Le secondarie a Palermo

Giuseppe Casarrubea

Lombardo e CracoliciDopo le primarie svoltesi ai primi di marzo nella capitale della Sicilia, il Pd si appresta ora a portare a termine quelle che possiamo chiamare le secondarie. Perché la democrazia sarebbe monca se non andasse fino in fondo e non ci desse la prova di come la trasparenza sia la caratteristica principale di una vera e propria consultazione preelettorale. Abbiamo così le secondarie. Una sorta di informali verifiche che hanno per oggetto la tenuta della nuova corsia politica. Tutta metodo e decenza. Per la verità ci sono molte cose comuni con la vecchia  milazziata che nel 1958 diede origine a ben tre governi di Silvio Milazzo. Ci sono, ad esempio, le intese trasversali che uniscono partiti e cose diverse in un unico disegno. Ci sono le comuni e diversificate spaccature.  C’è il carattere originale della coalizione e la sua eterogenità. La coesistenza del contrapposto. Allora fanfaniani, monarchici, missini e socialisti, con l’appoggio esterno del Partito Comunista, fecero quel primo geniale esperimento. Fu l’inizio delle metamorfosi. Oggi i protagonisti si chiamano Pd, Mpa,  Pdl, e quant’altro ancora.

CirceIl notabilato di ogni appartenenza, insomma. Un appoggio che ebbe a suo tempo il conforto iniziale del gruppo Salvo-Cambria e del noto esponente di Cosa Nostra Paolino Bontate, padre di Stefano, che con i Salvo intratteneva buoni rapporti. Incoraggiati dai tank delle milizie bulgare del novello Cracolici, i militi in abito civile di questo grande capo Levatitùcherestosempreio, dismessi gli abiti di una qualsivoglia sinistra di lotta e di governo, si catapultano, tutti per intero, nel parapiglia del gattopardesco sicilianismo, che ci richiama, però, non i tempi di Milazzo, ma quelli meno onorevoli delle armate di Filippo V, quando i siciliani erano nessuno e agli spagnoli che facevano il bello e il cattivo tempo, i baroni delle terre garantivano gli intrallazzi perfino nella compravendita dei generi alimentari negli “zagati” e nelle botteghe dei paesi. Oltre alla quiete nei loro feudi. Insomma: dove vogliono arrivare questi signori ai quali i congressi di partito, se li fanno, servono solo a confermare che esistono? Cosa devono temere i comuni mortali, visto che tutto passa sulle loro teste?

Niente di nuovo sotto il sole di Sicilia, come diceva l’inviato del doge di Venezia, Giacomo Ragazzoni in un suo rapporto del 1574. I siciliani non amano fare le guerre – spiegava. Semmai si ammazzano tra di loro e non vogliono rompiscatole tra i piedi. In questo tutti sono d’accordo. E qua pare si ricompatti la grande intesa trasversale che divide il mondo della politica siciliana. Una divisione che non riguarda più i partiti di destra o di sinistra, ma le teste calde e le teste fredde, gli impulsivi e “i ragionatori”.

 Quello di Lombardo e dei suoi lacchè, un tempo addetti a demolire le vestigia di ogni italianità nell’isola dei Ciclopi e della maga Circe, che trasformava gli uomini in porci, fu, alcuni anni fa, solo un lavoro preliminare. Ora la fase politica è molto più avanzata, e alle teste calde che protestano cominciano a rispondere le teste fredde. Quelle che si sono riunite perché quel testa calda del gip di Catania, Luigi Barone, ha disposto  “l’imputazione coatta di Raffaele Lombardo per mafia e voto di scambio aggravato”. Il Levatitùeccetera  pare sia stato impegnato in un acrobatico vertice di maggioranza con il governatore supremo e pare che si sia disquisito delle ultime novità giudiziarie, la cui gravità dovrebbe consentire a Benedetto XVI di dichiarare subito santo non Eugenio Pacelli, ma il buon Totò Cuffaro, ormai convertitosi all’ascetismo monacale dei frati trappisti.

Noi fiduciosi aspettiamo la nuova soluzione bizantina. Che possa salvare l’asse tra il Pd e Lombardo e intanto rassicurare il popolo devoto. Cosa fatta.  “Non mi dimetto”, ha detto il governatore. E che bisogno c’è? Non è che siamo in Italia.

 

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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4 risposte a Le secondarie a Palermo

  1. Professore non sono una Cassandra ma anche questa volta andra’ a finire a ” cannoli!”

  2. Pingback: Le secondarie a Palermo | FiascoJob Blog

  3. toti costanzo ha detto:

    D’accordo su tutto ,caro Giuseppe. Tuttavia trovo che il “milazzismo”, cioé quella fase breve della storia politica siciliana che vide i governi trasversali dell’on. Silvio Milazzo costituiti con le forze politiche più eterogenee e col sostegno esterno (determinante ) del PCI aveva ,almeno per i comunisti, una sua giustificazione se non morale almeno politica: dividere e battere la DC e il blocco sociale e di potere , fare uscire il PCI dall’isolamento almeno all’interno dell’ARS e nella società isolana . La storia ci dice ,però, che per costruire profondi e seri cambiamenti non bisogna cercare le scorciatoie. Come ha fatto in Sicilia il PD di Cracolici, Lumia e Lupo spinti soltanto dal desiderio di gestire il potere nelle forme in cui questo governo si manifesta quotidianamente . Toti Costanzo

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