Vincenzina: tra le ginestre e i papaveri di Portella

Quella mattina Vincenzina si era recata a Portella con i suoi.  Era allegra e i suoi piccoli amici avevano già formato una comitiva di bambini per giocare con i fiori da campo, quelli che la primavera aveva portato da poco e che il sole rendeva, a tratti, brillanti, come tanti oggetti preziosi.

Portella 1948 (Archivio storico Casarrubea)

Portella 1948 (Archivio storico Casarrubea)

Fu un attimo e Vincenzina cadde a terra trafitta da un proiettile di arma da guerra, di grande potenza balistica. Le bendarono il capo con una pezza bianca e, dopo due giorni, i medici, su incarico della Procura di Palermo eseguirono gli esami di rito che noi di seguito riportiamo. Si noti come gli stessi medici, a testimoniare la loro reale commozione sull’immane tragedia che si era abbattuta su donne, bambini e lavoratori indifesi, il giorno della festa dei lavoratori, facciano sentire il senso della loro condanna e della loro rabbia.

Il 3 maggio 1947 fu proclamato uno sciopero nazionale, indetto di nuovo dopo le stragi del successivo 22 giugno contro le Camere del Lavoro della provincia di Palermo. In entrambi i casi le folle degli scioperanti chiedevano il ripristino della pena di morte per i responsabili delle due stragi. Fu solo la lungimiranza delle classi dirigenti del Pci a impedire che le manifestazioni degenerassero. (GC)

PG-791 (Relazione medica- Archivio Casarrubea)

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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3 risposte a Vincenzina: tra le ginestre e i papaveri di Portella

  1. Serena Minicuci ha detto:

    Chi sa perchè il fatto che quel giorno non furono sparati semplici proiettili, ma furono usate armi da guerra viene gridato solo dagli storici come il Prof. Casarrubea. Questo “piccolo” particolare avrebbe cambiato il corso processo, accuse e soprattutto accusati…avrebbe cambiato la storia e la memoria di Vincenzina e degli altri sarebbe stata onorata. Professore, non ti stancare mai!

    • Mario Giarrusso ha detto:

      Mah….il paese in quel periodo era pieno di armi da guerra residuato del passaggio dei tedeschi, degli inglesi, degli americani….cosa si vorrebbe insinuare mai? Che non è stata la mafia per il tramite di Giuliano? La banda Giuliano e la mafia hanno da sempre usato armi da guerra……che poi si tratta di una strage voluta non solo dalla mafia, ma dalla politica, basti ricordare chi era il fondatore della Democrazia Cristiana di Corleone e cioè uno che di assassini di bambini era davvero esperto (e cioè il dott. Navarra, primo capo della mafia del dopoguerra, fondatore e segretario della DC di Corleone…)…….

      • casarrubea ha detto:

        Ma dove l’ha letto che la mafia non c’entra? C’entra per almeno due motivi: aveva il controllo su tutte le armi in circolazione e deteneva il monopolio della violenza sul territorio. Giuliano, senza la mafia, non sarebbe durato più di 24 ore. Invece durò sette anni senza che nessuno potesse acciuffarlo. Ma non solo per volontà della mafia che lo manovrava, ma per volontà politica.

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