La comunicazione grillina

 Renzo Campagna

Beppe Grillo

Beppe Grillo

Quando Berlusconi scese in campo, l’ Avvocato Agnelli stimò prendesse un 3% dei voti. L’Ingegner grembiulino, forse più generoso o meglio informato, gli rispose che almeno un 10% il Cavaliere l’avrebbe ottenuto: invece se lo trovarono a capo del governo e ci rimasero di stucco. Vent’ anni dopo la storia si ripete? Forse sì e le analogie nella narrazione sono tante.

Parto da una banalità: per governare ci vogliono i voti degli elettori. Può sembrare una banalità, ma è il fulcro attorno al quale ruota la strategia mediatica, cioè la narrazione. In questi giorni si è iniziato a sentir parlare di terza repubblica e non è stata introdotta a caso, ma proprio perché si stanno ripetendo condizioni socio-economiche come quelle del passaggio dalla prima alla seconda. Personalmente ritengo queste definizioni prive di senso, non è cambiato un bel niente, oppure, se preferite, sono cambiati i suonatori ma non la musica; il solo valore che ritengo abbiano è che si ripropongono delle analogie in grado di mutare profondamente lo scenario politico italiano.

Se la prima repubblica cadde sotto i colpi di Tangentopoli e Mani pulite, assieme ad una crisi economica nazionale drammatica, oggi abbiamo due fatti altrettanto rilevanti, ovvero la scomparsa politica di Berlusconi e del suo partito, forte della maggioranza relativa nel Paese, ed una crisi economica del mondo occidentale nella quale siamo protagonisti, in negativo.

Sullo sfondo di questi scenari si svilupparono le strategie del Cavaliere, vent’ anni fa, e di Grillo/Casaleggio oggi. Le analogie con quanto scrissi su Berlusconi sono evidenti, eppure non ho ancora letto un parallelo fra i due dal punto di vista della strategia di comunicazione, fondamentale per raccogliere il consenso elettorale; è probabile sia una mia mancanza, non ho la presunzione di essere il primo a scriverne, ma mi sembrano così palesi che andrebbero sottolineate, o quantomeno rievocate, dai media.

Prendendo spunto da ciò che scrissi, vediamole quindi queste analogie nei cinque punti fondamentali per la sceneggiatura della narrazione:

1-I grandi ostacoli da superare: se per Berlusconi il mostro erano i comunisti, entità già dissolta al tempo ma non per questo meno valida allo scopo, per Grillo sono i partiti, tutti. Non ne fa, giustamente, alcuna distinzione fra essi, ed infatti se Di Pietro era kriptonite fino a un po’ di tempo fa, oggi non viene nemmeno citato, proprio perché nei partiti non ci può essere alcun amico, per di più se concorrente nel medesimo bacino elettorale. Ogni partito è nemico, non sono ammesse deroghe nella narrazione, viceversa crollerebbe. Quindi il primo punto viene soddisfatto in pieno: i nemici sono potentissimi e lui è un uomo solo, si ripropone cioè il mito eroico di Davide contro Golia.

2-Le proprie debolezze (rendono il narratore umano quindi “simile”). Quante volte abbiamo sentito Grillo minimizzare sulla propria persona? Questo è il punto più semplice da soddisfare, aspetto nel quale anche altre figure politiche si sono cimentate, basti pensare a come è mutato l’ atteggiamento di fronte alla satira, anche se graffiante. Grillo poi in questo è avvantaggiato dal suo presentarsi in modo informale in mezzo alla gente, è uno del popolo come chiunque altro, e ciò lo rende molto vicino e quindi percettibile come uno di noi.

3-La volontà ferrea di raggiungere lo scopo (governare e vincere il nemico). La quotidiana presenza sul suo blog, assieme agli slogan finali ripetuti fino all’ ossessione, è la dimostrazione che il capo è sempre sul pezzo, non molla mai la presa, e, se supportato dai suoi fedeli seguaci, la vittoria è possibile. In questo Grillo non si risparmia, il tour elettorale ne è la prova provata: è il leader stesso che va piazza per piazza, a stretto contatto coi militanti (punto 2).

4-L’ unicità del protagonista. La storia personale di Grillo è nota, non gli serve comunicare altro. Anzi, alcuni aspetti sono negativi e non funzionali alla costruzione del personaggio, meglio quindi lasciarli accuratamente in secondo piano ed evocarne la non pertinenza sotto il profilo politico. Molto meglio enfatizzare la storia mediatica con l’epurazione televisiva, assai più rilevante per la narrazione, in quanto personaggio scomodo al potere ed emarginato di conseguenza. Un eroe costretto a ritagliarsi spazi al di fuori del mainstream per far sentire la sua voce. Un cittadino che, nonostante potesse permettersi una agiata pensione, decide di spendersi per il bene comune.

5-Protagonista e antagonista devono essere opposti in modo estremo (punto 1). Fin troppo semplice: politica vs. antipolitica, vecchi partiti morti vs. nuova democrazia dal basso, pdl uguale a pdmenoelle vs. il nuovo che avanza e spazzerà via tutto e tutti… ecc… ecc… Espressioni vacue ma sempre presenti negli slogan, ripetuti ossessivamente fino a farli diventare un mantra, una litania.

Se questi sono i punti cardine sui quali innestare la narrazione, è evidente che in vent’ anni qualcosa è cambiato, ma non tanto nei criteri di marketing (perchè di marketing si tratta), quanto nei mezzi e nelle modalità di veicolare il messaggio, attraverso una sceneggiatura che per forza di cose non può essere la stessa usata da Berlusconi.

E qui interviene senza dubbio la Casaleggio Associati, la vera regia dell’operazione, perché Grillo non ha le competenze necessarie ad un progetto del genere, oltre che per realizzarlo servono ben più di una sola testa. La sua però è fondamentale per alcuni aspetti, oltre ad essere la garanzia stessa che il movimento non può sfuggirgli di mano. In sostanza il patto Grillo/Casaleggio è veramente d’acciaio, sono legati l’ uno all’ altro in modo inscindibile, proprio perché hanno bisogno l’uno dell’altro: Grillo senza una regia mediatica e organizzativa non va da nessuna parte, così come Casaleggio senza il personaggio Grillo ritornerebbe nell’anonimato.

Una caratteristica fondamentale che invece resta immutata nel tempo, è la capacità di comunicare da un palco senza addormentare i convenuti. A parte le doti innate, chi meglio di un mestierante super allenato come Grillo conosce i tempi e i modi migliori per mantenere alta l’attenzione? Berlusconi ha pure lui nel passato, e forse anche per indole, un’esperienza di entertainer, così come sappiamo che la palestra di Fiorello sono stati gli anni come animatore nei villaggi vacanza. Questo è un vantaggio che Grillo sfrutta a più non posso, ben sapendo che il clou delle manifestazioni pubbliche è quando lui attacca a sferzare gli avversari, tutta la classe politica, facendo però ben più satira che politica. Ma questo è un fatto secondario, e lui sa perfettamente che la gente ha ben più voglia di ridere che piangere: anche il male peggiore lo si può evocare in chiave satirica, e così facendo se ne riporta la percezione verso un positivismo salvifico o quantomeno più sopportabile. Poiché Grillo sa perfettamente che l’ impatto mediatico è molto importante, il recente diktat calato dall’ alto per evitare probabili imboscate ad esponenti del movimento nei media è funzionale alla narrazione, anche se insinua più di un sospetto che nella gestione verticistica del M5S non è affatto vero che “uno vale uno”: Beppe vale sempre la maggioranza.

Ed infatti, rimanendo nell’ambito delle similitudini, sia il Cavaliere che Grillo rifiutano il contraddittorio, perché sanno che, se ben condotto, è un rischio cui non val la pena esporsi. E’ per queste ragioni che gli interventi sui media sono sempre ad una sola voce, la loro. Ma non va scambiato tale atteggiamento per arroganza, come spesso stigmatizza chi è costretto a subirli, è invece una precisa strategia comunicativa tesa a minimizzare i rischi dell’interlocuzione con gli avversari. Ed è curioso che, a riprova di quanto affermo, proprio oggi Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano concluda il suo articolo con un eloquente “E ci riesce perfettamente [Grillo n.d.r.]: tutti discutono del Movimento in tv, il Movimento non discute con loro. L’assenza premia.”

Se per Berlusconi il mezzo fu la televisione, per Grillo sappiamo che è il web, usato però in modo innovativo rispetto a quanto visto finora. Si sono visti altri movimenti nascere ed arrivare fino al Parlamento partendo da internet, soprattutto all’estero, quello che però stanno facendo Grillo, e soprattutto Casaleggio, è un vero e proprio controllo delle aree sensibili per raccogliere consenso al movimento, mediante l’uso di tecniche e persone dedicate al progetto, vuoi per mero spirito di servizio o, peggio, perché pagati per farlo. Non ci sono al momento prove su questa seconda ipotesi, anche se è difficile pensare che si tratti di puro attivismo non remunerato, visto che si tratta di passare ore ed ore davanti al computer a setacciare la rete in cerca di fastidiosi oppositori da emarginare (se non peggio). Così come è ipotizzabile vi siano aree ad accesso riservato nelle quali si prendono le decisioni più importanti, tenendo all’oscuro e fuori dal dibattito buona parte dei sostenitori.

Ma questo è solo uno degli aspetti inclusi nella sceneggiatura, senza dubbio quello che a noi malati di rete salta subito agli occhi. Ce ne sono altri ed uno di essi è molto più importante nel progetto politico, anche questo molto ben individuabile e affine alla stessa strategia di marketing del Cavaliere: i meetup.

Come in guerra, non si può prescindere dal presidiare il territorio per vincere, altri modi non ci sono. Ritengo inutile enunciare i mille perché di questo assunto, può bastare anche solo evocare l’analogia con le mafie che hanno proprio nel controllo del territorio la base stessa della sopravvivenza. Berlusconi aveva già una struttura operativa, Publitalia, e gli bastò riconvertirla per lo scopo. In questo fondamentale aspetto, Grillo è stato veramente innovativo e genovese: inventandosi i meetup ha creato la base su cui poggia l’intero sistema e lo ha fatto a costo zero. Tutta l’ organizzazione del M5S si basa sui meetup e sul volontariato locale, e sa perfettamente (Casaleggio) che le istanze nazionali sono sì percepite come importanti, ma lo sono altrettanto se non di più quelle locali, e il polso delle realtà locali lo hai solo se presidi il territorio.

Questo mio scritto sulle analogie fra due realtà, così lontane nel tempo ma così simili nella metodica per ottenere consenso, non ha alcuno scopo probatorio assoluto. Si tratta solo delle mere osservazioni di uno che si è divertito a trovare vari punti di affinità fra partiti e movimenti scaturiti dal nulla. Prendetelo quindi as is, non ha alcuna pretesa di validità scientifica.

Vi chiedete cosa c’entra il Tossico (aka il Fatto Quotidiano) in tutto ciò? Beh forse venivan via a poco, le copie languono da tempo a 70mila, gli abbonamenti calano, nemmeno i like su FaceBook aumentano, appoggiare Grillo smaccatamente era un’ opzione da cogliere al volo, magari dopo il primo turno delle amministrative, semmai andassero male.

 Gli articoli pro Grillo quelli sì ormai sono un Fatto Quotidiano, la moderazione pure, è probabile che fino alle politiche la rotta sia già tracciata.

Per un quotidiano nato sbandierando la propria indipendenza politica, non è proprio il massimo. Hanno un anno di tempo per dimostrare il contrario.

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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4 risposte a La comunicazione grillina

  1. giovanni ha detto:

    “gli interventi sui media sono sempre ad una sola voce, la loro. Ma non va scambiato tale atteggiamento per arroganza,”
    nel caso di Grillo forse (ma a me risulta sospetto il ribaltamento tra il quasi silenzio televisivo su di lui ai sondaggi assurdi che lo danno già secondo partito, IL GIORNO DOPO elezioni concluse con 3 sindaci suoi nei grossi comuni contro una quarantina del PDL), in quello di Berlusconi il monopolio mediatico assoluto non è strategia comunicativa, è occupazione militare, su questo c’è poco da discutere. In qualsiasi altro paese occidentale Berlusconi non potrebbe nemmeno fare politica, figurarsi con quei mezzi a disposizione. Quanto a Grillo, parla un linguaggio di destra, e affatto moderata.

  2. boooooooooooooo ha detto:

    concordo pienamente con l’articolo!
    historia magistra vitae,direbbe l’arpinate illustre..
    inoltre grillo,con quel sembrare un pagliaccio,un soggetto ilare e senza limiti inibitori,
    mi fa ancora più paura:caligola,nerone e via dicendo fino a hitler, erano visti come dei giullari che facevano del paradosso e dell’esagerazione la loro arma migliore.il tutto per il popolo.ma poi?appena saliti al governo hanno fatto molti danni..

    non voglio paragonare grillo a nerone o a hitler,però non lasciamoci prendere in giro di nuovo..il progetto grillo è molto più sottile ed elaborato di quanto possa far credere la sua comicità giullaresca..occhio..

  3. antonio ha detto:

    Ho letto tutto chiaro e anche condivisibile in parte, l’analisi perfetta la descrizione dello scenario altretanto e via di seguito. Cosa manca? Io direi una chiara ed onesta auto/critica che la sinistra continua ad eludere da decenni ormai. Siamo qui con Grillo e Berlusconi (reale di Casa Italia ormai) e la sinistra continua a guardarsi l’ombelico. Se siamo qui la sinistra ci deve dire qualcosa credo? dopo i bertinotti, i penati,i fassino, i dalema e compagnia bella. Cosa sono incidenti di percorso? Sono stati al governo mi aspettavo qualche mezza verità sul nostro non tanto remoto passato ( stragi, scandali, accordi sottobanco con i poteri forti, etc) non dico di sollevare il velo ma almeno “narrare” e invece niente di niente.Mi fermo e concludo, che se c’è Grillo è perchè c’è questa sinistra.

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