No-Tav: il nemico di Luca Abbà

No Tav

Non ci sono da fare molti pronostici sugli esiti e sulle improbabili novità della riunione che si sta tenendo a Palazzo Chigi sulle questioni sollevate dai No Tav della Val di Susa. Né c’è da pensare che una protesta popolare cambi le decisioni di chi ha il potere di intervenire su questa nuova linea ad alta velocità che dovrebbe collegare Torino con Lione. Come se non bastasse l’autostrada del Frejus, e come se non possano esserci altri punti di collegamento dell’Italia al sistema dei trasporti attualmente presente in Europa.

I governi, in una continuità sorprendente e monolitica, si sono incaponiti giusto lì, in quella realtà dove da decenni le popolazioni si battono per il diritto alla conservazione dei beni paesaggistici e naturali, e dove le famiglie sono insediate, nelle città e nei villaggi, da diverse generazioni.
Si può capire che ciascuno, autorità e gente della valle, giochi la sua parte. Quello che non si capisce, però, è il cambio delle carte durante il gioco. O meglio l’inversione dei ruoli.
La vicenda toccata a Luca Abbà è emblematica. C’è un giovane che difende gli interessi di una intera comunità. Non conta quali idee professi. Se sia di sinistra o di destra. E’ nella folla che protesta. Un poliziotto lo tallona. Luca sale su un traliccio e il poliziotto gli va dietro. Per difendersi il giovane continua a salire, fino ad arrivare ai fili dell’alta tensione. Il poliziotto continua il suo inseguimento. E’ giunto a metà traliccio. Luca non vuole affrontarlo, anzi minaccia di appendersi ai fili. Forse si agita un po’ troppo, sfiora i cavi e precipita con un volo di quindici metri. E’ miracolato. Non è morto. Se la cava e noi gli facciamo tanti auguri. Anzi glieli facciamo doppi perché non si è fermato a metà traliccio per aspettare il suo inseguitore per aggredirlo. Ha cercato la distanza e si è sforzato di mantenerla. A qualunque costo. Non voleva fare del male a nessuno. E questa è la prova evidente del fatto che non era Luca il portatore di violenza. Luca ne era solo la vittima. Questa sua vicenda, credo, perciò, sia indicativa di quanto sta accadendo in Val di Susa e in Italia. Con le troppe persone in giro che rilasciano patentini di violenza e di nonviolenza, si sono capovolti i ruoli di un tempo. I perseguitati sono diventati i carnefici e questi ultimi sono rappresentati invece come i sostenitori della democrazia. Ce l’ha confermato oggi il ministro Severino. Il governo tirerà dritto come un trattore. Con la benedizione della nuova triplice alleanza: Bersani, Fini, Berlusconi. (GC)

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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Una risposta a No-Tav: il nemico di Luca Abbà

  1. Salvatore ha detto:

    Credo che l’unica risposta possibile a sinistra sia qualla indicata dal PCL

    http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o2639

    Un fronte unico di lotta delle forze della sinistra politica, sindacale e di movimento

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