Montagnalonga entra nell’Archivio Casarrubea

Troncone di coda I-DIWB Alitalia DC-8 43 volo Az 112

L’Archivio storico Casarrubea si è arricchito oggi di nuovi documenti. Si tratta di alcuni faldoni di materiali, in formato digitale, riguardanti il tragico “incidente” aereo che la sera del 5 maggio 1972 causò ben 115 vittime. Nel disastro allora perirono, tra gli altri, il giudice Ignazio Alcamo, l’aiuto registra Franco Indovina, i giornalisti Alberto Scandone e Angela Fais, Carla Colajanni, cugina di Pompeo, il grande “Barbato” della lotta di Liberazione dal nazifascismo, il medico della famiglia del bandito Giuliano, Letterio Maggiore, un chirurgo plastico. Moltissime altre persone che stavano per rientrare in Sicilia per esercitare il loro diritto di voto, oltre a sette membri dell’equipaggio. L’incidente accadde, infatti, alla vigilia delle elezioni politiche del 1972, quando un DC 8 dell’Alitalia, che doveva atterrare a Punta Raisi, giunto a pochi chilometri dalla pista, andava a schiantarsi, inspiegabilmente, sulla cima di Montagnalonga, nei pressi di Carini.

La donazione delle carte è stata effettuata dal generale dell’Arma in pensione Antonino Borzì, il cui fratello, Rosario, un giovane di appena venticinque anni, perì in quell’incidente. “Si tratta di un gesto opportuno” ha detto il donatore in quanto si celebra quest’anno il 40° anniversario di quel tragico episodio e “nessuna verità certa è stata acquisita dalla giustizia”. Così scrive il generale Borzì nella sua lettera di donazione, dove, tra le finalità del suo gesto vi è indicata quella di “consegnare alle nuove generazioni” che non sanno, e a quanti rischiano di dimenticare, “una memoria storica” necessaria per onorare i morti.

“L’Archivio Casarrubea, scrive il generale, si è distinto per il suo impegno nella conservazione di memorie storiche”. “Sono certo – conclude – che lo studio delle carte potrà contribuire a fare piena luce sul disastro aereo”.

“Si tratta di un materiale prezioso” ha detto il prof. Casarrubea. “Siamo certi – ha proseguito – che il loro studio e la loro conservazione per il più vasto pubblico, possano servire un giorno, a scoprire uno degli infiniti casi irrisolti della nostra storia recente. Al più presto sarà fornito ai nostri lettori l’inventario generale del fondo Borzì”.

comunicato stampa della data odierna

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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5 risposte a Montagnalonga entra nell’Archivio Casarrubea

  1. spero da tanto tempo che si faccia verità su quella tragedia, dovevo esserci anch’io e vi morì la mia cara amica Angela Fais, oltre a tanti altri amicic e conoscenti.

  2. Emilio ha detto:

    Quaranta anni sono tanti, forse troppi, per restare in attesa della verità. Probabilmente una verità inconfessabile. Ricordo di avere letto che in un rapporto di polizia, rigorosamente ignorato nell’indagine uffuciale, risultava che tutti i passeggeri erano scalzi come se fosse successo qualcosa a bordo.
    Occorre sempre sperare che la verità venga svelata.

    • casarrubea ha detto:

      Caro Emilio,
      la storia, se non proprio la nostra giustizia, è più inesorabile di un tribunale. Quarant’anni sono troppo lunghi per fare giustizia. Ma una cosa è la giustizia dei tribunali e un’altra cosa è la giustizia della Storia. Questa è ben al di sopra dei limiti che possono avere i magistrati e i comuni mortali.

  3. matteo ha detto:

    Non c’è dubbio che l’inchiesta è stata superficiale e non si fonda su dati oggettivi fondamentali. Ad esempio non è stato preso in esame il DA1 che è il registro allìepoca cartaceo del radar di Marsala, manca un riferimento temporale, e l’impossibilità di leggere il nastro della scatola nera. La riapertura dell’inchiesta dovrebbe basarsi su questi aspetti, onestamente credo poco alla tesi dei fori di proiettili sull’ala del DC-8 in quanto in prima battuta non mi sembrano affatto fori riconducibili ad arma da fuoco questo lo dico con cognizione di causa avendo un minimo di esperienza nel campo. Di tutta la documentazione in rete credo di avere letto praticamente tutto e l’idea che mi sono fatta è che a distanza di 40 anni i parenti ma tutto il paese meritano una risposta chiara e precisa che poi può anche coincidere con l’ipotesi assunta già all’epoca dei fatti, ma deve essere frutto di un analisi scientifica e meticolosa. Sapete se è possibile visionare della documentazione fotografica più approfondita,e se la stessa risulta a voi già disponibile?? Un altro quesito ad oggi dove si trovano i rottami del DC-8?
    Grazie

    • casarrubea ha detto:

      Caro Balistreri,
      nel paese dei ciechi beato chi ha un minimo di visus che gli consenta, non dico di vedere, ma di intuire che c’è una lontana luce che gli potrebbe consentire un giorno di vedere meglio. Per questo, se tutto fosse chiaro, certi dettagli potrebbero pure passare in secondo piano o, addirittura, rimossi. Ma siamo in Italia ed è semplicemente doveroso prendere in considerazione ogni indizio, ogni particolare che possa fare emergere un’ipotesi o una pista da percorrere. Alla base radar di Marsala non credo che, oggi come oggi, rimanga traccia di qualcosa in merito al volo che ci interessa. Penso, comunque, che ogni contributo, possa essere importante.

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