    Si preoccuparono del problemi anche pensatori tanto à la page per una certa sinistra (quella più ostinatamente ottusa): Gramsci con poche parole suggellò il problema “Questione meridionale”.

    Va altresì ammesso che la Sicilia fa storia a sé nel contesto sud. Sia per isolamento storico, sia per cultura conservativa (è pur sempre staccata dalla “terra”) ma nel vasto ragionamento Italia a mio parere si dimentica con troppa facilità cosa è accaduto negli ultimi 150 anni.
    Non a caso le grandi potenze europee si sono consolidate in questo periodo e non a caso in questo periodo si è consolidata anche l’Italia (quella unita), ma questo consolidamento è passato attraverso bagni sangue ed attraverso l’impoverimento di una parte (sempre la stessa) della penisola.
    Mi fa ridere l’approccio metodologico che non tiene conto di queste ataviche rimostranze: bisogna spiegare come sia possibile che una parte che ha sempre rubato (il sud) divenga perennemente più povera rispetto alla parte che è stata sempre derubata (il nord) stranamente sempre più ricca.
    Attenzione non RICCA in assoluto, ricca relativamente al sud.

    Lei parla dei moti del 1820-’21 e della rivolta del Sette e mezzo, che secondo me insieme sono l’emblema storico in assoluto. I primi anti Regno borbonico ed i secondi scoppiati per la delusione del nuovo Regno. Di fatto si passò da un regno all’altro e possiamo anche aggiungere che se la Sicilia era periferia nel primo regno (borbonico) lo lo diverrà ancor di più nel Regno a trazione Piemontese (qui non voglio nemmeno addentrarmi nella storia dei primi governi, perché sarebbe davvero complicato).
    E’ interessante vedere però come la RETORICA otto-novecentesca ha digerito e definitivamente incasellato queste rivolte: la prima (quella dei moti del 1820 e 21) giusta, perché affrontava una REGNO DURO, retrogrado e la seconda errata, forse mafiosa (in alcuni libri ho letto perfino questo) perché contro la “libertà” e a favore della restaurazione dei Borbone in Sicilia.

    Mi si permetta, con tutta l’educazione, di commentare questo modus operandi degli storici. Inserire precise accezioni psicologiche di bene e male, a seconda delle proprie inclinazioni politiche, è abbastanza comune ma non rivedere MAI queste posizioni è antistorico.
    Vorrei a questo punto citare un altro storico, Tommaso Pedio, che nel suo libro (Economia e società meridionale a metà dell’Ottocento, 1999, Capone Editore) dice “Le resistenze ad una revisione sistematica della nostra storiografia sono curiosamente molto forti ancora oggi, nonostante oramai si guardi al di la’ dei confini del proprio paese e si aspiri a diventare cittadini del mondo; spesso l’ostacolo è solo ideologico ma la storia non può essere studiata secondo le direttive del partito in cui si milita o di cui si condivide l’ideologia e il programma politico. Dobbiamo liberamente ricostruire il nostro passato anche se ciò significa porsi controcorrente con il risultato di non essere congeniali né agli storici di destra che di sinistra.”

    Devo dire che questo secondo me è il più grosso limite nell’eterna discussione dei popoli del sud. Mi permetto di chiudere, da abitante del sud, dicendo che tutti i problemi elencati nel suo articolo (tutti assolutamente VERI) non sono appannaggio ESCLUSIVO di un luogo. Le indicazioni geografiche possono essere utili per orientarsi attraverso latitudine e longitudine ma non sono affatto ideali per studiare “antropologicamente” gli abitanti che in questi luoghi vivono.

    Spero di non aver eccessivamente sproloquiato. Con affetto, un uomo del sud.

  8. peppeveleno ha detto:

    Le considerazioni del Prof. Casarrubea sono condivisibili in parte, ma non del tutto.
    Per esempio, non capisco perchè la paura della Trinacria. Sicuramente ci sarà un riferimento implicito a fatti storici che io ammetto di non conoscere. Ma credo che finchè la Sicilia avrà paura di se stessa, non potrà stare bene, nè da sola nè con l’Italia. Quella frase mi ha fatto molto riflettere e mi ha fatto pensare a una sorta di scarsa autostima collettiva che credo sia presente in tutto il meridione d’Italia.
    A prescindere da chi c’è dietro queste manifestazioni, ritengo comunque importante che terre che per secoli sono state soporifere, passive, legate al Francia o Spagna, stato o mafia, purchè se magna, finalmente si muovano, si scuotano, Anche facendosi del male. Ma giusto per capire che cosa fare per farsi del bene, per prendere consapevolezza di sè, senza paura di ciò che si è. Senza paura della Trinacria e senza paura del Tricolore.
    Cominciamo a non dividerci proprio in questo momento: qualcuno si muove. Se non vogliamo lasciargli l’esclusiva, andiamo avanti tutti insieme. Lo status quo è ormai intollerabile e poco dignitoso per tutti, credo.
    Cordiali saluti.

  9. Andrea ha detto:

    Salve, io ho lasciato la Sicilia 10 anni fa, ero pagato 800 euro al mese (lorde) come ingegnere, senza raccomandazione non andavo da nessuna parte. Ora faccio un lavoro che mi piace e guadagno piu’ di quanto mi sarei mai aspettato. Torno in Sicilia in vacanza 3 – 4 volte l’anno e la trovo sempre peggio. La gente della mia eta’ (35 anni) con laurea, master, etc. disoccupati alle spalle dei genitori. Quelli che stanno bene sono sempre gli stessi e si proteggono tra loro, mi fanno vomitare. Casta all’universita’, nella politica, nella medicina, nella cultura, nell’imprenditoria, ecc. e tutto che inevitabilmente muore.
    Allora capisco le sue critiche a questo movimento di protesta, e anche le paure della strumentalizzazione ma non capisco la sua proposta alternativa. E’ facile dire strutturiamo la risposta, ma come? Roma e’ sempre stata molto lontana e delegare i nostri problemi agli altri e’ sempre stato un fallimento. Se non altro spero che serva per fare prendere coscienza e spingere i siciliani a informarsi un po’ di piu’ prima di votare, invece di elemosinare il solito favore dal solito politico farabutto.

  10. saro ha detto:

    Quindi dietro ogni rivolta di popolo c’è il potente di turno? Se così è… se ridotti in miseria da politici corrotti, dai mafiosi, è inutile ribellarsi? Considerato che la sinistra è morta e sepolta, che il maggiore partito di opposizione in sicilia è alleato di un presidente di regione in odor di mafia, che a livello nazionale sostiene la macelleria sociale del governo delle banche, capeggiato da un membro della commissione trilaterale, del gruppo bilderberg, della banca d’affari goldman sachs, considerato che dietro ogni nostra lotta c’è sempre un manipolatore che ci utilizza a suo uso e consumo, che non siamo i protagonisti della nostra storia, che non abbiamo alcuna speranza . come popolo, di poter cambiare le cose….. in tutta umiltà ti chiedo:
    in base al tuo scritto, noi siciliani onesti, indignati ed arrabbiati per ciò che siamo stati costretti a subire (e purtroppo continuiamo a subire), risvegliatici dall’inganno e dal torpore in cui per 20 anni ci hanno confinato la stampa, le tv berlusconiane e di stato, piuttosto che scendere in piazza, partecipare a blocchi e presidi così come stiamo facendo, dobbiamo contiuare a vivere da pecore o suicidarci?

  11. Giuseppe ha detto:

    Quindi per te sono un pugno di scemi che gridano. non c’è un punto di incontro e di dialogo costruttivo tra quelle persone. sono tutti solamente contadini e trasportatori, sono stupidi e non capiscono niente di banche e di europa. quindi non hanno dimostrato niente di buono mediante questa protesta che tra l’altro è la protesta di un’isola fatta di gente di provincia quindi banale. è pilotata politicamente da tutti partiti di tutti gli schieramenti e tra tutta questa gente non c’è nessuno che stia facendo qualcosa di intelligente. siamo tutti coglioni.

    • Lbo ha detto:

      non sono stupidi, sono semplicemente troppo pigri per ragionare, e sono troppo abituati che le cose gliele faccia qualcun altro. e non serve dapere di banche e di europa, ma di come funzionano le istituzioni, di qual è il ruolo dei cittadini nelle istituzioni, di come conquistarlo.

      cioè col voto.

      ma non si può votare sempre per gli stessi porci per vent’anni come han fatto gran parte dei siciliani e poi bloccare e strade perché le cose vanno male. ci potevate pensare prima.

      se almeno blocare le strade potesse servire a qualcosa! ma non servirà, proprio per i motivi che hai detto tu, cercando di fare il solito sciocco e stupido vittimismo, per cui se uno ti dice che sbagli allora tu implichi che ti stia dando del provinciale, ignorante e coglione.

      ti stai solo sbagliando, tutto qui.

  12. DARIO ha detto:

    E’logico che siamo così per scelte politiche sbagliate e quindi non si può e non si deve chiedere di rimediare a questi sbagli?a me la TRINACRIA non fa assolutamente paura è la mia TERRA.

  13. andre ha detto:

    Ma, da ignorante quale sono,mi pare l ‘europa imponga delle quote, oltre le quali non si puo’ produrre. Mi sembra anche che i prezzi alla fonte vengono decuplicati alla fine della filiera, e di sicuro non ci guadagno io consumatore e nemmeno l’ agricoltore. Mi sembtra che sui mercati e ortfrutta si trovino prodotti esteri e non si faccia niente per incentivare i prodotti italiani ( rendendoli competitivi come prezzi) e favorendo prodotti locali senza costi inutili di trasporto. Mi sembra anche che quando il petrolio scende come prezzo i costi rimangano uguali , mentre quando il petrolio sale è un attimo dire: il costo del trasporto sale subito e di tanto: Mi sembra insomma che ci prendono per il culo, e credo che ci siano persone oneste che si sono stancate di farsi prendere in giro. Se poi ogni sciopero, ogni protesta deve essere strumentalizzata, allora vuol dire che siamo i primi a non volere cambiare

  14. Le faccio i miei complimenti, mi ha aiutato a chiarire alcune cose che non mi tornavano. Evidentemente non sbagliavo a rimanere freddo a riguardo della rivolta dei forconi. Probabilmente la citerò in un mio post.
    http://allegriadinubifragi.wordpress.com/

  15. Adalgisa Tondo ha detto:

    Effettivamente la sua analisi coglie nel segno. Avevo già intuito molto di quello che lei ha scritto, ma, appunto, intuito! Lei ha dato voce ai miei pensieri.

  16. lordbad ha detto:

    Un buon post! Soprattutto utile ai fini del capire cosa sta accadendo in Sicilia e cosa potrebbe accadere in altre regioni.

    Anche noi di Vongole & Merluzzi abbiamo detto la nostra sul cambiamento e sul senso del cambiamento, anche se in modo “meno rivoluzionario”.

    Un saluto da Lordbad

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2012/01/19/basta-maya-e-rivoluzioni/

  17. Rama ha detto:

    Leggere questo articolo è come leggere nella mia mente!! Complimenti davvero!! Non avrebbe potuto esprimere meglio ciò che molti siciliani rimasti ancora “lucidi” stiamo soffrendo. Questa rivoluzione, nel senso di unione di un popolo in cerca di riscatto dei propri diritti, sarebbe potuta essere qualcosa di veramente grande e importante. Ma forse non tutti siamo ancora pronti a ciò.

  18. luciano zc ha detto:

    Grazie per queste delucidazioni in merito.
    Sono in parte d’accordo… anche se parlo da ignonte.

  19. Pingback: “Hai una posizione chiara sui forconi?” at Mauro Biani [punto] it

  20. Pingback: Forconi | Blog di Giuseppe Casarrubea | ItaliaElezioni

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  22. simonblacks ha detto:

    a me la rivolta dei Forconi ha ricordato un pò quando allo stadio di Palermo è comparso lo striscione “Berlusconi ti sei dimenticato della Sicilia”.

    Non so perchè…

  23. Franz ha detto:

    Analisi molto interessante, soprattutto per chi, come me, conosce poco o nulla della realtà siciliana (ahimè, vivo a 1600 km di distanza. E l’informazione in Italia è distorta e vittima di stereotipi e pregiudizi.).

  24. Pingback: Forconi: l’analisi di uno storico | agora-vox.bluhost.info

  25. smemorato ha detto:

    Reblogged this on Il blog dei cegliesi nel mondo and commented:
    Lo so la malattia è grave, ma se non crediamo alla medicina dell’onestà intima e quotidiana applicata a noi stessi, non abbiamo veramente speranza; mi sono illuso che continuare a praticare l’onestà anche quella autolesionista possa servire. Per ora mi procura solo isolamento smemorante, ma chissà…

  26. Salvatore ha detto:

    Quello che sta succedendo in Sicilia va strettamente collegato alla crisi capitalistica che sconvolge l’intera Europa. Il capitale finanziario, le banche, dopo aver strozzato la classe operaia (in Sicilia hanno chiuso la Fiat) e l’intero proletariato iniziano a colpire la piccola e media borghesia (vedi programmi e finanziarie prima di Berlusconi Bossi e adesso di Napolitano-Monti. Da qui il movimento dei forconi. Un movimento che potrebbe essere egemonizzato da forze reazionarie (separatiste, etno-nazionaiste, sicilianiste) e fasciste.
    I comunisti non possono rimanere estranei a questi fatti, devono intervenire. Bisogna impedire che il movimento, sopratutto se diviene popolare, venga egemonizzato da forze reazionarie e fasciste.
    Da qui l’importanza della scesa in campo degli studenti e degli operai, per uno sbocco anticapitalistico. I piccoli borghesi (contadini, pescatori, esercenti) devono capire che la loro attuale miseria è dovuta al sistema capitalistico, che solo unendosi ai lavoratori, ai disoccupati, agli immigrati in un movimento nazionale e internazionale possono evitare di fare la fine dell’utile idiota, cioè di essere strumentalizzati per i loro fini dalle banche e dal capitale finanziario e dai loro partiti (PDL, PD, MPA, Fascisti) in una parola dal solito potere, dalle solite forze borghesi.
    Da qui l’importanza e l’urgenza di un fronte unico di lotta delle sinistre sindacali, politiche e di movimento.

    Alleago l’indirizzo di un interessante articolo ( SUL MOVIMENTO DEI FORCONI IN SICILIA
    PER UN METODO D’APPROCCIO MARXISTA RIVOLUZIONARIO ) in questo senso del
    portavoce nazionale del PCL, Marco Ferrando
    http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o2574

  27. Raffaele Turtula ha detto:

    Se non so se ricordo bene, ma Richichi non è la seconda volta che spunta subito dopo le dimissioni di Berlusconi? è un caso?

  28. franco pitino ha detto:

    carissimo professore, fare la critica alla sicilia e ai siciliani è facile, venga a vivere in sicilia per un pò di tempo, si rende conto della realtà. Io sono un pensionato percepisco 1200 euro al mese, ancora devo mantenere un figlio di 31 anni che lavora saltuariamente e che non ha futuro. Le sue sono belle parole ma lontanissimo dalla realtà, è facile parlare e scrivere belle parole standosene seduti, venga in Sicilia guardi con gli occhi la realtà e vedrà che cambia opinione

  29. PALERMO ha detto:

    al movimento dei forconi nato perchè è esausto, sta nascendo il movimento dell’onesto, STANCHI DELLE VOSTRE ANGHERIE E DI CHI NON PAGA LE TASSE

    sONO quelli che quando effettueranno la spesa e pretenderanno lo scontrino fiscale,
    chi non emettera lo scontrino entrare a far parte di una lista che verrà aggiornata giornalmente nei siti web.
    L’onesto lavoratore deve avere la possibilità di decidere a chi portarre i suoi soldi sudati, non facendo più arricchire chi piange miseria ma dietro ha tutt’altra realta, a chi infuoca la rivoluzione perchè ha paura dei controlli fiscali, a chi ha grosse cartelle esattoriali perchè è evasore da sempre, a chi non paga la tarsu, a chi ruba la corrente, a chi nella sua vita la regola di pagare nulla è il suo pane quotidiano
    questo periodo è finito
    NOI PAGHIAMO, ANCHE TU PAGHERAI, CONTRARIAMENTE CHIUDERAI
    se siete convinti che non pagare le tasse è lecito per voi (evasori) abbiate il coraggio oltre a prendere i forconi a scrivervi nelle magliette e davanti le vostre attivita commerciali che non pagate le tasse.
    O FORSE OLTRE A ESSERE IL MOVIMENTO DEI FORCONI SIETE ANCHE ALTRO???

    non siete tanto diversi da chi ci ha governato,

    gli ultimi siamo noi non voi.

    voi state portando tragedie in casa di chi ha malati che hanno bisogno di assistenza, dei centri quotidianamente per dialisi, esami, riabilitazioni, bambini cha hanno bisogno di cibo particolare, che hanno bisogno di assistenza , di esser portati in ospedale , gente che sta male ma non riesce ad arrivare in ospedale in tempo

    VERGNOGNATEVI

    un tempo esisteva chi difendeva dai briganti le proprie terre con i forconi perchè non volevano essere derubbati DAI BRIGANTI, CHE VOLEVANO TUTTO E NON DAVANO NULLA

    CHI è SECONDO VOI IL BRIGANTE ADESSO???

    • leyla ha detto:

      Qualcuno dovrebbe dire al creatore di questo articolo che i deboli..poveri infreddoliti ed affamati SONO NELLE PIAZZE A PROTESTARE! e che sono BEN CONTENTI di rimanere anche un mese coi supermercati vuoti, a mangiare un tozzo di pane! se questo servisse a riprendersi la dignità di poter avere UN LAVORO per poter pagare LE TASSE come ogni cittadino DEVE , OSPEDALI FUNZIONANTIe non morire in attesa di una Tac l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro… ci sono padri che devono mantenere le famiglie e guadagnano 650 euro al mese! solo la benzina ne richiede 600!! lo dica a questi signori che è infantile ribellarsi! patiscono la fame per 5 giorni?? no.. stanno alzando la testa e rivendicando i loro diritti, il diritto di poter sopravvivere, mantenere la propria famiglia, senza chiedere niente a nessuno. La sicilia è una terra ricca, ma è stata data nelle mani sbagliate! e allora ce la riprendiamo!

  30. palermo ha detto:

    sig.ra Leyla legga sotto e capirà

    il vostro movimento nasceva non per paralizzare lo scambio merci ma solo per presidiare i posti scelti come scrive il vostro responsabile del movimento Martino Morselli
    “Oggi più che mai bisogna evitare spaccature con i nostri produttori che già sono stati costretti dagli elevati costi di produzione ad essere in uno stato comatoso”

    scrive ancora

    “La nostra protesta deve essere nei presidi in modo visibile facendo scorrere normalmente tutti i mezzi compresi quelli che caricano merci e contribuiscono al reddito delle aziende. Evitiamo qualsiasi strumentalizzazione che possa danneggiare l’immagine del Movimento dei Forconi e della Sicilia stessa.”

  31. Mi piace la determinazione di “leyla”:
    La sicilia è una terra ricca, ma è stata data nelle mani sbagliate! e allora ce la riprendiamo!
    Fosse possibile, io verrei a dare una mano.
    Il padrone di questa “casa” dove stiamo incontrandoci ha ragione fondamentalmente nel non riconoscere agli atteggiamenti da picciotti capacità discorsiva.
    Io ho il vostro stesso DNA antropologico, la vostra stessa cultura, la vostra condizione socioeconomica, perfino l’origine centromediterranea del cognome e sono incazzatissimo. Vivo dall’altro lato dello Ionio, ma la terra è la stessa ed i problemi pure.
    Non credo però che basti mostrare i muscoli del blocco delle strade e della circolazione dei beni e delle persone per ottenere risultati veri. Questo può servire solo ad identificare i candidati di paglia per un giro di valzer al tavolo imbandito nel “palazzo”.
    Per fare invece una terribile rivoluzione bisogna far girare prima le idee e confrontarle e farle diventare voci e poi unica voce. Le idee possono circolare insieme ai tir e alle auto, è importante che poi diventino azioni.
    Più difficile è che delle azioni, a volte scriteriate, possano diventare idee.
    Ma non è il simbolo del forcone che vi deve o ci deve fare paura, quanto la capacità di lorsignori di impadronirsi anche di un “volgare” e sacrosanto forcone!
    Pietro

  32. piera ha detto:

    sono d’accordo con quanto dici…In questo modo no andiamo da nessuna parte.

  33. communia1 ha detto:

    No, non sono daccordo. Per due ragioni: il popolo che sta facendo i blocchi è il nostro popolo, può piacerci o meno. Le questioni sollevate (specie in campo agricolo) sono lì da un pezzo e non mi sembra che, a sinistra, la mia parte politica, si sia data priorità a questi problemi. Il Sud lei lo conosce bene, ne sono consapevole, storia e cultura, ma dietro una rivolta, un movimento sociale non si può rispondere con il sonno di pietra delle nostre coscienze. Le analisi storiche devono tenere conto delle trasformazioni in atto, è la grande lezione del materialismo dialettico. Le forme del conflitto capitale – lavoro devono, adesso, essere più che mai inclusive. Spero che la manifestazione dell’11 febbraio a Roma, convocata dalla FIOM, su “Democrazia e lavoro”, raccolga questa sfida. Rompere gli steccati, aprire gli occhi, allargare il fronte di lotta. Riorganizzare le forze del lavoro in una prospettiva antiliberista può essere un obiettivo su cui la sinistra, quella che ancora si sente tale, dovrebbe seriamente confrontarsi. Per tale ragione ho condiviso la posizione degli studenti medi di Palermo che hanno deciso di scendere in piazza solidarmente con la protesta in atto. Lo stesso ha fatto il centro sociale Anomalia. Credo sia questa la strada per bloccare i flussi mefitici delle fogne fasciste che tentano di risalire il gorgo (loro e chi li accompagna). Ti vorrei invitare a leggere una nota di Pietro Ancona pubblicata sul blog di Pietro Virga. http://cesim-marineo.blogspot.com/#!/2012/01/appunti-sul-movimento-dei-forconi.html
    Con stima
    Fabrizio – Communia

  34. Carlo ha detto:

    Complimenti. L’analisi mi sembra ben ponderata e lucida. Per chi come me ama i siciliani ma è lontano dalla Sicilia, il suo articolo chiarisce molte cose.
    grazie

  35. Carmela ha detto:

    è FACILE SCRIVERE SEDUTO SU UNA COMODA POLTRONA…è facile quando si sa di avere qualcosa di buono sulla tavola imbandita per pranzo…è facile fare LO STORICO e dare bacchettate a chi invece la Storia sta cercando di farla in prima persona e senza l’aiuto nemmeno un politico…è facile dire quello che non va bene, ma dopo la critica bisognerebbe proporre soluzioni anche se sa benissimo che questa protesta avrebbe dovuto farla quella specie di sinistra inutile che ci ritroviamo in Sicilia…

  36. Pingback: No, non mi convincono : MenteCritica

  37. Temo che hai ragione. Non convincono neanche me, voglio ripeterlo. Eppure “il forcone” ed “il puntello” impugnati da oneste fortissime mani mi stanno tanto simpatici, sarà per merito della poetica di Pierangelo!
    Una mentecritica s’insospettisce se vede che non arriva neanche mezza manganellata di fronte a tanti soldi persi, mentre hanno rotto le costole ed i giovani genitali ai nostri ragazzi per molto meno, prendendoli a calci e “mazzate” in modo animalesco: i nostri ragazzi che facevano solo “buuh” alla politica ed alla finanza, sono rimasti a terra nel proprio sangue!
    Diffido di tutta la destra, non dei forconi. Guardate i fascisti che si sono impadroniti della capitale, guardate i fascisti incravattati che sono entrati nei consigli di amministrazione di grosse ed importanti aziende pubbliche e private. Altro che mafia. Comunque a questa, la mafia, non sono alternativi: guardate il caimano con la sua clientela (o sono forse i suoi padroni-padrini) di onorevoli mafiosi e stallieri e finanzieri….
    Ho molti dubbi….
    I forconi ed i puntelli impugnati da oneste fortissime mani non li vedo bene a sostenere la destra! Ovvio che non li vedo a sostegno di D’Alema, Ichino e simili….
    Pietro

  38. PALERMO ha detto:

    un aiuto concreto diamolo noi,
    da domani mattina iniziamo a chiedere lo scontrino a tutti,
    vorrei ricordare se evade un X commerciante e perchè un X distributore gli da la possibilità.
    se un X distributore vende senza fatture e perchè un X produttore ha sua volta a venduto senza fatture.
    Un X produttore gode di finanziamenti europee e non solo dato che in qualche modo per motivo palese dato la copertura a livello regionale o anche nazionale ha sempre un politico che gli consiglia di quali aiuti può godere o quali potrà in futuro.

    Quindi siamo arrivati a un produttore X che cerca finanziamenti o escamotage e un X politico che potrebbe cercare voti per arrivare ad una poltrona comoda e bella a ROMA,
    un X produttore ha la possibilità di portare tanti voti.

    Pensate che maglia lunga, tutti attaccati tra loro per una mancata emissione di scontrino fiscale

    Fa comodo a tutti.. o no?
    Tutto questo alla luce del sole

    Cosa chiedeno con i blocchi il movimento dei forconi che hanno causato danni per migliaglia di euro

    Defiscalizzazione del Carburante.
    Miglioramento e tutela del tenore di vita e delle condizioni generali delle Famiglie insistendo su una riforma sul controllo dei costi fissi delle utenze ed i bisogni fondamentali (metano, acqua, energia elettrica).
    Rilascio del DURC anche in presenza di pendenze che verranno regolarizzate con un piano di rientro (SERIT, EMPAIA, INPS) in anni 10, con interessi legali e senza spese aggiuntive (sanzioni accessorie – diritti di notifica – interessi per tardato pagamento).
    Abolizione dell’IMU sui fabbricati rurali ed insediamenti produttivi che interessano il prodotto locale.
    Dotare la CRIAS di maggiori risorse finanziarie da destinare al mondo agricolo e delle PMI.
    No agli interessi usurai della Serit, sanzioni accessorie – diritti di notifica – interessi per tardato pagamento e blocco per due anni delle cartelle esattoriali.

    Quindi qualcuno tra queste richieste ha inserito quelle che fanno riferimento alle cartelle esattoriali emesse, che certamente non sono solo per qualche verbale stradale ma per mancato pagamento delle imposte.
    Quindi creano i blocchi??

    ma quanti di questi agricoltori, pescatori hanno sempre emesso fatture?
    come mai si riesce ad acquistare carne, pesce o frutta senza che venga rilasciato lo scontrino fiscale??

    AIUTIAMOLI A NON CADERE IN QUESTE SITUAZIONI VERAMENTE POCO DIGNITOSE
    CHIEDIAMO CIO CHE CI SPETTA DI DIRITTO A TUTTI I COMMERCIANTI
    LO SCONTRINO FISCALE O RICEVUTA FISCALE.

    AIUTIAMO A CHE SI PRESENTA COME CANDIDATO POLITICO A DARE ESEMPIO DI TRASPARENZA
    AIUTIAMOCI A DAR ESEMPIO AI NOSTRI FIGLI DICENDO VEDI UN BIIMBO EUROPEO HA I STESSI DIRITTI E DOVERI CHE HAI TU

    CHIEDERE LO
    SCONTRINO FISCALE
    è UN DIRITTO NON FACCIAMO MALE A NESSUNO MA UN BENE ALLA COLLETTIVITA’ E SI EVITANO BLOCCHI CON CONSEGUENZE DISASTROSI PER TUTTI

  39. Pingback: CHI C’È DIETRO AI FORCONI? | Speradisole's Blog

  40. giovanni ha detto:

    non o letto tutto il blog ma voglio dire una cosa
    questi signori politici si sono impegnati nel periodo delle elezioni e nei pochi momenti che ci siamo ribellati a fare l’interessi dei cittadini come si impegneranno anche ora! (che dovrebbe essere l’unico scopo per cui stanno li)
    invece l’intenzione e i fatti sono che , calmano gli animi facendo promesse da marinai spaccando cosi i gruppi nel nascere in modo che siamo divisi e diventiamo in potenti.
    per poi tornare di nuovo a fare quello che gli pare.
    quello che è successo,
    a loro fa paura per che se nasce un partito dei forconi e uno di forza d’urto
    la maggior parte dei grossi partiti viene disintegrata
    quindi passeranno all’attacco al minimo errore con l’informazione ci distruggeranno
    lo fatta lunga ma io non mi fido di un loro impegno
    direi di accettare quello che ci daranno ma chiedere le elezioni immediate e restare uniti per poter avere un futuro.

  41. Pingback: Interrogativi sui cosidetti forconi | Movimento Cinque Stelle Palermo

  42. Francesco Di Bartolo ha detto:

    Professore Casarrubea, ho letto il Suo interessante articolo. Mi permetto però di fare alcune brevi considerazioni. Innanzitutto, non credo che ai Forconi si possa attribuire la categoria del populismo, o dell’antipolitica. Loro, semmai, fino a ieri, sono stati l’emblema della politiche nazionali del comparto agricolo. Una agricoltura clientelare, assistenziale, povera, non competitiva e schiacciata dalla grande distribuzione e più in generale dalla globalizzazione. Perdendo i loro riferimenti politici hanno avuto paura di restare senza contributi. Per intenderci quelli che hanno fatto i blocchi sono gli stessi piccoli prorpietari di Rosarno, possibilmente anche ex comunisti, che oggi hanno alzato il forcone come simbolo antiglobalizzante. E’ qui sta il punto. Piuttosto che riscontrare una qualche somiglianza con “i boia chi molla” (del resto in tutti i movimenti radicali si riscontra un misto di destra e di sinistra. E’ risaputo da questo punto di vista che il movimento dei Forconi si è diviso in due proprio su questo punto), io propenderei nell’analizzare la risposta che ormai si da al livello locale al fenomeno della globalizzazione. Mariano Ferro come Buvè? può darsi, ma noi a sinistra dovremmo smetterla di guardare sempre e solo alle ideologie. C’è soprattutto da comprendere che in queste rivolte è facile proiettare la nostra ansia di etichettare quelllo o quell’altro movimento di destra piuttosto che di sinistra, anche se dopo non ci possiamo lamentare se dalla platea si alza un piccolo proprietario e ci dice che lui produce per una miseria. Allora il punto è questo. Al di là degli slogan, c’è una questione aperta: la questione agraria, di ciò noi che mangiamo dai frutti della terra. Nel Mezzogiorno è vissuta in modo drammatico. Per mettersi al riparo questi contadini non cercano una piattaforma anticapitalista, ma impauriti, tentano di minacciare la politica per ottenere sussidi. Loro, i forconi, sono la politica. Sanno come muoversi, a chi rivolgersi. Ma il dramma è che anche a sinistra, nel PD, c’è chi approva una politica dove l’agricoltura nel Mezzogiorno sia schiacciata dalla grande distribuzione. Ma a questo punto, la risposta quale deve essere? la produzione BIO è anch’essa una risposta individuale, una ricerca di un mercato di nicchia e non tutti se lo possono permettere. Certo, anche la ricerca del FORCONE è altrettanto una risposta conservatrice. Ci vorrebbe una piattaforma di critica alla globalizzazione e alla grande distribuzione. Ma chi dovrebbero essere gli attori?

  43. Pingback: A proposito del ruolo dello storico nel contesto sud Italia | ammazzando masaniello

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