Brindisi: aperta la caccia al mostro

Brindisi: il punto dello scoppio

Brindisi: il punto dello scoppio

Non sono passate nemmeno trentasei ore dalla strage ed eccoti l’attentatore. Così ci siamo fatta l’idea che le forze dell’ordine sono state attive e professionali nel sorprendere il colpevole  consegnandolo in pasto all’opinione pubblica. E’ un uomo di mezza età, in giacca e camicia, una specie di latin lover, ormai frustrato e avvilito.  Un insospettabile, insomma, che al momento della strage se ne sta sul luogo della scena a pigiare tasti e a godersi lo spettacolo. Dopo avere congegnato a puntino la sua arma artigianale, inoltre, gli piace farsi riprendere dalle telecamere, senza neanche avere studiato per bene la mappa dei luoghi della sua aggressione, come un animale senza cervello, un mostro dei tempi in cui non c’era ancora la tecnologia. Bravo  nel congegnare ordigni, ma analfabeta in quanto allo studio delle vie di fuga e alla loro sicurezza. Anche rispetto alla possibilità di essere intercettato.

E infatti una telecamera ce lo consegna così, nell’intento, dicono le fonti di informazione, di azionare un congegno che avrebbe fatto saltare tutto in aria, al momento giusto, al passaggio di alcune ragazze appena scese da un pullman. Ma l’oggetto avvolto in quella specie di fazzoletto non si vede bene, è confuso, ed il punto esatto in cui si trova quest’uomo non è ben chiaro.

Ora noi non vogliamo ripetere l’errore di qualche giornalista che in buona fede ripete, come si faceva un tempo, le veline della questura. Sappiamo che la stampa, qualche volta, ha il vizietto di ripetere, senza pensarci due volte, le versioni ufficiali. Quella delle autorità. Lo facevano i pappagalli di Euforione di ciceroniana memoria. Ma la verità, di solito, non ce la impartiscono con benevola generosità, e sta ai giudici che, per necessità di cose, ci mettono un po’ di tempo, o alla nostra intelligenza che è più sbrigativa, talvolta sbagliando, conquistarla. Qualche volta è più visibile, davanti ai nostri occhi, di quanto l’alone di mistero che subito si crea come una coltre di fumo, ci possa fare vedere.

L’esempio classico è il film di Oliver Stone JFK- Un caso ancora aperto. Le telecamere inquadrano prima la scena del delitto e poi una persona ben visibile alla finestra di un palazzo nei paraggi, colta con un’arma da fuoco a canna lunga. Altrove, non visto da nessuno, qualcuno protetto da una siepe, ha già sparato. Il movimento della testa del presidente J.F. Kennedy ha un rimbalzo indietro, al momento dello sparo. Segno evidente che i colpi provengono dalla parte di qualcuno che sta davanti, ad altezza d’uomo.

Nel caso di Brindisi cosa ci dice l’autopsia sul corpo dilaniato della povera Melissa?  Nessuno sa niente. A giudicare dalle ferite anteriori sul corpo della sua compagna, queste ragazze sembrano non aver superato il contenitore dei rifiuti. Ma le notizie ci disono che una di loro se ne sta davanti al cancello ad aspettare l’apertura della Scuola. Qualcuno ha indagato sulla posizione che esse avevano al momento dello scoppio rispetto all’ordigno?

Molti in queste ore si stanno chiedendo che cosa fosse veramente e dove fosse collocato  questo ordigno. Dentro il contenitore dell’immondizia posto appena sotto il marciapiede davanti alla scuola?  E perché non è rimasta traccia alcuna di questo contenitore mentre le telecamere hanno costantemente inquadrato una sorta di recipiente di colore blu o  frammenti di esso  sparsi per strada? E’ pensabile che l’esplosione di ben tre bombole collegate abbiano lasciato quasi intatto questo strano contenitore-paravento? Inoltre le telecamere che hanno inquadrato il punto dello scoppio non ci hanno mostrato nessun cratere a terra e neanche segni di lesione sul muretto o sulla siepe che corre lungo il muretto della scuola. Perciò siamo molti a domandarci: -ma che cosa è veramente scoppiato davanti all’Istituto Morvillo Falcone?

Un’ultima domanda:- il signore in giacca e camicia bianca sbottonata che agisce a viso scoperto, è pensabile che sia di quelle parti? E perché è stato subito definito un isolato? Perchè era solo? Un bel pasticcio.

Giuseppe Casarrubea

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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