Dov’è Placido Rizzotto

Placido RizzottoNon voglio fare il bastian contrario, specialmente ora che ricorre il 64° anniversario dell’atroce assassinio di Placido Rizzotto. Ma, rispetto alle notizie che si sono divulgate, sento il bisogno di dire che ci sono alcune cose che non mi convincono sugli esiti degli esami del Dna condotti dalla Polizia scientifica di Palermo. Riguardano il rinvenimento  della “tibia di uno scheletro” in una foiba di Roccabusambra, a Corleone. Si afferma, con qualche sicurezza, che appartenga al grande sindacalista  della Cgil di questa cittadina, Placido Rizzotto, ucciso da Luciano Liggio il 10 marzo 1948.

Ci sono almeno quattro elementi che andrebbero presi in considerazione:

1)  Lo scheletro di Rizzotto, nell’inverno del 1949, fu tirato su dalla foiba di Roccabusambra, per ordine del capitano Carlo Alberto Dalla Chiesa. Stando alle carte che abbiamo letto, furono a suo tempo riempiti due sacchi di resti che furono sottoposti al riconoscimento da parte dei familiari. Per quanto i familiari avessero riconosciuto (dalle scarpe, dai calzini, dai frammenti del vestito, dagli elastici degli stessi calzini, ecc.) quello scheletro come appartenente al proprio congiunto, tuttavia i giudici non ritennero questa una prova sufficiente per stabilire l’identità di quei miseri resti con quelli del sindacalista della locale Camera del Lavoro. 

Due prime domande sorgono spontanee: perché i militari addetti al recupero nel 1949 avrebbero dovuto lasciare solo una tibia? E dove sono andati a finire quei resti recuperati con tanto scrupolo dall’allora giovane ufficile dei Carabinieri?

2)  Si è mai verificato se in quella stessa foiba fossero state buttate, come pare, altre persone assassinate dalla mafia locale, e quali rapporti, anche di lontana parentela, ci fossero stati tra queste persone e Placido Rizzotto o il padre Carmelo?

3)  Stranizza la vicinanza della tibia con una cinghia e con una monetina da 10 centesimi coniata negli anni Venti. Perché questi tre elementi sembrano potersi accostare tra di loro lasciando ipotizzare l’avvenuta uccisione di un altro uomo almeno un quarto di secolo prima.

4)  In ultimo il Dna. Non dà la certezza al 100%. Apprendiamo che il riscontro tra i resti utilizzabili della tibia e il campione del familiare è avvenuto non con la madre del sindacalista, ma con il padre. In questo caso gli stessi periti riducono il tasso di certezza al 75%. Il che, francamente, non ci soddisfa proprio perché è statisticamente provato che nelle piccole comunità chiuse, come Corleone, le parentele sono risalenti nel tempo e rendono la lettura dei dati del Dna abbastanza complessa.

Ma a parte ogni ragionevole dubbio o interrogativo, quello che conta sapere è che Placido Rizzotto non è in un frammento osseo o da qualche altra parte dentro uno scheletro. E’ nel sangue vivo di chi crede nella democrazia e nella libertà. E’ in tutti coloro che ogni giorno si battono contro il sopruso e la mafia. E’ nel cuore di tutti gli uomini onesti.

Giuseppe Casarrubea

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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9 risposte a Dov’è Placido Rizzotto

  1. Emilio ha detto:

    Questa vicenda mi ha riportato alla mente che siamo ancora in attesa di sapere se il cadavere tumulato a Montelepre è quello di Salvatore Giuliano. Forse per il caso di “Turiddu” sarà sufficiente verificare l’incompatibilità del Dna con quello della mamma o della sorella.

  2. Gaetano ha detto:

    Ho letto alcuni giornali, ma non ho capito nulla. Dunque:
    – i resti di Rizzotto furono tolti dal crepaccio nel 1949, su ordine di Carlo Alberto Dalla Chiesa,
    – questi resti furono esaminati e riconosciuti dai familiari.
    – i resti furono messi dentro alcuni sacchi e, successivamente, andati perduti (penso che non siano stati ributtati dentro il crepaccio)
    Allora, Perchè gli investigatori sono andati a cercare nuovamente i resti di Rizzotto nel 2008 nello stesso crepaccio, dal quale erano già stati portati alla luce?

    • casarrubea ha detto:

      Esattamente. Adesso pare che nel 1949 si fossero dimenticati una tibia, quella che è stata esaminata e considerata come appartenente a Rizzotto.

      • Gaetano ha detto:

        Da cosa è stato, dunque, arguito che gli inquirenti di allora, si erano dimenticati di una tibia, se i resti recuperati nel 1949 erano scomparsi? Risulta da qualche documento? Da qualche esame autoptico?
        Mi scusi la mia insistenza, ma è un argomento che non mi è chiaro e mi piacerebbe, nei limiti del possibile e approfittando della sua cortesia, arrivare ad una conclusione

  3. Salvatore ha detto:

    In internet ci sono delle foto dello scheletro (cranio, bacino e diverse ossa). Ho chiesto ad una genetista e mi ha detto che l’alta compatibilità riscontrata (76%) con il padre conferma che si tratta del figlio, quindi dei resti di Placido Rizzotto.
    Per il resto condivido l’opinione del prof. Casarrubea relativamente alla figura di Placido Rizzotto. un compagno, in un certo senso, un rivoluzionario non pienamente cosciente. Uno dei nostri caduti nella lotta contro la borghesia.

  4. Pingback: Placido Rizzotto: molti videro il suo sequestro ma nessuno parlò | Ossigeno Informazione

  5. Sergio Infuso ha detto:

    Caro Giuseppe sottoscrivo con gioia le tue ultime quattro righe. Un abbraccio. Sergio Infuso.

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